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Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord

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Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord
Ritratto di Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord
François Gérard, 1808

Presidente del Consiglio dei ministri di Francia
Durata mandato9 luglio 1815 –
26 settembre 1815
MonarcaLuigi XVIII
Predecessorecarica istituita
SuccessoreArmand Emmanuel du Plessis, duca di Richelieu

Ministro degli affari esteri
Durata mandato9 luglio 1815 –
26 settembre 1815
Capo del governosé stesso
PredecessoreLouis de Bignon
SuccessoreArmand Emmanuel du Plessis, duca di Richelieu

Durata mandato12 maggio 1814 –
20 marzo 1815
MonarcaLuigi XVIII
PredecessoreAntoine René Charles Mathurin, conte di Laforest
SuccessoreArmand Augustin Louis de Caulaincourt

Ministro delle relazioni esterne
Durata mandato22 novembre 1799 –
9 agosto 1807
PredecessoreKarl Friedrich Reinhard
SuccessoreJean-Baptiste Nompère de Champagny

Durata mandato15 luglio 1797 –
20 luglio 1799
PredecessoreCharles-François Delacroix
SuccessoreKarl Friedrich Reinhard

Presidente del Governo provvisorio francese
Durata mandato1º aprile 1814 –
14 aprile 1814
Predecessorecarica istituita
SuccessoreCarlo, conte d'Artois (come luogotenente generale del Regno)

Ambasciatore di Francia nel Regno Unito
Durata mandatosettembre 1830 –
novembre 1834
MonarcaLuigi Filippo
SuccessoreHorace Sébastiani

Dati generali
Suffisso onorificoParìa di Francia
Partito politicoIndipendente
FirmaFirma di Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord
Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord
Carlo Maurizio di Talleyrand-Périgord
Charles Maurice de Talleyrand Périgord (1754–1838), Prince de Talleyrand
Pierre Paul Prud'hon, 1817
Principe di Benevento
Stemma
Stemma
In carica5 giugno 1806 –
4 giugno 1815
Predecessoretitolo creato
Successoretitolo estinto
Principe di Talleyrand
Duca di Talleyrand
In carica9 novembre 1815 –
17 maggio 1838
Predecessoretitolo creato
SuccessoreEdmond de Talleyrand-Périgord
Nome completoCharles-Maurice de Talleyrand-Périgord
Altri titoliPrincipe dell'Impero francese
Gran ciambellano dell'Imperatore
Vice-grande elettore dell'Impero
Pari di Francia
Duca di Dino
NascitaParigi, 2 febbraio 1754
MorteParigi, 17 maggio 1838 (84 anni)
DinastiaTalleyrand-Périgord
PadreCharles-Daniel de Talleyrand-Périgord
MadreAlexandrine-Marie-Victoire-Éléonore de Damas d'Antigny
ConsorteCatherine Grand
ReligioneCattolicesimo
Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord
vescovo della Chiesa cattolica
Ritratto di Charles Maurice de Talleyrand-Périgord (1754-1838)
Pierre Paul Prud'hon, XIX secolo, Castello di Valençay
Re que Diou
 
Incarichi ricopertiVescovo di Autun (1788-1791)
 
Nascita2 febbraio 1754 a Parigi
Ordinazione sacerdotale19 dicembre 1779
Nomina a vescovo2 novembre 1788 da papa Pio VI
Consacrazione a vescovo4 gennaio 1789 dal vescovo Louis-André de Grimaldi
Morte17 maggio 1838 (84 anni) a Parigi
Firma
«Voglio che per secoli si continui a discutere di quello che sono stato, di quello che ho pensato, di quello che ho voluto.[1]»

Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, principe di Benevento, principe e duca di Talleyrand e pari di Francia (/ʃaʁl mɔʁis də tal(ɛ)ʁɑ̃ peʁiɡɔʁ/; in italiano: Carlo Maurizio di Talleyrand-Périgord[2]; Parigi, 2 febbraio 1754 – Parigi, 17 maggio 1838), è stato un politico, diplomatico, nobile e vescovo cattolico francese, appartenente al casato dei Talleyrand-Périgord.

Fu uno dei più influenti uomini politici e diplomatici francesi tra la fine dell'Ancien Régime e la Monarchia di luglio. Deputato del clero agli Stati generali del 1789, vescovo di Autun, più volte ministro degli affari esteri, presidente del governo provvisorio del 1814 e del Consiglio dei ministri nel 1815, rappresentò la Francia al Congresso di Vienna e fu infine ambasciatore a Londra sotto Luigi Filippo.[3][4]

Appartenente a un'antica famiglia aristocratica, fu destinato alla carriera ecclesiastica e ordinato sacerdote nel 1779. Divenuto vescovo di Autun alla vigilia della Rivoluzione francese, aderì ad alcune delle principali riforme della Costituente, proponendo fra l'altro la nazionalizzazione dei beni ecclesiastici e prestando giuramento alla Costituzione civile del clero. Nel 1791 consacrò alcuni dei primi vescovi costituzionali e fu colpito dalle sanzioni canoniche di papa Pio VI. Dimessosi dalla diocesi, abbandonò progressivamente l'esercizio del ministero ecclesiastico. Nel 1802 papa Pio VII gli concesse la secolarizzazione; negli ultimi mesi di vita Talleyrand sottoscrisse una dichiarazione di riconciliazione con la Chiesa cattolica e, prima di morire, ricevette i sacramenti.[3]

Dopo l'esilio in Gran Bretagna e negli Stati Uniti tornò in Francia nel 1796. Fu nominato ministro delle Relazioni esterne durante il Direttorio e, dopo una breve interruzione, riprese l'incarico in seguito al Colpo di Stato del 18 brumaio, divenendo uno dei principali collaboratori diplomatici di Napoleone Bonaparte. Fu tra i protagonisti delle trattative che accompagnarono la costruzione dell'ordine europeo napoleonico e nel 1806 ricevette il principato di Benevento. Nel 1807 lasciò il ministero per il crescente dissenso con la politica espansionistica dell'imperatore, pur conservando inizialmente importanti dignità di corte, tra cui quella di vice-grande elettore.[5]

