Sasso, carta, forbice.Ho una questione aperta con Milano.
I miei sinceri tentativi di capirla, prima ancora che di amarla, nel suo groviglio di stimoli e cemento, si accartocciano contro quelli che a me, ragazza di provincia, sembrano tre dei suoi più insondabili misteri urbani:
-la minaccia del lavaggio strade
-l’incognita dei parcheggi
-il gusto per i week-end nei centri commerciali
Se i primi due enigmi possono avere risvolti creativi (?) nella paziente ricerca e conquista di nuovi spazi (l’America dopotutto è stata scoperta così), il terzo implica, a mio giudizio, una tale educazione mentale e fisica al piacere dell’affollamento umano e materiale, che proprio non mi appartiene: il centro commerciale mi abbruttisce, mi annoia, ma non mi dà scampo.
-E' sabato! Cosa facciamo oggi?
-Andiamo al centro commerciale?
-Mhhhh perché non facciamo una bella passeggiata?
-Si, va bene! Nel centro commerciale!
Ci sarà una via d’uscita!, mi dico!
Nessun milanese che io abbia conosciuto fin’ora si è mai,
stranamente, preoccupato di farmi esplorare e amare le ricchezze della sua città. E non parlo dei monumenti (a quelli ci ho sempre pensato da me); intendo quegli aspetti nascosti, anche emozionali, che non si trovano nelle guide del Touring e che io non posso conoscere.
Insomma, ho bisogno di aiuto e la domanda è:
Se a Milano il centro commerciale è “sasso”, che cosa è “carta”?
Ne va dei miei week-end.
Update: trovata una prima risposta, ma limitatamente a questi giorni, in cui, ahimè, non sono a Milano! Da EmmeBi, via Squonk! Meraviglioso.