sabato 31 dicembre 2011

GTI - Grandi Tesi Indimostrabili (3) - Perché bisogna guardare al 2012 con ottimismo

Basta disperarsi e stracciarsi le vesti, ché fa pure freddo. Contrariamente a quanto riportato dai principali organi di disinformazione, il 2012 sta per nascere sotto i migliori auspici. Ci sono almeno dieci ottimi motivi per avere piena fiducia in un anno migliore del tremendo 2011. Vediamoli.

1. Perché non c'è più Berlusconi. Il fatto che molti dei provvedimenti dell'attuale governo, se presi da Silvio e soci, avrebbero probabilmente scatenato un'insurrezione popolare, tanto auspicata anche da molti di quelli che adesso tacciono, è del tutto ininfluente. Che saranno mai duemila euro in meno, per avere finalmente un Capodanno senza Bossi, Brunetta e la Gelmini?

2. Perché, sul filo di lana, ci ha lasciato Tremaglia, orgoglioso repubblichino che però, dopo aver firmato la legge per il voto degli italiani all'estero, autogol decisivo per la vittoria di Prodi nel 2006, e soprattutto dopo essere passato ai noti centristi di Futuro e Libertà, è diventato per molti un simpatico e folcloristico vecchietto.

3. Perché la Virtus Bologna ha vinto in trasferta.

4. Perché Minzolini non è più a capo del TG1.

5. Perché nessun altro è a capo del TG1.

6. Perché sono convinto che Bruce Springsteen si deciderà a far causa a Jovanotti per il plagio di "Streets of Philadelphia".

7. Perché, ancor più sul filo di lana, si è risolta definitivamente la spinosa questione del San Raffaele: diventerà il mausoleo di Don Verzè.

8. Perché presto arriverà a Lele Mora un'altra fornitura di cerotti.

9. Perché Katy Perry è di nuovo single.

10. Perché il cinepanettone va malissimo (solo qualche milione di euro di incassi) e il Grande Fratello rischia di chiudere anzitempo, per overdose di tamarreide.

Insomma, i motivi per guardare al 2012 con ottimismo non mancano. A condizione di non pretendere di arrivare al 2013: almeno un po' di realismo, cazzo!

giovedì 17 novembre 2011

Molla il vecchio, offre Let's Bonus

Sono abbonato a Let's Bonus e in alcuni casi ho approfittato delle sue offerte, finora senza delusioni. Ma l'ultima newsletter mi ha lasciato quanto meno perplesso. In mezzo a trattamenti estetici, viaggi, cene e videogames a metà prezzo, un'offerta recita testualmente così: "60% DI SCONTO - Assistenza domiciliare ed ospedaliera per anziani, malati e disabili: scegli da 6 a 48 ore - Compra 6 ore da 72€ a soli 29€"

Clicco sull'offerta per saperne di più: è una società di assistenza privata, con sede in pieno centro a Bologna. Offre pacchetti da 6 ore (solo assistenza diurna) fino a 48 (anche assistenza notturna); l'assistenza può essere sia ospedaliera sia domiciliare, e in quest'ultimo caso include "igiene, assistenza domestica di base (letto, bagno e cibo) e accompagnamento".

Ora, è vero che, come recita sempre l'offerta, "assistere un anziano, un malato o un disabile, spesso può risultare difficile", e che un temporaneo sollievo alla famiglia può giovare, però ritrovare la cura ad una persona cara in difficoltà equiparata a una qualsiasi merce, con tanto di claims quali "puoi utilizzare un ticket per te e regalarne quanti ne vuoi", "Fai il pieno con Let's Bonus! Se acquisti questa offerta, Let's Bonus ti regala 10€ in buoni benzina" - identici a quelli che si trovano per cofanetti trucco, cene per due a base di polenta e sedute di epilazione a luce pulsata, mi ha lasciato decisamente sconcertato. Tutto nello stesso calderone, omologato e standardizzato, ridotto a mero business. Basta. Ho bisogno di sfogarmi con qualcuno che capisca il problema. E chi meglio del mio nonno novantenne? Vado a parlargli. Oh, cazzo, ho finito la benzina. Aspetta, dov'è il link?

