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Paolo Bellini

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Paolo Bellini (Reggio Emilia, 22 giugno 1953) è un terrorista e criminale italiano, esecutore materiale della strage di Bologna in concorso con altri[1].

Ereditò dal padre alcune relazioni con importanti uomini delle istituzioni, tra cui il procuratore di Bologna Ugo Sisti e alcuni parlamentari del Movimento Sociale Italiano. Militò nell'organizzazione eversiva neofascista Avanguardia Nazionale, si macchiò di numerose azioni violente e intimidatorie anche per scopi privati, e si specializzò in furti di opere d'arte e mobili antichi. Per questi reati, fu più volte indagato e processato e visse anche in latitanza con il falso nome di Roberto Da Silva. Durante le sue carcerazioni strinse rapporti sia con esponenti della mafia siciliana, per cui fu coinvolto nella trattativa Stato-mafia tramite i carabinieri, sia con membri della 'ndrangheta, che lo ingaggiarono anche come killer trascinandolo in un vortice di violenza dal quale uscì solo nel 1999 quando venne arrestato e iniziò a collaborare con la giustizia, autoaccusandosi di numerosi omicidi commessi negli ultimi 25 anni. Nel 2019 la riapertura dell'inchiesta sulla strage di Bologna portò alla sua condanna come esecutore materiale, per conto di Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, e sotto il coordinamento di funzionari dei servizi segreti e altri apparati "deviati" dello Stato italiano.[2]

È stato soprannominato "primula nera" da certi giornalisti e scrittori.[3][4][5][6]

Contesto familiare e primi reati

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Il padre Aldo Bellini era un ufficiale della Brigata paracadutisti "Folgore",[7] nostalgico del ventennio fascista;[8] inoltre era in buoni rapporti con il magistrato Ugo Sisti, procuratore di Bologna nel 1980,[9][10][11] e intratteneva rapporti assidui con politici del Movimento Sociale Italiano e ufficiali dei servizi segreti.[12] Aldo Bellini gestiva un albergo in località Mucciatella, nella frazione Puianello del comune di Quattro Castella (RE), e viveva nella casa adiacente all'albergo.[13] Paolo Bellini ha un fratello, Guido, e alcune sorelle.[14][15]

Paolo Bellini si sposò con Maurizia Bonini (nata nel 1954) nell'ottobre del 1970 e la loro prima figlia nacque nel marzo del 1971.[16]

A 18 anni Paolo Bellini prestò servizio militare nelle forze corazzate e si addestrò come paracadutista.[17] Da giovane seguì le orme del padre e frequentò la Giovane Italia, sezione giovanile del MSI, ma venne espulso perché accusato di aver depositato dell'esplosivo, nel settembre 1971, davanti alla sede del partito.[18] Entrò anche a far parte della "banda del grana", dedita ai furti di Parmigiano Reggiano, ma con il suo ingresso la banda salì di livello e iniziò a occuparsi di mobili antichi e opere d'arte.[19][20]

Aderì ad Avanguardia Nazionale nel 1971;[21] secondo la sua testimonianza, frequentò esponenti di Avanguardia Nazionale di Parma e di Massa Carrara in qualità di «infiltrato»[22] perché suo padre Aldo e il senatore Franco Mariani del MSI e Giorgio Almirante volevano essere informati da Paolo Bellini sui facinorosi nell'estremismo di destra.[23]

Fra il 1973 e il 1976 compì alcune minacce ed azioni violente contro un meccanico perché sarebbe stato amante di sua moglie.[24]

Nel 1974 fece un attentato intimidatorio a colpi di carabina contro l'abitazione di Dino Felisetti, avvocato e deputato del Partito Socialista Italiano,[25] ma per questo fatto non venne indagato.[8] Nello stesso periodo commise anche tre attentati intimidatori nei confronti dell'avvocato Vezzosi, che aveva assistito la famiglia Bellini in una controversia civile.[22][25][26]