Con il progressivo declino dell'Impero contribuì alla restaurazione dei Borbone. Nel 1814 presiedette il governo provvisorio e, nominato ministro degli Affari esteri da Luigi XVIII, rappresentò la Francia al Congresso di Vienna, dove riuscì a reinserire la potenza sconfitta nel sistema diplomatico europeo e a sfruttare le divisioni fra gli Alleati. Nel 1815 fu per alcune settimane presidente del Consiglio dei ministri e contemporaneamente ministro degli Affari esteri.[6]

Rimasto Pari di Francia durante la Restaurazione, tornò a un ruolo diplomatico di primo piano dopo la Rivoluzione di luglio del 1830, quando Luigi Filippo lo nominò ambasciatore a Londra. In tale veste contribuì alla formazione dell'intesa franco-britannica e alla sistemazione internazionale del nuovo Belgio, ritirandosi definitivamente dalla vita pubblica nel 1834.

La capacità di servire regimi molto differenti – la monarchia di Luigi XVI, la Rivoluzione, il Direttorio, il Consolato e l'Impero napoleonico, la Restaurazione borbonica e infine la Monarchia di luglio – contribuì a fare di Talleyrand uno degli esempi più celebri di adattabilità e realismo politico. Tale continuità gli procurò sia l'ammirazione per l'abilità diplomatica sia accuse di opportunismo e tradimento.[3]

Il poeta Giuseppe Giusti, dopo la sua morte, gli dedicò in chiave satirica Il brindisi di Girella, nel quale prese di mira proprio la capacità del diplomatico di adattarsi ai successivi mutamenti politici.[7]

Nel corso della sua vita gli furono attribuiti numerosi soprannomi, tra i quali il più celebre fu «il diavolo zoppo», allusione sia alla sua menomazione fisica sia alla reputazione di uomo politico estremamente abile e difficile da decifrare. La sua figura, insieme a quella di Klemens von Metternich, rimane strettamente associata alla diplomazia europea dell'età napoleonica e della Restaurazione.

Origini familiari e giovinezza

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Stemma della famiglia Talleyrand-Périgord

Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord nacque a Parigi il 2 febbraio 1754, in rue Garancière, da Charles-Daniel de Talleyrand-Périgord e da Alexandrine de Damas d'Antigny. Apparteneva a un'antica famiglia dell'alta nobiltà francese, la cui pretesa discendenza diretta dagli antichi conti di Périgord è stata tuttavia oggetto di discussione genealogica.

La tradizione familiare faceva risalire la stirpe ad Adalbert, conte di Périgord e vassallo di Ugo Capeto. A quest'ultimo è attribuito un celebre scambio con il sovrano: quando Ugo gli avrebbe domandato «Chi ti ha fatto conte?», Adalbert avrebbe risposto «Chi ti ha fatto re?».[8] L'aneddoto, di carattere tradizionale, divenne in seguito emblematico dell'antichità e dell'orgoglio aristocratico rivendicati dalla famiglia.

Fra i membri più illustri del casato furono annoverati Armand de Périgord, gran maestro dell'Ordine templare,[9] e il cardinale Hélie de Talleyrand-Périgord, importante figura della curia avignonese. In età moderna Henri de Talleyrand-Périgord, conte di Chalais, fu protagonista della Cospirazione di Chalais contro il cardinale Richelieu e venne giustiziato nel 1626.

Marie Anne de La Trémoille, principessa des Ursins, appartenente per matrimonio alla famiglia Talleyrand

Il padre di Charles-Maurice intraprese la carriera militare e frequentò la corte, mentre la madre apparteneva alla famiglia Damas d'Antigny. Il nucleo familiare disponeva di un nome prestigioso ma di risorse finanziarie relativamente limitate rispetto al rango occupato nella società di corte. Un ruolo importante nella successiva carriera ecclesiastica di Charles-Maurice fu svolto dallo zio paterno Alexandre-Angélique de Talleyrand-Périgord, dal 1777 arcivescovo di Reims e successivamente cardinale e arcivescovo di Parigi.

Alexandre-Angélique de Talleyrand-Périgord, zio paterno di Charles-Maurice

Fin dall'infanzia Talleyrand presentò una grave deformazione a un piede, all'origine della caratteristica zoppia che lo accompagnò per tutta la vita. Sull'origine della menomazione esistono versioni differenti. Nelle proprie memorie Talleyrand la attribuì a una caduta avvenuta durante l'infanzia mentre era affidato a una balia; diversi biografi moderni hanno invece ritenuto più probabile che si trattasse di un piede equino-varo-supinato congenito.[10] L'infermità gli precluse in ogni caso la tradizionale carriera militare propria degli uomini della famiglia e contribuì alla decisione di indirizzarlo verso lo stato ecclesiastico.

Il castello di Chalais, una delle dimore della famiglia Talleyrand-Périgord

Trascorse parte dell'infanzia presso il castello familiare di Chalais, affidato alla bisnonna Marie-Françoise de Rochechouart. Dal 1762 studiò al Collège d'Harcourt di Parigi, uno dei più prestigiosi istituti della capitale, per poi essere indirizzato definitivamente alla formazione ecclesiastica.

Carriera ecclesiastica sotto l'Ancien Régime

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Apparecchio ortopedico utilizzato da Talleyrand

Talleyrand proseguì gli studi presso il seminario di Saint-Sulpice e alla Sorbona. Il 28 maggio 1774 ricevette gli ordini minori e il 22 settembre dello stesso anno conseguì il baccalaureato in teologia, grazie a una dispensa rispetto all'età ordinariamente prescritta.[11] Il 1º aprile 1775 divenne canonico della cattedrale di Reims, diocesi nella quale lo zio Alexandre-Angélique de Talleyrand-Périgord esercitava una crescente influenza.[12]

L'11 giugno 1775 assistette alla consacrazione di Luigi XVI nella cattedrale di Reims.[13] Nella primavera del 1778 incontrò Voltaire, verso il quale manifestò in seguito grande ammirazione.

