Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.
Visualizzazione post con etichetta giornalisti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giornalisti. Mostra tutti i post

domenica 20 settembre 2026

Enrico Mentana e Francesca Albanese, una sera

Ieri sera in piazza a Parma c'era Francesca Albanese – che comunque sarà a DIG tra una settimana a presentare Naza – e però ieri sera in piazza a Parma c'era Enrico Mentana che intervistava Francesca Albanese, e devo ammettere che la cosa mi solleticava: così ci sono andato.

– L'occasione era la Festa di Open, e quindi in sostanza è Mentana che ha invitato l'Albanese. Questa cosa io non so bene come interpretarla. Mentana è tante cose ma non stupido, e quindi l'arrivo di un pubblico pregiudizialmente ostile nei suoi confronti doveva e poteva aspettarselo. Quindi se l'aspettava? Cercava i fischi, voleva fare notizia in questo modo? È una possibilità (1). Un'altra (2) è che stia cercando di riposizionarsi, perché appunto, non è uno stupido e si rende conto che un certo tipo di giornalismo supino a Tel Aviv ha i giorni contati anche nella nostra provincia dell'impero. Quindi ha invitato Francesca Albanese, l'ha fatta parlare senza troppo contraddirla (ha dato veramente l'impressione di conoscerla e di stimarla), si è preso comunque qualche fischio ma li aveva messi in conto. Perché è successa davvero questa cosa, che non mi aspettavo: Enrico Mentana, che fino a qualche mese non voleva sentir parlare di genocidio, ha lasciato Francesca Albanese esprimere le sue opinioni sul genocidio (del resto, se non l'avesse fatto, la folla non l'avrebbe presa molto bene). Un'ultima possibilità (3) è che Mentana – come tanti altri che però, a differenza sua, spesso sono stupidi – avesse sottovalutato la popolarità di Francesca Albanese, che in effetti nella mediasfera italiana risulta una tale che ha fatto una figuraccia con un sindaco, poi in tv è provata ad andarci ma se n'è andata alla prima provocazione, insomma un personaggio ormai fuori dalla lista di chi invitare ai talk. L'Albanese invece ha un seguito solido, e certe piazze le riempie: la festa di Open prevedeva cento posti a sedere (li ho contati) abbiamo dovuto schiacciarci un po' ovunque; chi fosse passato da Modena l'anno scorso sempre per DIG si sarebbe reso conto del problema, ma appunto, forse nella mediasfera credono che l'Albanese non sia più popolare come un anno fa perché gli USA le hanno chiuso i conti e in Italia qualche sindaco l'ha rimproverata. È precisamente il contrario.

– Ad avvalorare la seconda ipotesi (Mentana sta cercando di smarcarsi da un filosionismo che fa più danni che utile), molto presto la conversazione arriva sugli insediamenti nei Territori, ed è Mentana ad affermare: vanno sgomberati. A quel punto l'Albanese – che più dei palestinesi ieri sera si è trovata a difendere il principio di realtà – gli ha semplicemente chiesto: da chi? Chi è che concretamente dovrebbe cacciare quei coloni da trecento insediamenti [che spesso sono fortezze blindate]? E Mentana, serenissimo, ha risposto che ci vuole una forza di interposizione internazionale. Cioè, ripeto: Mentana, che fino a qualche mese fa aveva difficoltà a dire "colono" in diretta tv (e di fatto non ha usato la parola neanche ieri sera), vuole i caschi blu nei Territori Occupati, a cacciare i coloni dai loro bunker. Teniamocelo per detto.

– Francesca Albanese è un'esperta di diritto internazionale, incaricata dall'ONU di stilare periodici report sulla questione palestinese. Non è un'oratrice, non è una polemista professionista. L'urgenza di portare i suoi argomenti nelle piazze e sui social l'ha portata in passato a cadere in alcune trappole. Ieri sera com'è andata? Secondo me molto bene. Per tutto il tempo è rimasta nel suo ruolo, che è quello di chi studia e documenta un genocidio. Mentana le chiedeva la pars construens, uno Stato o due Stati? Lei rispondeva: non lo so, e in effetti perché dovrebbe saperlo. Non sta a lei proporre soluzioni, o fingere che ne esistano.


– A un certo punto è stata lei ad avvertirci che rischiava di andare come a Reggio Emilia, e qui secondo me c'è un grosso equivoco: com'è andata a Reggio Emilia? Una folla importante è andata a vedere l'Albanese: ha trovato un sindaco che faceva sottili distinguo sul 7 ottobre; ha cominciato a fischiarlo e l'Albanese si è messa in mezzo. Stessa cosa ieri sera: dopo una buona mezz'ora di dialogo sensato,
Mentana ha sentito la necessità di tirare fuori il 7 ottobre nel modo un po' dogmatico in cui lo tirano fuori i sionisti: però c'è stato il 7 ottobre, dovete capire che c'è stato il 7 ottobre. Una data che per qualche motivo dovrebbe annullare quello che stava succedendo prima, e giustificare la catastrofe che è venuta dopo. Siccome la gente non c'è mai cascata (sono quei meme che funzionano solo in laboratorio e in qualche discussione on line) ha iniziato a fischiarlo, e Mentana se l'è presa: ma si trattava di qualcosa di assolutamente prevedibile. Mentana però non è professionalmente abituato a essere interrotto in pubblico da gente qualsiasi, il che ha portato l'Albanese di nuovo a mettersi in mezzo, a intercedere per il suo interlocutore: sì, il 7 ottobre c'è stato, è stato terribile, nessuno lo nega, ecc. Mentana, dal canto suo, ha evitato di accennare a feti sventrati e neonati nel forno. Un'altra parola che nessuno ha mai usato ieri è stata "antisemitismo".

– A un contestatore che ha urlato, semplicemente: "c'è stato anche il 6 ottobre", frase magari sibillina ma non insultante, Mentana ha risposto piccato, perché lui diceva quel che voleva, essendo "a casa sua". Era a Parma, in piazza Garibaldi. È vero, l'evento l'ha organizzato lui per conto di una testata che ha finanziato lui, e però una testata si può comprare, un po' di giornalisti si può stipendiare... ma una piazza no, in piazza può arrivare chiunque.

– Nella stessa piazza, qualche ora prima, aveva parlato Pina Picierno. Non se l'era cavata neanche male e i 100 posti a sedere erano occupati. Ma la fatica che ha fatto a trovare un po' d'applausi è interessante. C'era molta gente e non applaudiva, o applaudiva poco. Una piazza non significa molto, ma posso immaginare la frustrazione di una parte politica che ha puntato tutto sulla sacra difesa dei confini europei e non ce la sta facendo, è proprio un tema che non ha presa sulla gente. Mentana a un certo punto ha voluto chiedere all'Albanese il suo parere sull'Ucraina e anche lì l'Albanese è stata brava, secondo me: ha ribadito che il suo campo specifico è un altro, che il suo è un parere qualsiasi, ha accettato i fondamentali (la Russia ha invaso illegalmente l'Ucraina) e ha immediatamente riportato la questione su Gaza: se contro la Russia abbiamo immediatamente varato pacchetti di sanzioni, perché non l'abbiamo fatto con Israele? Se Mentana trova giusto armare i resistenti ucraini, perché non dovremmo armare i resistenti palestinesi? Ecco, questo è stato il momento in cui Mentana è stato preso di sorpresa. Si capiva che questa cosa di considerare i palestinesi come esseri umani con dei diritti era comunque una novità per lui, qualcosa che magari sta cominciando ad accettare, ma per la quale non è ancora emotivamente equipaggiato.

– A tempo abbondantemente scaduto, è stato Mentana ad aver ricordato che Francesca Albanese attualmente è perseguitata dagli autorità USA, che le impediscono di poter usare conti bancari (anche in Italia). Altri su un'evidenza così scandalosa costruirebbero un intero personaggio: ieri sera l'Albanese ne ha parlato soltanto un minuto prima di alzarsi dalla poltrona, e soltanto perché Mentana glielo ha chiesto.

mercoledì 6 maggio 2026

Prima di abbaiare (ancora) a Galli della Loggia


Ma certo che ora potrei scrivere l'ennesimo pippone su Ernesto Galli della Loggia che qualcuno potrebbe trovare divertente, ma...

non è che sto personalizzando un po' troppo?

Me la prendo con gli individui, invece che coi problemi. Mi attacco a Fiano, e poi me la prendo con Battista, e poi con GdL... ma è proprio indispensabile? Come se poi ci fosse qualcosa di originale in loro, come se non fossero meri segnaposti, Large Language Model bloccati nella fase artigianale, quella in cui si prendevano giovani cervelli standard, li si nutriva con quel migliaio di pagine imprescindibili dopodiché potevano andare avanti come giocattoli a molla per trent'anni a scrivere sempre gli stessi pezzi: sì, compreso l'ultimo uscito sui pacifisti neghittosi e pavidi, che per quanto possa suonare sinistramente attuale nel momento in cui Trump forse ritira un po' di truppe Nato, è una cosa che GdL scrive periodicamente dagli anni Ottanta. E il giorno in cui GdL ci lascerà, perché il difetto congenito di questi Language Model artigianali è l'obsolescenza programmata del corpo umano, cambierà forse qualcosa? Qualcun altro ne prenderà il posto, magari con due o tre ritornelli diversi e una firma nuova... dunque perché fissarsi sull'unica cosa (la firma) che è destinata a cambiare? Gli individui non sono che puntini su una parabola: non sarebbe più interessante individuare la funzione che la descrive, nelle sue variabili sociali, economiche, esistenziali? Sì. 