L'omicidio di Alceste Campanile

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Il 13 giugno 1975, assieme ad altri militanti di Avanguardia Nazionale, uccise con due colpi di pistola il militante di Lotta Continua Alceste Campanile, suo concittadino di Reggio Emilia e anche compagno di giochi da ragazzini,[27] ma poi cresciuto con idee politiche opposte. Il giorno successivo all'omicidio il servizio segreto produsse un depistaggio in base al quale Campanile sarebbe stato ucciso da estremisti di sinistra con il movente di alcuni falsi legami con le Brigate Rosse.[28][29][30] In realtà l'omicidio era stato premeditato da membri di Avanguardia Nazionale, con l'intento di creare una situazione di strategia della tensione, per influenzare le imminenti elezioni amministrative di Reggio Emilia.[31][32]

Bellini confessò per la prima volta l'omicidio Campanile nel 1999, raccontando che si trattò di una lite personale con sfondo politico; solo nel 2005 Bellini raccontò il movente puramente politico[28] e fece i nomi degli altri neofascisti coinvolti nell'omicidio.[33] Per l'omicidio di Campanile, Bellini fu riconosciuto colpevole in primo grado e poi in Corte d'appello nel 2009, ma prosciolto per prescrizione.[8][34]

La latitanza in Brasile e la falsa identità (1976-1981)

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Nel maggio del 1976 partecipò al sequestro del commerciante Giuseppe Gualandri a scopo di rapina, assieme a due militanti di Avanguardia Nazionale.[35]

Il 22 settembre 1976, "per ragioni d'onore", sparò alla schiena e ai testicoli del commerciante d'auto romano Paolo Relucenti, fidanzato di una delle sue sorelle;[36] da quel momento si rese irreperibile perché ricercato per questo tentato omicidio.[37]

Nei giorni successivi al tentato omicidio di Relucenti, ottenne supporto da Giulio Firomini, membro di Avanguardia Nazionale di Massa Carrara, che gli fece avere un passaporto falso seguendo una pratica già sfruttata per coprire altri neofascisti come ad esempio Elio Massagrande che era scappato in Brasile; anche Bellini, già nell'ottobre 1976, si rifugiò nel paese sudamericano,[38] che dal 1964 era governato da una dittatura militare appoggiata dagli USA. Venne registrato all'anagrafe di Rio De Janeiro con il falso nome "Roberto Da Silva" e ottenne un vero passaporto brasiliano.[39]

Rientrò in Italia diverse volte dal 1977 e continuò la vita come latitante presentandosi come Roberto Da Silva. In quel periodo godette dell'aiuto di alcuni parlamentari del MSI fra cui Stefano Menicacci, avvocato dell'eversore neofascista Stefano Delle Chiaie, e Antonio Cremisini.[40][41] Grazie a queste protezioni[42] venne ammesso all'aeroclub di Foligno, dove ottenne il brevetto di pilota.[39] Dal 24 maggio 1978 iniziò a portare in alcuni voli il magistrato Ugo Sisti;[43][44] in particolare lo accompagnò a Roma per conferire con il ministro dell'interno Virginio Rognoni.[45]

Con la falsa identità conseguì le patenti di guida B e D, si iscrisse alla Camera di commercio di Perugia nel ruolo di agente e rappresentante di preziosi, ottenne varie autorizzazioni della prefettura e anche il porto d'armi[46][47] e la licenza di caccia[48] e viaggiò più volte fra Bologna, la Svizzera, la Germania Ovest e l'Austria,[49] anche con auto noleggiate in questi Paesi europei.[50]

A partire dal 20 settembre 1978 seguì un corso di aeronautica presso la Sierra Academy of Areonautics, che all'epoca si trovava all'interno dell'Aeroporto Internazionale di Oakland in California.[51][52][53]

Durante questa latitanza, nell'aprile del 1979,[54] la moglie di Paolo Bellini ebbe un figlio, che partorì in Brasile,[55] e al quale venne dato il nome Guido, come il fratello di Paolo.[56] Formalmente Paolo Bellini (delegando il padre Aldo) e sua moglie avevano concordato una separazione consensuale nel 1979 prima della nascita del figlio Guido.[16]

Nell'agosto[54] e nel dicembre 1979 Paolo e il fratello Guido si recarono ad Asunción, capitale del Paraguay, dove incontrarono il latitante Gaetano Orlando[57] ed altri neofascisti.[58] Gaetano Orlando, già fondatore del Movimento di Azione Rivoluzionaria, nella capitale paraguaiana frequentava l'ordinovista Elio Massagrande.[59] Assieme ad Orlando, i fratelli Bellini avrebbero intrapreso alcuni affari di natura commerciale.[60]

