Due chiacchiere su La Mia Brillante Carriera, il "mini" period drama di Netflix

Arrivata su Netflix il 13 Agosto di quest'anno, e balzata subito fra i titoli più visti in classifica, La mia brillante carriera è una di quelle serie tv che non potevo perdere perché sembrava avesse tutto per convincermi.

Adattata dall'omonimo e coraggioso romanzo di Miles Franklin degli inizi del secolo scorso, e già trasposta al cinema con un film degli anni '70, La mia brillante carriera ci porta a cavallo fra ottocento e novecento e ci fa conoscere le avventure di Sybylla Melvyn (qui Philippa Northeast probabilmente al suo ruolo di lancio).

Giovane intelligente ma anche indomita e poco ligia alle regole "tradizionali", che fa parte di una numerosa famiglia nell'Australia rural, Sybylla sembra non possa sfuggire al suo destino: trasferirsi dalla nonna Winifred (Anna Chancellor, La Fidanzata, My Lady Jane) per assicurarsi un futuro migliore, ovvero, trovare un marito benestante. Per le donne dell'epoca sembrava fosse l'unica strada per potersi assicurare una vita stabile, e nel caso dei Sybylla anche poter sanare i tanti debiti del padre.
Eppure la giovane ragazza in realtà sogna altro, ovvero di diventare una stimata e nota scrittrice, ma come può la vita da moglie coesistere con quella di un lavoro che all'epoca non era considerato accettabile per una donna?

A sorpresa nella vita di Sybylla arriveranno pure degli uomini che le faranno venire dei dubbi sul suo futuro. Da un lato c'è Frank Hawden (Jake Dunn) con cui si creerà una relazione spontanea ma anche frustrante e a tratti non proprio positiva, e dall'altro c'è Harry Beecham (Christopher Chung, Blitz), giovane rampollo che invece darà a Sybylla molte più speranze, seppur vengano da mondi diversi. Ma una ragazza così coraggiosa, a volte testarda e impulsiva, riuscirà a lasciar andare il suo sogno di una vita per inseguire l'amore?

È chiaro come Miles Franklin abbia fatto confluire ne La mia brillante carriera anche il suo vissuto e quello di altre scrittrici donne che, nate in un'epoca in cui le aspettative e le convenzioni sociali le schiacciavano in ruoli stereotipati, hanno fatto fatica ad emergere e a far conoscere il loro talento. Così My Brilliant Career diventa un racconto di femminismo, lotta, autodeterminazione ma anche ribellione e rottura verso certi schemi. Sybylla è l'emblema della giusta e importante realizzazione di sé, in una storia dai confini che purtroppo escono dal periodo storico e si attualizzano ancora oggi. 

La serie stessa gioca su due stili differenti: la messa in scena curata di questa campagna australiana a volte ruvida che si alterna ai salotti buoni, ma indubbiamente meno ricchi di quelli delle città inglesi, si unisce a dialoghi, interpretazioni e musiche sicuramente più moderne. E poi ci sono anche quelle sfumature di genere che adesso ci si aspetta da un dramma storico, perché si passa dalla commedia al velato erotismo, passando ovviamente per il dramma. 

D'altronde una protagonista che non appartiene al suo tempo, sopra le righe, umana, non poteva che meritare una storia aperta ad una riflessione più ampia. Inoltre la stessa sceneggiatrice Liz Doran ha voluto aggiungere degli elementi che dessero anche maggiore dinamismo alla storia, come una relazione omosessuale o la caratterizzazione di Harry Beecham come un australiano di origine cinese. No, non è il politicamente corretto che lo ha imposto, ma intelligentemente si tratta di un riferimento alla storia coloniale dell'Australia.

Tutto questo doveva fare molta presa su di me ed invece, alla fine La mia brillante carriera mi ha lasciato qualche perplessità. È come se avessero voluto unire molte cose contemporaneamente, condensandole in soli sei episodi, che sono anche pochi per gli standard attuali. Questo si traduce in una gestione dei tempi che a volte mi è sembrata strana: rapida al limite del frettoloso in alcune parti (specie sul finale) e troppo densa e compassata in altre. Anche la caratterizzazione dei personaggi e le loro storyline soffrono a volte, specie i secondari che diventano giusto figuranti di passaggio.

La stessa Sybylla ad esempio ci racconta che vuole scrivere ma non mi sembra trasmetta così tanto il suo tentativo di emergere come scrittrice. Lei mi è sembrata in ogni caso una protagonista a tratti difficile da empatizzare, le cui scelte a volte lasciano più di qualche dubbio. 
Nella scelta poi di voler essere moderna e seguire quella che è la forma dei period drama contemporanei, La mia brillante carriera si addolcisce troppo. I problemi di alcol e i debiti del signor Melvyn ad esempio sono quasi romanticizzati da questo contesto bucolico, lasciando da parte una sofferenza che avrebbe ispessito la vena drammatica della serie.

In generale, sebbene come vi dicevo i temi di fondo siano sempre attuali, bisogna dire che non c'è stato il tentativo di inserirli in una veste particolarmente originale. Di protagoniste ribelli ne abbiamo viste a iosa, e anche di triangoli amorosi ce ne sono già stati di più avvincenti. 

Qui almeno le interpretazioni riescono a colmare alcuni di questi vuoti, anche se ho preferito come hanno calibrato i loro ruoli i personaggi secondari, più che gli eccessi a volte vorticosi della Sybylla di Philippa Northeast.

La mia brillante carriera riesce forse ad emergere un po' più nel finale, che da un lato lascia la strada aperta per un possibile seguito, dall'altro riesce a spezzare quella prevedibilità. Resta però il fatto che questa serie tv non mi ha saputo legare e restarmi impressa come pensavo all'inizio, forse pagando il prezzo di una serialità che oggi punta più ai numeri e alla rapidità di fruizione che alla possibilità di dare allo spettatore una storia che lasci il segno.
Ho letto qui e lì di una possibile seconda stagione, ma visto il costo della prima sono certo che Netflix si farà bene i conti in tasca prima di procedere.