Sarebbe più interessante, ma forse un filo meno divertente, e poi io non sono un sociologo: vengo da un altro dipartimento, sono abituato a studiare testi e identificare questo fenomeno forse secondario che sono gli Autori. Inoltre scrivo su un blog, e qui forse tocca spiegare, perché i blog sono morti e stramorti: ma in quel breve momento in cui ancora non lo erano, costituivano una specie di camera di compensazione per quelle povere persone che in Italia leggevano i giornali, passando quotidianamente da cosacazzo in cosacazzo. Avremmo voluto leggere cose interessanti, e invece in prima pagina c'era il temino di Panebianco. Avremmo voluto un po' di stimoli, e ci ritrovavamo il temino di Sartori. Cercavamo qualcosa di un po' dissonante, e invece trovavamo Ferrara coi suoi assoli di trombone. E così via, e via e via. Non sono nemmeno cambiati, e dire che sembravano già vecchi allora. Gente mediamente poco interessante, poco informata, molto orgogliosa delle proprie idee ricevute e soprattutto di sé, ma perché? Oggi – per fare un esempio – se Veltroni incontra un elettrodomestico e finge di intervistarlo, dai social parte una selva di pernacchie che in pochi minuti ci riconcilia con l'umanità, e perfino con Veltroni. Sul serio, vien quasi da difenderlo, povero vecchio che scambia uno specchio per l'interlocutore – del resto chi, se non Veltroni, potrebbe riconoscersi in un risponditore automatico. Probabilmente dice ancora grazie alla segreteria telefonica, e rimprovera il roomba perché non pulisce bene gli angoli. Ebbene una volta non era così: i giornali comparivano nelle edicole e sulle rassegne stampa, monolitici e sicuri della propria autorevolezza, e non c'era modo di insultarli, di farsi una ragione della loro trombonaggine, tranne annoiare i colleghi alla macchinetta. Io è da vent'anni che non annoio più un collega alla macchinetta, insomma i blog a qualcosa sono serviti. Certo, a questo punto si potrebbe anche tirare una somma e affermare che

                                                                abbiamo perso, ragazzi. 

Vent'anni che abbaio a Galli della Loggia, e nel frattempo Galli della Loggia si è ritrovato capo della commissione che ha redatto le Indicazioni Nazionali per l'insegnamento della Storia nei licei, a proposito sapete cosa faccio io tra un'abbaiata e l'altra, per vivere? Insegno, tra le altre cose, Storia nei licei.   

Ironico, no? Quel tipo di verità un po' scomoda che un LLM o un altro servo sciocco non ti dirà mai. Ho perso il mio tempo ad abbaiare alla luna? Avrei dovuto dedicarmi a qualcosa di più costruttivo? Indubbiamente, ma invece è andata così. Anch'io alla fine non sono che un puntino in una funzione più complessa, c'è un limite alle posizioni in cui avreste potuto trovarmi. Ero programmato per stroncare inutilmente gente come GdL, e così come senza alcun merito GdL occupa una ribalta nazionale, così nessuna colpa mi si può imputare se continuo a lampeggiare come l'allarme che rappresento: ATTENZIONE, TROMBONI. La responsabilità sarà di chi l'allarme poteva vederlo e l'ha ignorato. Dovrei smetterla? No, e perché mai. Tanto più che forse l'ora sta per scoccare, c'è un certo nervosismo nell'aria, i Tartari potrebbero arrivare da un momento all'altro, insomma no. Neanche se fossi in grado di smettere, non lo farei proprio adesso. Quindi eccomi qui: ora scriverò l'ennesimo pippone su Ernesto Galli della Loggia.

Anzi no, ormai il pezzo è finito.

Facciamo un'altra volta.

Gallidellaloggeide:

2025: "Se dalla facciata ci spostiamo un po' verso l'interno, notiamo come Valditara sia guidato, nella sua opera (contro)riformatrice, da un principio fondamentale: la centralità di Ernesto Galli Della Loggia, non in quanto pedagogo (non lo è), ma in quanto essere umano perfetto. Questa perfezione – che ritroviamo sottesa nell'incessante produzione saggistica dello stesso Ernesto Galli Della Loggia – non lo configura tanto come fine ultimo della Storia e/o della dialettica, alla Hegel insomma, quanto come obiettivo ideale a cui tendere, oserei dire idea platonica di italiano, formatosi a una scuola che non esiste più a causa dei malvagi sessantottini, finalmente sgominati. Se Galli Della Loggia è perfetto, il sistema scolastico che lo ha prodotto non può che essere il migliore di tutti i tempi; mentre le riforme che lo hanno modificato, impedendoci di assistere alla gemmazione di ulteriori Ernesti Galli Della Loggia, nient'altro che perniciose degenerazioni da abolire..."

2024: "Gli ultimi articoli che Ernesto Galli della Loggia sta mandando al Corriere, sulla scuola italiana e in particolare sulla questione dell'inclusione, sono davvero una fotografia spietata di uno dei principali problemi del sistema educativo nazionale. 

Ovvero Ernesto Galli della Loggia. 

È un grosso problema. 

Che un personaggio così continui a scrivere pezzi su realtà che non conosce, inanellando strafalcioni; che il Corriere gliene pubblichi; che i lettori ne parlino come se si trattasse di cosa seria, ecco questo è un enorme problema culturale di cui non ci preoccupiamo abbastanza.."

2024: "Proprio così, spudorato Ernesto, e quindi che senso ha chiederle se non si è vergognato appena un po', mentre confessava (in prima pagina sul Corriere) di non essere esperto di diritto internazionale, proprio lei che tante altre volte ci ha ricordato quanto sarebbe necessario applicare a scuola un po' di sana meritocrazia. Soltanto a scuola, evidentemente: laddove sulle prime pagine dei quotidiani nazionali è meglio che lo spazio sia riservato a cognomi illustri privi di competenza in materia e addirittura orgogliosi di rimarcarlo, affinché sia chiaro anche al più bue dei lettori che le materie non sono competenza di chi le studia, ma di chi è più lesto a suonare la trombetta del più forte, e ieri il più lesto è stato lei, complimenti: e le auguro una vita lunghissima, non solo perché possa vedere almeno un po' della distruzione e della sofferenza che sta auspicando, ma affinché possa vergognarsi di quel che ha scritto, e non solo domani e dopodomani, ma ogni mattino della sua vita, per miliardi di mattine..."

2018: "Non importa se la maggior parte dei lettori trova ridicola la predella: nel frattempo ci siamo rimessi a parlarne e qualcuno, anche uno su cento, magari non l'ha trovata una cattiva idea. E così, editoriale dopo editoriale, il frustino diventa uno scenario sempre meno improbabile. Soprattutto se nessuno ogni tanto si sobbarca il fastidio di intervenire per far presente che chi suggerisce una cosa così demenziale come un gradino in mezzo a un'aula evidentemente non conosce le normative in fatto di sicurezza – quelle su cui il personale scolastico è tenuto ad aggiornarsi a intervalli regolari. Proporre anche solo per scherzo una cosa del genere non tradisce solo una scarsa conoscenza della scuola contemporanea, ma un po' di tutto il mondo del lavoro..."

2017: "Quello che GdL sta proponendo (una legge che preveda iter diversi a seconda se il soggetto è musulmano o no) si chiama discriminazione su base religiosa: è esplicitamente proibita dalla Costituzione e dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo..."


2011: La scocca è la base di tutto, perché rende i luoghi comuni resistenti al senso critico. E dev'essere aerodinamica, nel senso che deve offrire meno attrito possibile agli argomenti contrari. Deve dare l'immagine della coerenza, della logica, della rapidità, così che quando da lontano vedono passare il mio editoriale con tutti i luoghi comuni al posto giusto sulla scocca, tuo papà e tua mamma esclamano: “è tutto chiaro! Non c'è nulla da aggiungere, ha già detto tutto il Professore!”

domenica 3 maggio 2026

Chi chiacchiera sa tutto; chi ha sparato non sa più niente

Ogni popolo probabilmente si ritrova il giornalismo che si merita: i francesi ad esempio grazie a Zola ebbero il "J'accuse". Noi da Pasolini in poi siamo affetti da un genere un po' più stucchevole, che non possiamo che definire "Io so". I nostri opinionisti infatti sanno un sacco di cose, e quando è ora decidono di elencarle senza troppo preoccuparsi di rimandare a fonti o esibire prove. In un "Io so" si è cimentato, pochi giorni fa, Pierluigi Battista: lo scopo manifesto era fornire circostanze attenuanti a Eitan Bondì, perché almeno fino a due giorni fa l'idea generale è che ne avesse bisogno. Aveva preso di mira due manifestanti che indossavano fazzolettoni dell'ANPI, uno lo aveva colpita alla gola; una volta fermato dalle forze dell'ordine, aveva affermato di militare in una "brigata ebraica"; in casa si era scoperto che nascondeva un discreto arsenale. A quel punto, se avesse avuto un cognome diverso (magari un po' arabeggiante), e un incarnato più olivastro, i nostri più pregiati opinionisti non avrebbero esitato ad annunciare la scoperta di una cellula terroristica; ma Eitan Bondì è un ebreo romano, e gli ebrei romani, ci spiega Battista, vivono in un "clima fetente e irrespirabile", nei "bassifondi della disperazione". "Ma io so che chi parla e delira di “gruppi para militari” ebraici è un cialtrone. Io so, e a differenza di Pasolini, ho pure le prove": che sarebbe un finale ad effetto, se seguisse un link alle "prove": invece no, Battista ce le ha ma non ce le fa vedere, e del resto sarebbe difficile riuscire a provare che "l’Anpi non dice mai niente e si arroga il diritto di cacciare gli ebrei dalle manifestazioni del 25 aprile" proprio all'indomani di un 25 aprile in cui tanti ebrei hanno marciato liberamente in mezzo ai manifestanti senza che nessuno ci trovasse qualcosa da dire. 

Battista non è cognitivamente equipaggiato per rendersi conto che si contraddice da solo: la sua missione sarebbe negare che esiste un "gruppo paramilitare ebraico", e la sua strategia è suggerire una situazione di accerchiamento in cui la nascita di un simile gruppo paramilitare sarebbe perfettamente giustificata... però non esiste! E chi dice che esiste è un cialtrone! Tra le varie cose che Battista sa di sapere, c'è che "dopo il 7 ottobre a Roma hanno sfregiato la targa che ricorda il piccolo Stefano Gay Taché, ucciso dagli eroi anti sionisti nell’ottobre del 1982 davanti al Tempio Maggiore". Già l'associazione tra l'Anpi a un atto di vandalismo è cosa che lascia perplessi, ma Battista va decisamente oltre, definendo "eroi anti sionisti" i terroristi del gruppo di Abu Nidal che uccisero Gay Taché: contribuendo nel suo piccolo a quell'incessante opera di strumentalizzazione che va avanti ormai da quarant'anni su una povera vittima innocente; per Battista tra un commando terrorista eterodiretto e chi grida 40 anni dopo a un corteo "Palestina libera" non c'è poi tutta questa differenza, lui "lo sa" e ha pure "le prove". Prove che non esibirà mai, anche perché si è poi scoperto che non servono.