Il 10 giugno 1980 Paolo Bellini compì un attentato contro l'abitazione di Carmelo Cataliotti, avvocato di Reggio Emilia che aveva assistito il meccanico che aveva subito azioni violente da parte di Bellini dal 1973 al 1976[61] e due giorni dopo, il 12 giugno, compì un analogo attentato contro l'abitazione del professor Comastri, il quale era stato parte civile in un processo in cui la madre di Bellini era stata condannata ad un risarcimento.[62]

L'arresto, la detenzione, e il riconoscimento (1981-1986)

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Il 14 febbraio 1981[63] venne scoperto mentre guidava un camion carico di mobili d'arte rubati, assieme al complice Giuseppe Fabbri, a Pontassieve in provincia di Firenze, e fu quindi trattenuto nel carcere di Firenze.[64] Nel maggio 1981 venne trasferito nel carcere di Reggio Emilia, poi in giugno ancora a Firenze, in settembre a Sciacca in provincia di Agrigento, in novembre a Palermo, in dicembre ancora a Sciacca e nel gennaio 1982 ancora a Firenze, poi nel corso del 1982 più volte fra le carceri di Modena, Firenze, Ferrara e Parma;[65] in quel periodo il direttore del DAP era proprio Ugo Sisti,[66] nominato dal secondo governo Cossiga nel settembre 1980.[43]

Nel dicembre 1981 una fonte del servizio segreto SISDE asseriva che il detenuto Da Silva fosse in realtà il latitante Paolo Bellini, ma su questa informativa fu posto il segreto di Stato.[43][67][68][69]

La Digos di Reggio Emilia, per verificare se il Da Silva fosse in realtà il Bellini, chiese le impronte digitali di Bellini al distretto militare di Modena dove egli aveva fatto il servizio militare, ma il foglio matricolare di Bellini era stato occultato da un tenente colonnello,[70] che l'aveva sottratto dall'apposito archivio e l'aveva riposto nel suo cassetto personale.[71][72]

Il 18 gennaio 1982 una comparazione del Da Silva con le foto del Bellini e anche una comparazione dattiloscopica diedero entrambe esito positivo nel riconoscimento del latitante. Nonostante ciò, il padre Aldo in tribunale a Firenze davanti a suo figlio negò di riconoscerlo.[73] Addirittura la moglie Maurizia Bonini dichiarò che si era messa insieme con Roberto Da Silva ed aveva avuto da lui il figlio Guido.[74]

Il 25 maggio 1984 fu condannato a otto anni di carcere per i tentati omicidi dell'avvocato Cataliotti e del professor Comastri, commessi nel 1980.[75]

Nel 1986 venne scarcerato.[76]

Prima fase di collaborazione con la 'ndrangheta (1988-1993)

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La sera dell'8 gennaio 1988, Bellini uccise con sei colpi di pistola l'ex complice Giuseppe Fabbri (erano stati fermati assieme in occasione del primo arresto di Bellini-Da Silva nel 1981); Bellini sostenne che il motivo dell'omicidio era la spartizione dei proventi di alcuni furti.[77][78] Quasi subito Bellini venne arrestato e processato per questo omicidio e per porto illegale di arma da fuoco e altri reati, ma nel 1990 venne assolto con formula piena, per errore della Corte di assise di Firenze, e venne dunque liberato.[79]

Nel 1988 Bellini in carcere a Prato incontrò lo 'ndranghetista Nicola Vasapollo, affiliato al clan Dragone; diventarono amici e si fecero alcune promesse di collaborazione criminale.[80] Un precedente contatto fra i Bellini e la 'ndrangheta risaliva al 1982, quando il boss di Cutro (KR) Antonio Dragone soggiornò presso l'albergo di Aldo Bellini alla Mucciatella.[81]

Il 6 maggio 1990 Bellini, assieme ad Antonio Valerio, membro del clan dei Dragone e dei Vasapollo, tentò di uccidere il pregiudicato palermitano Antonino D'Angelo, attivo nel traffico di stupefacenti.[82] L'agguato avvenne davanti alla discoteca Redas di Montecchio Emilia, e fu Valerio a sparare, secondo la ricostruzione che diede egli stesso nel 2017 in qualità di collaboratore di giustizia.[83]