Questi sono i migliori prodotti che ho recensito a Settembre!

Settembre, il mese delle ripartenze, è stato un diesel per me che forse devo ancora calibrare le mie energie ed il mio ritmo. Ma cerco e voglio non abbandonare questo spazio anche se a volte tante cose mi tirano via. È sempre una lotta fra il comfort e il piacere di essere qui, e l'affacciarsi verso una realtà che corre, sfugge e che fa sembrare un blog come questo completamente fuori dal tempo.
Ma riflessioni a parte, anche a Settembre Beauty Cues è stato ricco secondo me di belle scoperte e non sono incappato in flop che mi abbiano deluso.

Ho iniziato il mese con un prodotto che secondo me vi può piacere molto soprattutto in questo periodo, ovvero il Rosemary Root Enhancer del brand coreano Aromatica.

Si tratta di un siero rinforzante per capelli che va secondo me a stimolare la crescita e appunto a rendere più forti e più sane le radici. Sicuramente non lo definirei un trattamento direttamente contro la caduta del capello, anche perché non ha attivi che possano agire su questa problematica, ma può aiutarci a supportare il follicolo e quindi la "ripartenza" e la crescita dei nuovi capelli. Inoltre il Root Enhancer Aromatica ha un ottimo rapporto quantità - qualità - prezzo e lo potete acquistare da Amazon.

Nella recensione trovate tutti gli altri dettagli sull'uso e sulla mia esperienza.

Resto in Corea ma mi sposto verso la cura del viso con tre novità di Medicube che ho avuto modo di testare. La linea è la Tumeric Kojic Acid che nasce per illuminare l'incarnato e in teoria per me sono tutti e tre promossi, ma per dovere di cronaca do lo scettro al Peel Shot.

È un peeling esfoliante viso che Medicube ha arricchito con acidi differenti così da dare una rigenerazione multilivello ma comunque delicata, che non secca la pelle. Il Peel Shot ha pure una consistenza simpatica, facile da usare e "magica" che vi ho svelato in review, e sarà sicuramente ancora parte della mia routine autunnale perché funziona molto bene ad esempio a preparare la pelle al make up. Anche questo peeling è disponibile su Amazon, quindi non dovete fare ordini su siti inusuali. 

Sempre in tema K-beauty, prodotti viso e anche skincare autunnale, promuovo le Madagascar Centella Watergel Sheet Ampoule Mask di SKIN1004.

Queste maschere viso in tessuto sono ricchissime di siero e ideali per coloro che amano questo tipo di trattamento, che si godono la lunga posa e sentono il bisogno di idratare la pelle a fondo. Insomma, le Ampoule Mask sono perfette per me che appunto apprezzo tutte queste caratteristiche e vi segnalo che le trovate anche da Tigotà, sebbene ad un prezzo un po' più elevato. Su Yesstyle invece, col mio codice sconto PIER10YESTYL diventano imperdibili. Qui trovate la mia recensione completa.

Torno in Europa con la piccola guida che ho dedicato, sempre nel corso di Settembre, alla linea Hyalu B5 di La Roche Posay. Ho provato infatti tre prodotti che in fondo condividono gli stessi attivi, ma che si rivolgono ad esigenze diverse, e per questo ho voluto farne un approfondimento.
Il mio TOP, seppur appunto ognuno di questi può darmi benefici in periodi diversi dell'anno, è forse il Suractivated Serum.


Questo siero La Roche Posay è un po' il jolly della gamma Hyalu B5 proprio perché può funzionare da solo, magari prima della protezione solare, se avete una pelle mista, o stratificato con altri sieri e creme per potenziarne l'azione idratante e lenitiva. Vi rimando comunque alla guida perché secondo me ognuno può trovare il prodotto più adatto alle proprie necessità.

Settembre poi mi ha portato un paio di novità che ho usato e sto usando ancora con molta soddisfazione. La prima è il nuovo Siero Rimpolpante Revitalift Filler Acido Ialuronico & PDRN di L'Oréal che mi è piaciuto sotto più aspetti.


Ho apprezzato la formula, completa e varia, il flacone originale, il fatto che il PDRN fosse supportato da altri attivi e fosse di origine vegetale, e per finire credo che anche il prezzo sia onesto. Nella mia recensione ho voluto divagare un po' perché il PDRN ha un gruppo di "haters" che sinceramente non capisco. Il mio invito è invece di dargli una chance perché può essere un attivo interessante da aggiungere alla propria routine, specie appunto se si trova in INCI più complessi.


La seconda novità almeno per me è il Force Supreme Blue Serum [LP-XR] di Biotherm HOMME.


Biotherm
ha voluto dedicare un prodotto a quei maschietti che vogliono prendersi cura della pelle, cercano attivi antiage mirati ma non vogliono una routine complessa e con troppi prodotti. Il Blue Serum Biotherm è leggero ma performante e si assesta verso una cosmesi un po' più luxury, grazie ad una consistenza ben studiata e una fragranza molto elegante. Vi consiglio un salto alla review se cercate un prodotto con queste caratteristiche.

Quindi sì, un settembre fatto di riflessioni ma anche qualche bella scoperta.




Film e Serie tv di Settembre: pochi ma buoni (più o meno)

Pensavo che la ripresa settembrina mi avrebbe dato una spinta a gestire meglio il mio tempo e tutti gli impegni, ed invece mi sono sicuramente perso qualcosa nel corso del mese che sta per passare. Inevitabilmente ho anche perso qualche colpo con i film e le serie tv e quindi qui sul blog, ma è stato un mese comunque positivo perché non ho vere e proprie bocciature da lamentare.

Le opinioni più tiepide le ho avute forse col nuovo film L'Uomo dei Sussurri, arrivato su Netflix a fine Agosto.


