Pietro Rampulla
Pietro Rampulla, soprannominato l'artificiere per la sua esperienza con gli esplosivi (Mistretta, 3 giugno 1952) è un mafioso italiano, capomafia della Famiglia di Mistretta, legato in particolare ai boss Nitto Santapaola, Francesco La Rocca e Giuseppe Farinella[1].
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]È figlio di Vito Rampulla, capomafia di Mistretta, in provincia di Messina.[2] Da giovane, mentre frequentava l'Università di Messina, fu militante dell'organizzazione neofascista Ordine Nuovo e nel 1976 fu condannato in via definitiva per l'aggressione a cinque studenti della Facoltà di Lettere, in concorso con alcuni barcellonesi estremisti di destra (tra cui Rosario Pio Cattafi, futuro avvocato e capomafia di Barcellona Pozzo di Gotto) e con i calabresi Pasquale Cristiano (vicesindaco di Ferruzzano e presidente del Fuan di Messina, l'organizzazione universitaria del Msi-Dn) e Francesco Prota (dell'ambiente di Avanguardia Nazionale e del Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese).[3][4][5]
Nei primi anni '80 si trasferì a Caltagirone, dove avviò un'azienda agricola, e divenne il braccio destro di Francesco La Rocca, capo della locale "famiglia" mafiosa e legato al boss catanese Nitto Santapaola.[2][6] Infatti già nel 1988 il pentito Antonino Calderone lo indicò al giudice Giovanni Falcone come esperto di esplosivi per conto di Santapaola.[6][1][7] Proprio per la sua competenza in fatto di ordigni, ha avuto un ruolo importante nella strage di Capaci[8], nella quale persero la vita il giudice antimafia Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta: è stato infatti identificato come l'uomo che ha confezionato l'esplosivo che venne poi collocato nel tunnel sotto l'autostrada e come colui che procurò il telecomando e i congegni elettrici che provocarono l'esplosione[9]. Colpito da un mandato di cattura per porto abusivo di armi, si diede alla latitanza ma fu arrestato ad Alì Terme (ME) il 4 settembre 1992 e da allora si trova in carcere.[6]
In relazione alla strage di Capaci, Rampulla è stato condannato all'ergastolo nel 1997[10], sentenza confermata in Cassazione nel 2002[11]. In seguito alla condanna, il ruolo di capo della famiglia di Mistretta sarebbe stato affidato al fratello Sebastiano.[12]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Interrogatorio del collaboratore di giustizia Antonino Calderone (PDF).
- 1 2 Maurizio Torrealta, La trattativa. Mafia e Stato. Un dialogo a colpi di stragi che non si è mai fermato..., Milano, BUR Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-17-04126-3.
- ↑ Nino Amadore, Strage di Capaci, gli accertamenti sulla pista nera. Rispuntano i verbali scomparsi, su Il Sole 24 ORE, 23 maggio 2022. URL consultato il 23 maggio 2022.
- ↑ Relazione di minoranza della Commissione Parlamentare Antimafia sulla provincia di Messina Archiviato il 24 settembre 2015 in Internet Archive.
- ↑ Seduta del 26 aprile 1973 all'Assemblea regionale siciliana. (PDF), su w3.ars.sicilia.it.
- 1 2 3 In manette l'armiere del clan di Santapaola (PDF), su archivio.unita.news, L'Unità, 5 settembre 1992.
- ↑ Audizione di Calogero Germanà, già questore di Piacenza, in Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, Seduta n. 92 di Mercoledì 6 maggio 2015.
- ↑ strage di Capaci: spunta Santapaola. Corriere della Sera, 15 novembre 1993
- ↑ duro' 5 giorni il " film " della strage. Corriere della Sera, 13 novembre 1993
- ↑ CAPACI, CHIESTI 32 ERGASTOLI PER RIINA E TUTTA LA CUPOLA - Repubblica.it » Ricerca.
- ↑ La Repubblica/cronaca: Annullate 13 condanne per la strage di Capaci.
- ↑ Consiglio Superiore della Magistratura, Verifica della evoluzione delle forme organizzativo-dirigenziali di Cosa nostra al fine di un'eventuale elaborazione di proposte per attuare strategie di contrasto (PDF), p. 13 (archiviato dall'url originale il 15 maggio 2006).