Il 30 settembre 1990 Bellini uccise a Crotone il ventiduenne Cosimo Martina.[84] La motivazione sarebbe stata un futile litigio nel traffico veicolare che Antonio Valerio aveva ingaggiato con tre persone a bordo di un'auto, fra cui il ventiduenne Martina.[85]

Il 9 aprile 1992 venne rinvenuto sull'argine del fiume Po in provincia di Mantova il cadavere di Graziano Iori;[86] aveva 39 anni,[87] da ragazzo era stato alla scuola media assieme a Bellini[88] e in tempi più recenti aveva preso parte ad alcuni furti di opere d'arte e mobili antichi. Bellini nel 1999 dichiarò di averlo ucciso per ragioni legate ad un traffico di droga che coinvolgeva anche il mafioso Antonino Gioè, ma poi nel 2005 chiarì che il vero movente era il rifiuto di Iori di rivelare a Bellini informazioni utili per il rinvenimento delle opere rubate pochi mesi prima dalla Galleria Estense di Modena. Bellini disse che inizialmente aveva dato una versione diversa per tutelare il maresciallo Tempesta per conto del quale stava cercando i quadri rubati.[89]

Dal 1992 al 1999 Bellini compì alcuni omicidi[90][91][92] per conto dei Vasapollo, che iniziarono a reclamare maggiore indipendenza dal clan Dragone.[93] In particolare la faida sarebbe scaturita quando Bellini scese a Cutro e il 13 agosto 1992 uccise Paolino Lagrotteria[94] e causò il ferimento della moglie.[89] Nicola Vasapollo avrebbe chiesto a Bellini di uccidere Lagrotteria per vendicare la morte di suo fratello Giuseppe Vasapollo, avvenuta 13 anni prima: Lagrotteria e Giuseppe Vasapollo avevano fatto un attentato incendiario contro il night club reggiano Pink Pussycat, e nel rogo lo stesso Giuseppe Vasapollo morì, mentre Lagrotteria avrebbe avuto la colpa di scappare senza soccorrere il complice.[94][95] Lagrotteria era un protetto dei Ciampà, alleati dei Dragone, e la sua uccisione in territorio crotonese era un affronto imperdonabile per i boss locali; la reazione non tardò ad arrivare: il 12 settembre 1992 venne ucciso Nicola Vasapollo, a casa sua a Brescello (RE), e ciò comportò una perdita relativa di rilevanza di Bellini all'interno della famiglia 'ndranghetista dei Vasapollo.[92][96][97]

Il 12 ottobre 1992 in una zona boschiva di Borzano di Albinea (RE) venne ritrovato il cadavere di Luigi Vezzani,[86] che era stato complice di Bellini nella "banda del grana"[89] e complice di Graziano Iori nei furti di opere d'arte.[87] Bellini riferì di averlo ucciso circa un mese prima, su ordine di uno 'ndranghetista per punire un debito non pagato legato al traffico di stupefacenti.[3]

Nell'ambito della faida Vasapollo-Dragone, il 7 novembre 1992 Bellini secondo la sua stessa confessione avrebbe ucciso il ventiquattrenne Domenico Scida mentre parcheggiava l'auto a Viadana (MN).[98] In questa azione Bellini avrebbe ucciso anche un testimone occasionale, il ventiduenne napoletano Maurizio Puca, vicino di casa di Scida.[94][99] Per questi due omicidi Bellini sarà prosciolto a causa di alcune contraddizioni fra il suo racconto di auto-accusa e le affermazioni di un'altra testimone del delitto.[100]

Il 29 dicembre 1992 Bellini uccise con un colpo di pistola il muratore Domenico Lucano a Reggio Emilia all'uscita di un bar, perché questi aveva litigato con lo 'ndranghetista Giulio Bonaccio.[3][6][101]

Nel 1993 riuscì a sopravvivere ad almeno due agguati del clan rivale.[102]

La prima "collaborazione con la giustizia"

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Dal novembre 1993 al giugno 1995 Bellini fu detenuto per scontare un residuo di pena.[3]