Il 18 dicembre 1779 fu ordinato presbitero nella cappella dell'arcivescovado di Reims da Louis-André de Grimaldi, vescovo di Noyon. Il giorno seguente lo zio lo nominò vicario generale dell'arcidiocesi. Secondo una tradizione biografica, alla vigilia dell'ordinazione Talleyrand avrebbe manifestato a un amico la propria assenza di vocazione; l'episodio, pur ricorrente nelle biografie, è noto soprattutto attraverso testimonianze posteriori.[14]

Nel 1780 fu scelto, insieme a Thomas de Boisgelin, come agente generale del clero di Francia, uno degli incarichi amministrativi più importanti della Chiesa gallicana. L'ufficio comportava la rappresentanza degli interessi economici e amministrativi del clero presso la monarchia e mise Talleyrand direttamente a contatto con i problemi finanziari dello Stato e della Chiesa.

Durante gli anni trascorsi come agente generale acquisì una notevole conoscenza dell'amministrazione ecclesiastica e delle finanze pubbliche e si avvicinò agli ambienti riformatori della monarchia. Entrò in rapporto, fra gli altri, con il controllore generale delle finanze Charles Alexandre de Calonne, del quale condivise alcune proposte dirette alla riforma fiscale.

Charles Alexandre de Calonne, controllore generale delle finanze

La caduta politica di Calonne nel 1787 rallentò temporaneamente l'ascesa di Talleyrand, la cui vita privata e la fama di ecclesiastico mondano avevano inoltre suscitato riserve negli ambienti più conservatori della corte. Nonostante ciò, nel 1788 si aprì per lui la possibilità di accedere all'episcopato.

Il 2 novembre 1788 Luigi XVI lo designò alla sede episcopale di Autun. La nomina ricevette l'istituzione canonica da papa Pio VI il 15 dicembre e Talleyrand fu consacrato vescovo il 4 gennaio 1789 da Louis-André de Grimaldi.

L'episcopato di Autun fu molto breve ma politicamente decisivo. In vista della convocazione degli Stati generali, Talleyrand si candidò come rappresentante del clero del baliaggio di Autun, sostenendo un programma favorevole a profonde riforme amministrative, fiscali e politiche. Il 3 aprile 1789 fu eletto deputato del clero.

La Rivoluzione

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Louis-Charles-Auguste Couder, Apertura degli Stati generali del 5 maggio 1789

Talleyrand partecipò all'apertura degli Stati generali a Versailles il 5 maggio 1789. Inizialmente sedette fra i rappresentanti del Primo Stato, ma si mostrò presto favorevole a un compromesso con il Terzo Stato e alle trasformazioni costituzionali in corso. Il suo mandato all'Assemblea durò dal 3 aprile 1789 al 30 settembre 1791.

Dopo la costituzione dell'Assemblea nazionale costituente, Talleyrand divenne una delle personalità ecclesiastiche maggiormente favorevoli alla nuova organizzazione politica. Pur assumendo posizioni assai distanti da quelle della maggior parte dell'episcopato francese, non fu uno dei principali redattori della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino né può essergli attribuito specificamente il suo articolo VI, come sostenuto talvolta nella storiografia divulgativa.

Il suo intervento più importante in materia ecclesiastica giunse il 10 ottobre 1789, quando propose all'Assemblea di mettere i beni della Chiesa a disposizione della nazione, sostenendo che lo Stato avrebbe dovuto contemporaneamente assumersi il mantenimento del culto e del clero. Il 2 novembre l'Assemblea approvò il principio della nazionalizzazione dei beni ecclesiastici.

Talleyrand appoggiò inoltre la trasformazione dell'organizzazione ecclesiastica operata dalla Rivoluzione e aderì alla Costituzione civile del clero, approvata il 12 luglio 1790. La riforma subordinava profondamente la struttura temporale della Chiesa francese al nuovo ordinamento statale, prevedendo tra l'altro l'elezione civile di vescovi e parroci e una nuova circoscrizione delle diocesi.

La Festa della Federazione del 14 luglio 1790, durante la quale Talleyrand celebrò la messa

Il 14 luglio 1790 celebrò la messa solenne al Campo di Marte in occasione della Festa della Federazione, alla presenza del re, dell'Assemblea e delle delegazioni provenienti da tutta la Francia.[15]

La tensione con Roma divenne tuttavia progressivamente insanabile. Il 13 gennaio 1791 Talleyrand si dimise dalla diocesi di Autun e il 24 febbraio consacrò, con altri due vescovi, i primi vescovi costituzionali. Papa Pio VI, che aveva già manifestato la propria opposizione alla riforma, condannò formalmente la Costituzione civile del clero con il breve Quod aliquantum del 10 marzo 1791 e dichiarò illegittime le consacrazioni costituzionali con il breve Charitas del 13 aprile.[16]

L'allontanamento di Talleyrand dalla disciplina ecclesiastica romana divenne così definitivo per molti anni. Abbandonato l'esercizio effettivo del ministero, si dedicò sempre più esclusivamente all'attività politica e diplomatica.

Negli ultimi mesi dell'Assemblea elaborò un importante rapporto sull'istruzione pubblica, il Rapport sur l'instruction publique, nel quale propose un sistema nazionale di istruzione articolato in diversi livelli. Il progetto fu successivamente discusso anche da Mary Wollstonecraft, che ne criticò la diversa considerazione riservata all'educazione femminile.

Nel 1792 Talleyrand venne inviato a più riprese a Londra con funzioni diplomatiche informali, allo scopo di ottenere la neutralità britannica nel conflitto che si profilava fra la Francia rivoluzionaria e le monarchie continentali. Non essendo formalmente ambasciatore, operò accanto ai rappresentanti ufficiali francesi e stabilì importanti rapporti con esponenti politici britannici.