mercoledì 26 ottobre 2011

Il bello di ripensarci

Una bella offerta per il Ponte di Ognissanti sul sito di Let's Bonus. Mia moglie ed io ci pensiamo sopra, il posto è magnifico, costa poco, adatto anche ai bambini. Solo all'ultimo istante decidiamo di cambiare itinerario e sfruttare un'altra offerta per visitare un luogo non ancora raggiunto. Ebbene, ecco cosa ci saremmo persi:

lunedì 17 ottobre 2011

Distruzione / distrazione

Dagli Anni di Piombo agli Anni di Gesso.

giovedì 6 ottobre 2011

Tarallucci e Coca Cola (Cola?)

E così, con una reciproca calata di braghe, è pace fatta tra Nonciclopedia e Vasco Rossi. Il fatto che sia stato proprio l'ormai ex rocker [citazione necessaria] a prendersela così tanto per un sito che fa delle minchiate il suo core business, mi stupisce e mi lascia allibito. Non perché non ritenessi il biascicatore di "EEEEEEEEEEEEEEEH!" capace di siffatti autogol in rovesciata, ma perché, se tutti facessero come lui, Nonciclopedia sarebbe già stata rasa al suolo da un pezzo. Ho guardato, giusto per curiosità, la pagina su Melita Toniolo, ex-GF veneta e conduttrice di programmi di modesto livello: in pratica, dalla prima all'ultima riga i nonciclopediani scrivono che è una ciucciacazzi senza rivali. Non mi risultano querele o richieste di oscuramento da parte dell'interessata. A questo punto formulo tre ipotesi:

1. Quello che c'è scritto non è querelabile perché corrisponde al vero.

2. Melita non sa leggere.

3. Melita ha un insospettabile senso dell'umorismo e una grande autoironia.

Ma penso siano comunque da privilegiare le prime due ipotesi.

mercoledì 28 settembre 2011

Avvisaglie

In due giorni è morto Mirigliani, ha chiuso il Bagaglino e Alberoni ha smesso di scrivere sul Corriere. E se avessero ragione i Maya?

mercoledì 14 settembre 2011

Appena in tempo

Oggi Amy Winehouse avrebbe compiuto 28 anni. Me l'immagino, alcuni mesi fa, sdraiata nel suo letto in mezzo ad ogni sostanza, pensare tra sé e sé: "Cazzo, ho poco tempo... Se non faccio qualcosa subito, quei fresconi di giornalisti non me li fanno più, quei bei titoloni in cui mi fanno entrare nel Club 27". Brava Amy: hai salvato i titoloni, e i paragoni scemi.

venerdì 9 settembre 2011

GTI - Grandi Tesi Indimostrabili (2): Perché bisogna ignorare le critiche

Le critiche fanno crescere. Sì, l'incazzatura.

Le critiche sono costruttive. Infatti non vedi l'ora di tirar su un bel muro fra te e chi ti critica.

Le critiche vanno accettate. Ma si fa meno fatica con una sega circolare.

Criticare non vuol dire interferire nella tua vita. Solo rendertela peggiore.

Le critiche aiutano a migliorare. La mira.

Si impara più dalle critiche che dagli apprezzamenti. E' vero: si impara ad evitare certa gente.

Se uno ti critica, non vuole mancarti di rispetto. Ma tu comportati come se lo facesse.

Ascolta sempre chi ti critica. Ma a debita distanza: di sicuro gli puzza l'alito.

Spesso chi critica vuole aiutarti. Ma, come diceva Wilde, con le migliori intenzioni si ottengono i risultati peggiori.

Se uno ti critica, non fare il permaloso. Mandalo direttamente affanculo.

