29.12.02

Google news: post newsmaking
Stavo riflettendo sull'ultimo servizio offerto da Google: si tratta di "Google news" (disponibile ora nella versione beta solo in inglese). E' una specie di quotidiano online redatto solo da un programma che in automatico seleziona le news online di altri siti. Le seleziona in automatico scegliendo quelle che ricorrono più spesso. Il servizio viene presentato in questo modo:

    "Google News is highly unusual in that it offers a news service compiled solely by computer algorithms without human intervention. While the sources of the news vary in perspective and editorial approach, their selection for inclusion is done without regard to political viewpoint or ideology".


Nessun redattore, nessuna riunione del mattino. La selezione fatti/notizia non esiste più. L'unica regola che vige è quella della "notorietà": la notizia più gettonata è la migliore. Anche questo è un criterio di selezione: se tutti parlano di un evento è perchè - molto probabilmente - esso ha rilevanza. Quindi la frase che suona male "computer algorithms without human intervention" non mi sembra -dando un'occhiata solo alle routine produttive - così drammatica.

L'altra parte della descrizione "without regard to political viewpoint or ideology" è anch'essa ambigua. Siamo giunti veramente ad una forma di giornalismo assolutamente obiettivo? La Rete - fra gli altri acclamati miracoli democratici - porterà anche un giornalismo buono e sano? Spero di no: voglio gli editoriali, voglio i punti di vista, voglio anche la faziosità (se questa mi assicura il pluralismo). Ben vengano le notizie minori, magari sciocche ma che possano sempre scuoterti un dubbio anche solo per un attimo.

28.12.02

Communty power?
Mi sono chiesta se esiste un community power dopo aver letto il post di Fuori dal coro. Eccolo
------------
Elizabeth Osder, insegnante alla University of Southern California’s School of journalism, definisce i bloggers dei navel-gazers, letteralmente osservatori di ombelico, “interessanti quanto quegli amici che ti mostrano il loro album di ritagli”. Individualisti, insomma, che stanno tutto il tempo davanti a uno specchio virtuale.


Mi piace di più la definizione apparsa su Microcontent: quella di blogosfera. “Se con il passare del tempo la rete è il computer, così i blog sono diventati una rete. La blogosfera è diventata un’entità vivente, capace di comportamenti difficili da prevedere. Risponde sempre più alle caratteristiche di una colonia di formiche: ogni individuo è molto semplice, ma una colonia nel suo complesso è capace di comportamenti sofisticati. La blogosfera è una forza emergente nel personal publishing”.


E’ l’idea di una vera e propria comunità, composta forse sì da individualisti narcisi che però tendono a ritrovarsi fra simili e/o affini. Anch’io ho i miei blog di riferimento, commento gli interventi di chi commenta i miei e vado alla ricerca di nuovi soggetti che possano aderire ai miei interessi e alle mie opinioni. La colonna dei Preferiti nel mio browser si allunga ogni giorno: una blogosfera retta tendente a infinito.
----------
Risponde al mio post in modo impeccabile "Falso idillio".

Quello che mi viene da dire è che il termine community è un po' deboluccio. Si tratta di intrecci. Intrecci densi, intrecci più laschi. Figure reticolari che si addensano in certe zone, ma che soprattutto sono unite tra loro in maniera trasversale, per cui non bastano due dimensioni a descriverle (le comunità invece sono sempre bidimensionali). Ciò che da un punto di vista è un addensamento, da altri punti di vista lo vedi attraversato da linee che strutturano altri addensamenti posti su altri piani. Ognuno di noi appartiene e a un sacco di community, pezzi di sé sono qui e pezzi di là. L'antica unità e indivisibilità individuale del sé è del tutto destrutturata (e per certi versi questa è una conquista iperbolica). E d'altra parte gli intrecci sono intrecci di intrecci: un pezzo configura un nodo, ma un altro appartiene a un altro. Non si dà appartenenza univoca, né del sé, né delle configurazioni spaziali. E' evidente che a questo punto parlare di community rischia di essere fuorviante, almeno se ci si basa sul concetto sociologico di comunità di riferimento. Infatti non c'è un riferimento, ce ne sono infiniti.
-------------------
Community è troppo stretto.....
forse meglio parlare di "intercommunity"? O ancora meglio parlare di "sistema di communità". Forse scomodando la teoria dei sistemi ce la facciamo a cogliere la totalità del fenomeno.