La radicalizzazione della Rivoluzione rese tuttavia sempre più pericolosa la sua posizione. Dopo la caduta della monarchia nell'agosto 1792 ottenne un passaporto e lasciò nuovamente la Francia per l'Inghilterra. Il ritrovamento, nell'Armoire de fer, di documenti relativi ai rapporti intercorsi in precedenza fra lui e la corte contribuì alle accuse mosse contro di lui dalle autorità rivoluzionarie.

Nel gennaio 1794 il governo britannico di William Pitt il Giovane gli ordinò di lasciare il paese. Talleyrand si trasferì quindi negli Stati Uniti d'America, stabilendosi principalmente a Filadelfia. Durante il soggiorno americano si dedicò ad attività economiche e commerciali e approfondì la conoscenza della società statunitense. Da questa esperienza derivarono alcuni scritti dedicati alla colonizzazione e alle relazioni commerciali fra Stati Uniti e Gran Bretagna.

Il Direttorio

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Madame de Staël, che favorì il ritorno di Talleyrand nella vita politica francese

Dopo la caduta di Robespierre e la fine del Terrore, Talleyrand si adoperò per ottenere la cancellazione del proprio nome dalla lista degli emigrati. Decisivo fu anche l'appoggio di amici e conoscenti rimasti in Francia, fra i quali Germaine de Staël.

Rientrò in Francia nel settembre 1796. Contrariamente a quanto talvolta riportato, non fu nominato ambasciatore presso la Repubblica Batava. Riprese invece rapidamente contatto con gli ambienti politici e intellettuali parigini, entrando anche nell'Institut de France.

Paul Barras, uno dei membri più influenti del Direttorio

Grazie soprattutto all'appoggio di Madame de Staël e di Paul Barras, il 15 luglio 1797 fu nominato ministro delle Relazioni esterne del Direttorio. Conservò l'incarico fino al 20 luglio 1799.

La sua azione ministeriale coincise con una fase di forte espansione militare e diplomatica della Repubblica. Talleyrand condivise diversi obiettivi della politica estera del Direttorio, ma utilizzò anche la propria posizione per costruire una vasta rete personale di relazioni e interessi. La pratica di ricevere denaro e gratifiche dai negoziatori stranieri, non eccezionale nella diplomazia dell'epoca ma esercitata da Talleyrand su scala considerevole, contribuì alla sua reputazione di uomo politico corrotto.

Il caso più grave fu l'affare XYZ, scoppiato fra il 1797 e il 1798. Tre emissari statunitensi giunti in Francia per negoziare la composizione delle controversie fra i due paesi furono avvicinati da intermediari legati al ministro, che prospettarono un prestito alla Francia e pagamenti destinati a facilitare l'apertura delle trattative. La divulgazione della vicenda negli Stati Uniti provocò una grave crisi diplomatica e contribuì alla cosiddetta Quasi-guerra, conflitto navale non dichiarato fra Francia e Stati Uniti.[17]

Talleyrand comprese tuttavia la necessità di evitare una guerra aperta e favorì successivamente una ripresa delle trattative, che sarebbero sfociate, dopo il cambio di regime in Francia, nella Convenzione del 1800.

Nel frattempo stabilì rapporti sempre più stretti con Napoleone Bonaparte. I due si conobbero personalmente dopo il ritorno del generale dalla campagna d'Italia, alla fine del 1797. Talleyrand riconobbe rapidamente in Bonaparte la personalità capace di sostituire l'ormai indebolito Direttorio.

Sostenne inoltre il progetto della Campagna d'Egitto, sebbene la sua partecipazione alla preparazione diplomatica dell'impresa e la mancata missione a Costantinopoli gli attirassero in seguito numerose critiche.

Il 20 luglio 1799 lasciò il ministero. Nei mesi successivi si avvicinò ulteriormente a Sieyès e a Bonaparte e prese parte alle manovre politiche che precedettero il colpo di Stato del 18 brumaio. Il suo contributo fu particolarmente importante nella gestione dei rapporti con Barras e nella transizione dal Direttorio al Consolato.

Il Consolato e l'Impero

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Napoleone Bonaparte primo console, ritratto da Antoine-Jean Gros

Dopo il colpo di Stato del 18 brumaio, Talleyrand tornò alla guida del ministero delle Relazioni esterne il 22 novembre 1799. Rimase in carica fino al 9 agosto 1807, attraversando l'intero Consolato e i primi anni dell'Impero.

Divenne uno dei principali consiglieri diplomatici di Bonaparte, sebbene il Primo console, e successivamente imperatore, mantenesse sempre un controllo personale molto stretto sulla politica estera.

Nel 1802, nell'ambito della normalizzazione dei rapporti fra la Francia e la Santa Sede seguita al Concordato del 1801, papa Pio VII concesse a Talleyrand un provvedimento che lo dispensava dall'esercizio delle funzioni ecclesiastiche e gli permetteva di tornare alla comunione della Chiesa come laico. La portata canonica del breve, soprattutto in rapporto alla possibilità di contrarre matrimonio, diede luogo a interpretazioni differenti; la Santa Sede non gli concesse espressamente una dispensa dall'ordine sacro per il matrimonio.

Il 9 settembre 1802 Talleyrand sposò civilmente Catherine Grand, nata Worlée, con la quale intratteneva da alcuni anni una relazione. Il matrimonio, fortemente voluto da Bonaparte per porre fine allo scandalo pubblico provocato dalla convivenza del ministro con una donna sposata in precedenza, rimase problematico sotto il profilo canonico.

In politica estera Talleyrand partecipò alle grandi trattative del Consolato, anche se Bonaparte e altri plenipotenziari assunsero spesso direttamente la conduzione dei negoziati. La Convenzione del 1800 pose fine alla crisi con gli Stati Uniti; la Pace di Lunéville del 1801 regolò nuovamente i rapporti con l'Austria e la Pace di Amiens del 25 marzo 1802 ristabilì temporaneamente la pace fra Francia e Regno Unito.

Talleyrand si mostrò generalmente favorevole a una politica di consolidamento delle conquiste francesi e di ricerca di un equilibrio europeo, e progressivamente più diffidente verso l'espansione illimitata perseguita da Napoleone.

