La Nonna Volante
lunedì, ottobre 30
venerdì, ottobre 27
No, niente.
Ho avuto un brutto impatto ieri, ma non è niente.
E’ solo che hanno segato via il mio abete. Hai presente?
Massì, niente più che un abetucolo di 25 metri che stava sempre verde nel mio giardino da 46 anni. Ma mi è già passato.
Sì si. Solo sai, tutti quei verzellini che albergavano fra i suoi rami frondosi facendomi compagnia quando sedevo sulla scala a colazione pranzo cena e nei momenti di studio… Che poi a pensarci, un rumore ben fastidioso quel canto continuo d’uccelli.
Sai forse cosa è stato? Se mi avessero avvisato, gli avrei fatto una foto. Che poi no, a pensarci, anche di un’altra foto che cosa me ne sarei fatta? Ne ho già tante di quando la neve lo ricopriva e scendeva il silenzio e riluceva tutt’attorno!
A essere onesti, ti dirò, adesso entra anche più luce in cucina. Tutta la parete sud di casa adesso è ben esposta al vicinato ma anche alla luce. E' la volta che smetto di fumare l’unica sigaretta annuale seduta sulla scala esterna persa a inseguire l’ombra dei rami sul muro nelle notti con la luna. Ecco, infatti, non tutto il male viene per nuocere.
Non è niente.
Solo mi dispiace per L’uomo che canta. Lo vedo nostalgico davanti la finestra assorto nelle sue considerazioni:
“e pensare che faceva tutto quell’ossigeno”.
giovedì, ottobre 26
Troppo, troppo pulp.
Arrivo in cucina svogliata dopo un pomeriggio di ozio nella mia stanza e intravedo L’uomo che canta nell’ingresso.
Non canta per niente. Spazza con aria dimessa e a mezza voce si duole: "che peccato per quella pianta...".
Pianta? Getto uno sguardo al ciclamino lì in basso. Non sta benissimo, ma neanche da fare quella faccia.
"Non quella pianta, QUELLA!", accennando al giardino con la testa.
Mi sporgo sul pianerottolo.
Mi ci vogliono quei due secondi per realizzare!
NNNNNOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
continua
forse
dopo che mi sarà passato lo shock
lunedì, ottobre 23
INTERFERENZE. Riflessione.
Curiosa, e allarmante vien da aggiungere, l’alta probabilità statistica che l’innocua espressione programmatica “ti chiamo”, quando pronunciata dall’interlocutore A in un contesto ambientale-sonoro disturbato* (alla fermata dell’autobus in città in attesa del 9 nella ressa delle 13; al telefono giù di batteria mentre in strada passa un camion pieno di ghiaia; in spiaggia allorché il venditore ambulante urla “coccobello!” a pieni polmoni, per dire), possa essere inavvertitamente percepita dall’interlocutore B come l’espressione di sentimento “ti amo”, con conseguente coda di nefaste ambiguità comunicative (pop. fischi per fiaschi).
*Anche in un contesto emotivo disturbato, certo.
Inoltre non prendo bene Rai 2.
lunedì, ottobre 16
Mi succede raramente.
[…] Teatro di queste sfrenatezze era – e come avrebbe potuto essere altrimenti! - il suo impero interiore,
Mi fermo a questa simpatica virgola di pag. 129 del Profumo di Suskind, e mi appello al punto terzo della carta dei diritti del lettore. Se mi andrà di sapere come finisce la storia, e non ne sono certa, seguirò il consiglio accorato di una turista di Bologna e andrò a vedere il film tratto dal libro sperando di trovarlo anch’io, almeno questo, “bello, mo di un bello!”.
venerdì, ottobre 13
LA CARICA DEI 101 !
I girà c’a séra imbariéga.
E pu i girà enca: “e pansè che l a n’ aveva nenca la poza ad voin”*
Così ipotizzava tra sé e sé la nonna su una barella del pronto soccorso, dopo una rovinosa caduta notturna nemmeno una settimana fa. Eppure grinzosa e gagliarda si presenta al consueto appuntamento annuale, agguanta i 101 e reclama la sua meritata fetta di torta !
* Trad. romagnolo-italiano:
Diranno che ero ubriaca…
E poi diranno anche: “e pensare che non aveva neanche la puzza di vino!".
giovedì, ottobre 12
Non di solo piada vive l’uomo
Benché la posizione del mio ufficio sembri calcolata con il preciso intento di renderlo un punto di raccolta privilegiato di tutti i profumi dei ristoranti della città nel raggio di 1 km, e benché sulle tavole a cui mi siedo non manchi mai, con oggi fan 16 giorni che io sto senza piada. 16, uno sull'altro.
Non ci avrei mai creduto.
mercoledì, ottobre 11
Evidenze bestiali
[...]
-Claudio Bisio in un vecchio spettacolo diceva che coi gatti è più facile… se ti fanno le fusa, vogliono essere accarezzati. In caso contrario, soffiano. Semplice e chiaro.
-Comprerò un gatto.
-Resta difficilino fargli infilare un anello...
mercoledì, ottobre 4
Ieri ho visto questa donna.
Era seduta su una panchina sotto gli alberi che sono davanti allo sferisterio, l'antico campo del pallone al bracciale, e da cui si gode la vista del grande parco verde che digrada dolcemente.
Era vestita di colori tenui e aveva una borsa di tela verde accanto ai piedi. Io portavo un paio di pantaloni di un bel tessuto panna e una maglietta di un rosso, tipo vino Sangiovese ma un filo annacquato. Insomma tipo geranio. Un geranio ambulante sembravo.
Lei era lì seduta e io le sono passata davanti con premura diretta in ufficio col solito anticipo, l'ombrello nella mano sinistra, la stracca della borsa nella destra e lo sguardo abbassato, rimuginando qualche parola francese…tonneau…forgeron…tombeau… Poi quasi in fondo al rettangolo di gioco mi sono ricordata di avere dimenticato una cosa in macchina e allora sono tornata indietro, sempre rimuginando…glacière…feu…
Aveva un libro sulle ginocchia. Come riuscirà mai a leggere le parole da quella distanza?, mi sono chiesta.
Nel giro di qualche minuto vado e vengo dalla macchina, più carica di prima, come un geranio ambulante, con l'ombrello, la stracca della borsa e una torcia per le mani e con lo sguardo abbassato rimuginando qualche parola francese…girouette…
La ritrovo lì, nella stessa identica posizione.
Una giovane donna, vestita di colori tenui se ne stava seduta con grazia su una panchina in faccia al parco, immersa nella quiete soleggiata di un giorno feriale appena dopo pranzo e leggeva un libro che teneva sulle ginocchia.
A me non sarebbe mai venuto in mente.
