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sabato 15 novembre 2014

Kobane, fortezza della Resistenza del ventunesimo secolo

Se da un lato gli attacchi delle bande armate di ISIS vedono ormai concludersi il secondo mese di combattimenti, una resistenza storica sta di pari passo continuando grazie ai guerriglieri e alle guerrigliere delle YPG/YPJ (Unità di Protezione del Popolo/Unità di Protezione delle Donne).
Enwer Muslim, co­presidente del Cantone di Kobanè, ha preso parte a una conferenza svoltasi ad Hewler (Erbil), capitale del Kurdistan del Sud. Muslim è passato da Suruç, distretto di Urfa per entrare a Kobanè. Il co­presidente Muslim ha parlato alla DIHA dei recenti sviluppi e della conferenza in Kurdistan. “La resistenza ha avuto un costo per l’umanità durante il secondo mese” ha affermato. Ed ha aggiunto “La resistenza è diventata ed ha creato speranza per un futuro a favore della democrazia, della libertà e dell’eguaglianza.”
“Kobanè è diventata la fortezza della resistenza del XXI° secolo”
Muslim ha sottolineato “Kobanè è il simbolo della resistenza” e, proseguendo il suo discorso, “Le bande armate di ISIS hanno rinforzato i loro attacchi tramite armi pesanti e sono posizionate tutte intorno allo scopo di occupare il cantone.Tuttavia, questo tentativo di occupazione si è scontrato con la storica
resistenza di Kobanè. Giovani uomini e donne di 18­19 anni stanno combattendo coraggiosamente contro armamenti pesanti. La nostra resistenza è divenuta simbolo dell’intera umanità. La resistenza curda ha impedito alle bande armate di prendere Kobanè. Circa 20 attacchi di auto bombe sono stati respinti e neutralizzati. Hanno anche provato a spaventare i civili con i loro mortai di artiglieria. Kobanè si è guadagnata l’amore e la stima della nazione, della resistenza e dell’umanità. Kobanè è divenuta la fortezza simbolo della resistenza del XXI°secolo.
“Ci basiamo sul valore dell’umanità”
Il co­presidente Enwer Muslim ha, in seguito, sottolineato riguardo alla Siria e al regime di Baath: “Il regime di Baath nega il riconoscimento di tutti i popoli ad eccezione del popolo arabo. Abbiamo dato avvio alla lotta del popolo per la libertà e l’eguaglianza già da prima della rivoluzione. Loro affermano che siamo in relazione con il regime. Si tratta di una calunnia. Abbiamo arruolato sia soldati siriani sia membri dell’esercito libero siriano che sono fuggiti dalle milizie barbare. Perchè ci basiamo e siamo ancorati all’umanità. La nostra lotta è per costruire una vita insieme attraverso una esistenza democratica e libera.
Come possono correlarci ad un regime che nega la libera esistenza dei popoli? Non stiamo in guerra; ci stiamo solo proteggendo. Siamo una forza che è parte di un progetto di pace. Stiamo usando le armi solo per difenderci. Non stabiliremo mai alcuna relazione con il regime siriano che nega il riconoscimento delle diverse identità. Vivremo tutti insieme in una Siria democratica”.
“Non siamo una minaccia per la Turchia”.
Migliaia di civili hanno scelto di non abbadonare le proprie terre a Kobanè e altre migliaia hanno iniziato a tornare nelle loro terre a mano a mano che le forze di YPG e YPJ guadagnavano terreno” nota Muslim.
Inoltre, ha affermato: “Ci sono migliaia di civili che aspettano vicino alla linea di confine. ISIS voleva mettere in atto un massacro. Critichiamo la Turchia per il suo atteggiamento e il suo approccio nei nostri confronti.
Abbiamo chiesto ufficialmente sostegno per le persone e per i combattenti di YPG e YPJ. Perciò, se ISIS occupa Kobanè in questo caso ci sarà una reale minaccia. I curdi del Rojava non sono una minaccia. La pace e l’ordine in Turchia sono positivi anche per noi”.

domenica 4 novembre 2012

Berivan e Battal

"Nascere kurda è stato un peso enorme sulle mie spalle e su quelle della mia famiglia”, inizia Berivan, ventinove anni, mentre sediamo per la nostra intervista all’interno di un caldo cafè a 50 metri da St Martin in the Fields, all’angolo di Trafalgar Square a Londra, dove un gruppo di kurdi sta effettuando uno sciopero della fame di tre giorni in solidarietà con la storica azione di massa che sta avvenendo in Turchia.