A partire dal 1995 fu inserito in un programma di protezione dei testimoni, per iniziativa della direzione distrettuale antimafia della Procura di Firenze nell'ambito dell'indagine sulla Strage di via Georgofili, e quindi visse protetto in una località segreta. Mantenne lo status di testimone fino all'aprile del 1997 quando vi rinunciò volontariamente e ritornò ad abitare a Reggio Emilia[3] e lavorò come camionista, viaggiando per l'Europa; nei processi in cui testimoniò sulla trattativa Stato-mafia dal 1995 al 1997, non ha svelato il suo ruolo negli omicidi commessi negli anni 1990-1992 per conto della 'ndrangheta.[102]

Seconda fase di collaborazione con la 'ndrangheta (1998-1999)

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L'8 dicembre 1998 Bellini uccise Giuseppe Gesualdo Abramo,[103] muratore diciottenne, fidanzato della figlia del boss Antonio Dragone.[6] Lo sorprese poco prima dell'alba all'interno della sua auto in una stazione di servizio assieme ad un amico, e gli sparò alcuni colpi di pistola, risparmiando l'amico.[104]

Il 12 dicembre 1998 Bellini lanciò una bomba dentro al bar Pendolino di Reggio Emilia, frequentato in particolare da calabresi di Cutro e leccesi.[105] L'esplosione causò almeno dieci feriti, di cui alcuni gravi.[103][106] Secondo il racconto di Bellini, Vincenzo Vasapollo (cugino di Nicola Vasapollo) e Giulio Bonaccio gli avevano ordinato di fare l'attentato con un ordigno ben più potente, ma lui lo avrebbe sostituito con uno più leggero proprio per non provocare una strage.[107]

Il 16 aprile 1999 uccise per errore, con due colpi di pistola, il trentaduenne Oscar Romolo Truzzi; era un nomade di etnia sinti, che in seguito ad un incidente d'auto si muoveva con la sedia a rotelle; lasciò la moglie e una figlia.[108] L'agguato, avvenuto nei pressi di Rivalta (RE), era stato progettato contro Giuseppe Sarcone, affiliato ad un clan rivale dei Vasapollo, ma per uno scambio di persona Bellini sparò all'auto del nomade.[103] Nel raccontare questo omicidio, Bellini si disse rammaricato e arrabbiato, e svenne più volte in tribunale.[109]

Il primo maggio 1999 tese un agguato al suo ex socio di 'ndrangheta Antonio Valerio. Lo sorprese che stava parcheggiando l'auto sotto casa e gli sparò[103] colpendolo alla spalla e alla testa; l'auto accelerò di colpo e andò a sbattere, ma la pistola di Bellini si sarebbe inceppata[110] e Valerio si salvò (diventò collaboratore di giustizia nel 2017).[83] Bellini disse di aver tentato di ucciderlo solo per eseguire un ordine impartito da Vincenzo Vasapollo ma di aver provato rimorso in quanto si sentiva legato a Valerio.[92]

La seconda "collaborazione con la giustizia" (1999-2009)

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Nell'ambito delle indagini sul tentato omicidio di Valerio, la sera del 3 giugno 1999 Bellini e Vincenzo Vasapollo[90] vennero tratti in arresto[103] con un'azione della polizia presso il ristorante di proprietà dei suoceri di Bellini, Il Capriolo.[6][111]

Bellini divenne nuovamente collaboratore di giustizia in seguito a questo arresto, e confessò per la prima volta l'omicidio di Alceste Campanile del 1975, l'eliminazione dei suoi ex-complici reggiani della banda del grana a partire da Giuseppe Fabbri (nel 1988), e gli omicidi nel contesto 'ndranghetista (dal 1990).[112]

Venne processato dalla Corte di assise di Reggio nell'Emilia assieme a Vincenzo Vasapollo e Giulio Bonaccio. Per l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, i tre vennero assolti nel luglio 2022;[113] Bellini fu condannato in primo grado a 23 anni;[114] nel 2005 la Cassazione confermò la condanna, riducendo la pena a 22 anni e 6 mesi,[115] ma nel 2008 gli fu concessa la detenzione domiciliare.[116] Vincenzo Vasapollo fu condannato a 13 anni e 6 mesi. Bonaccio venne condannato a 13 anni e 8 mesi ma fu scarcerato dalla sentenza della Cassazione nel 2005.[117][118]