In definitiva, bisogna fare di tutto per evitare, sminuire, delegittimare, ignorare bellamente le critiche. Per non parlare dei suggerimenti, che sono la versione ipocrita delle critiche. E penso proprio di poterlo dire oggi, dopo aver letto l'ennesima presa in giro sui tagli ai costi della politica.

mercoledì 24 agosto 2011

Rinforzo positivo

Forse ho trovato un modo per convincere finalmente mio figlio a imparare a nuotare. Gli dirò che, così facendo, in futuro aumenterà enormemente le sue chances di farsi trombare dalla Pellegrini.

martedì 23 agosto 2011

Informarsi prima

Anche quest'anno decidiamo di inserire, nel mesetto in Sicilia, una settimana al mare. Una nostra amica, che abita in provincia di Trapani, ci consiglia una località vicina a casa sua: la costa sabbiosa è adatta ai bambini, il mare è pulito ed è possibile visitare luoghi vicini di grande interesse storico e artistico.

Bene, mi metto all'opera. Cerco su Internet e finalmente trovo un appartamento con veranda ed aria condizionata, a soli 50 metri dal mare.

Arriva il giorno prescelto: ci mettiamo in macchina, tre ore abbondanti di strada, ed eccoci giunti all'appartamento.

I proprietari sono gentilissimi, l'appartamento corrisponde appieno alla descrizione, però fin da subito c'è qualcosa che non mi convince. Innanzitutto, le strade, tutte parallele tra loro, non hanno nomi, ma sono identificate da un numero. E già questo mi suona strano. Di solito non promette nulla di buono. Quando poi decidiamo di scendere in spiaggia, il mio presentimento trova conferma. La casa è effettivamente a 50 metri dal mare, ma dopo quella ce n'è un'altra, e poi un'altra ancora, finché la strada si interrompe sfumando nella sabbia del litorale, a non più di una ventina di metri dal mare.

Il primo giro sulla spiaggia, sviluppata per chilometri in lunghezza ma ormai ridotta a una striscia sottilissima, mi apre definitivamente gli occhi. Quelli della strada in cui avevamo la casa non erano neppure stati tra i più sfacciati. Duecento metri più in là c'è una casa in costruzione quasi sull'acqua, e la strada arriva a un punto che, se a un'auto si rompe il freno a mano, la ritrovano a mollo in due minuti netti. Il tutto in un'area che, fino agli anni Sessanta, aveva un arenile enorme, ricco di dune e di vegetazione spontanea.

Tornato a casa con la sgradevole sensazione di essere stato, sia pure inconsapevolmente, complice di uno scempio paesaggistico di proporzioni barbariche, ho finalmente fatto quello che avrei dovuto fare prima della partenza: cercare informazioni sulla località di villeggiatura su Google. Avrei trovato questo. E anche questo. E, di certo, avrei cambiato idea. Dannata pigrizia.

domenica 17 luglio 2011

Continuità

Molto si è discusso, in questi ultimi giorni, sul cambio di direzione al quotidiano "L'Unità". Concita lascia, arriva Sardo, ha fatto bene, ha fatto male, se n'è andata di testa sua, no, invece l'hanno cacciata, ci mancherà perché anche in TV non le mandava a dire, no, non ci mancherà perché era troppo in TV e poco in redazione, è un peccato perché ha dato al giornale una precisa linea editoriale, no, è giusto così perché il giornale non vende, subisce la concorrenza del "Fatto Quotidiano", dove sono confluiti vari transfughi de L'Unità pre-Concita... Insomma, tutto e il contrario di tutto.

A ben vedere, tuttavia, un tangibile segno di continuità tra la gestione dei rispettivi direttori si può trovare a mezz'altezza della home page del sito, sulla destra. E' la campagna contro le pubblicità sessiste. Dove, ormai da un mese, campeggiano due meravigliose bocce che stringono tra loro una bottiglietta di profumo. Eccolo, un preciso segno di continuità editoriale. Due tette in home page, come i siti dei principali concorrenti. Con l'aggravante che, qui, vorrebbero veicolare un messaggio esattamente contrario. Un epic fail da PD dei tempi d'oro. Davvero ben Fatto.

venerdì 15 luglio 2011

Anglicismi assassini (5)

Una docente universitaria, oggi, sosteneva che i potenziali concorrenti al loro gruppo d'impresa "non hanno l'esperienza, né il KNOW-OUT necessario". E non è la prima.

