Attualizzando il vecchio, ma sempre utile formato chiamato “Blob di blog”, ecco tre citazioni da altrettante fonti che seguo per non rimanere invischiato nel pantano dove gli apocalittici fanno a schizzarsi di fango con agli integrati – quelle terre di ciascuno, molto ampie nelle principali piattaforme social, dove i primi demonizzano e i secondi esaltano l’uso e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Partendo da angolazioni differenti, gli autori e l’autrice di queste tre newsletter mi aiutano invece a tenere sveglio lo spirito critico, analizzando i pro e i contro e riflettendo senza manicheismi o pregiudizi. Sono tre finestre aperte per tornare a pensare e agire, togliendo i piedi dall’acquitrinio alla ricerca di acque più chiare e trasparenti.
È questa l’unica domanda che aggiungo al racconto, maledetto, dei fatti di questi giorni: come assicurarsi che le democrazie abbiano tutti gli strumenti – giuridici, morali, politici, concettuali – per attribuire correttamente le colpe dei danni dell’AI ai loro produttori, senza finire per salvarli facendo delle AI stesse, autonome o meno che siano, il capro espiatorio?
Peter Thiel, da studioso di René Girard, è un grande fan del tema. Chissà che pensa delle sue responsabilità nella trasformazione dell’Occidente in un carcere ipersorvegliato a cielo aperto, in cui dare la caccia all’Altro – il migrante, il difforme, il dissidente – proprio come nei regimi cui dice di opporsi.
– Fabio Chiusi, “Chi paga quando rompe l’AI?” | via Fragile
Gli LLM hanno assorbito tutto questo perché lo hanno trovato già ovunque nel loro corpus di addestramento. Ora lo restituiscono disponibile a chiunque, a qualsiasi ora, senza sforzo. Non è che gli LLM abbiano cambiato il modo in cui scriviamo. È che hanno reso visibile e accelerato qualcosa che stava già succedendo. E questo rende la domanda “è umano o AI?” meno interessante della domanda: cosa è diventato desiderabile nella scrittura, e perché?
Lavorando a uno strumento per rilevare questi pattern – il Filtro Mano, costruito per diletto in una notte insonne insieme a Claude usato non come assistente ma come interlocutore – è emerso un problema che non avevo previsto: i dettagli concreti non bastano.
– Roberta Erre, “Il dialetto degli algoritmi” | via L’animale social
Restiamo dentro le piattaforme perché è il luogo da cui passano tutte le informazioni, ma usciremmo volentieri se trovassimo un luogo capace di captare un segnale più pulito e significativo.
Per questo l’evoluzione possibile dello slop detector è la creazione di una nuova forma di distribuzione dei contenuti: un feed personalizzato indipendente da qualunque piattaforma.
Uno strumento capace di filtrare e selezionare i contenuti sulla base di interessi e obiettivi personali, e quindi di creare un canale informativo autonomo, generato su misura ignorando le piattaforme e i loro algoritmi.
È proprio l’AI a rendere possibile questa opzione.
– Paolo Gervasi, “Diventa il tuo algoritmo” | via Futuri preferibili