Nel 1803 acquistò, su incoraggiamento di Bonaparte, il castello di Valençay, destinato a divenire la sua principale residenza fuori Parigi.

L'affare del duca d'Enghien

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L'esecuzione del duca d'Enghien

Nel marzo 1804 Talleyrand ebbe un ruolo nell'affare del duca d'Enghien, uno degli episodi più controversi del Consolato. Luigi-Antonio Enrico di Borbone-Condé, duca d'Enghien, residente nel territorio del Baden, fu sequestrato da truppe francesi, condotto a Vincennes, sottoposto a un rapido processo militare e fucilato il 21 marzo.

L'esatta misura della responsabilità personale di Talleyrand è stata a lungo discussa. La documentazione mostra comunque che il ministro sostenne una linea severa verso gli oppositori borbonici e prese parte alle decisioni diplomatiche che precedettero la violazione del territorio del Baden; non è invece possibile attribuirgli da solo la decisione finale dell'esecuzione, della quale Napoleone rivendicò più volte la responsabilità.

Alla vicenda è tradizionalmente associata la celebre frase «È peggio di un crimine, è un errore», spesso attribuita a Talleyrand ma più probabilmente pronunciata da Antoine Boulay de la Meurthe e in seguito attribuita anche a Joseph Fouché.[18]

Dalla proclamazione dell'Impero alle dimissioni

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L'incoronazione di Napoleone di Jacques-Louis David; Talleyrand è raffigurato sulla destra

Con la proclamazione dell'Impero Talleyrand ricevette importanti dignità di corte. Nel 1804 divenne gran ciambellano dell'Imperatore e assistette, il 2 dicembre, alla cerimonia dell'incoronazione di Napoleone I nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi alla presenza di papa Pio VII.

Dopo la ripresa della guerra europea partecipò alle trattative che seguirono le vittorie francesi. Nel dicembre 1805 sottoscrisse la Pace di Presburgo con l'Austria. Talleyrand era favorevole a non distruggere la monarchia asburgica, che considerava un elemento necessario dell'equilibrio continentale, e cercò in diverse occasioni di moderare le condizioni imposte ai paesi sconfitti.

Nel luglio 1806 partecipò alla costruzione diplomatica della Confederazione del Reno. Nello stesso anno Napoleone gli conferì il titolo di principe di Benevento, principato ricavato da un antico possedimento pontificio. Talleyrand non vi risiedette e ne affidò l'amministrazione a Louis de Beer.

Talleyrand durante le trattative di Tilsit

Dopo la sconfitta della Prussia e della Russia partecipò alle trattative culminate nei Trattati di Tilsit del luglio 1807. L'ulteriore espansione del sistema napoleonico aumentò tuttavia la distanza politica fra Talleyrand e l'imperatore. Il ministro considerava particolarmente pericolosa l'eccessiva umiliazione della Prussia e riteneva ormai necessario stabilizzare l'Europa attraverso accordi duraturi anziché mediante una successione continua di guerre.

Il 9 agosto 1807 lasciò quindi il ministero delle Relazioni esterne, sostituito da Jean-Baptiste Nompère de Champagny. Non cadde immediatamente in disgrazia: Napoleone continuò a consultarlo e gli conferì la dignità di vice-grande elettore dell'Impero.

La rottura con Napoleone

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Talleyrand, al centro, durante il Congresso di Erfurt del 1808

La questione spagnola segnò un ulteriore deterioramento dei rapporti fra Talleyrand e Napoleone. L'ex ministro partecipò inizialmente alle discussioni relative alla crisi della monarchia borbonica, ma prese progressivamente le distanze dall'intervento militare che condusse all'abdicazione di Carlo IV e Ferdinando VII e alla successiva Guerra d'indipendenza spagnola.

Napoleone impose che Ferdinando VII, il fratello Carlo e altri membri della famiglia reale spagnola fossero ospitati sotto sorveglianza nel castello di Valençay, dove rimasero fino al 1813.

Ferdinando VII di Spagna, trattenuto a Valençay dal 1808 al 1813

La rottura politica divenne particolarmente evidente durante il Congresso di Erfurt del settembre-ottobre 1808. Napoleone volle al proprio fianco Talleyrand confidando nella sua capacità diplomatica; questi, invece, stabilì colloqui riservati con lo zar Alessandro I di Russia e lo incoraggiò a non concedere all'imperatore francese un appoggio incondizionato contro l'Austria.

Da quel momento Talleyrand intrattenne relazioni sempre più autonome con le potenze straniere e ricevette anche denaro da governi avversari della Francia in cambio di informazioni e collaborazione politica.

All'inizio del 1809 Napoleone venne inoltre informato delle manovre compiute da Talleyrand e Joseph Fouché in previsione di una possibile crisi di successione mentre l'imperatore si trovava in Spagna. Il 28 gennaio lo convocò alle Tuileries e lo sottopose a una violenta requisitoria davanti ad alcuni dignitari dell'Impero. A quell'episodio è ricondotta la celebre definizione di Talleyrand come «merda in una calza di seta», mentre la replica «Peccato che un uomo così grande sia così maleducato» appartiene alla successiva tradizione memorialistica.

Napoleone gli tolse la carica di gran ciambellano, ma non lo fece arrestare e continuò ancora episodicamente a servirsi dei suoi consigli.

La crisi e la caduta dell'Impero

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Negli anni successivi Talleyrand mantenne una posizione ambigua: politicamente sempre più distante da Napoleone, conservava tuttavia dignità imperiali e continuava a essere consultato nelle grandi occasioni.

Nel 1810 sostenne la scelta di un matrimonio dinastico fra Napoleone e l'arciduchessa Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, figlia dell'imperatore Francesco I d'Austria, soluzione che riteneva preferibile per inserire il regime napoleonico nel sistema delle monarchie europee.

Le nozze di Napoleone e Maria Luisa

Le sconfitte subite dall'Impero fra il 1812 e il 1813 confermarono ai suoi occhi l'insostenibilità della politica napoleonica. Dopo la disastrosa Campagna di Russia e la Battaglia di Lipsia, Napoleone gli propose ancora di assumere responsabilità di governo, ma Talleyrand evitò di legare nuovamente la propria sorte politica a quella dell'Imperatore.