Come vi dice in review, il cast è la punta di diamante del film e fa tutto il lavoro per una sceneggiatura che non spicca per innovazione e in parte anche per logica man mano che la storia evolve. La suspense e il ritmo ci sono pure, infatti L'uomo dei sussurri è uno di quei film semplici che ti riempiono la serata, e va benissimo per questo scopo. Ma se vi aspettate qualcosa di più secondo me non riesce ad emergere in questo mare magnum attuale. Non è quindi bocciato, penso solo che ce ne dimenticheremo presto.

Meglio, ma comunque non mi ha soddisfatto al 100% anche la seconda parte o la seconda stagione di Cent'anni di solitudine, in streaming sempre da agosto ma che io ho visto poi a settembre.


Aspettavo con tanta curiosità il proseguo di questa serie, che reputo ed ho reputato una delle migliori proposte di Netflix degli ultimi anni. Resta ancora un'opera enorme proprio per sceneggiatura, messa in scena e interpretazioni anche in questa seconda parte che chiude definitivamente la serie, però mi è mancato qualcosa. La gestione dei tempi in particolare non mi è sembrata ottimale e l'idea di pubblicare il finale dopo settimane dal resto degli episodi mi è sembrata una scelta poco centrata. Se volete approfondisco qui.

A proposito di ritorni, non è una sorpresa che fra i promossi di Settembre ci troviate la quinta stagione di Trying.


Io sono un fan di questa piccola serie tv Apple Tv + tanto che vorrei durasse per sempre: sa di casa, sa di buono, sa di favola e anche di coccola ma pur sempre con un occhio più o meno cinico sulla nostra quotidianità. Mi rendo conto però che nessuna serie tv può durare per sempre e anzi auguro a Trying una degna conclusione, ma intanto questa quinta stagione mi è piaciuta. È sempre coerente, divertente e dolce quanto basta. Il ritmo continua ad essere impeccabile così come la caratterizzazione dei personaggi a cui ormai voglio bene. Aspetto insomma il rinnovo per una sesta stagione che Apple ancora non ha rilasciato.

E poi a settembre è tornata una nuova stagione di The Gentlemen, la serie tv di Guy Ritchie che invece è già stata confermata e sembra sia già in produzione con una terza stagione.


A me, che non sono proprio fan del machismo a volte un po' tamarro, The Gentlemen ha subito fatto presa grazie al cast azzeccatissimo, che in questa seconda stagione si espande con qualche cameo interessante, e ad una storia che prosegue con coerenza e nervo. La parentesi italiana è forse un po' farcita di cliché, ma sono funzionali alla storia e soprattutto dà aria alla narrazione. E poi ci sono alcuni dei nostri attori bravi e credibili. Questa seconda stagione è forse un po' più oscura, più cruda, ma io aspetto e spero che la serie prosegua proprio su questa strada, magari dandoci una sorta di Mobland ma con un pizzico di ironia e humor inglese. Staremo a vedere, ma intanto la recensione completa è qui. 

Ultima promozione di settembre va invece al film The Invite - Il piacere è tutto nostro, che merita le attenzioni che sta ricevendo.


L'ho detto e lo ripeto: non è secondo me il film più innovativo e unico che abbia visto negli ultimi tempi, ma è efficace a darci ancora una volta una finestra sempre attuale sul complicato mondo delle relazioni sentimentali. Olivia Wilde sta diventando un'ottima regista, in grado di rendere spazi e inquadrature come parte integrante della storia, e gli attori coinvolti sono più che azzeccati per i loro ruoli. Se volete sapere di più, la mia lunga riflessione su The Invite vi aspetta qui.

Force Supreme Blue Serum, il siero anti-età di Biotherm pensato per la pelle maschile

Biotherm Homme ha lanciato una novità che fortunatamente è finita nelle mie mani ovvero il nuovo Force Supreme Blue Serum [LP-XR].
Se bazzicate il brand forse il nome vi suonerà familiare perché questo siero della linea uomo esisteva già, ma Biotherm ha reso ancora più moderna e funzionale la formulazione del prodotto.


INFO BOX
🔎 Profumeria, Amazon
💸 €52
🏋 30ml/60ml
🗺 Francia
⏳ 12 Mesi
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Il Force Supreme Blue Serum promette di ridurre i10 segni dell'invecchiamento maschile e in generale promuovere il rinnovamento cellulare soprattutto grazie alla congiunzione di quattro attivi che in parte sono racchiusi in quel [LP-XR].
Biotherm inserisce il Life Plankton™ praticamente in tutti i suoi prodotti: si tratta di un fermento che pare contenga 35 nutrienti che vanno a favorire la funzione della pelle e della barriera cutanea. In più questo nuovo siero è arricchito con il Pro-Xylane un attivo sviluppato a partire dallo xilosio, uno zucchero proveniente dal legno di faggio, utilizzato nei cosmetici anti-age per sostenere idratazione, elasticità e struttura della pelle, ed anche il Pro Retinol, che altro non è che Retinyl Palmitate, cioè un estere molto delicato del retinolo. 

La nuova formula del Blue Serum Biotherm contiene anche peptidi, nello specifico quelli che compongono il Matrixyl® ad effetto anti-age.
Tutte queste sostanze hanno a supporto anche altri ingredienti: l'adenosina per un effetto sui segni del tempo, la glicerina e l'olio di soia come idratanti ed emollienti. Un ingrediente che invece può sfuggire ad un occhio poco attento è l'idrossipalmitoil sfinganina, un precursore delle ceramidi che contribuisce a migliorare la funzione barriera e l'idratazione della pelle.

Tutto questo è racchiuso in una texture che si capisce subito essere stata pensata per una pelle maschile. Il Force Supreme Blue Serum ha infatti una consistenza sottile, fresca, facile da stendere e che su di me si assorbe molto rapidamente. Lo potrei definire un gel leggermente emulsionato, visto che contiene in effetti un olio, ed è vagamente lattiginoso, ma non risulta affatto oleoso. 