Mi consolo al pensiero che, secondo la nostra coordinatrice, il servizio che noi offriamo ha ricevuto premi "come BEXT PRACTìS". Specie per la sua valenza internazionale.

mercoledì 13 luglio 2011

Se ce l'ha fatta LUI

Una volta, quand'ero ancora poco più che maggiorenne, volevo fare il giornalista.

A diciott'anni scrivevo per i due giornali del mio paese, il bollettino comunale e quello parrocchiale. Una notizia per uno, ogni mese, ché tanto in paese non succedeva altro. Ma mi piaceva girare, telefonare, documentarmi, andare più a fondo anche in notizie apparentemente di poco conto.

A ventun anni ho iniziato a collaborare per un mensile, poi quindicinale, che per un po' ha avuto una certa diffusione a livello comprensoriale. Ho raccolto gli articoli, sono diventato pubblicista. Ero molto orgoglioso.

Poi è finita come per molti altri con la mia stessa passione: non entrava una lira che fosse una, anzi, a volte c'erano pure delle spese. A malincuore ho dovuto abbandonare tutto.

Oggi mi chiedo dove potrei essere se solo avessi perseverato.

Perché, se uno come Elmar Burchia scrive sul Corriere, allora noi tutti possiamo ambire al Pulitzer.

mercoledì 22 giugno 2011

Nell'altra stanza

Mi sta succedendo di nuovo.

Di solito è verso quest’ora della sera che avverto questa sensazione. Qualcosa che mi pervade, un calore inspiegabile, una volontà che fa a pugni con i miei casini quotidiani.

Faccio scendere la zip della tuta da ginnastica, giacca e cravatta le ho dimenticate già da un pezzo, prima ancora che imparassi a fare un nodo decente. Non sono in tuta perché ho corso, ormai pure quelle sgambate sul lungofiume sono un ricordo, e il mio fisico inizia un po’ a risentirne. La maglia aperta mi mostra impietosa un inizio di pancetta. Ma non me ne curo, a lei piaccio comunque.

Il calore si sta facendo insopportabile. Mi tolgo i pantaloni, mi sfilo la maglietta e i calzini.

Nell’altra stanza, lei mi sta già aspettando.

Mi avvicino silenziosamente. Lei è sul letto e sorride. Al contrario di me, come fossimo due vasi comunicanti, negli ultimi tempi è dimagrita, più o meno quanto io sono ingrassato, ma il suo fisico rimane irresistibile. Forse non mi ero mai accorto di quanto mi piacesse un aspetto più androgino. Ho voglia di lei come di aria di montagna.

Fino a non molto tempo fa era diverso. Litigavamo per delle stupidaggini, lei spesso si negava all’abbraccio, diceva che non mi prendevo abbastanza cura di lei, mi rinfacciava di non sentirsi difesa né protetta. A volte aveva pure ragione, non sono mai stato un cuor di leone. Ora, invece, sembra affidarsi completamente a me, è sempre pronta ad accogliermi, ad ascoltare le mie paturnie, i miei momenti di sconforto, con la stessa pazienza con cui si sorbisce il resoconto della mia giornata da disoccupato forzato. Mi aspetta nella stanza con quell’impercettibile sorriso, per darmi l’unico premio che penso di meritarmi.

Entro come se mi sentissi in fiamme. E dire che, all’inizio, avevo paura, una fottuta paura di questo calore. Per me era una novità, dopo parecchio tempo. O meglio, una sensazione che forse una volta avevo provato, di tanto in tanto, ma ora ritornava con una violenza inimmaginabile. Era cambiata lei, e stavo cambiando io. Ma come stavo cambiando? Mi stavo forse trasformando in un porco, in uno che se ne approfitta?

Ma, del resto, mi ero poi domandato, cosa c’è di male? Perché farsi così tante remore sull’istinto più naturale che si possa provare nei confronti della propria amante? Perché rinunciare a tornare a volersi bene, dopo tutto quello che era capitato?