Nel novembre 1813 entrò tuttavia nel Consiglio di reggenza affidato a Maria Luisa e presieduto, sul piano politico, da Giuseppe Bonaparte, mentre Napoleone conduceva le ultime campagne militari.

All'inizio del 1814 le armate della Sesta coalizione invasero la Francia. Talleyrand mantenne contatti con gli Alleati, soprattutto con lo zar Alessandro I, e si convinse definitivamente che la restaurazione dei Borbone costituisse la soluzione più idonea a ottenere condizioni di pace favorevoli e a garantire la continuità dello Stato francese.

Il 31 marzo 1814 Alessandro I entrò a Parigi e venne ospitato nell'hôtel di Talleyrand in rue Saint-Florentin. La sua abitazione divenne così uno dei principali centri delle trattative che accompagnarono il crollo dell'Impero.

La Restaurazione monarchica e il Congresso di Vienna

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Alessandro I di Russia, con il quale Talleyrand intrattenne un rapporto politico particolarmente importante

Il 1º aprile 1814 il Senato conservatore istituì un governo provvisorio di cinque membri presieduto da Talleyrand. Il giorno seguente dichiarò Napoleone decaduto e nei giorni successivi predispose una proposta costituzionale destinata a disciplinare la restaurazione monarchica.

Talleyrand sostenne il ritorno di Luigi XVIII, ma cercò contemporaneamente di fare della restaurazione una monarchia costituzionale capace di conservare alcune delle trasformazioni politiche e sociali prodotte dal 1789.

Il 12 aprile entrò a Parigi Carlo, conte d'Artois, fratello di Luigi XVIII, che assunse poco dopo il titolo di luogotenente generale del Regno. Con il rientro del sovrano il governo provvisorio cessò le proprie funzioni.

Luigi XVIII nominò Talleyrand ministro degli Affari esteri nel maggio 1814 e gli affidò la conduzione dei negoziati con le potenze vincitrici. Il risultato immediato fu il primo trattato di Parigi del 30 maggio 1814, che impose alla Francia condizioni relativamente moderate: il paese ritornò sostanzialmente alle frontiere del 1792, con alcune acquisizioni territoriali.

Luigi XVIII di Francia

Nell'autunno del 1814 Talleyrand giunse a Vienna come capo della delegazione francese al Congresso di Vienna. La Francia si trovava inizialmente in posizione subordinata rispetto alle quattro potenze principali vincitrici — Austria, Russia, Prussia e Regno Unito — ma Talleyrand riuscì progressivamente a reinserirla nel gruppo delle grandi potenze negoziatrici.

Il Congresso di Vienna: Talleyrand è seduto sulla destra

Uno dei principali strumenti diplomatici utilizzati fu il principio di legittimità, invocato soprattutto nella questione della Sassonia e della Polonia. Talleyrand sfruttò le divisioni fra Russia e Prussia, da una parte, e Austria e Regno Unito dall'altra, fino alla conclusione, il 3 gennaio 1815, di un'alleanza segreta difensiva fra Francia, Austria e Regno Unito.

L'operazione segnò il pieno reinserimento della Francia nel concerto europeo soltanto pochi mesi dopo la caduta di Napoleone. Talleyrand sottoscrisse per la Francia l'atto finale del Congresso il 9 giugno 1815.

Nel frattempo, il 1º marzo Napoleone era nuovamente sbarcato in Francia dall'isola d'Elba. Durante i Cento giorni Talleyrand rimase a Vienna e rifiutò le proposte dell'ex imperatore di tornare al suo servizio, lavorando invece affinché le potenze europee distinguessero la Francia dal regime napoleonico.

Dopo la definitiva sconfitta di Napoleone e la seconda restaurazione di Luigi XVIII, Talleyrand venne nominato il 9 luglio 1815 presidente del Consiglio dei ministri e conservò contemporaneamente il ministero degli Affari esteri.

Il suo governo ebbe tuttavia breve durata. Le divergenze con il sovrano, con le potenze occupanti e soprattutto con la crescente maggioranza ultrarealista resero la sua posizione insostenibile. Nel settembre 1815 presentò le dimissioni e fu sostituito alla guida del governo dal duca di Richelieu.

Conservò la dignità di Gran ciambellano di Francia e quella di Pari di Francia, entrando così nella Camera dei pari, dalla quale continuò a intervenire nella vita politica durante la Restaurazione.

Dalla Restaurazione alla Monarchia di luglio

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Negli anni successivi Talleyrand rimase lontano dagli incarichi di governo, pur continuando a esercitare una notevole influenza negli ambienti politici e diplomatici. Si collocò progressivamente all'opposizione della svolta conservatrice assunta dalla monarchia sotto Carlo X.

La Rivoluzione di luglio del 1830, che portò alla deposizione del ramo primogenito dei Borbone e all'ascesa di Luigi Filippo d'Orléans, offrì all'anziano diplomatico un'ultima occasione di assumere un ruolo pubblico.

Il nuovo sovrano lo nominò ambasciatore straordinario a Londra. La scelta di Talleyrand aveva un significato particolarmente rilevante: il nuovo regime francese necessitava del riconoscimento delle monarchie europee e soprattutto di un'intesa con il Regno Unito.

Nel corso dell'ambasciata londinese, durata dal 1830 al 1834, Talleyrand contribuì alla formazione della cosiddetta entente cordiale franco-britannica e svolse un ruolo di primo piano nella soluzione della questione belga.

La Conferenza di Londra riconobbe progressivamente l'indipendenza del Belgio dai Paesi Bassi e definì il nuovo assetto internazionale del paese. La candidatura di Leopoldo di Sassonia-Coburgo al trono belga incontrò il favore delle principali potenze e contribuì alla stabilizzazione del nuovo Stato.