Una consistenza che, volendo, si stratifica perfettamente con altri prodotti e che riesce nel mio caso anche ad essere una buona base per il make up. Biotherm ci dice che questo nuovo siero può essere usato sia di giorno che di sera, e concordo con una specifica ovvero l'importanza dell'SPF. Qui abbiamo una piccola quantità di vitamina A, che è davvero delicata proprio perché è un derivato, quindi non c'è bisogno di introdurre il prodotto per fasi. Però se vogliamo proteggere questa forma di retinolo dall'ossidazione, e la nostra pelle da eventuali danni, dobbiamo usare la protezione solare con ancora più cura. Io ho fatto varie prove, anche solo per dovere di cronaca e alla fine ho lasciato che diventasse un siero per la routine serale. 

Sapete che a me non piace distinguere cosmetici da uomo o da donna, eppure qui è una definizione che ha una sua logica: è un prodotto pensato come un anti age maschile, con una formula semplice ma completa, che possa contrastare nel tempo linee sottili e perdita di tono. Anche la profumazione di questo Blue Serum Biotherm è legnosa, fresca, ma non banale e molto gradevole, forse è l'elemento che caratterizza di più il siero come maschile. Nulla però vieta a chiunque di usare questo prodotto se ne apprezzate texture, attivi e fragranza.

Per quanto riguarda la mia esperienza con il nuovo trattamento, non posso che sottolinearne il potere idratante perché non è di quelli che svanisce dopo pochi minuti, ma mantiene la pelle elastica, liscia e morbida per diverse ore. Il Force Supreme Blue Serum secondo me è adatto a cuti da normali a miste e anche grasse, mentre quelle più secche e bisognose sentiranno quasi certamente il bisogno di un altro prodotto più emolliente. In generale lo apprezzo perché rende subito la pelle un po' più tonica, migliorando ovviamente con un uso più costante. L'effetto è quindi una pelle più idratata che nel tempo ha uno stimolo in più a rigenerarsi e apparire più sana.

Conoscevate questa novità Biotherm Homme?



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The Invite, un remake ben riuscito che non ci dice nulla di nuovo

Nel cinema i remake sono sempre un terreno franabile, ne abbiamo visti tanti e non sempre sono riusciti. Quelli italiani mostrano spesso il fianco alle critiche, mentre gli americani se la cavano (a volte) meglio, come nel caso di The Invite – Il piacere è tutto nostro (2026).


Genere: commedia, drammatico, sentimentale
Durata: 107 minuti
Regia: Olivia Wilde
Uscita in Italia: 16 Settembre 2026 (Cinema)
Paese di produzione: USA

Olivia Wilde aveva già una strada battuta per il suo film: The Invite è infatti un riadattamento del film spagnolo del 2020 intitolato Sentimental di Cesc Gay con Griselda Siciliani, a sua volta tratto dall'opera teatrale Los vecinos de arriba. Di mezzo, nel 2022, ci abbiamo provato anche noi a dare una interpretazione della storia con Vicini di casa di Paolo Costella, ma non ricordarlo mi fa capire che non sia stato un film di particolare successo.

The Invite - Il piacere è tutto nostro inizia a bomba e ci butta nel caotico matrimonio di Joe (Seth Rogen, The Studio) e Angela (Olivia Wilde), sposati da diverso tempo seppur adesso si trovano in una fase di stallo. Lui insegna musica in un conservatorio, lei era una artista, adesso però vivono nella frustrazione di un quotidiano che non gli appartiene e non li stimola più. Non avendo molti amici, come loro stessi ammetteranno, Angela decide di invitare i nuovi vicini del piano di sopra, una coppia molto particolare. Quando Pina e Hawk (Penélope Cruz ed Edward Norton) suoneranno alla loro porta, le differenze fra le coppie saranno troppo evidenti per non far scoppiare qualcosa fra Angela e Joe.

In The Invite sembra quasi che ci ritroviamo a spiare da una finestra senza tende (riferimento non casuale), entrando in questo contesto così privato ma al tempo stesso così comune. Olivia Wilde in questo senso ha messo insieme una regia e delle inquadrature che diventano la nostra prospettiva di visione, ma anche lo specchio della vicinanza o della lontananza dei protagonisti. Già solo per queste scelte The Invite è molto piacevole da seguire, ma sono soprattutto gli attori a reggere il gioco.

L'impostazione teatrale del film fa sì che non usciamo quasi dalle mura di casa di Angela e Joe, quindi tutto funziona grazie ai dialoghi, che in questo caso sono spesso serrati, e ad un cast più che azzeccato. Io non amo Seth Roger, penso che abbia sempre lo stesso stile "isterico" in qualunque produzione si trovi, come se abbia settato in questo modus interpretativo la sua zona di comfort. Qui però l'ho trovato giusto e forse anche un pelo meno esagerato del solito.

La stessa Olivia Wilde è una spalla ideale in questo, alternando dolcezza, curiosità, malizia, ma anche vulnerabilità.

La coppia Cruz-Norton, disinibita, sensuale ma giudicante, è efficace sin da subito, non ha bisogno di presentazioni e approfondimenti, capisci immediatamente i loro caratteri e più o meno quella che sarà la loro evoluzione. The Invite sfrutta proprio le differenze fra i due diversi approcci relazionali, ma l'impressione che ho avuto è che Pina e Hawk fossero un po' speculari ad Angela e Joe, come gli uni l'evoluzione degli altri. Il film in fondo sembra voler suggerire che nessuno di loro è perfetto, ognuno nasconde qualche pezzetto di sé e alla fine diventa quasi una grande terapia di coppia.