Lo sciopero della fame in Turchia sta entrando nel quarantacinquesimo giorno mentre Berivan ha appena terminato il suo primo giorno e sembra già aver freddo ed essere affaticata, ma assolutamente determinata.

Suo fratello Battal sta terminando il decimo giorno dello sciopero della fame di massa a tempo indeterminato in una cella del carcere di Izmir, in parte la ragione per cui Berivan ha aderito alla protesta in solidarietà di Londra.

"I problemi sono cominciati nel momento in cui sono nata”, continua Berivan, afferrando la sua bottiglia di plastica di acqua zuccherata.

Mi sento improvvisamente in colpa per averla condotta in un cafè per l’intervista ma almeno c’è un momentaneo tepore, a differenza dell’esterno, dove i pungenti venti del nord sferzano i freddi scalini di calcestruzzo della chiesa. 

"Il mio nome è Berivan ma a scuola e in presenza degli ufficiali dello stato turco ho dovuto far finta di chiamarmi Ufuk”.
“Sono in sciopero della fame a causa delle innumerevoli ingiustizie e discriminazioni che i Kurdi affrontano in ogni singolo ambito di vita in Turchia. Quando ho lasciato la scuola sono andata all’università, ma come può una persona concentrarsi quando il suo popolo subisce ingiustizie così grandi, è impossibile!” 

"Mio fratello Battal frequentava l’università a Smirne e durante le campagne di disobbedienza civile, appena prima delle elezioni in Turchia del 2011, voleva chiedere al rappresentante locale del BDP se fosse stato possibile allestire una ‘Tenda per la Democrazia’ in solidarietà all’interno della sua università”

"La polizia aveva intercettato il telefono e stava ascoltando la conversazione. Quella sera hanno fatto irruzione in casa sua e l’hanno arrestato ed accusato di essere un membro di un’organizzazione ‘terroristica’. Gli hanno detto che erano in possesso di prove riguardanti il fatto che stava organizzando l’invio di tende a Qandil per i guerriglieri del PKK!”.

“Riesci ad immaginarlo? Adesso è in carcere a causa di quella chiamata in cui voleva chiedere al BDP di allestire una tenda all’interno della sua università!”.

"Queste sono le persone comuni che riempiono le carceri della Turchia a causa dei cosiddetti processi KCK” “Etichettano come ‘terrorista’ chiunque faccia ordinarie attività in favore dei diritti dei kurdi”.

"Ha chiesto di parlare in kurdo durante il suo cosiddetto ‘processo’ e non l’hanno ancora condannato nè processato!”

Quando chiedo a Berivan quali sono le condizioni in carcere di suo fratello minore, comincia per la prima volta durante l’intervista a rigirarsi le dita e la sua bocca trema.

Mi pento immediatamente di averle fatto questa domanda. Dopo qualche istante si riprende e mi guarda negli occhi. 

"Mia madre non lo sa….” Lacrime cominciano ad apparire nei suoi occhi ma si riprende di nuovo e continua.

Il nostro traduttore, anche lui in sciopero della fame, si piega in avanti e spiega velocemente che la madre di Berivan non sa che Battal partecipa allo sciopero della fame; Berivan e la sua famiglia pensano che se lo sapesse, la sua salute potrebbe essere compromessa e probabilmente morirebbe lei stessa.

"Non riceviamo più lettere, le autorità penitenziarie le hanno bloccate”, si ferma di nuovo per riprendersi. 

"Sai, mio fratello adora i film, nelle mie lettere gli scrivevo resoconti dettagliati e recensioni ma adesso…” soffoca. Io soffoco. Il traduttore soffoca. Dopo una lunga pausa, dice: “Adesso sto semplicemente calcolando quante altre lettere posso spedirgli….”.

Più tardi, dopo essersi ripresa, aver di nuovo rigirato le dita ed aver bevuto un sorso di acqua zuccherata, diventa provocatoria!

"Sostengo l’azione di mio fratello e se ce ne fosse bisogno farei lo stesso! Mi darei fuoco domani se ciò cambiasse la situazione del mio popolo!”

Le domando se c’è qualcos’altro che vuole aggiungere, si alza e mi guarda dritto negli occhi! 

"So solo una cosa. Un giorno il mondo dovrà rispondere dei suoi crimini contro i kurdi! Nessuna potenza sulla terra potrà ostacolare il progresso della Marcia kurda per la Libertà. Coloro che lo faranno se ne pentiranno amaramente!”. 