Nel 1834 Talleyrand partecipò inoltre alla politica che condusse alla Quadruplice alleanza fra Francia, Regno Unito, Spagna e Portogallo, destinata a sostenere i regimi costituzionali della penisola iberica.

Nello stesso anno, ormai ottantenne, lasciò definitivamente l'ambasciata e si ritirò dalla vita pubblica.

Ultimi anni, riconciliazione con la Chiesa e morte

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Talleyrand ritratto da Pierre Paul Prud'hon

Negli ultimi anni Talleyrand trascorse lunghi periodi fra Parigi e il castello di Valençay, circondato dalla nipote acquisita Dorotea di Dino, che ebbe un ruolo sempre più importante nella sua vita privata e nella gestione della casa.

Il rapporto di Talleyrand con la Chiesa cattolica, interrotto drammaticamente durante la Rivoluzione, tornò in primo piano negli ultimi mesi della sua vita. La questione aveva anche una particolare rilevanza canonica: Talleyrand era stato validamente ordinato sacerdote e consacrato vescovo e, nonostante avesse abbandonato l'esercizio del ministero, il sacramento dell'ordine non poteva essere cancellato.

Un ruolo decisivo nella riconciliazione fu svolto dall'abate Félix Dupanloup, futuro vescovo di Orléans. Dopo lunghe trattative Talleyrand accettò di sottoscrivere una dichiarazione nella quale prendeva le distanze dagli atti compiuti in materia ecclesiastica durante la Rivoluzione e manifestava la propria adesione alla Chiesa.

Il 17 maggio 1838, giorno della sua morte, firmò la dichiarazione preparata nei giorni precedenti e ricevette i sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia come viatico e dell'unzione degli infermi. La riconciliazione gli permise quindi di morire formalmente in comunione con la Chiesa cattolica.

Secondo una tradizione biografica, quando il sacerdote si preparò a ungergli le mani durante il rito dell'unzione degli infermi, Talleyrand avrebbe ricordato: «Non dimenticate che sono un vescovo». Il racconto allude all'antico rito secondo cui, per un sacerdote, l'unzione non veniva praticata sui palmi già consacrati nell'ordinazione.[19] L'episodio è tuttavia tramandato principalmente dalla memorialistica e va considerato come tale.

Poco prima della morte ricevette la visita di Luigi Filippo e della famiglia reale. Morì nella propria residenza parigina il 17 maggio 1838, all'età di 84 anni.

Le esequie religiose furono celebrate il 22 maggio. Successivamente le spoglie vennero trasferite a Valençay, dove furono deposte nella cappella destinata alla famiglia.

Talleyrand lasciò inoltre le proprie Mémoires, destinate per sua volontà a essere pubblicate soltanto molti anni dopo la morte. Uscirono fra il 1891 e il 1892 e costituiscono una delle principali testimonianze autobiografiche sulla sua lunga attività politica, pur richiedendo, come ogni opera memorialistica, un confronto con la documentazione contemporanea.

Nella cultura di massa

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Genealogia episcopale

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La genealogia episcopale è:

Immagine Blasonatura
Vescovo di Autun

Di rosso, a tre leoni d'oro, armati, lampassati e coronati d'azzurro (Talleyrand-Périgord).
Motto: RE QUE DIOU

Principe di Benevento e principe dell'Impero francese (5 giugno 1806), gran ciambellano dell'Imperatore (11 luglio 1804), vice grande elettore (1807), senatore (14 agosto 1807), Grand'Aquila e titolare del Gran Collare della Legion d'onore.

Partito: nel 1º, di rosso, a tre leoni d'oro, armati, lampassati e coronati d'azzurro (Talleyrand-Périgord); nel 2º, d'oro, al cinghiale passante di nero, caricato sul dorso di una pezza d'argento (Benevento); al capo dei principi sovrani dell'Impero francese.
Motto: RE QUE DIOU

Principe di Talleyrand, duca di Dino (9 novembre 1815, Regno di Napoli), duca e pari di Francia (31 agosto 1817), Gran ciambellano di Francia (28 settembre 1815), cavaliere dell'Ordine dello Spirito Santo e dell'Ordine del Toson d'oro.

Di rosso, a tre leoni d'oro, armati, lampassati e coronati d'azzurro (Talleyrand-Périgord).
Motto: RE QUE DIOU

Onorificenze francesi

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Grand'Aquila dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria
«12 piovoso dell'anno XIII (1º febbraio 1805); insignito inoltre del Gran Collare in qualità di grande dignitario dell'Impero.»
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria
«22 messidoro dell'anno XIII (11 luglio 1805), in qualità di gran ciambellano dell'Imperatore.»
Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria
«9 vendemmiaio dell'anno XII (2 ottobre 1803), in qualità di ministro delle Relazioni esterne.»