Ora le sono di fianco, mi sfilo i boxer improvvisando un ridicolo spogliarello. Lei sorride, i suoi grandi occhi scuri mi fissano. Casomai il problema poteva ripresentarsi sotto altri aspetti. Ma non sarebbe stato certo quello a fermarmi, quando si ha così tanta voglia di ricominciare, di ristabilire un contatto, di ridare un senso alle proprie giornate.

E così, ogni sera, quando questo calore mi fa visita, mi avvicino a lei, rimuovo il lenzuolo, e lentamente mi stendo sul suo corpo sottile, facendo la massima attenzione a non urtare tubi o apparecchiature. Perché lei, da quella notte in cui mi urlò dall’auto che sarebbe sparita per molto tempo, è in stato vegetativo permanente. E io, tornato a casa con lei, non potendo donarle la morte, ogni giorno le dono il momento in cui la vita è totalmente vita.

martedì 31 maggio 2011

Bondacci sua

Abbiamo in esclusiva il testo dell'ultima poesia di Sandro Bondi da coordinatore nazionale del PdL:

Desolante scenario

Devastate macerie

Stiletti guizzanti

Fondoschiena parato.

venerdì 15 aprile 2011

Una strana atmosfera

Oggi, in ufficio, c'è una strana atmosfera.

La mia collega non dice una parola.

Io riguardo gli appunti che avevo preso su vecchi progetti ormai conclusi.

La mia collega raduna posate di plastica e tovaglioli di carta, indispensabili strumenti per mille pranzi consumati sulla scrivania.

Io apro uno scaffale e mi approprio di una decina di matite.

La mia collega afferra lo sgrassatore e ripulisce ogni centimetro quadrato di scrivania, sedia, cassettiera e scaffali.

Io rispondo a un paio di telefonate: si prega di richiamare.

La mia collega riordina gli archivi.

Io faccio carta straccia di svariati bandi scaduti e materiale promozionale obsoleto.

La mia collega controlla la mail: nessun messaggio.

Io aspetto una borsista che deve passare per una firma, non prima delle 15.30.

Noi, da domani, siamo a casa.

giovedì 31 marzo 2011

Promemoria da Lampedusa

Allora, Silvio, prima cosa: non si chiama Costa Francese, ma Cala Francese.

Secondo: se davvero vuoi farci un casinò, non sperare che ci arrivi gente col traghetto Siremar da Porto Empedocle, perché quella sì che è una vera "carretta del mare".

Terzo: a Lampedusa più che altro servirebbe un reparto maternità, visto che le donne dell'isola vanno a Palermo a partorire a proprie spese.

Quarto: un campo da golf ha bisogno di migliaia di litri d'acqua al giorno. Farlo in una zona in cui i rubinetti vanno a fasi alterne, con l'acqua di un dissalatore, è pura demenza.

Quinto: ma ti faceva proprio schifo la base USA dismessa a Comiso per trasferire i migranti?

Sesto: quegli energumeni che ieri, con fare definibile unicamente come mafioso, minacciavano di picchiare alcuni contestatori che volevano esporre uno striscione, non credo siano raccomandabili come guardie del corpo.

Settimo: non rubare. Ah, no, scusa Silvio, questo non c'entra niente. Reset.

Ottavo: comprar casa a Lampedusa in questo momento è un affarone, già che c'eri potevi acquistare direttamente mezzo paese e mandarci in vacanza le tue olgettine, così erano meno in vista e al telefono non si lamentavano di te.

Nono: quel "forse costruiremo una scuola", detto dopo il casinò e il campo da golf, dimostra sia l'idea che hai dell'istruzione, sia l'immagine di villaggio vacanze in cui vorresti trasformare l'isola (allora dopo sì che gli immigrati cambierebbero rotta: si sentirebbero troppo pezzenti!).

Decimo: l'esenzione fiscale promessa ai lampedusani vale anche per la tua neo-villa?

Undicesimo: hai detto all'incirca "sono venuto solo adesso perché sono abituato a portare soluzioni". Cavolo, rispetto a Napoli i tuoi tempi di reazione si sono un po' allungati. Urge esercizio.