Eitan Bondi, infatti, non proviene dai Bassifondi della Disperazione. Non respira un Clima Fetente e Irrespirabile. E soprattutto non milita in nessuna brigata ebraica. Lo ha negato recisamente, appena ha potuto parlare con un buon avvocato. Subito dopo non ha più saputo spiegare perché ha mirato in faccia due sessantenni col fazzolettone dell'Anpi. È qualcosa di inspiegabile, assurdo, lo Straniero di Camus. Siamo dunque pregati, anzi intimati, di credere che Bondì andasse in giro senza alcuna motivazione politica con una pistola ad aria compressa (forse modificata, comunque in grado di inferire lesioni gravi) durante una manifestazione antifascista, e senza alcun motivo politico abbia preso di mira due persone che portavano su di sé simboli dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. E perché no?

La gente fa cose assurde – a vent'anni, specialmente. Bondì la Digos lo conosceva già, ma chissà quanti fascicoli apre la Digos, su quanta gente (ciao agenti Digos). La gente non sa quasi mai spiegare perché combina cazzate, chi più chi meno (i maschi a vent'anni più più che meno). L'assurdità però, per quanto possa avere una sua efficacia in tribunale ("il mio cliente non sa spiegare perché ha preso di mira proprio quelle persone, proprio quel giorno"), rischia di scatenare poi il complottismo, perché chi agisce senza sapere il perché, spesso non sa di essere stato agito da qualcun altro: il fatto che non conosca il senso delle proprie azioni non significa che altri non lo conoscano. Bondì non sembra un matto che spara a casaccio per vendicare irrazionalmente le proprie frustrazioni: perlomeno, se lo fosse, avrebbe usato una pistola vera: magari il fucile a pompa che gli hanno trovato a casa. 

Tutto lascia pensare che Bondì volesse ferire, sì, ma non troppo: e con proiettili non mortali e non tracciabili; probabilmente per ottenere una reazione. Insomma stava provocando, e forse non se ne rendeva nemmeno conto. Forse imitava altre persone che due anni prima avevano lanciato bombe carta sui manifestanti – e lui probabilmente c'era. Bondì stava giocando ad alzare la tensione, e in questo senso ha fallito il segno, i cortei sono andati avanti pacificamente. Ma anche una volta identificato, Bondì non ha rinunciato a muoversi come una pedina di questo specifico gioco: ha reclamato la sua appartenenza a una non specificata brigata ebraica, e si è fatto trovare con un arsenale: il che dovrebbe spingere qualcuno (nella logica della tensione) a pensare: ma insomma, questi fanno sul serio, questi sono armati, armiamoci anche noi.   

Poi è arrivato l'avvocato, e l'approccio è radicalmente cambiato. Per una singolare coincidenza, l'avvocato che ha convinto Bondì di non rappresentare nessuna frangia della comunità ebraica romana... è l'avvocato della comunità ebraica romana. Così almeno ho letto in giro. Però magari mi sbaglio. Non so mica tutto. Anzi non so quasi nulla. Io.

lunedì 2 marzo 2026

Maledetti scudi umani, la mattina, la domenica

Il Sole 24 ore. 

1) ATTENZIONE! qui radioradicale vi preghiamo di non seguire la notizia di una scuola iraniana che sarebbe stata colpita da un missile, decine di studentesse morte È FALSO! FATE GIRARE! Quella scuola era un noto scudo umano perché attorno a essa era stata costruita una base navale dei guardiani della rivoluzione, che è stata in effetti colpita da un missile (la base navale) ma non la scuola (che è uno scudo umano). FATE GIRARE! NON CREDETE AL REGIME!

2) Ok forse è stata colpita una scuola ma ERA VUOTA! ERANO LE OTTO DEL MATTINO! e comunque era uno SCUDO UMANO! Per qualche perverso motivo continuano a fare gli scudi in carne umana anche se noi continuiamo a bombardarli, sono pazzi fanatici. E comunque chi è che va a scuola alle otto del mattino?

3) Ok a quanto pare c'è un sacco di posti dove la gente va a scuola alle otto del mattino e inoltre quei pazzi fanatici sono su un fuso orario diverso (maledetti pazzi fanatici) ma comunque non è stata colpita nessuna scuola! Ah e poi era DOMENICA! La domenica le scuole sono chiuse! non credete al regime!

4) Ok in effetti ci sono paesi musulmani senzadio dove le scuole alla domenica sono aperte, ma la scuola non è stata colpita! E comunque non era un razzo dei nostri, bensì un terra-aria della contraerea iraniana! C'è la foto! maledetti pazzi fanatici! lanciano i missili terra-aria contro i nostri missili diretti sui loro scudi umani!

5) Ok la foto ha sullo sfondo montagne con la neve e quindi è stata presa in tutta un'altra stagione, in un'altra regione, e questo per un motivo preciso, ovvero che NON È STATA BOMBARDATA NESSUNA SCUOLA! E comunque se fosse successo QUELLA SCUOLA SAREBBE STATA CHIUSA! e comunque UNO SCUDO UMANO! ALLE OTTO DI MATTINA! DI DOMENICA! ma quante scuse ancora ci dobbiamo inventare insomma, perché continuate a credere al regime? No sul serio adesso sinceramente, perché loro sono più convincenti di noi? Noi abbiamo tanti profili, tanti professionisti, tante prove fotografiche e video, tante scuse, ma voi niente: e allora è chiaro che ci odiate, perché ci odiate? Lo capite che è antisemitismo? Insomma per quale altro motivo non dovreste trovarci convincenti? 

6) E comunque ok, forse un centinaio di bambine, ma presto comunque avrebbero dovuto coprirsi i capelli.

venerdì 16 gennaio 2026

Il mainstream nel maelström

Ho smesso un po' di scrivere qui e ora non so come ricominciare – nel frattempo è successo di tutto – ma vi ricordate quel vecchio racconto di Poe dal punto di vista del marinaio che viene inghiottito dal maelmström, il Gorgo? vi ricordate di quel momento che sembra eterno in cui lui a forza di fissare il vuoto finisce per distrarsi, per osservare i relitti che ruotano sotto di lui, a calcolare le traiettorie, a scommettere sul momento in cui verranno inghiottiti dall'orizzonte degli eventi? Ecco: forse posso spiegarmelo così, il fatto che mentre il caos mi gira intorno sempre più vorticoso e tragico io mi fissi su dettagli inutili che vedo precipitarmi intorno, ad esempio Anna Paola Concia che rilascia interviste al Giornale – cos'è Anna Paola Concia di fronte al vuoto, e perché il vuoto dovrebbe fare differenza per Anna Paola Concia? Così mentre il mondo brucia sto per mezza giornata a pensare se rispondere a una letterina scritta "col cuore" (scritta malissimo) che dice le solite cose affinché decine di relitti come me le rispondano nel solito modo, e proprio quando finalmente mi convinco che non ne vale la pena, ecco precipitarmi tra capo e collo Luigi Manconi che si domanda come mai a sinistra amiamo tanto i dittatori – perché Maduro era un dittatore, no? Sì, beh, forse Trump è stato un po' irrituale ad arrestarlo extraterritorialmente, ma torniamo alla nostra infinita seduta di autocoscienza: perché noi lo amiamo? Almeno in tv un sindacalista a una manifestazione sembrava amarlo, e questo significa indubbiamente che il garantista Manconi possa dedurne che lo amiamo tutti e farci una lezione che scatenerà il necessario dibattito, ma forse se mi distraggo e conto fino a mille anche questo dibattito si sgonfierà come un palloncino... uno, due, sei, novecento, novecentonovanta... ma ecco che scoppiano rivolte a Teheran – come tutti gli inverni, mi sembra di ricordare – e due terzi di infosfera italiana, diciamo da Repubblica fino alla Difesa della Razza cominciano a domandarsi retoricamente perché i filopalestinesi non manifestano contro gli ayatollah. Subito, senza neanche aspettare il fine settimana, come un sol uomo, e in effetti ormai sono un uomo solo, come l'entità di Pluribus – c'è solo una differenza di toni, ancora un po' più queruli a destra, coi loro slogan bene scanditi anche quando denunciano impossibilità geografiche (perché non armiamo direttamente una flotilla per il Golfo Persico?); più compassati e grevi al centro, dove fa fine commiserare questa sinistra appassionata per i dittatori e insensibile alla sacrosanta esigenza delle donne iraniane di mostrare i capelli, potrebbero in effetti esserci altre rivendicazioni ma ormai si è deciso che bisogna insistere sui capelli, è un copione che si ripete inesorabile da quando questo blog esiste, ed esiste da un quarto di secolo ormai: potrebbe essere una semplice coincidenza, ma prima dell'11 settembre certi discorsi non li avremmo tollerati nemmeno dai fascisti, nemmeno dai bambini; non per l'ideologia balorda che sottendono (lo scontro delle civiltà, sul serio?) ma per la fissità degli argomenti – ma insomma, non ci fa caso nessuno al fatto che stanno scrivendo la stessa cosa, tutti, ogni santo giorno? E uno come me cosa dovrebbe rispondere, che non ha già risposto cento volte in venticinque anni... io non ce la faccio a girare in tondo così, non so voi come facciate, io sarò un relitto nel Gorgo, ma voi siete il Gorgo. Anche quei pochi di voi che ancora si distinguono, i pezzi più solidi nella solita zuppa, ormai sono di quel bruno indistinto che assumono gli oggetti più vicini al centro del Gorgo: ecco che precipita Manconi, ecco che precipita Adriano Sofri, ecco Michele Serra... potremmo farne una questione generazionale; potremmo semplicemente sollecitare al pensionamento chi in molti casi una pensione la percepisce già... ma basta ascoltare qualche minuto di qualche giovane podcaster per rendersi conto che no, i giovani ci stanno capendo poco come i vecchi, senza l'alibi dell'arteriosclerosi, ma col vantaggio che non possiamo rimproverarli di avere sprecato le loro potenzialità: no, davvero, non l'hanno fatto.