Onorificenze straniere

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  1. ↑ Castelot, La diplomazia del cinismo, p. 5.
  2. ↑ Museo del Sannio: evento per celebrare il 270° anniversario della nascita di Carlo Maurizio di Talleyrand, in Realtà Sannita, 20 settembre 2024.
  3. 1 2 3 Charles, Maurice de Talleyrand-Périgord, Prince de Bénévent, su Assemblée nationale. URL consultato il 19 agosto 2026.
  4. ↑ Talleyrand-Périgord, Charles-Maurice de (1754-1838), su FranceArchives. URL consultato il 19 agosto 2026.
  5. ↑ Talleyrand-Périgord, Charles-Maurice de, su Fondation Napoléon. URL consultato il 19 agosto 2026.
  6. ↑ Talleyrand-Périgord Charles-Maurice, prince de Bénévent, duc de Talleyrand, su Sénat. URL consultato il 19 agosto 2026.
  7. ↑ Il Brindisi di Girella, di Giuseppe Giusti, su Efira. URL consultato il 14 febbraio 2015.
  8. ↑ Nouveau Larousse Illustré, 1907-1910, I volume, p. 171.
  9. ↑ Les Maîtres de l'Ordre du Temple : Armand de Périgord, su templiers.org. URL consultato il 30 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2011).
  10. ↑ Mario Praz e Luigi Magnani, Lettere sull'antiquariato, 1952-1981, a cura di Bianca Riccio, Sabina De Vito, 1996, p. 144.
  11. ↑ Lacour-Gayet, op. cit., p. 40.
  12. ↑ Waresquiel, op. cit., pp. 56-57. Lo zio era arcivescovo coadiutore di Reims fin dal 1766, sarebbe divenuto arcivescovo di Reims nel 1777.
  13. ↑ Lacour-Gayet, op. cit., pp. 43-44.
  14. ↑ Pier Damiano Ori, Giovanni Perich, p. 8.
  15. ↑ Pier Damiano Ori e Giovanni Perich, Talleyrand, p. 28.
  16. ↑ Luigi Mezzadri, La rivoluzione francese e la Chiesa, Roma, Città nuova, 2004, p. 102, ISBN 88-311-0337-7.
  17. ↑ The XYZ Affair and the Quasi-War with France, Office of the Historian - U.S. Department of State (archiviato dall'url originale il 14 agosto 2010).
  18. ↑ Guido Gerosa, Napoleone, un rivoluzionario alla conquista di un impero, Milano, Mondadori, 1995, p. 297.
  19. ↑ Pier Damiano Ori e Giovanni Perich, Talleyrand, p. 195.
  20. ↑ Almanach national, 1829. URL consultato il 20 giugno 2020.
  21. ↑ (FR) Ensemble de trente décorations du prince de Talleyrand (plaques, grand-croix, grand-collier, croix), su POP : la plateforme ouverte du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 20 giugno 2020.
  • Franz Blei, Talleyrand, Elettra, 1936.
  • Duff Cooper, Talleyrand, Collana Biblioteca di cultura storica n.5, Torino, Einaudi, 1938.
  • Memorie di Talleyrand, Collana Il Sofà delle Muse, Milano, Rizzoli, 1942.
  • Saint-Bouve, Talleyrand e altri saggi, traduzione di Pietro Paolo Trompeo, Collana di Saggi, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1947.
  • Louis Madelin, Talleyrand, traduzione di B. Tamassia Mazzarotto, Collana Storica, Milano, Dall'Oglio, I ed. 1956.
  • E. V. Tàrle, Talleyrand. Milano, Feltrinelli Editore.
  • Jacques Godechot, Talleyrand, Collana I Protagonisti della Storia Universale n.21, Roma-Milano, CEI, 1966.
  • Antonio Sorelli, Talleyrand. Il ministro camaleonte, Milano, De Vecchi, 1967.
  • Pier Damiano Ori e Giovanni Perich, Talleyrand, Collana Le Vite, Milano, Rusconi, I ed. 1978.
  • André Castelot, La diplomazia del cinismo. La vita e l'opera di Talleyrand, l'inventore della politica degli equilibri dalla Rivoluzione Francese alla Restaurazione, Milano, Rizzoli, 1982; Res Gestae, Milano, 2014, ISBN 978-88-669-7073-6.
  • David G. Chandler, Le campagne di Napoleone, Milano, Rizzoli, 1982.
  • Jean Orieux, Talleyrand, traduzione di R. Mainardi, Collezione Le Scie, Milano, Mondadori, 1991, ISBN 978-88-04-34398-1.
  • Jean Tulard, J. F. Fayard e A. Fierro, Histoire et Dictionnaire de la Révolution Française, Paris, Edition Robert Laffont, 1998, ISBN 2-221-08850-6.
  • Guglielmo Ferrero, Ricostruzione. Talleyrand a Vienna (1814-1815), traduzione di P. Carrara Lombroso, con una nota introduttiva di Sergio Romano, Collana Storica, Milano, Corbaccio, 1999.
  • (FR) Max Gallo, Napoléon, Paris, Edition Robert Laffont, 2002, ISBN 2-221-09796-3.
  • Silvio Berardi, Talleyrand, Principe di Benevento, in "Archivio Storico del Sannio", n. 2, 2008, pp. 7–187, ISSN 1122-3022.
  • Charles-Maurice de Talleyrand, Memorie (5 voll.), a cura di Vito Sorbello, Torino, Nino Aragno, 2011, ISBN 978-88-8419-522-7.
  • Alessandra Necci, Il Diavolo zoppo e il suo Compare. Talleyrand e Fouché o la politica del tradimento, Collana Gli specchi, Venezia, Marsilio, 2015, ISBN 978-88-317-1941-4.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Vescovo di Autun Successore
Yves-Alexandre de Marbeuf
1767-1788
1788-1791 Gabriel François Moreau
9 aprile-8 settembre 1802

Predecessore Ministro delle Relazioni Estere della Repubblica francese
Periodo rivoluzionario
Successore
Charles-François Delacroix
1795 - 1797
1797 - 1799 Charles-Frédéric Reinhard
20 luglio- 22 novembre 1799

Predecessore Ministro delle Relazioni Estere della Repubblica francese
Periodo consolare
Successore
- 1799 - 1804 fine periodo consolare

Predecessore Ministro delle Relazioni Estere del Primo impero francese Successore
- 1804 - 1807 Jean-Baptiste Nompère de Champagny
1807 – 1811

Predecessore Primo Ministro del Regno di Francia Successore
9 luglio - 26 settembre 1815 Armand Emmanuel de Vignerot du Plessis, duca di Richelieu
1815 - 1818

Predecessore Duca di Talleyrand Successore
titolo creato 1814 - 1838 Edmond de Talleyrand-Périgord

Predecessore Principe di Benevento Successore
Titolo inesistente 5 giugno 1806 - 24 marzo 1814 Occupazione di Gioacchino Murat
Controllo di autoritàVIAF (EN) 100212837 · ISNI (EN) 0000 0001 2145 1837 · SBN RAVV029561 · BAV 495/90279 · CERL cnp01260671 · LCCN (EN) n50008462 · GND (DE) 118620606 · BNE (ES) XX912676 (data) · BNF (FR) cb11925965j (data) · J9U (EN, HE) 987007268855405171 · NSK (HR) 981005751657209366 · NDL (EN, JA) 00621542