Dodicesimo: le Regioni non vogliono i rifugiati, i lampedusani non ne vogliono più, i Paesi di provenienza col cazzo che se li riprendono indietro. Intanto ne giungono altri. Dove li mandi in 48-60 ore, Silvio? Nel vulcano finto di Villa Certosa?

Tredicesimo: a Porto Empedocle, dove partono le navi per Lampedusa, c'è uno splendido biglietto da visita per il viaggio: dal porto si vede una strada mai ultimata, un viadotto che si interrompe a venti metri da una galleria, ormai invaso da ruggine ed erbacce. Che dici: lo facciamo patrimonio UNESCO?

Quattordicesimo: se proprio vuoi fare tutte queste cose sull'Isola, Silvio, datti una mossa. Che sia un processo breve.

lunedì 28 marzo 2011

Rosicone

Rosicona part one - La Mussolini chiede che Bianca Balti venga cacciata dalla TIM: ha osato criticare Silvio. Alessa', inutile che te la prendi, solo perché le sue stanno ancora su che è una meraviglia.

Rosicona part two - Rita Dalla Chiesa, scoperta la pietosa bufala a Forum della finta aquilana pro-Silvio, reagisce piccata, sostenendo di non aver nulla di cui vergognarsi. Vero. E' solo colpa di suo padre, vittima della mafia perché si era fermamente opposto all'uso del preservativo.

domenica 13 marzo 2011

Papaveri around the clock

La recente scomparsa di Nilla Pizzi mi ha fatto pensare ad un impietoso confronto. Anno 1955: in Italia "Papaveri e papere" furoreggia a Sanremo. Oltreoceano, negli Stati Uniti esplode il rock n'roll. Ora, per carità, le tradizioni musicali diverse, il livello medio di istruzione, i diversi stati d'animo dieci anni dopo la Guerra... ma ancora mi chiedo: com'è stato possibile? Perché a loro Bill Haley e a noi Achille Togliani? Forse è questo l'ultimo segreto che Nilla si è portata nella tomba.

martedì 1 marzo 2011

Il Chuck Norris de noantri

Dopo il ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, sono stati oscurati 7 gruppi che, su Facebook, sono stati ritenuti "offensivi e dissacranti". Questa è la notizia, peraltro non dissimile da quanto successo immediatamente dopo il ritrovamento del corpo di Sara Scazzi.

Ma sul sito del "Corriere della Sera" il giornalista che dà questa notizia, tale Alessandro Sala, che in precedenza si occupava prevalentemente di animali, non riesce a trattenere il suo fremente sdegno. E, nel giro di un paio di giorni, confeziona due articoli che fanno strame di ogni regola giornalistica per lanciare anatemi e minacciare tutto il peggio possibile.

Nel primo, "Yara tornerà come zombie". I gruppi macabri di Facebook, il novello Cerbero tuona: "E visto che al cattivo gusto non c’è limite, il gruppo - che conta più di 500 membri, ovvero persone che vi hanno aderito - è stato indicizzato nelle categorie «Arte-Spettacolo» e «Umorismo», anche se l’umorismo sembrano apprezzarlo solo coloro che la pagina l’hanno messa in piedi e quelli che vi hanno aderito per convinzione, in realtà non tantissimi. [...] Probabilmente [il gruppo] verrà rimosso, ma come sempre sarà troppo tardi perché nel frattempo il gruppetto di troll avrà ottenuto lo scopo, ovvero provocare reazioni indignate e di rabbia – sincere – di cui ridere e gongolare dietro lo schermo codardo dell’anonimato". Reazioni "sincere" di sdegno? Schermo "codardo"? Poffarbacco! Che deontologia! Che resoconto lucido e obiettivo dei fatti! Fatti che, tra l'altro, come si diceva una volta, "si commentano da soli"...