Sul piano mediatico, quel che sta succedendo è che intorno a questo governicchio, che se fosse per le sue forze intrinseche cascherebbe l'altro ieri, si sta coalizzando un blocco non sociale ma retorico. Quante volte abbiamo constatato come la destra al governo non sapesse trovare il tono, e in effetti dopo tre anni di governo aa Meloni strilla ancora come fosse l'opposizione. Dove noi vedevamo un deficit di immagine, i saggi giornalisti italiani hanno riconosciuto un'opportunità: la possono fare loro la comunicazione di regime; mica perché nessuno li obblighi, come a Teheran, o li ricatti, come a Washington, o li avveleni, come a Mosca, no; loro si prestano spontaneamente e con quel sincero afflato orwelliano, senza che nessuno minacci di torturarli o anche solo di calare la pensione retributiva; del resto sono sempre stati in guerra con l'Eurasia; non si sono mai fidati di quei torbidi Goldstein che dicevano di servire l'Occidente ma trescavano con ayatollah e bolivaristi.

Sul piano sociale, la classe media è finita; del resto ne notavamo lo sfarinamento vent'anni fa, e non abbiamo fatto molto perché reggesse i colpi. È successo negli USA, perché non sarebbe dovuto succedere prima o poi anche nel nostro volenteroso satellite. Può darsi che sia un destino del capitalismo, a furia di mangiarsi tutti nel libero mare resistono solo balene e plancton. Dalla deriva finale ci salva, per ora, il non aver liberalizzato le armi nei supermercati, non aver ceduto (per ora) al presidenzialismo e non avere sacrificato (per ora) l'indipendenza della magistratura: tutti argini che non è che possano tenere all'infinito. È terribile quando una classe smette di esistere, specie per chi ci viveva dentro come un pesce nell'acqua, e non capisce nemmeno cosa gli stia mancando. Politici e giornalisti, che la davano per scontata, non la trovano più: vorrebbero convocarla in piazza (come in marzo per l'Ucraina) ma poi vengono solo i pensionati; mentre i giovani sfilano contro il genocidio, maledizione! insieme ai musulmani, ma chi è che li sobilla? (nota come per Concia e compagnia i musulmani siano sempre ospiti appena arrivati a cui bisogna spiegare come ci si comporta; e pazienza se sono nati in Italia e ci vivono da prima che lei se ne andasse a Berlino). I cosiddetti moderati – che non si capisce cosa starebbero moderando – i cosiddetti liberali che della libertà sembrano essersi un po' stancati, a pensare per classi non si sono mai allenati; si consideravano democratici, ma la loro idea di democrazia era abbastanza schematica: due poli borghesi e vinca il migliore. L'idea che altrove altre classi si possano sentire rappresentate da partiti non borghesi non l'hanno mai accettata. Maduro è un dittatore, com'è possibile che in Venezuela una larga fetta della popolazione lo sostenga? Saranno ignoranti, gente che vota per sbaglio. I mullah sono oscurantisti, com'è possibile che dopo qualche manifestazione di piazza non caschino come pere mature? Eh, forse intorno a loro c'è un blocco sociale ancora compatto, soprattutto nelle campagne. Questi discorsi però non si possono fare; presumono l'esistenza di classi sociali che non condividano i desideri e le aspirazioni di noi borghesi del tardo Novecento, e così non è una coincidenza che il nuovo simbolo della rivolta iraniana diventi una ragazza che dall'altra parte del mondo si accende una sigaretta con la foto dell'ayatollah. Una cosa veramente rock'n'roll, salvo che probabilmente a questo punto il rock'n'roll suona vecchio pure a Teheran. Io però su facebook sto in una bolla in cui si litiga ancora su quale sia il miglior disco dei Pink Floyd, ragion per cui.

Sul piano esistenziale, perché perdo tempo a scrivere queste cose? Non lo so neanche io, probabilmente ho interrotto qualche attività ancora più stupida. È vero, lo stanno scrivendo in tanti, c'è un centro che si crede moderato e che invece sta amplificando gli stessi contenuti della destra, regalandole un'egemonia che i suoi cosiddetti intellettuali mai avrebbero saputo costruire (i veri intellettuali di destra non sono Giuli o Veneziani, ma Galli della Loggia, Cazzullo, Mieli: davvero, sentiteli parlare, ormai si odono in sottofondo le marcette). È vero, ma è comunque un fenomeno circoscritto a quelle poche migliaia di persone che ancora scrivono e addirittura leggono i giornali. Dopodiché se pure la destra vincerà le poche elezioni che ci restano, non sarà certo per il frizzante contributo di tutti i pachidermi che stanno montando sui vagoni di coda. È una curiosità, probabilmente stimolata dall'algoritmo che appena apro un social mi mette sotto il naso questi poveri borghesi declassati coi loro ragionamenti sempre più stereotipati, affinché io reagisca... come? Forse producendo un'altra lenzuolata di testo come questa, maledetto algoritmo, mi hai fregato anche stavolta. Stiamo tutti girando sempre più veloce, me compreso, e osservarli mi fa passare il tempo; non credo che questa pratica di osservazione mi salverà, anche se al personaggio di Poe, ora che ci penso, succede. 

mercoledì 8 ottobre 2025

Del non capire Francesca Albanese


Dai e dai, ce l'hanno fatta anche stavolta. Su un mare di gente, sono riusciti a distinguere uno striscione che galleggiava diffondendo un messaggio molto discutibile. A quel punto bastava mostrare soltanto quello striscione, spiegare che il mare avrebbe dovuto dissociarsi, e non c'era più bisogno di spiegare perché loro avevano fatto stare bene a stare in casa all'asciutto. 

(Certo, sarebbe stato meglio trovare qualche scena di guerriglia urbana, ma non se n'è visto un granché, anzi i casseur venivano isolati, quindi pazienza dai, meglio uno striscione che niente).

Lo slittamento, nell'ultimo anno, è stato così lento da apparire impercettibile, eppure c'è stato: ormai nessuno prova più a difendere Israele (e chi lo fa deve ricorrere a mezzi brutali, come Pacifici e i suoi amici). La maggior parte degli ex-difensori-di-Israele-a-ogni-costo non stanno più veramente difendendo Israele, quanto piuttosto sé stessi. Il mondo accusa Israele di genocidio, ebbene loro hanno qualche remora sull'utilizzo del termine. L'Italia sciopera e protesta con un'intensità che non si vedeva da decenni, e loro fanno presente che certi striscioni proprio no, non vanno bene; e anche Francesca Albanese dovrebbe comportarsi meglio. Ma anche nei suoi confronti, non riescono più a dire che è un agente di Hamas coi conti offshore (anche perché l'Albanese, si è scoperto, ha buoni avvocati). A un certo punto è diventata una questione di faccette, di vocina, di toni. I contenuti continuano a essere del tutto sconosciuti: la maggior parte dei criticanti non ha mai letto un suo report, non hanno nemmeno idea che lei ne abbia scritti. L'hanno identificata come il leader di un movimento che credono nato all'improvviso, e non capiscono perché lei da leader non si stia comportando: la vorrebbero in televisione a farsi bersagliare dai pupazzetti, e lei magari se la invitano ci va pure, ma non è il suo ruolo e si stanca subito, ha meglio da fare. Questo è molto frustrante.

Per i polemisti di destra, comunque, il copione è già scritto. Non ha nessuna importanza cosa dica o faccia: è una donna, quindi basta recuperare il canovaccio già adoperato con Boldrini, Bindi, Schlein, e tante altre. Un po' più complicata è la situazione per il centro cosiddetto liberale e filoisraeliano, ma qui apriamo una parentesi: ha davvero senso parlarne? Di chi scrive sul Foglio o Linkiesta, voglio dire, insomma, esistono ancora? A parte Guia Soncini, gli altri li legge davvero qualcuno? Non è che semplicemente sopravvivono (con fondi pubblici) come bersagli retorici, per far sembrare tutti gli altri un po' più svegli? Non lo so, magari nelle grandi città ci sono ancora fansclub, qualche socio ogni tanto mi si palesa sui social, non sono mai sicuro che non si tratti di un bot. Io sto in provincia e non riesco davvero più a immaginare quale abisso di alienazione possa condurre persone alfabetizzate a fidarsi di un Ferrara o di un Christian Rocca – ma fingiamo una volta in più che le loro opinioni abbiano una qualche rilevanza. Ecco, questi l'Albanese non sanno come prenderla. Non l'hanno capita all'inizio e non possono più capirla adesso – ciò equivarrebbe ad ammettere, appunto, che non hanno capito nulla fin qui, un suicidio professionale: gli opinionisti non possono rimangiarsi le loro opinioni, devono calare a picco con esse. In questi casi un disegno vale più di mille parole, il che ci permette di estrarre un significato interessante persino dalla vignettina del povero Bozzo: l'Albanese gli ricorda Olivia di Braccio di Ferro. Tutto qui, nessun accenno alle sue idee, al suo ruolo istituzionale, al modo in cui l'ha svolto, alle polemiche a cui ha partecipato, alle accuse gravissime che le sono state rivolte, alla persecuzione di cui è vittima: tutte cose che Bozzo magari ignora, probabilmente la considera un personaggio televisivo alla stregua di tanti, da liquidare con una caricatura.

Mesi fa, quando non era ancora al centro di un'attenzione ossessiva, fu Francesco Cundari, a proporre una formulazione che nell'ambiente piacque molto. Suggerì, Cundari, dall'alto del suo essere Cundari, che Francesca Albanese stava alla causa palestinese come Alessandro Orsini sta alla questione russo-ucraina. Ovvero.