È tutto un crescendo: si parte con gli scontri che sono quasi comici fra Angela e Joe, e che diventano una pentola a pressione pronta ad esplodere quando arrivano i vicini del piano di sopra. Questi infatti li metteranno a nudo, partendo sicuramente dalla parte più pruriginosa, ma portandoli a riflettere su cosa manca nel loro matrimonio e da dove derivano le loro frustrazioni.

Qui il film entra quasi improvvisamente in una fase più riflessiva, più intima, più introspettiva, se vogliamo anche malinconica, specie nella parte finale, quando è il momento di fare la lista dei danni dopo la tempesta. The Invite però sembra quasi suggerire che il risultato di questo tornado non è appunto la distruzione totale, ma solo di quei paletti, di quei limiti e di quelle convenzioni che hanno bloccato Angela e Joe fino a quel momento. I due infatti si sono innamorati di una versione del loro coniuge che ormai non esiste più, hanno smesso di parlarsi, adagiandosi in un torpore, in un'abitudine che li ha resi distanti.  

Tutto questo esce dai confini della storia dei protagonisti, per diventare un racconto sulle relazioni e sull'intimità in senso più ampio, e di come le persone credano di star bene pur di mantenere uno status quo di infelicità. Qui forse ho trovato il nervo scoperto di The Invite - Il piacere è tutto nostro, perché non mi sembra che racconti nulla di nuovo, né che lo faccia in modo così diverso. Da Perfetti Sconosciuti a Follemente, passando per il più recente The Drama, abbiamo visto vivisezionare i rapporti di coppia in lungo e in largo, anche senza conoscere per forza le altre opere da cui The Invite è tratto.

Personalmente poi ho trovato un po' troppo borghese l'impostazione generale, lo stile, l'eleganza con cui ci viene mostrata la vita di Angela e Joe, ma forse ho sofferto di più l'inizio del film. Infatti Olivia Wilde ha deciso di incastrare dialoghi spesso nervosi e urlati con una musica incalzante, che concettualmente funziona ma che mi ha sovrastimolato insieme al tipo che nella poltrona accanto non la smetteva di mangiare patatine. Troppo caos, troppi rumori mischiati, che sembrano quasi gratuiti, come se si cercasse un pretesto per quello che sarà il seguito.
Fortunatamente, e improvvisamente, questi contrasti sonori si placano, ma come dicevo su, il film sembra quasi cambiare registro di fretta, una volta che si deve arrivare al finale e quindi tirare i remi in barca con un significato più profondo. 

Quindi se mi chiedeste se vale la pena vedere The Invite, la mia risposta è assolutamente sì, anche perché ha un ritmo costante, non rallenta, e sa far ridere e commuovere. Serve però la consapevolezza che non ci dice nulla di nuovo e che ci potrebbero essere delle scelte troppo "preconfezionate" che secondo me gli tolgono qualche punto. 



Queste maschere viso coreane le trovi anche da Tigotà e sono TOP

Non so come mai nel negozio Tigotà dalle mie parti molti prodotti coreani siano quasi nascosti in uno scaffale basso, ma sono certo che fra questi ci siano anche le Madagascar Centella Watergel Sheet Ampoule Mask di SKIN1004 che ho provato e apprezzato.



INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Stylevana (sconto SV25PIEREFFE)
💸 €1.73
🏋 25ml
🗺 Corea
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 //

È vero, il mio punto di riferimento resta sempre Yesstyle quando si parla di k-beauty, ma so che a moltissimi non piace ordinare online, anche a costo di non trovare le stesse offerte vantaggiose. Ma questo non c'entra poi molto perché dovunque le vogliate acquistare, queste maschere viso in tessuto SKIN1004 secondo me meritano parecchio.

Lo scopo di questo trattamento viso è quello di idratare la pelle a fondo e di lenirla da eventuali rossori e tutto questo grazie ad attivi che conoscerete ormai a memoria. Skin1004 ha aggiunto acido ialuronico multipeso che penetra nei diversi strati dell'epidermide e centella asiatica dall'effetto antiinfiammatorio appunto. L'estratto di radice di Coptis Japonica, di camomilla e di peonia potenziano l'effetto calmante della centella e hanno anche un effetto antiossidante. L'estratto di cacao ha anche una azione anti radicali.
E ancora abbiamo betaina e glicerina come agenti idratanti, e l'olio di menta che ci dà un boost rinfrescante.

È una formula quindi semplice, vegana, non contiene alcol, siliconi, parabeni o profumi sintetici.

Ho letto che queste maschere Centella Ampoule di SKIN1004 hanno un pH lievemente acido, compreso tra 5.5 e 6.0, per seguire appunto il pH naturale della pelle. 
L'azienda le ha chiamate Watergel Sheet Mask perché in effetti hanno una consistenza particolare che, appena prelevate, le fa sembrare quasi gelatinose, un po' sguisciose quasi come un hydrogel. 
Il supporto è infatti composto da un mix di tencel naturale e fibre di bambù che pare permetta di trattenere fino a 3 volte più liquido rispetto alle normali maschere in tessuto e che migliora anche l'adesione del prodotto al viso. Una volta che la maschera si asciuga in effetti ti ritrovi con questo tessuto sottile, molto morbido.
È una maschera che contiene veramente tantissimo siero, praticamente un flacone quindi aspettatevi che quando la prelevate dalla confezione un po' goccioli, ma durante l'uso non sporca in gira.

L'adesione al viso è in effetti ottimale su di me, il tessuto è perfetto ed anche il taglio generale, io allungo solo il foro del naso. Immagino che però su un viso molto piccolo possa risultare un po' grande come maschera, e che possa necessitare qualche aggiustamento in più.

La Centella Watergel Sheet Mask Skin1004 secondo me è una maschera per appassionati coraggiosi: essendo così ricca di siero, non seguo mai le indicazioni dell'azienda, ma supero i tempi di posa fino ad anche 40 o 50 minuti, a seconda del tempo che ho. Durante la posa non casca né dà fastidio ma non ci ballerei perché, specie appena applicata. Inoltre è piacevolmente rinfrescante ma non ci sento un effetto mentolato quasi pungente, quindi si può usare benissimo anche durante l'inverno. 