Ma non basta. Oggi il Savonarola del Web torna all'attacco, plaudendo alla chiusura dei gruppi Facebook di cui sopra e chiosando con un sobrio "Rispondendo a molti utenti che criticavano la loro scelta di ironizzare sulla tragedia di Yara, in alcuni casi [gli autori delle pagine chiuse] avevano replicato con commenti sarcastici e risposte sprezzanti. Quelle che probabilmente non daranno ai funzionari della polizia quando saranno risaliti a loro". Wow! Già me lo vedo Sala, godere al solo pensiero del terzo grado a cui i poliziotti sottoporranno questi delinquenti.

Il Chuck Norris de noantri chiudeva così il suo primo articolo: "Ecco, tutto chiaro. La colpa è dei giornalisti… ". Beh, in questo caso, caro virgulto dell'Ordine, la colpa è anche di certi giornalisti. Di quelli che si buttano come avvoltoi su una notizia tragica per atteggiarsi a censori di quella roba che loro stessi contribuiscono ad alimentare. E, magari, farsi belli davanti ad un Battista, un Ostellino o un Panebianco. Perché ammettiamolo, caro Sala: per un fine notista di nera come te, scrivere di cammelli e gattini è tempo sprecato. E ora, maschiaccio, bannami.

giovedì 17 febbraio 2011

Ma allora lo fanno apposta

Ieri sera, ennesimo sproloquio di "Striscia" contro Gad Lerner, accusato di puntare il dito sulla mercificazione del corpo femminile ma di scrivere poi su riviste traboccanti di pubblicità sessiste (in pratica, a voler essere coerenti fino in fondo, Lerner dovrebbe scrivere solo su "Famiglia Cristiana"). Accanto ad un indignato Greggio una scollatissima Michelle Hunziker, che pochi minuti dopo "Striscia", a "Paperissima" (quindi in un programma di fascia protetta, con molti minori tra il pubblico) si presentava vestita così:

E' una bella virtù, la coerenza.

giovedì 10 febbraio 2011

Cosa si diceva del figlio del calzolaio?

L'ufficio dove (per il momento) lavoro è situato all'interno di una Facoltà universitaria, in un'ala di recentissima costruzione. E' piuttosto spazioso e luminoso, ma ha un grosso problema. I condotti del riscaldamento e dell'areazione, con relative griglie, anziché ad altezza d'uomo sono situati subito sotto il soffitto, con il risultato che, per esempio, l'aria calda praticamente non riesce a scendere. A ciò si accompagna il fatto che il sistema di condizionamento è centralizzato e comandato da una centralina termostatica, la quale, appena si raggiunge una temperatura limite (comunque piuttosto bassa), inizia a pompare aria fredda nell'ufficio. Questo succede anche in inverno, ed è un'autentica goduria. Ti arriva addosso questo soffio gelido, e tu non ci puoi fare assolutamente nulla. Non puoi spegnerlo, non puoi regolarlo, non puoi cambiare ufficio. Raffreddori e torcicolli sono all'ordine del giorno. Per la disperazione, abbiamo installato una stufetta elettrica, che fa quel che può, ma i denti si battono eccome.

Ah, dimenticavo: la Facoltà che ci ospita è Ingegneria.

mercoledì 9 febbraio 2011

La voce dell'indisponenza

Torno a parlare di "Striscia la Notizia" perché, come ricordava Totò, ogni limite ha una pazienza.

Eccola di nuovo sdottoreggiare sul fatto che la trasmissione non ha mai avuto, di per sé, alcun ruolo nell'esplosione del triste fenomeno della mercificazione del corpo femminile. Con argomentazioni che, ormai, superano abbondantemente il ridicolo.

Primo: dicono che le veline sono scelte tramite selezioni nazionali in cui le scosciate fanciulle devono dimostrare di saper fare qualcos'altro, oltre a sorridere e tentare di ballare. Seguono stralci del programma "Veline" in cui si mostrano le uniche 3-4 concorrenti in grado di cantare, ballare o declamare Pascoli (ovviamente non selezionate). Primo pensiero che mi viene in mente: me cojoni! Secondo pensiero: che cazzo serve fargli fare quelle penose esibizioni davanti alle telecamere, se poi quel che serve è solo dimenarsi al ritmo di musica unza-unza e, al massimo, convincerci ad acquistare un'utilitaria coreana?