Ovvero Cundari non sembrava in grado di distinguere un animaletto da talk italiano da un'esperta di diritto internazionale con un incarico alle Nazioni Unite. A volte mi domando se non siano, Cundari e compagnia, le vere vittime del grillismo. Se lo sono trovati davanti nei momento in cui dovevano diventare adulti, sviluppare un senso critico, emanciparsi dai maestri... e semplicemente si sono messi dietro una siepe davanti alla prima pagina del Fatto Quotidiano, scambiando i fondi di Travaglio per l'impero del Male. Il grillismo nel frattempo è sfumato, come qualsiasi altro fenomeno col tempo. Siamo tutti cresciuti, persino Di Battista è un po' cresciuto, ma loro sono restati lì, dietro la siepe, a impallinare obiettivi immaginari. Tanti anni fa qualcuno non solo decise che erano i primi della classe, ma li convinse di questa cosa: e nessun test invalsi è intervenuto a correggere questa autopercezione. Ora non importa quante pensose previsioni si siano rivelate errate, quanti granchi siano stati pescati, quanti riveriti maitre à penser si siano palesati per tromboni costipati; lo spettacolo deve andare avanti, e lo spettacolo si basa sull'assunto che i più intelligenti siano ancora loro. E veniamo a Guia Soncini, che intelligente lo sarebbe davvero – quel tanto che le basta per aver capito, da anni, che meno si sbilancia su Israele/Palestina, meglio è. Quando poi tutti ne parlano, quando non può proprio esimersi, la Soncini padroneggia diverse tattiche. Può mandare la palla in tribuna (Ci vuole labombatomica! Lo dicono tutti!) Può commentare la stessa clip di youtube che stanno commentando tutti (il siparietto tra l'Albanese e il sindaco di Reggio Emilia), dimostrando senza farci troppo caso di averla capita meglio di tutti: che io sappia è l'unica ad aver notato che l'Albanese è intervenuta non per criticare il sindaco, ma per difenderlo da un pubblico che lo fischiava. Può notare un dettaglio che magari non è neanche vero, ma è interessante (la "vocetta da Paperina"). Potrebbe forse descriverlo in maniera meno greve ("La vocetta da bisognosa della guida maschile è il modo in cui la donna al comando si accerta che a suo marito non caschi il cazzo"), ma forse è il suo modo di non spaventarci, di non sembrarci troppo intelligente: c'è chi fa la vocetta, c'è chi scrive le parolacce, ok. Persino la Soncini non riesce, comunque a vedere cos'è successo in questi giorni. Per la prima volta dopo anni i sindacati hanno manifestato coi cattolici, con i musulmani e con gli studenti: un blocco sociale sensibilmente diverso dai soliti, che ha mandato un po' in confusione il governo e che ha modificato irreparabilmente il quadro in cui viene descritta in Italia la questione di Gaza. E però la Soncini aveva un canovaccio troppo comodo per rinunciarvi – la gita in barca dei bianchi privilegiati esibizionisti che si illudono di salvare il mondo – e lo ha usato. Avrà finto di non vedere che la Flotilla è partita da Tunisi, aveva un nome arabo e radunava volontari da tutto il bacino del Mediterraneo – la barchetta che per poche migliaia di metri non è riuscita a spiaggiarsi sulla Striscia era turca.   

Almeno una volta ho lasciato scritto che assistere più o meno passivamente a tutti questi disastri mi fa sentire come il personaggio di John Hurt nei Cancelli del cielo. Questo è vero un po' per tutta la mia classe, e in particolare in questi giorni mi sembra vero per la Soncini, la più brava di tutti noi a raccontarcela. A chi se non a lei avremmo fatto leggere un discorso nella cerimonia del diploma – un discorso, ovviamente, bislacco e divagante che avrebbe preso in giro tutti, dopodiché i maschi se ne sarebbero andati a menarsi in girotondo.

Ovviamente quando la Confcoltivatori del Wyoming decide di sterminare i peones lui non è così d'accordo, ma nemmeno si preoccupa troppo del problema: dopodiché continua a fare battute del cazzo finché non si ritrova al centro esatto di un girotondo all'ultimo sangue, dalla parte sbagliata della barricata, anche se non gli viene nemmeno in mente di sparare. L'ultima cosa che dice è: l'anno scorso ero a Parigi, oh quanto amo Parigi (la penultima è: madò, quanti sono, mica potete farli fuori tutti).

sabato 21 giugno 2025

"Anziani alla guida"


Ce ne sarebbe da dire, con tutto quello che è successo; ma faceva troppo caldo e così ho messo la famiglia in macchina puntando verso il mare. Dopo la Cisa stanno rifacendo dei viadotti ed era ora, perciò a un chilometro qualsiasi ci siamo trovati davanti a un bivio imprevisto, sarà successo anche a voi. Le due corsie dell'autostrada si separano, nel giro di pochi secondi bisogna decidere da che parte stare anche se quasi sicuramente le due piste si riuniranno alla fine del cantiere. E sia detto, a onore dei responsabili, che due cartelli identici erano stati messi, a fugare ogni sospetto e dubbio: quello che puntava a sinistra diceva LA SPEZIA, mentre quello che puntava a destra ugualmente recava LA SPEZIA, per cui capite bene che ogni precauzione per tranquillizzare i viaggiatori era stata presa. 

Ciononostante. 

Ciononostante io, che in un soprassalto di prudenza avevo scelto la corsia destra (la più sicura in questi casi; la meno esposta a non implausibili frontali con i veicoli incanalati nella direzione opposta) ecco che mi ritrovo dopo qualche centinaio di metri a inchiodare bestemmiando (a voce alta) e pregando (a voce muta), perché?

Perché un idiota in una Punto, che aveva preso la mia stessa corsia, aveva deciso di punto in bianco che non era quella giusta: non solo che lui non desiderava recarsi alla Spezia, destinazione in effetti un poco deludente, bensì alla Spezia! Quello sì un traguardo degno di cotanto spavaldo pilota! ma che un simile cambiamento di idea fosse ammissibile trecento metri dopo il bivio, quando le due vie delle spezie erano ormai separate da coni segnaletici, o jersey o triangoli o chennesò, non è che io abbia avuto il tempo per osservarli mentre cercavo di salvare la vita alla famiglia su un viadotto a mobilità limitata, ma insomma l'idiota si era fermato in mezzo all'unica corsia a disposizione e stava aspettando il momento propizio per farsi strada tra i coni, i triangoli, per farsi ammazzare dalle vetture che procedevano spedite verso la sinistra, visto che io che avevo scelto la destra non provvedevo. 

È tutto durato una manciata di secondi ー la frenata, lo sguardo febbrile allo specchietto alla ricerca dell'Audi che mi avrebbe prontamente tamponato se frenavo troppo, la bestemmia, la preghiera, il sollievo e persino un'ultima osservazione con la coda dell'occhio: sul lunotto posteriore della Punto un parente apprensivo aveva stampato un A4: ANZIANO ALLA GUIDA. E io, che avevo appena ascoltato una rassegna stampa, ho pensato che in fondo dovevo smetterla di incazzarmi, e in generale anche solo di ascoltare le rassegne di una stampa generalmente scritta da anziani che se gli dai una Punto in mano guarda che ti combinano: e se gli dai l'editoriale in prima pagina, cosa ti aspetti?

E se gli dai la Casa Bianca?

Così insomma ce ne sarebbe da scrivere, in questi giorni: ma fa troppo caldo e inoltre sono al mare. 

lunedì 17 marzo 2025

Armiamoci, e qualcuno partirà


– La manifestazione europeista di sabato aveva una piattaforma talmente confusa che avrei potuto andarci anch'io – perché per quanto "riarmo" sia una parola indigesta, se si trattasse di sganciarci dagli USA e riconoscere che abbiamo priorità diverse (al di là del matto che cambia idea tutti i giorni, anche prima e dopo di lui gli USA avevano e avranno priorità diverse), se si trattasse di dissolvere la Nato e riprenderci le nostre responsabilità difensive, io non avrei obiezioni. Ma nessuno in piazza ha osato proporlo, e quindi dopo esserci andato mi sarei andato parecchio a disagio. Avrei trovato perlopiù anziani preoccupati non tanto dal rischio di un'escalation militare nell'Europa orientale, ma dal fatto che a est c'è un dittatore cattivo che tortura la gente, cosa che noi europei a quanto pare non facciamo (in effetti queste cose le amiamo delegare). Anziani preoccupati non tanto dalla necessità di ridefinire il nostro rapporto con gli USA, ma perché a ovest c'è un matto cattivo che non rispetta i trattati – come se invece tutte le decisioni che abbiamo preso fin qui fossero sagge e razionali. Dagli anziani ci si aspetterebbe almeno saggezza, e invece sembrano il segmento più eccitato da semplificazioni che fino a qualche anno fa avrebbero trovato offensive.

– La causa di tanta eccitazione e tanta semplificazione sono i quotidiani, di cui i boomer sono ormai gli ultimi lettori. Viene spontaneo ricordare i girotondini di vent'anni fa – la confusione esistenziale di Michele Serra ricorda molto quella di Nanni Moretti. Coi girotondini Repubblica cercava di intestarsi una resistenza antiberlusconiana del ceto medio-riflessivo che dopo le elezioni del 2001 era perlopiù rimasto in casa, terrorizzato prima dal Movimento dei Movimenti bastonato a Genova, e poi dal contraccolpo dell'11 settembre. Ma era un'altra repubblica, e soprattutto un'altra Repubblica. Quella di adesso è, le piaccia o no, l'house organ di Stellantis, che ha bisogno del piano di riarmo molto più di quanto Putin abbia bisogno dell'Ucraina occidentale. Non so quanto Serra se ne renda conto e alla fine temo non abbia molta importanza, se non per una questione mia affettiva che non ha senso approfondire. 

– L'età media era molto elevata, anche se confrontata con quella di un 25 aprile medio. Al 25 aprile la bandiera più sventolata ormai è la palestinese, ieri era proibito portarla: qualche cosa vorrà dire. Dopodiché immagino che gli organizzatori non si siano sospettati neanche per un istante razzisti, mentre parlavano a una piazza tutta bianca (non solo di capelli) dell'eccezionalità della nostra cultura occidentale europea. Nel frattempo a Gaza manca l'acqua potabile perché i nostri alleati israeliani hanno staccato la corrente agli impianti di desalinizzazione. La coincidenza la noteranno più i posteri, forse sarà la cosa che più noteranno della manifestazione di sabato.

– La questione ucraina sembra davvero troppo cruciale e delicata per farla descrivere agli ucraini, che pure in Italia ci sono, ma sui palchi di queste manifestazioni non salgono, non parlano. Forse qualcuno si dimentica di invitarli. Oppure un tipo di retorica è diventata fastidiosa a loro molto prima che a noi.

– Mettiamoci un po' di ottimismo della volontà. È servita una micidiale guerra di posizione con centinaia di migliaia di morti, ma i tedeschi hanno ufficialmente smesso di credere nell'austerità. Ottocento miliardi è una cifra ipotetica, buttata lì per spaventare il nemico, ma una volta accettato che situazioni emergenziali giustificano spese eccezionali, sarà molto più facile individuare le eccezioni, anche perché il futuro di crisi ce ne riserva tante, probabilmente più climatiche che geopolitiche. Ma se possiamo investire in furgoni, purché blindati, si tratterà di convertirli in autoambulanze e camion dei pompieri e siamo abbastanza creativi per farlo. Se poi il M5S torna al governo, non si può escludere che scopriamo la necessità di un bonus facciate per rendere finalmente le nostre dimore sicure anche da un punto di vista strategico: e prima che i tedeschi capiscano che li abbiamo presi in giro anche stavolta, potrebbero passare altre due eurolegislature. Viva l'Europa.