La mia pelle dopo l'uso trova uno stato di grazia: è idratata a fondo, più morbida, elastica e in generale la sento proprio sana, né tirante né troppo appesantita o appiccicosa. Su di me il siero si assorbe molto bene, e se mi va ci posso applicare gli altri prodotti della mia routine così da aggiungere altri attivi. Inoltre vedo e sento l'azione decongestionante di questa maschera SKIN1004 che va a lenire i rossori e lascia la pelle omogenea e schiarita. 

Le Sheet Ampoule Mask mi sembrano ideali per pelli che tendono ad essere secche, disidratate, perfette per le necessità durante la stagione fredda, ma anche quando ad esempio state utilizzando attivi più aggressivi e volete far riprendere un po' la pelle. 


Per tutte queste caratteristiche per me sono delle maschere viso ottime, e che continuerò ad acquistare. Qualche piccola nota a margine: su Yesstyle le trovate in un set da 5 più conveniente, e SKIN1004 ha espanso questa linea di sheet mask, quindi ne riparliamo presto.


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The Gentlemen 2: quando il gioco si fa duro...

Due anni fa vi raccontavo come secondo me Guy Ritchie avesse superato se stesso perché la serie tv Netflix The Gentlemen mi era sembrata più efficace del film dello stesso regista. Una nuova produzione solida fin dai primi episodi che, seppur con qualche eccesso che non ho potuto non lamentare nella recensione d'allora, mi ha convinto e spinto fino alla fine. Il 3 settembre The Gentlemen è tornata con una nuova stagione e anche questa volta hanno giocato bene le loro carte.

Le tempistiche della serialità hanno permesso a Ritchie e Matthew Read di espandere e approfondire un mondo e i suoi personaggi la cui storia era in effetti un po' stretta nel film. Qui abbiamo conosciuto Edward "Eddie" Horniman (Theo James), Duca di Halstead che, suo malgrado, si ritroverà a gestire gli affari non proprio leciti lasciati in eredità dal padre: un impero criminale della marijuana. Trovarsi a capo di un narcotraffico avviato non è semplice, eppure Eddie avrà come alleati Susie (Kaya Scodelario) e suo padre Bobby Glass (Ray Winstone) che invece hanno molta più esperienza nel mercato della cannabis. 

Proprio per cercare di espandere il loro giro di affari, Eddie e Susie si spingeranno fino a qui in Italia, entrando in contatto con il mafioso Francesco "Cico" Maldini (Michele Morrone) e la sua fidanzata, la Contessa Isabella "Bella" Soranza de Parma (Benedetta Porcaroli). Il problema di creare nuove alleanze è però che non conosci mai realmente chi hai di fronte, così per Eddie inizia in questa seconda stagione un percorso che lo porterà verso un lato sempre più oscuro.

The Gentlemen è iniziata con una sorta di black comedy su gangster che a volte la buttano un po' in caciara, giocando con alcuni elementi del mondo criminale, ma appunto scendendo spesso nella commedia grottesca, con quelle esagerazioni che vi dicevo su, non sempre mi hanno convinto. Eppure hanno saputo unire un misto di violenza, tensione e ironia che fa presa anche a chi come me non ama un certo machismo. Questa seconda stagione, come accennavo nel titolo, sposta un po' l'ago della bilancia, perché Eddie è ormai sprofondato nella criminalità organizzata e si ritroverà a dover mettere da parte il suo stile da bravo rampollo di buona famiglia per non annegare fra questi squali.

Una evoluzione del tutto coerente per il personaggio principale che ha tre effetti: il primo è proprio dare una crescita al protagonista, che giustamente non può restare un piccolo lord inglese con i guanti bianchi; il secondo aspetto, quello più interessante, è che la serie assume un tono ancora più cupo, forse anche più cruento sebbene la quantità di sangue che esplode qui e lì sia quasi lo stesso della prima stagione. 

Il terzo aspetto, che in fondo si ricollega ad i precedenti, è quello di nuove dinamiche. Eddie infatti non può più fidarsi di nessuno, persino della cara Susie (con cui resta sempre quella vaga tensione erotico-sentimentale) specie su vuol portare avanti i suo affari secondo le sue regole e le sue idee, tuttavia questo ha un prezzo da pagare. Anche la sua famiglia, che fino ad adesso era rimasta marginale, si troverà in pericolo.

Ovviamente non è tutto oro quel che luccica perché The Gentlemen 2 ha anche i suoi momenti di caduta. Tutta la parentesi italiana infatti, per quanto ci mostri alcuni dei nostri attori più bravi, fra cui Sergio Castellitto (che interpreta il super boss Marco Moretti), non riesce ad essere esente da stereotipi. Il personaggio di Morrone in questo senso è forse peggiore, per quanto capisca che il cliché dell'italiano poco affidabile, un po' cafone, gesticolante e nevrotico, a volte è proprio funzionale alla storia. Inoltre mi è venuto spontaneo chiedermi se Netflix non riuscisse proprio a trovare altri attori italiani, perché ripropone sempre gli stessi.


Inoltre secondo me Ritchie, a volte, fa un po' fatica con la scrittura dei personaggi femminili, che diventano utili giusto per creare una storyline romantica esclusivamente funzionale, poco elaborata e che non ha i giusti tempi per fare presa. 
Dall'altro lato però il cast che si espande con volti che sicuramente riconoscerete, è un altro aspetto che rende la stagione ancora più interessante. Ho come l'impressione che troveremo sempre più volti noti nel corso del tempo.

The Gentlemen 2 ha quindi saputo riaccendere i motori con una stagione che fa quel che deve e che intrattiene esattamente come dovrebbero fare altre produzioni Netflix che però falliscono spesso. Seppur forse in modo più ridotto, ha comunque i suoi momenti sopra le righe, le scene più divertenti e i personaggi strambi della prima stagione, quindi non ha tradito le sue origini.

