venerdì, maggio 27

Al lozzli

Tla faldèda dla nòta
a maz
al lozzli.
E neun dri ma lòu:
ogni respéir
un còulp ad luce.

Nino Pedretti

Le lucciole
Nel grembo della notte/ a maggio / le lucciole.
E noi ad inseguirle: /ogni respiro / un colpo di luce.


***

Faldèda.
Ecco una di quelle parole del mio dialetto che fanno da sole poesia.
Italianizzandola si potrebbe dire faldata.
Allacciati un grembiule in vita, alza il borbo per i due angoli bassi e fissali alla cintura; in questa maniera le donne in campagna, e non solo, improvvisano un sorta di contenitore per raccogliere l'erba, le granaglie, gli ortaggi.
Il senso è quello, di qualcosa che r/accoglie e custodisce.
E' una parola di genere femminile, nel suo senso più intimo e profondo.
Rassicurante.
Non a caso mi restituisce ogni volta l'immagine di mia madre e un ricordo d'infanzia.
Parola decisamente generosa.

mercoledì, maggio 18

Ho finito i post it gialli.

"Se giochi in difesa ti sorprendi di vincere, non di perdere".

Parola del mese: quagliare.
Non l'avevo mai sentita in tutta la mia vita, e nell'ultimo periodo non faccio che incontrare persone che la usano.
Sarà che ho raggiunto la tipica età del quaglio?
O quaglia?
Ottimi corridori le quaglie, tra l'altro.

sabato, maggio 14

Parentesi.

(Niente di più rilassante oggi, dei tuoni flebili e della pioggia discreta dietro le trasparenze delle mie nuove tende.
Coi pensieri a rimbalzar via aggrappati all'acqua sui coppi lucidi del tetto dirimpetto... e questo moscone, poverino, che non trova l'uscita e s'appoggia di tanto in tanto sulle pagine di un libro aperto... lo chiudo???).

domenica, maggio 8

Ora. Io non so che cosa abbiate fatto oggi pomeriggio.
Immagino cose interessanti o divertenti. Certo.
Io intorno alle sei, indolente, ho acceso la tv e mi son detta "Uh, rilassiamoci un attimo guardando un pò di rimbalzi...".
Bene. S'è fatto in tempo a fare uno spuntino, a bere una camomilla, a cenare, a ri-bere una camomilla.
La nonna su un lato del tavolo alzava le braccia a ogni servizio, io sull'altro lato cambiavo posizione a ogni punto.
Alla fine, ormai sola in cucina, ero stesa sulla tovaglia a mordicchiare i polsini della felpa per la tensione.
Così. Non so cosa abbiate fatto oggi pomeriggio, ma mi auguro che non vi sia sfuggita almeno l'ultima ora della finale del torneo di tennis di Roma!
Spettacolare.

Note a margine.
1. L'unica cosa veramente sportiva che il mio corpo esibisce al momento, mi rendo conto, sono le scarpe. Non va bene.
2. Domani comprare banane (fanno molto atleta, si sa).
3. Che fine avrà fatto il mio cappellino blu?

lunedì, maggio 2

Penso a Orfeo.
E a quella volta là, quando è stato un coglione. Altrochè "distratto", come canta la Consoli.
L'amore della tua vita muore. Con l'ostinazione e la forza del tuo canto riesci a commuovere gli dei che ti concedono di andartela a riprendere da vivo tra i morti.
Cosa ti costa rispettare l'unica regola? Non voltarti! Mentre la conduci fuori non voltarti o la perdi. E' semplice! Te lo hanno anche detto!Macchè! Per il dubbio di averla davvero dietro e per l'impazienza di rivederla quello si va a voltare.
"Ed Ella, morendo per la seconda volta, non si lamentò; e di che cosa avrebbe infatti dovuto lagnarsi se non d'essere troppo amata? Porse al marito l'estremo addio, che Orfeo a stento riuscì ad afferrare, e ripiombò di nuovo nel luogo donde s'era mossa".
Non si lamentò perchè troppo amata??? Ovidio fà il piacere! che se Euridice gli può aver detto qualcosa a Orfeo, sicuramente gli ha dato del coglione.
Doveva solo camminare ancora un pò guardando avanti.
Doveva solo fidarsi e non avere fretta.

Penso ai sì e ai no.
A quando dirli fuori posto sia un pò come voltarsi.
A quando dirli al posto giusto sia un pò come guardare avanti.