– Credo che Elly Schlein – che da due anni si muove su una lama sottile ondeggiando molto ma non è ancora precipitata – abbia bisogno del sostegno di tutti noi, dove "noi" è un insieme che probabilmente include gente molto più a sinistra di me ed Elly Schlein. Il PD poteva spaccarsi, o appiattirsi sulla linea dell'Armiamoci e Partite che piace molto ai suoi parlamentari, e molto meno ai suoi elettori. È riuscita a elaborare una risposta più complessa, a mantenere la linea e a parare i colpi, presentandosi anche lei in piazza (anzi, è stata tra i primi ad aderire, depotenziando tutta l'iniziativa perché tra la sua idea di Europa e quella molto vaga di Serra c'è una sensibile differenza). Si poteva fare di meglio? Ovviamente. Qualche politico oggi in Italia avrebbe saputo fare di meglio? Guardatevi in giro.

sabato 25 gennaio 2025

Non vi si nota anche se non venite (alla Giornata della Memoria)


Ma io me lo immagino, il povero giornalista (in questo caso Pierluigi Battista), che verso metà gennaio comincia a sfogliare speranzoso i quotidiani. Siccome la consegna è prendersela coi filopalestinesi, quando ci si avvicina al Giorno della Memoria, non resta che trovare qualche filopalestinese che vuole boicottare il Giorno della Memoria, e il pezzo si scrive da solo. Io me lo immagino, mentre ripassa mentalmente tutte le citazioni che gli faranno raggiungere le cinquemila battute. Chi non ha memoria non ha futuro! Meditate che questo è stato! Ecc. Me lo immagino mentre scrolla la testa sconsolato, per questi filopalestinesi che negano il valore della più sacra delle commemorazioni. Senonché.

Senonché passano i giorni, il 27 si avvicina, e il povero Battista questi filopalestinesi boicottanti la memoria non riesce a trovarli. Non fanno che parlare di Palestina, maledetti; non fanno che contemplare le rovine e documentare il disastro, e non ce n'è nessuno disposto a litigare sulla più sacra delle commemorazioni, il che è molto sleale da parte loro; anche perché Battista questo pezzo prima o poi deve consegnarlo. Cosicché.

Cosicché, quando arriva il 23, Battista scioglie gli indugi, siede alla scrivania e scrive un pezzo accorato per informare i tre lettori del Foglio che la Giornata della Memoria la boicotta lui. Perché anche l'antisemitismo a certi livelli è un lavoro, e quando vuoi fare un lavoro serio, devi fartelo da solo.

In questo articolo, tra le altre cose, Battista ci spiega che "Ad Amsterdam, la città di Anna Frank, hanno linciato gli ebrei strada per strada, albergo per albergo, con i taxi guidati da islamisti che coordinavano le aggressioni con le modalità del pogrom". A tutt'oggi la pagina di Wiki sui fatti di Amsterdam registra "5 hospitalized, 20–30 injured": una cifra non molto distante dalla media dei match UEFA. Viene il sospetto che se la partita non fosse caduta proprio nell'anniversario della Notte dei Cristalli – e se non avesse coinvolto tifosi israeliani – i tafferugli avrebbero ottenuto un decimo dell'attenzione internazionale che ottennero. Chiunque altro li paragonasse a un pogrom dovrebbe soltanto vergognarsi di strumentalizzare la tragedia dei pogrom per portare acqua al suo mulino, ma Battista è un editorialista italiano, ha il suo lavoro da fare. Scrive anche che "cacciano gli studenti ebrei dalle Università, da Harvard fino a Torino", una notizia che sinceramente mi era sfuggita (studenti ebrei espulsi dalle università?): a me sembrava di ricordare di una rettrice di Harvard costretta alle dimissioni perché aveva osato affermare che l'antisemitismo del coro "from the river to the sea" dipendeva dal contesto. Il che è discutibile, ma insomma, quando i sionisti dicono di voler unire la Terra Promessa dal Giordano (che è il "fiume") al Mediterraneo (che è un "mare") non saranno mica antisemiti anche loro? Dipenderà dal contesto, o no? Scrive: "Hanno boicottato una nota manifestazione canora perché tra i partecipanti c’era un’ebrea israeliana che cantava con animo straziato le vittime del pogrom di Hamas". Credo sia un riferimento all'Eurovision. Qualcuno ha boicottato l'Eurovision? Al massimo non l'avrà visto in televisione. Battista si è sentito in dovere di vederlo? Si è sentito in dovere di trovare "straziante" la canzone israeliana? Mi spiace tanto per lui, e capisco l'amarezza e persino il disgusto, ma non credo sia un buon motivo per non commemorare il 27 gennaio. 

Battista insomma ha strumentalizzato la ricorrenza del Giorno della Memoria per cucinare un pezzo di bassa propaganda imbottito di fake news: cosa di cui, non fosse un editorialista italiano, si dovrebbe tanto vergognare – e dei suoi gusti musicali. I filopalestinesi no: i filopalestinesi italiani per lo più si stanno comportando, in questi giorni, con una maturità sorprendente (perlomeno sorprende me), resistendo alle tentazioni di strumentalizzare la commemorazione ed evitando sciocchi paragoni tra la Shoah e la catastrofe di Gaza, di cui stiamo soltanto cominciando a misurare l'entità. Siccome questi paragoni erano, fino all'anno scorso, una trita consuetudine, mi viene da pensare che almeno qualcuno sta crescendo e sta capendo come evitare certi tranelli; oppure le immagini che ci arrivano da Gaza sono così terribili che non c'è più bisogno di paragoni storici per commentarli: la cronaca è decisamente più dettagliata della Storia, perlomeno finché qualche giornalista in zona sopravvive. 

Tutto questo dev'essere molto snervante per alcuni sionisti italiani, che per giustificare il loro boicottaggio del Giorno della Memoria non hanno trovato di meglio che lamentarsi perché sui social qualcuno insulta la Segre. Il che è senz'altro increscioso – la Segre merita rispetto in quanto reduce e testimone, al di là delle opinioni più o meno informate che esprime su altri argomenti – ma è veramente un po' poco: anche perché come ad Amsterdam, manca una riflessione quantitativa; quanta gente perde davvero tempo a scrivere brutte cose alla Segre su Facebook? Cento, duecento, mille, un milione? Farebbe una certa differenza. 

Dopodiché, amen. Mi dispiace se qualche ebreo italiano non partecipa alla commemorazione del 27 gennaio, ma spero capisca che il 27 gennaio è di tutti, o meglio: interpella tutti. E non solo in quanto potenziali vittime, ma soprattutto come potenziali carnefici o complici di carnefici. Statevene pure a casa se avete paura del confronto con chi ha opinioni diverse; ma spero che non vi siate davvero convinti che a voi non possa mai succedere questa cosa, di assistere a una carneficina senza muovere un dito, o addirittura di collaborare coi carnefici. Perché vi garantisco che può capitare a tutti; e in particolare a chi meno se l'aspetta. Meditate.

lunedì 30 dicembre 2024

I giornalisti devono essere liberi (e vivi)

Ifj.org

– Vorrei Cecilia Sala libera immediatamente. Vorrei tutti i giornalisti liberi di fare il loro mestiere.

– In questo specifico caso, la situazione è complicata dal fatto che gli iraniani più che ai soldi danno la sensazione di volere uno scambio con il presunto agente che gli avremmo appena arrestato: ma il fatto è che l'abbiamo arrestato su ordine degli americani, in base ad accuse avanzate dagli americani, insomma lo hanno preso loro.

– Se si trattasse di soldi una soluzione la troveremmo, l'abbiamo quasi sempre trovata; ma se si tratta di disobbedire agli americani ci vorrebbe un governo in grado di assumere una posizione non prona nei confronti di Washington, il che esclude il Signor Presidente Meloni: lui la voce grossa la può giusto fare alla recita di fine anno davanti al suo raduno di cosplayer.

– Tra qualche mese sarà il ventennale di quella volta che abbiamo cercato di liberare la giornalista Giuliana Sgrena (pagando un riscatto) e agli americani forse la cosa non andava a genio, o perlomeno accadde che un soldato americano a un posto di blocco accolse la giornalista Giuliana Sgrena e l'agente Calipari con una sventagliata di mitra che uccise quest'ultimo.

– Come sempre spero di sbagliarmi, anzi di più: ma il fatto che gli organi di stampa più vicini al governo abbiano iniziato a gettare fango su di lei, senza trovare niente di meglio che un tweet di nove anni fa, suona come l'ammissione che no, non sarà facile liberare Cecilia Sala.  

– Sul Foglio (un giornale che non compra nessuno e che continua a pubblicare propaganda antistatalista a spese del contribuente) vedo che c'è un commosso editoriale in suo onore di Giuliano Ferrara: lo stesso buffo personaggetto che chiese a Un Ponte Per... di fare una colletta per restituire i soldi del riscatto di Simona Pari e Simona Torretta. A lui nessuno chiederà di fare una colletta simile, non solo perché nessuno scenderebbe al suo livello, ma perché davvero, chi gli darebbe un soldo?

– Come scritto più sopra, io vorrei che non solo Cecilia Sala, ma tutti i suoi colleghi fossero liberi di lavorare. In Israele quest'anno ne sono morti ammazzati circa un centinaio, senza che il Foglio Fondato da Giuliano Ferrara ci trovasse nulla di sbagliato. Auspico che la Sala sia libera al più presto, e che trovi finalmente lo spazio che merita senza più avere nulla a spartire con personaggetti del genere. 