Il 26 agosto è stato annunciato che la serie tornerà ufficialmente con una terza stagione e pare stiano già girando i nuovi episodi in Marocco, quindi una nuova location per dare ulteriore dinamico. Io spero che sappiano cavalcare ancora di più quel torbido, quel marcio che ci hanno già fatto annusare con un finale inaspettato. 

L'Oréal Revitalift lancia il nuovo siero Acido Ialuronico + PDRN, cosa ne penso dopo averlo provato

Nell'ultimo anno e mezzo circa, il PDRN è diventato uno degli attivi di punta della cosmesi internazionale. Partendo dai promettenti risultati ottenuti negli studi medici dove questa sostanza viene iniettata professionalmente, e finendo largamente nella K-Beauty, adesso il polidesossiribonucleotide è praticamente ovunque.
Io stesso l'anno scorso ho voluto fare un approfondimento (che trovi qui) per raccontare a modo mio le potenzialità di questo nuovo ingrediente, anche perché ne sono stato subito molto incuriosito. 
Adesso anche L'Oréal è entrata in chat proponendo il suo Siero Rimpolpante Revitalift Filler Acido Ialuronico & PDRN +, e avendone avuto l'opportunità, l'ho fatto diventare parte della mia skincare.


INFO BOX
🔎 Amazon, Grande Distribuzione
💸 €12.32
🏋 30ml
🗺 Francia
⏳ 12 Mesi
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Una novità che vuol essere a tutti gli effetti una evoluzione del loro siero con acido ialuronico (già testato e recensito qui), in questo caso potenziato con PDRN appunto, per potenziarne l'effetto levigante, ma non solo, proprio per darci una formula più avanzata.
L'Oréal infatti ci parla di "PDRN+" perché ha unito il famoso polidesossiribonucleotide (o Sodio DNA) al polyribonucleotide (Sodio RNA in INCI) che pare agisca come antiossidante e contrasti l'elastasi, un enzima responsabile della rottura delle fibre di elastina; l'impressione è che l'azienda li abbia voluti unire in questo complesso per agire su aspetti complementari della pelle, ma quest'ultima molecola sembra avere alle spalle studi ancora molto piccoli per poter avere più dettagli.

L'aspetto secondo me più interessante però di questo Siero Rimpolpante è che L'Oréal ha scelto un PDRN che non deriva dal DNA di salmone come fanno altri brand, ma viene prodotto attraverso un processo di biofermentazione di origine vegetale e la fonte pare essere la magnolia. Quindi abbiamo un prodotto vegano, e sembra che L'Oréal abbia reso il PDRN+ 3.000 volte più piccolo di un poro per un assorbimento più rapido e profondo. 

La formulazione di questo Siero Rimpolpante Revitalift Filler prosegue in modo molto più semplice: abbiamo infatti il 6% di un complesso composto da glicerina e acido ialuronico a diversi pesi molecolari, ovvero macro, micro e a lunga durata. Troviamo poi ingredienti che caratterizzavano già il Filler Antirughe all'Acido Ialuronico "originale", come l'ascorbil glucoside, un derivato idrosolubile della vitamina C, illuminante e antiossidante, e l'estratto di semi di segale, che va a tonificare temporaneamente la pelle perché ricco di arabinoxilani.

Il nuovo Siero Revitalift Filler HA + PDRN ha un pack molto particolare che ricorda un po' una siringa ma si preleva essenzialmente come qualunque siero. L'uso è intuitivo e molto semplice: ne bastano poche gocce su viso e collo e si può usare sia di giorno che di sera.
La sua consistenza è particolare: sembra un siero molto liquido, acquoso, ma quando lo massaggio sulla pelle sento un prodotto meno evanescente di quanto appaia. È una texture che definirei elegante, piacevole, non appiccicosa ma sicuramente umettante, che si presta ad essere stratificata bene con qualunque altro prodotto.
Gradevole anche la profumazione floreale, leggermente diversa rispetto agli altri sieri L'Oréal.

Questo siero Acido Ialuronico & PDRN+ promette una pelle più rimpolpata già dopo un'ora, ed ulteriori benefici come luminosità ed attenuazione delle rughe nell'arco di 6 settimane. Io lo sto usando da diverso tempo con molta soddisfazione perché come dicevo è diventato facilmente fin da subito parte della mia skincare. Devo fare però una considerazione che va quasi oltre il prodotto in sé.

Molti creator che vedo sui social continuano a sottolineare che il PDRN nell'uso topico (quindi non iniettato) non è supportato da studi approfonditi, e che loro non lo utilizzano né lo consigliano. Ma personalmente, oltre ai dubbi sul fatto che abbiano davvero visto questi studi e non ripetano a pappardella un discorso, sono molto più aperto e possibilista.

Bisogna dire infatti che tanti attivi, anche quelli amati e virali, hanno poche prove scientifiche a supporto dell'efficacia, però le aziende possono creare formulazioni valide, funzionali e piacevoli. L'esempio più banale sono i peptidi: ne abbiamo caterve ma mica tutti sono così documentati.
Io stesso ad esempio vi ho detto che non sarei andato a ricercare il PDRN come attivo unico di una formula, perché lo trovo un ingrediente cosmetico efficace, ma che non scalza altre molecole già note e comprovate, ma può trovare un suo posto apportando altri benefici. 

Lo stesso discorso posso farvi per questa novità L'Oréal: su di me è un buon siero idratante, che mi sembra davvero raggiunga strati più profondi della pelle e non resta solo in superfice, e rende quasi subito la pelle più elastica, più morbida e tonica. Quello che noto con il PDRN, rispetto ad esempio al siero L'Oréal con acido ialuronico, è che su di me sento che aiuta a rendere la pelle più sana, più omogenea, più luminosa, grazie ad un effetto lenitivo e riparatore. È qui che il mio apprezzamento e il mio interesse per questo ingrediente aumenta perché vedo che aggiunge dei benefici in più rispetto rispetto ad altri prodotti. 

