giovedÃŽ 28 dicembre 2017

Ricordando un amico

Era il 29 dicembre del 1982. Esattamente 35 anni fa.
Da quando avevo iniziato la scuola elementare, direttamente in seconda perchÃĐ sapevo già leggere e scrivere, lui era diventato, nel giro di poche settimane, il mio migliore amico. Come sia potuto accadere, ancora oggi non riesco a spiegarmelo. Il suo carattere era l'esatto opposto del mio: vivace, esuberante, chiacchierone, temerario, incapace di star fermo per piÃđ di un minuto. Io, che scontavo pesantemente quell'anno in meno di età rispetto agli altri, mi sentivo catapultato in una realtà troppo diversa rispetto a quella della scuola materna; istintivamente, forse, trovai in lui ciÃē che avrei voluto essere, quella vitalità e quell'incoscienza che non riuscivo a sbloccare dentro di me.
Ogni tanto ci trovavamo a giocare, di solito veniva lui a casa mia, ed era un divertimento continuo. Lui aveva una fantasia sterminata, era abilissimo a inventare giochi e situazioni. Per alcuni mesi, poco piÃđ di un anno, mi sono sentito importante per qualcuno, almeno quanto lui lo era per me.
Quella sera di fine dicembre, vacanze di Natale della classe terza, lui era in auto con suo padre. Forse per il ghiaccio, nella curva dopo il cimitero del paese l'auto sbandÃē e si cappottÃē. Il padre si salvÃē. Lui, sbalzato fuori, no.
Il suo addio ÃĻ stato per me un colpo durissimo, la prima notizia terribile che mi abbia riguardato da vicino. Ho dovuto ridefinire le mie giornate, cercarmi nuovi amici, ma soprattutto ho perso in un attimo - e troppo presto - quel poco di innocenza dell'infanzia che ancora avevo. La notizia addolorÃē tutto il paese, con degli strascichi penosi: la madre impazzÃŽ dal dolore, spesso veniva a trovarci a scuola, entrava in classe col viso stravolto sotto l'immancabile fazzoletto, e la maestra era costretta a sospendere la lezione a volte anche per un'ora, perchÃĐ non se la sentiva di congedarla. Io le scrivevo ingenuissime poesie in cui quasi beatificavo suo figlio, e cosÃŽ, senza volerlo, amplificavo ulteriormente la sua disperazione. E' morta pochi anni fa, senza essersi mai ripresa.
Molti anni dopo, sembra che il destino abbia voluto goffamente rimediare a quello scherzo orrendo, donandomi, sempre il 29 dicembre, piÃđ di una settimana in anticipo sul previsto, la mia secondogenita Martina. Da allora vivo questo giorno con un sentimento ambivalente: la gioia immensa del padre, la rassegnazione per l'amico che avrei sempre voluto avere.
Si chiamava Marco.