– La mia opinione sul lavoro di Cecilia Sala è poco interessante, probabilmente dovrei tenerlo per me: semplicemente non la conosco abbastanza. Sono sicuro che abbia un senso documentare la condizione delle donne in Iran, e la repressione della femminilità che viene praticata dal regime; e allo stesso tempo ho la sensazione che si tratti spesso di un argomento isolato ad arte (non vengono represse soltanto le donne, e non sono solo le donne a protestare) per ragioni di proiezione e propaganda, da gente che per liberare le donne iraniane non esiterà un domani a bombardarle. La stessa Sala ha avuto modo di sperimentare, negli scorsi mesi, la reazione stizzita di tanti propagandisti nel momento in cui lei chiedeva appena un po' di spazio per verificare e approfondire una notizia. Alcuni di questi agitatori stanno già scrivendo che ben le sta, che non doveva fidarsi degli iraniani. Anche per loro nessuno proporrebbe mai una colletta: che forse è il motivo per cui non si fidano di nessuno e se ne restano comodi a casa, a far la morale agli altri.

venerdì 13 dicembre 2024

Glorifichiamo i bombardamenti, sola fonte del diritto


Onesto Ernesto Galli Della Loggia, 

ho letto il suo ultimo editoriale sulla fine dell'Occidente, e devo confessare di esserne stato sopraffatto al punto che per me è davvero difficile sbrigliare il nodo di emozioni che la lettura ha suscitato. Indignazione per le cose che ha scritto (in pratica l'Occidente starebbe declinando perché non accetta che in guerra i civili debbano morire) orrore per ciò che l'articolo sottende, ovvero che chi non si rassegna all'incipiente stato di guerra sia da considerarsi decaduto, un'idea che ultimamente vedo rimbalzare sempre più spesso e a cui mi devo evidentemente rassegnare; smarrimento, paura per i miei famigliari che vivranno molto più a lungo di me e di lei, in tempo per vederlo del tutto concretizzato, questo stato di guerra in cui chi ci bombarda ha il diritto di farlo e lo spazio necessario sui quotidiani per giustificarsi; pena nei confronti dell'intellettuale di turno che queste sordide giustificazioni deve abbassarsi a scriverle, ad esempio ieri lei; disprezzo per chi gliele fa scrivere e gliele pubblica; tutto un nodo di sentimenti che alla fine è facile scambiare per semplice rabbia, visto che è così che si manifesta all'esterno: rabbia, semplice rabbia, per chi a valle di tanti discorsi sulla libertà e la giustizia, un bel giorno ci avverte che il ciclo è finito, la pacchia pure, e siamo di nuovo carne di cannone. 

Illustre Ernesto, è così: lei mi ha fatto tanto arrabbiare, ma non vorrei nemmeno per un istante che lei credesse che la rabbia perturbi la mia lucidità: per quanto quel che ha scritto sia orribile, per quanto le sue implicazioni siano luride così come è lurido ogni ragionamento che posa le sue fondamenta non sul sottile strato dei diritti umani, ma un po' più in basso, sulla solida legge della giungla e del mare, il caro vecchio diritto del più forte: l'unico diritto internazionale in cui crede davvero, né se ne vergogna, e questo accresce la pena che provo nei suoi confronti, illustre spudorato. Lei ha avuto almeno non dico il coraggio, coraggio è una parola che va meritata, ma la spudoratezza, di scrivere un po' di cose come stanno. Di additarci il vero fondamento giuridico su cui questo Occidente di cui da qualche mese improvvisamente tutti parlano basa la sua secolare superiorità morale: non la Dichiarazione d'Indipendenza del 1776, né quella dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, e ovviamente nessuna carta dell'Onu o consimili. No, sfacciato Ernesto, lei ha almeno scoperto l'altare, sicché possiamo vedere di che lacrime grondi e di che sangue: l'Occidente è stato fondato da Roosevelt e Truman, intorno al 1945: non è basato sui "diritti" di qualche comunità di supposti "civili", ma sulla superiorità aerea degli USA e sui bombardamenti assolutamente fuori scala che resero gli USA la potenza egemone che vorrebbe continuare a essere anche nel secolo XXI. Questo è l'unico diritto che ha contato, l'unico motivo per cui in prima pagina del Corriere ottant'anni dopo c'è lei e non qualche altro illustre barbogio a concionarci sulla superiorità della razza italica o sulla dittatura del proletariato; non è mai stata una guerra di idee, e lei lo sa; è stata una guerra di bombe e ha vinto chi le aveva più grosse, per cui Hiroshima e Nagasaki non si processano; viceversa è chi ha ridotto Hiroshima e Nagasaki a cumuli di cenere che ha il diritto di processare noi, se non ci rassegniamo. Proprio così.

Proprio così, svergognato Ernesto, e quindi che senso ha chiederle se non si è vergognato appena un po', mentre confessava (in prima pagina sul Corriere) di non essere esperto di diritto internazionale, proprio lei che tante altre volte ci ha ricordato quanto sarebbe necessario applicare a scuola un po' di sana meritocrazia. Soltanto a scuola, evidentemente: laddove sulle prime pagine dei quotidiani nazionali è meglio che lo spazio sia riservato a cognomi illustri privi di competenza in materia e addirittura orgogliosi di rimarcarlo, affinché sia chiaro anche al più bue dei lettori che le materie non sono competenza di chi le studia, ma di chi è più lesto a suonare la trombetta del più forte, e ieri il più lesto è stato lei, complimenti: e le auguro una vita lunghissima, non solo perché possa vedere almeno un po' della distruzione e della sofferenza che sta auspicando, ma affinché possa vergognarsi di quel che ha scritto, e non solo domani e dopodomani, ma ogni mattino della sua vita, per miliardi di mattine. Si immagini – ne è capace – se qualcuno avesse scritto le sue parole, le sue identiche parole, all'indomani della strage di Bucha, o il 17 marzo del 2023, quando la Corte Penale Internazionale emise un mandato di arresto nei confronti Vladimir Putin. Si domandi – non so se ne sia capace – come mai questa sozza apologia dei bombardamenti sui civili gli è toccato scriverla solo all'indomani di un pronunciamento contro Israele, un Israele che insomma è il figlio viziato dell'Occidente che tutto deve permettersi e di nulla può vergognarsi; Israele di cui ormai è impossibile negare i crimini contro l'umanità, al punto non resta che sollevare il tavolo e stabilire che "crimini contro l'umanità" è una definizione senza senso. Il che ci renderà poi più difficile accusare di questi crimini gli stessi nemici di Israele, Hamas in primis, ma questo giustamente a lei non interessa: sì, la CPI ha emesso mandati di cattura anche per loro, ma non sarà il Diritto Internazionale a metterli fuori gioco, bensì le bombe. Israele deve continuare ad averle più grosse: solo su questo è basato il suo diritto (anche su un libro di leggende un po' vecchiotte, ma che cominciano a essere citate sempre più spesso come fonte giuridica, forse tra un po' inizierà anche lei). Israele dovrà essere sempre più potente, e lo sarà: sempre più cattivo, e lo è diventato: questa è l'unica sua giustificazione, basata non sui torti del passato, ma su quelli che infliggerà ai suoi nemici nel futuro. Sulla guerra: ogni suo ragionamento non porta che a una guerra che non conosce una fine che non sia l'esaurimento delle risorse materiali o umane; spero sia abbastanza onesto per accettarlo, e per vergognarsene.

Nel frattempo noi ci vergogniamo per lei.


mercoledì 27 novembre 2024

"Qualcuno doveva avere calunniato Bibi N."

Com'è noto, la Corte Penale Internazionale ("International Criminal Court"; di solito si abbrevia ICC) ha emanato un mandato di arresto nei confronti di Netanyahu (primo ministro d'Israele) e Gallant (ministro  della difesa). I primi effetti pratici non riguardano tanto Netanyahu – che attualmente rischia molto di più per le inchieste interne che lo riguardano – ma il cortocircuito psicologico di tanti osservatori che, avendo deciso anni fa di stare a fianco Israele sempre-e-comunque, ora devono spiegare al loro pubblico e a sé stessi che sono stati a fianco di un ricercato internazionale. 

Ognuno reagisce a seconda del proprio temperamento e delle proprie priorità, il che ci consente di assistere a svelamenti molto interessanti: il Washington Post ad esempio si permette di spiegare all'ICC su quali popoli debba indagare: sulla Russia sì, sul Sudan sì... su Israele no. Gli opinionisti italiani non si sentono altrettanto autorevoli; Paolo Mieli, proponendo di indagare solo a guerra finita, lascia intravedere la preoccupazione professionale di sapere prima chi ha vinto, perché mica si può saltare su un carro così, alla cieca, senza essere sicuri che sia quello del vincitore: sono loro che scrivono la Storia, e Mieli questo si considera, uno storico. Passando dalla generazione dei padri a quella dei figli, segnalo un Mattia Feltri in fase depressiva, che è pur sempre la penultima prima dell'accettazione del lutto: il diritto internazionale, ci spiega, è un'assurdità. Che uno dice, no, aspetta, e Norimberga? Mattia Feltri ci ha riflettuto, ed ebbene sì: fu assurda pure Norimberga. Niente ha senso, se ci pensi un attimo: se Netanyahu domani si facesse Gerusalemme ~ Tel Aviv contromano ai duecento all'ora, deviando occasionalmente per mettere sotto i pedoni, non avrebbe più senso nemmeno il codice stradale, né quello penale: nulla. Del resto se invece qualcosa avesse senso, qualcuno potrebbe accusarci di connivenza, di complicità, e quindi no: abbiamo controllato bene e nulla ha senso. Qualcuno doveva aver calunniato Bibi N., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato.

Altrove siamo nella fase della contrattazione, o perlomeno questo è il senso che a volte mi sembra che abbia un certo tipo di garantismo: concedere senza troppo recedere; mostrarsi informati dei fatti senza trarne fastidiose conseguenze – sì, è vero, il mandato d'arresto c'è, ma non equivale a una sentenza di condanna, non capite la differenza? Ieri per esempio Guido Vitiello stigmatizzava l'"analfabetismo giuridico" dilagante, il che è buffo: non perché in effetti non ci siano parecchi analfabeti in giro, ma perché lo scriveva su una colonna del Foglio, lo stesso Foglio che in cima recava un altro scoop di Giulio Meotti sul complotto islamista che manovra la Corte Penale Internazionale. Ne ha pubblicati due in una settimana, e chissà quanti ancora ne pubblicherà, chissà che dossier corposo entro Natale – Meotti è uno che si dà da fare, ci ha una pagina di en.wikipedia grossa così (la maggior parte della pagina consiste in una lista di ebrei che secondo lui sono antisemiti, poi ci sono le accuse di plagio che un utente romano cercava disperatamente e invano di cancellare), ma insomma Meotti è l'alunno sgobbone, non ha tempo per disperarsi o mettere i puntini sulle i. Il problema è che dopo due articoli e una settimana di lavoro, non ha ancora ancora capito quale Corte sta dossierando. 