ANF NEWS AGENCY
dal blog http://hevallo.blogspot.com/

venerdì 10 agosto 2012

Intervista al sindaco di Şemdinli, Töre

8 Agosto 2012
Töre: “Gli scontri si stanno facendo più intensi in un´area di 20 km vicino alle montagne di Goman”
Mentre pesanti scontri continuano a Şemdinli (in provincia di Hakkari) dal 23 Luglio tra le Forze di Difesa del Popolo (HPG) e le Forze Armate Turche (TSK), ANF ha parlato con il sindaco del BDP (Partito della Pace e della Democrazia) di Şemdinli, Sedat Töre.
“Gli scontri –ha dichiarato il sindaco- si stanno facendo più intensi in un´area di 20 km, che va dalle montagne di Goman, ad 1 km dal centro del distretto di Şemdinli, fino al torrente Hacıbey, situato al confine tra la Turchia e l´Iraq”.
L´area degli scontri sta interessando il villaggio di Bağlar e le sue sei frazioni, così come quello di Günyazı, con i suoi tre quartieri. In questa zona, circa un migliaio di persone risiedono in 130 abitazioni.
Il primo cittadino sottolinea che gli scontri si sono fatti sempre più pesanti a partire dal 24 Luglio. “I media turchi – afferma il sindaco – hanno evitato di scrivere in proposito fino all´ottavo giorno, quando hanno riportato la situazione della regione ottenendo le informazioni da fonti alternative ed indipendenti che stavano seguendo gli avvenimenti dall´inizio”.
Il 30 Luglio ed il 1 Agosto l´ufficio del Governatore di Hakkari ha rilasciato due comunicati, in cui l´ampiezza e la gravità degli scontri e la situazione dei civili nella regione non erano riportati correttamente. “E´ stata segnalata esclusivamente la morte di due ufficiali di sicurezza e il ferimento di altri dieci”, ricorda il sindaco.
Ad ogni modo, gli scontri stanno coinvolgendo pesantemente i civili: “ 60 famiglie in 4 distinte frazioni hanno dovuto abbandonare le loro case il 1 Agosto. 31 di queste si sono dovute trasferire presso parenti, mentre le altre si sono dirette in altri villaggi, lontani dall´area degli scontri. Le quattro frazioni, Yiğitler, Çem, Zorgeçit e Güzelkaya, sono state completamente evacuate, a causa della mancanza di sicurezza per la popolazione e le proprietà e a causa dei bombardamenti aerei in corso nella regione”. L´organizzazione di distretto del BDP e la Municipalità di Şemdinli hanno da poco istituito un help desk per fornire alla popolazione il cibo, le medicine e tutto quello che può essere urgentemente necessario.
“C´è stata una continua interruzione di corrente nell´area degli scontri, chiusa al traffico dal 26 Luglio. A numerose delegazioni, inclusi i deputati Esan Canan ed Özdal Üçer, è stato impedito l´accesso nonostante i tentativi effettuati a tal proposito”.
L´agenzia Fırat News ha riportato che 5 guerriglieri delle HPG hanno perso la vita durante gli scontri; ad ogni modo queste morti non sono ancora state confermate da nessuna dichiarazione ufficiale, così come non è stata effettuata nessuna consegna di corpi ad alcun ospedale od istituto di medicina legale. Si ritiene quindi che i corpi dei 5 membri delle HPG siano ancora nell´area degli scontri.
“Ci sono altre serie conseguenze. Gli scontri stanno causando pesanti problemi alla natura, poiché numerosi boschi hanno subito incendi provocati dagli intensi bombardamenti casuali dell´esercito turco”.
Il sindaco esprime le sue preoccupazioni riguardo “alla modalità e alla portata dei bombardamenti da parte dell´esercito. Non possiamo escludere l´utilizzo di armi proibite; per esempio, non abbiamo modo di controllare se tutte le strade della regione siano state chiuse al traffico, i dettagli degli scontri vengono tenuti nascosti all´opinione pubblica e le forze di sicurezza stanno cercando di evacuare la popolazione della zona. Le persone che ancora ci vivono sono per lo più preoccupate riguardo alla possibilità d´utilizzo di armi proibite”.
Alla luce di tutto questo, il sindaco Sedat Töre ribadisce la “necessità da parte dell´opinione pubblica locale e straniera di chiedere la fine delle operazioni militari in corso”.
ANF / ANF NEWS AGENCY