27.12.02

Ungaretti
Il post più bello del 2002. E' di Leonardo. Chi altro altrimenti.
Ovviamente vi invito a leggerlo. E' "sceneggiato" in modo impeccabile.

13.12.02

Sono arrivati
E' arrivato in anticipo il mio autoregalo di Natale. Internetbookshop mi ha appena consegnato i libri che avevo richiesto qualche giorno fa. Si tratta di libri "storici" che mancavano nella mia libreria. In ordine:
1) Cluetrain Manifesto (tradotto dal grande Antonio Tombolini!! .... poi me lo devi firmare..)
2) Ecocidio
3) L'economia all'idrogeno
4) La fine del lavoro Tutti e tre di Rifkin
5) Lo stile del Web di Franco Carlini (un pò datato ma spero valido)
6) Next di Micheal Lewis (so poco di lui ma l'introduzione mi ha incuriosito).
7) Multigiornalismi
8) Net sociology (entrambi a cura di Morcellini)

Qui piove, come di routine da giorni. Il week end sta per cominciare e prevedo una bella full immersion nei prossimi giorni a testa china sui libri!

6.12.02

Auguri
Oggi è il compleanno della mia terza nipotina. Compie 6 anni. E' un tesoro. E' bellissima e mi somiglia in modo impressionante. Abbiamo anche un carattere molto simile anche se lei è molto più dolce e affettuosa di me. Inoltre ha gli stessi miei occhi: grandi e con quello strano taglio orientale in fondo. Lei però li ha azzurri...

Quando è nata la mia prima nipote è stato realmente un colpo al cuore. Una scarica di adrenalina incredibile. Poi, appena mi sono affacciata al nido in cui era stata messa, l'ho subito riconosciuta. Si vedeva che era una "cosa" della nostra famiglia. Aveva gli stessi nostri tratti somatici eppure fino a 10 minuti prima non esisteva. Non smettevo di guardarla: la osservavo quasi con terrore. Il mistero della vita, ma anche il panico di una nuova vita. Poi dopo lei ne sono arrivati altri 5 nel corso degli anni e ogni volta lo stesso colpo al cuore esaltante.

Ho ancora i brividi mentre scrivo. Ora parto, le compro un bel regalo (un giocattolo rigorosamente futile!!) e corro da lei.
Un bacio Dile, arrivo:)

4.12.02

Dacia
Stamattina ho ascoltato una conferenza tenuta da Dacia Maraini e devo dire che mi ha messo molti dubbi. Ho avuto anche il paicere di intervistarla ed è stata certamente una persona molto affabile: ha degli occhi penetranti, di una bellezza e dolcezza unica.
Comunque durante il suo discoro ha parlato della scrittura come terapia. La scrittura è terapeutica, serve a creare memoria, a raccontare il mondo che ci circonda e chi siamo in realtà.
Mi domandavo che tipo di scrittura fosse quella del weblog. Credo fermamente che anche scrivere un blog sia terapia. Nei blog ci si racconta. E a pensarci bene tutto questo è assurdo: perchè raccontare le nostre emozioni e la nostra vita privata e lasciare che qeusti sentimenti se ne vadano in giro per la rete? E' come scrivere un diario segreto e lasciare il lucchetto aperto.

E' proprio qui che sta la terapia a mio avviso: il bisogno innato di comunicare, di condividere.
La Maraini parlava della voce stamattina. Non ha senso la voce se nessuno la ascolta. Non ha senso nemmeno una risata se non c'è qualcuno con cui condividerla.

.....

Rifletto. Ho ancora tanti dilemmi in testa. Ho comprato tempo fa il libro della Maraini "Amata scrittura" solo perchè mi piaceve il titolo. Io ho un rapporto molto comflittuale con la scrittura: amore e odio profondi della stessa intensità. Odio scrivere e ho creato un magazine. Odio scrivere anche se ormai è diventato il mio mestiere. Apro un weblog per scrivere e ogni volta mi si spacca l'anima prima di postate un messaggio.

Chiarirò il mio rapporto con la scrittura e poi vi farò sapere.

Un bacio