Il 23 novembre se l'è presa col giudice Nawaf Salam "amico dei regimi e odiatore d’Israele". "Nawaf Salam è il presidente della Corte penale internazionale. Nei suoi discorsi all'Onu, ha accusato le “organizzazioni ebraiche terroristiche”, dicendo che “per troppo tempo i criminali di guerra di Israele hanno beneficiato dell’impunità”". Allego lo screenshot, hai visto mai.


Ora, Meotti avrà le sue fonti. È un giornalista che scrive le stesse cose da vent'anni e più, e non scrive nient'altro; vuoi che non le sappia? Se ha delle prove per sostenere che un autorevole giudice con un importante incarico internazionale sia un "amico dei regimi" e "odiatore di Israele", chi sono io per smentirlo? Nessuno, e infatti non lo smentisco. Mi permetto di annotare soltanto, ecco, un minutissimo dettaglio: Nawaf Salam non è il presidente della Corte Penale Internazionale (ICC). Nawaf Salam non è nemmeno un giudice dell'ICC. Nawaf Salam ha un incarico presso un altro tribunale internazionale, completamente autonomo rispetto all'ICC: si chiama Corte Internazionale di Giustizia (International Court of Justice), e di solito si abbrevia con ICJ: anch'essa ha sede all'Aja, e anch'essa nei mesi scorsi si è pronunciata sul massacro di Gaza (intimando a Israele di evitare un plausibile genocidio), per cui non è così difficile confondersi, mettiamola così. Ma un esperto di Medio Oriente, su un giornale in teoria tanto autorevole, almeno il giorno dopo avrebbe dovuto ammettere e segnalare la svista. Invece ieri Meotti ha di nuovo confuso ICC e ICJ; si vede che proprio per lui sono la stessa cosa. Analfabetismo giuridico, perlappunto – insomma, a questo professionista hanno chiesto di montare a neve tutte le voci che trova contro una corte, e lui in una settimana non è riuscito nemmeno a capire di che corte si sta parlando, e nessuno della redazione lo corregge, compreso gli esperti di diritto, ma com'è che riuscite a farvi pagare, voialtri, e a proposito, chi vi paga? 

Ah già: io. Vi pago io.

martedì 19 novembre 2024

O Gramellini è antisemita o...


Qualche tempo fa ho affermato che la "Definizione operativa di antisemitismo" dell'IHRA è un pasticcio; oggi proverò con un esempio. Avrete sentito dell'albergatore trentino che si è rifiutato di ospitare una coppia di turisti israeliani: una forma di protesta senz'altro discutibile – tutte le forme di boicottaggio lo sono – e comunicata in modo maldestro: come spesso succede quando iniziative del genere vengono prese da singoli e non da collettivi. 

Buongiorno, vi informiamo che gli israeliani, in quanto responsabili di genocidio, non sono ospiti graditi nella nostra struttura. Pertanto, se vorrete cancellare la prenotazione, saremo lieti di garantirla gratuitamente.

Qualcuno ha accusato l'albergatore di antisemitismo. Vediamo. La definizione IHRA include diversi "esempi contemporanei di antisemitismo", almeno undici.

– Incitare, sostenere o giustificare l’uccisione di ebrei o danni contro gli ebrei in nome di un’ideologia radicale o di una visione religiosa estremista. L'albergatore non fa nulla di tutto questo, e non ha nemmeno parlato di "ebrei".

– Fare insinuazioni mendaci, disumanizzanti, demonizzanti o stereotipate degli ebrei come individui o del loro potere come collettività – per esempio, specialmente ma non esclusivamente, il mito del complotto ebraico mondiale o degli ebrei che controllano i mezzi di comunicazione, l’economia, il governo o altre istituzioni all’interno di una società. L'albergatore non ha fatto nessun tipo di insinuazione nei confronti degli ebrei. Non ne ha parlato. 

– Accusare gli ebrei come popolo responsabile di reali o immaginari crimini commessi da un singolo ebreo o un gruppo di ebrei, o persino da azioni compiute da non ebrei. L'albergatore non ha accusato gli ebrei di nulla. Non ha parlato di ebrei.

– Negare il fatto, la portata, i meccanismi (per esempio le camere a gas) o l’intenzione del genocidio del popolo ebraico per mano della Germania Nazionalsocialista e dei suoi seguaci e complici durante la Seconda Guerra Mondiale (l’Olocausto). L'albergatore non ha parlato di nazisti, Germania o seconda guerra mondiale (e nemmeno di ebrei).

– Accusare gli ebrei come popolo o Israele come stato di essersi inventati l’Olocausto o di esagerarne i contenuti. L'albergatore non ha parlato dell'Olocausto (né degli ebrei "come popolo").

– Accusare i cittadini ebrei di essere più fedeli a Israele o a presunte priorità degli ebrei nel mondo che agli interessi della loro nazione. L'albergatore non  ha formulato nessuna accusa nei confronti di alcun cittadino ebreo. In generale non ha proprio parlato di ebrei.

– Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo. L'albergatore non ha negato agli ebrei il diritto all'autodeterminazione (non ha proprio parlato di ebrei), né ha sostenuto che Israele sia un'espressione di razzismo.

– Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico. All'ottavo punto, fateci caso, la parola "ebrei" è scomparsa, e l'antisemitismo viene a indicare soltanto chi se la prende con "Israele". È il caso dell'albergatore? Se avesse usato "due pesi e due misure" – un cliché linguistico che è tipico della propaganda israeliana – se avesse richiesto a Israele "un comportamento non atteso da" / "non richiesto a nessun altro Stato democratico"... ecco, mettiamola così: se ogni "Stato democratico" si arrogasse il diritto a commettere almeno un genocidio, le critiche dell'albergatore dimostrerebbero questa volontà di applicare "due pesi e due misure". Qualcuno potrebbe obiettare che è andata proprio così: se gratti bene sotto ogni "Stato democratico" trovi un ex impero coloniale che qualche genocidio potrebbe averlo commesso. Non siamo forse ipocriti, a criticare Israele per cose non molto dissimili da quelle che gli italiani fecero in Libia o in Etiopia? (È una domanda retorica. No, non siamo ipocriti. La memoria dei genocidi passati non scusa i genocidi presenti). 

– Usare simboli e immagini associati all’antisemitismo classico (per esempio l’accusa del deicidio o della calunnia del sangue) per caratterizzare Israele o gli israeliani. Notate anche qui come la parola "ebrei" sia scomparsa del tutto: il problema qui è che qualcuno potrebbe prendersela con gli israeliani. E senz'altro se li chiamasse deicidi o usasse contro di loro "la calunnia del sangue", che non viene ulteriormente definita perché chi ha scritto queste righe dà per scontato che tutti la conoscono, starebbe attingendo a un repertorio antisemita, ma è comunque curioso il lapsus per cui queste dicerie sarebbero antisemite se rivolte agli "israeliani". E se qualcuno le rivolgesse agli ebrei non israeliani, non sarebbe ugualmente antisemita? Sembra ovvio, ma la "definizione" non lo dice: e non lo dice per il semplice motivo che è scritta male. Comunque l'albergatore "non ha usato simboli e immagini associate all'antisemitismo classico", andiamo avanti.

– Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti. Il famoso reato di "Holocaust inversion" per cui molti sionisti vorrebbero le dimissioni dell'Albanese. Ne abbiamo parlato e ne riparleremo – qui in sostanza sono gli israeliani a chiedere per loro un peso e una misura diversi da tutte le altre nazioni, le cui politiche possono essere paragonate al nazismo, mentre ciò che fanno loro dovrebbe essere imparagonabile per definizione. Per ora ci è sufficiente notare che l'albergatore non ha fatto paragoni coi nazisti. 

– Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele. Beh, diciamo che ci è andato vicino, considerando due turisti israeliani "collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele". Il che tra l'altro è nello spirito di qualsiasi boicottaggio. Ma i due turisti sono stati respinti in quanto israeliani, non in quanto ebrei. 

Insomma l'azione intrapresa dall'albergatore, per quanto criticabile, non sembra rientrare negli esempi contemplati dalla Definizione Operativa. È pur vero che la stessa Definizione ammette di non essere esaustiva, il che introduce un altro problema: quanti altri casi di antisemitismo possono sussistere, e a chi spetta identificarli? 

Forse a Gramellini?


Passiamo sopra il virgolettato assurdo ("ritenendoli responsabili": chi lo ha detto?), e il tentativo maldestrissimo di arruolare Primo Levi, che dal sionismo prese le distanze con una lucidità chiaroveggente. Gramellini è convinto che qualsiasi forma di boicottaggio nei confronti di Israele sia antisemitismo. Siccome ha bene in mente esempi di boicottaggio nei confronti di altri Paesi (la Russia), li liquida come poco seri: va bene, sarà stato cancellato un seminario su Dostoevskij, e che sarà, una barzelletta. No, non è una barzelletta: abbiamo rinunciato al turismo russo, abbiamo smesso di vendere i nostri prodotti ai russi, tuttora paghiamo bollette salate pur di comprare meno gas possibile dai russi. (E prima dei russi boicottavamo i sudafricani, ecc.) L'episodio dell'albergatore viene incluso in una serie di episodi che dimostrerebbero "un umore diffuso nella società civile che associa ogni ebreo alle azioni del governo d'Israele". Si tratta di una serie brevissima: due episodi appena, e molto circoscritti. Nel caso dell'albergatore, come abbiamo visto, non si può proprio dire che quest'ultimo abbia associato "ogni ebreo" alle azioni del governo di Israele: non se l'è presa coi due clienti in quanto "ebrei". Non ha proprio usato la parola. 

L'ha usata Gramellini.

E perché l'ha usata?

L'unico motivo che mi viene in mente è che Gramellini consideri gli ebrei "collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele", il che però per la Definizione Operativa è un evidente caso di antisemitismo. 

Ne conseguono due possibilità: o Gramellini è un pericoloso antisemita, o la Definizione Operativa è scritta così male che può essere usata contro chiunque. Scegliete voi, io ho fatto tardi. 

Altri pezzi