Secondo: dicono di non aver mai contribuito dalla stereotipizzazione del corpo perfetto, una delle cause delle boom di disturbi alimentari tra le adolescenti: tant'è vero che proponevano "Velone", e che un anno c'era una "velona", ottima ballerina, che umiliava le allora veline Lucia e Vera, subito potate per manifesta incapacità (ottima selezione, non c'è che dire!). Ovviamente nessuno di noi ha mai, mai, mai percepito queste signore oversize come delle freak date in pasto alle telecamere per meri fini di audience. Della serie: queste ve le proponiamo perché sono simpatiche e fanno pure ridere, ma poi puntualizziamo che senza la fregna non si va da nessuna parte. E poi il contratto delle veline è biennale, un'estate ogni due dovremo pur riempirla. Altro che pari opportunità!

Terzo: corollario del punto precedente, per dimostrare di non proporre un modello di donna filiforme, quelli di "Striscia" hanno tirato fuori due veline che, durante la loro partecipazione a "Striscia", erano (relativamente) "in carne". Peccato che si trattasse delle PRIME veline del programma, anno di grazia 1988! (Particolare ovviamente omesso). Il confronto tra quelle ragazze e le ultime veline è impietoso. Dieci chili in meno, buoni buoni, e non è che Simonetta e Terry fossero dei quarti di vacca. Per quello, eventualmente, c'erano le infermiere sexy Sonia Grey e Angela Cavagna, con le loro tette in gola. Mai ricordate, che strano.

Quarto: negli ultimi tempi si sono messi pure a difendere "Drive-In", in cui guarda caso Ezio Greggio era mattatore, con spericolate arrampicate sugli specchi per dimostrare che è ingeneroso tirare in ballo questo programma e, più in generale, la televisione commerciale, come fatto da alcuni autorevoli commentatori (trattati da "Striscia" come buzzurri). Noooo, cosa c'entrano mai le Ragazze Fast-Food? Quelle facevano davvero servizio bar!

Quinto: la riproposizione di filmati trash internazionali per attaccare a testa bassa quelle testate estere, tra cui il bersagliatissimo "Newsweek" (mica L'Eco di Roccamalferma), che hanno puntato il dito contro programmi come "Striscia" per descrivere lo stato pietoso della TV italiana. Che è come dire: la Bild ha scritto che a Roma sono morti quattro zingarelli, ma guardate da che pulpito: in Germania ne sono morti trecentomila! La chiusura, se non l'ostilità, a ciò che va al di là delle Alpi in nome di un qualunquismo auto-assolutorio del tipo "anche all'estero fanno così", è uno degli esempi emblematici del pensiero-tipo berlusconiano.

E, ultimo ma non meno comico, negli ultimi giorni ecco saltar fuori il vero colpevole di cotanto postribolo: "Colpo Grosso"! Con tanto di lodi sperticate e pelose alla direttrice de L'Unità, Concita De Gregorio, che in un programma correttamente cita questa trasmissione (della serie: "Questo è per chi ci accusa di essere in realtà servi di Silvio, solo più furbi"). Se anche fosse, perché, per completezza d'informazione, Greggio & Ricci non ricordano che ad importare il format sulle reti TV italiane fu Paolo Romani, fedelissimo di Silvio e attuale Ministro allo Sviluppo Economico? Ah, già, un lapsus.

Ma ora mettetevi comodi, c'è l'ennesimo finto mago da sputtanare.

P.S. Per non parlare del fatto che hanno dedicato MEZZA PUNTATA a contestare la decisione della Corte d'Appello di Roma sulla lite Del Noce-Staffelli del 2003 (!), che ha ribaltato il giudizio di primo grado a sfavore dell'inviato di "Striscia". Posso anche non essere d'accordo, ma è inutile che mi fracassiate i maroni per un quarto d'ora. Emettete un comunicato stampa se lo credete, difendetevi nelle sedi opportune, ma rosicate in silenzio.