lunedì, novembre 27

*Roba buona*.
A volte mi sembra tutta una questione di equilibrio tra disciplina e indulgenza nel tentativo fremente di tirarne fuori qualcosa di buono, foss’anche solo un soffritto. Benché in effetti mi vadano soprattutto la verdura, melanzane e insalate in particolare, e da ieri anche gamberi e capesante. Roba buona insomma. Anzi roba buona nuova, quella che non ho ancora mai assaporato o annusato (il pesce ad esempio lo conosco, con vergogna, pochissimo).
O ascoltato.
*Roba buona* è anche il titolo di una piccola rubrica musicale tenuta da un ragazzo con passione e personalità sul quotidiano locale. E’ l’unica cosa che leggo in fatto di musica. La domenica mattina nel bar sotto casa. Il costante aggiornamento musicale appartiene ad altri tempi (chi saranno mai 'sti Marta sui tubi???), a quando lo stereo funzionava per esempio e, con qualche anno e pensiero in meno, nella musica di ogni genere prendeva forma la curiosità e “certe uscite” erano attese come un premio. Ora al più, pigramente accetto consigli anche senza lo sforzo di chiederne e non ne do. La musica di diritto occupa solo i cinque minuti di macchina che mi separano dall’ufficio. A semafori verdi dieci minuti in un giorno. Pochissimi eppure irrinunciabili.
Tra le imminenze: forno a microonde e stereo, anche micro.

martedì, novembre 21

Pance
Sapevo come tutti di avere un duodeno, ma non è esattamente una cosa su cui ci si soffermi nel quotidiano a meno ché non dolga, presumo, o a meno ché qualcuno non abbia l’idea di infilarti un tubo in gola e di spingerlo fin laggiù, e questo è certo.
Hey, adesso mettiti sul fianco sinistro.
Hey, adesso respira, hey stai tranquilla.

Obbedendo placida agli hey esortativi dell’omino in camice bianco e vello rossastro e immaginando che fosse il biondo Chase su comando del dr House, stupidamente reclinata su un lettino ho avuto la percezione reale, hey, dei miei perimetri corporei interni.
Scoperta non priva di una certa soddisfazione.
Sapevo anche che esisteva il silenzio, quello serio intendo, solenne e vibrante che sopravvive in qualche lontano ricordo di rifugi in alta montagna. Niente a che vedere con quello esile delle notti in città.
L’ho ritrovato, mentre avanzavo sola, sotto terra nella pancia di una grotta monumentale scarsamente illuminata. Silenzio di qualità purissima, avvolgente come un involucro e affilato come certe paure serotine. Ferma come una sagoma ho avuto la percezione reale dei miei perimetri corporei esterni.