Mi piace utilizzare il Siero Rimpolpante Revitalift Filler Acido Ialuronico & PDRN + proprio quando sento la pelle più irritata, quando magari per la rasatura o per magari agenti esterni e attivi più incisivi, il viso mi sembra più propenso ad arrossarsi. Ovviamente questi benefici credo si protraggano nel tempo, rendendo la barriera cutanea un po' più forte e di conseguenza la pelle appare meglio. Qui poi, come dicevo, la formula trova supporto in vitamina C e altri attivi che secondo me contribuiscono a potenziare questi effetti.

 
Il PDRN è l'unico ingrediente che produce questi risultati? No, ma a mio avviso vale la pena dargli una chance, nel caso in cui la vostra pelle possa rispondere altrettanto bene o magari meglio rispetto che ad altri sieri e trattamenti. Penso inoltre che questo siero Revitalift possa andare bene a coloro che non trovano nei soli umettanti un potere sufficiente per la propria pelle, a chi cerca una formulazione semplice ma moderna. 
Ho visto che su Amazon per adesso questa novità L'Oréal ha un prezzo interessante.

 

A voi piace il PDRN?




L'Uomo dei Sussurri, un grande cast per un film nella media

Ha superato il record di visualizzazioni nelle prime 24 ore sulla piattaforma, cavalca ancora la classifica dei film più visti e dalla sua può contare una base letteraria e un gruppo di attori che conoscono il mestiere a menadito, ma L'uomo dei sussurri sembra manchi in qualche modo il bersaglio. Vi racconto come mai secondo me.

recensione l'uomo dei sussurri

Titolo originale: The Whisper Man
Genere: thriller, drammatico, poliziesco 
Durata: 111 minuti
Regia: James Ashcroft
Uscita in Italia: 28 Agosto 2026 (Netflix)
Paese di produzione: USA


Tratto dall'omonimo romanzo di Alex North, il nuovo film Netflix si muove fra le sfumature di una storia thriller che non suona esattamente innovativa. Conosciamo infatti Tom Kennedy (Adam Scott, Loot), scrittore di gialli che da poco è rimasto vedovo e che vuole tentare un nuovo inizio trasferendosi con suo figlio Jake in quella che fu la città natale della sua defunta moglie. Qui però le cose non vanno per il meglio: ovviamente Jack non ha ancora la maturità per elaborare una perdita del genere e soprattutto inizia ad avere comportamenti strani.

Ma c'è di peggio perché la cittadina ha un passato che non sembra essersi chiuso, visto che la detective Amanda Beck (Michelle Monaghan, The White Lotus) sta indagando sulla morte di un bambino, che sembra essere legata al modus operandi dell'"uomo dei sussurri", un serial killer che però negli anni '90 era stato catturato ed arrestato. 
Proprio quando anche Jake scompare misteriosamente, Tom costringe suo padre, il detective Peter Willis (Robert De Niro, Zero Day) che adesso è in pensione, ad intervenire, visto che proprio lui aveva scovato il whisper man.

Cold case che riemergono, indagini, serial killer che commettono i più efferati dei crimini, drammi personali e rapporti disfunzionali fra generazioni di padri e figli. Ci sono un po' tutti gli ingredienti in questa storia, anche se nessuno sembra particolarmente innovativo e soprattutto L'uomo dei sussurri non sembra cucinarli al meglio.

L'aspetto che probabilmente ha fatto raggiungere quel picco di visualizzazioni e che ha spinto sicuramente anche me a vedere il film è un cast riconoscibile. Interpretazioni misurate, con attori che non solo sono capaci ma mi sono sembrati anche giusti nei ruoli. Meritano una menzione anche Michael Keaton e Owen Teague (L'amico fedele) che sanno vestire i panni di due personaggi a dir poco disgustosi e non facili.
Il problema però è che tutta questa pletora di attori, oltre a non sprecarsi nel dare intensità ai singoli ruoli, sembra più funzionale alla narrazione che volta dare profondità al film. Mi ha colpito soprattutto il rapporto fra Peter e Tom: capiamo che fra i due non scorre buon sangue, ci dicono che il padre ha trascurato la famiglia per seguire il suo lavoro, ma non si va oltre una dinamica già nota né riesce a creare un impatto emotivo. Così vengono meno quelle tematiche che dicevo su.

In generale il film non spiega molto bene tutti i legami fra i personaggi, o quello che è il pregresso del loro vissuto, ma preferisce puntare su una trama che si muove svelta, legando una serie di momenti di suspense, che intrattiene e che non fa distogliere lo sguardo dallo schermo allo spettatore. E in questo senso L'uomo dei sussurri riesce nell'intento perché ha una buona fluidità ed anche una buona impostazione tecnica, con una regia semplice ma efficace e una fotografia che setta subito il mood generale.
Poi però ti fermi un attimo e ti rendi conto che non tutto quello che fanno i personaggi ha completamente senso o può risultare vagamente realistico, soprattutto nella seconda parte del film. Non voglio fare spoiler, ma se sei un poliziotto e vai da un potenziale colpevole di attivi criminosi e violenti, senza portati dietro una squadra di uomini pronti ad intervenire, o non sai fare il tuo lavoro o semplicemente servi come pedina agli sceneggiatori. 

L'uomo dei sussurri può funzionare per passare una serata senza troppo impegno, ma arrivi alla fine e ti accorgi che è stato imbottito di momenti prevedibili, di scelte di convenienza che sotterrano la logica, e di aspettative non sempre ripagate. È forse mancato il coraggio di creare una storia davvero sconvolgente o magari l'idea che riuscisse a spostare la lancetta da un film che dimentichi velocemente ad uno che invece ti vien voglia di rivedere. 

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