Il programma di protezione, voluto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna dall'inizio della collaborazione nel 1999, venne revocato nel 2009; Bellini stavolta non era d'accordo, e presentò ricorso per continuare a godere della protezione. Il ricorso venne respinto dal Tar del Lazio[103] e poi dal Consiglio di Stato nel 2012, citando fra le motivazioni il parere della Direzione Nazionale Antimafia secondo cui «la presunta collaborazione del Bellini si rivela nel suo complesso strumentale al tentativo di rendere indecifrabile (…) quella complessa trama di relazioni, complicità, collusioni e protezioni che ha caratterizzato, negli anni, tutta la sua operatività criminale».[119]

Strage di Bologna

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Nelle prime ore successive alla strage del 2 agosto 1980, una pista investigativa puntava a Bellini, a causa della sua somiglianza con l'identikit di un uomo che era stato visto allontanarsi dalla sala d'aspetto della stazione pochi minuti prima dell'esplosione[120] e della segnalazione del maresciallo Balugani della squadra mobile di Reggo Emilia sul pernottamento di Bellini in una camera in affitto a Bologna nella notte fra l'1 e il 2 agosto.[121][122] La Digos effettuò quindi una perquisizione nell'albergo di proprietà di Aldo Bellini vicino a Reggio Emilia nella mattina del 4 agosto, e con sorpresa vi trovarono il procuratore Ugo Sisti, che aveva passato lì la notte[123] senza essere registrato.[124]

Bellini nega la sua presenza in città la mattina del 2 agosto, fornendo un falso alibi familiare che nel 1992 portò al suo proscioglimento.[125] Nel 2019 l'ex moglie Maurizia Bonini riconobbe il suo volto nelle immagini di un video amatoriale girato alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, poco prima della strage.[126] La moglie disconfessò anche l'alibi che ella stessa aveva fornito negli anni ottanta,[127] e quindi Bellini venne processato dalla Corte d'assise di Bologna, dove nel 2022 venne condannato all'ergastolo in primo grado per concorso in strage.[128] La condanna è stata confermata in appello nel luglio 2024[129] e nel luglio 2025 anche in Cassazione.[130][131][132]

È stato descritto come "il quinto uomo" della strage[1] in riferimento ai già condannati Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, condannati in via definitiva dopo separati processi.

Dopo la condanna di primo grado all'ergastolo era ancora a piede libero in attesa del processo d'appello, quando il 23 giugno 2023 fu arrestato perché sospettato di pianificare l'omicidio dell'ex moglie Bonini che aveva testimoniato contro di lui, e del figlio del presidente della corte che lo aveva condannato in primo grado.[133][134][135]

Il ruolo nella "trattativa Stato-mafia"

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Nel 1981 conobbe nel carcere di Sciacca il boss Antonino Gioè, fedelissimo dei Corleonesi di Totò Riina. Secondo la difesa di Bellini nel processo sulla strage di Bologna, il trasferimento dal carcere di Firenze a quello di Sciacca sarebbe stato voluto da Ugo Sisti, procuratore della Repubblica di Bologna nel 1980 e direttore del DAP nel 1981, proprio con lo scopo di farlo incontrare con Gioè.[136]

Tra la fine del 1991[137] e l'inizio del 1992 Gioè preparò e attuò la strage di Capaci assieme a Giovanni Brusca, all'ordinovista Pietro Rampulla, a Santino Di Matteo e a Gioacchino La Barbera.[138]

Paolo Bellini si recò in Sicilia nel novembre e nel dicembre 1991;[139] in quel periodo si occupava della riscossione dei crediti, anche per conto di aziende importanti.[140] In quelle occasioni Bellini e Gioè si incontrarono;[141] secondo Bellini, Gioè lo aiutò nella riscossione di crediti[137] per il valore di circa tre miliardi di lire.[142]

Nei primi mesi del 1992 Bellini contattò nuovamente Gioè[143] e, su incarico del maresciallo Roberto Tempesta del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri, condusse una trattativa in cui inizialmente chiedeva al mafioso di recuperare alcune opere d'arte rubate dalla mala del Brenta alla Galleria Estense di Modena.[144] Gioè, che parlava per conto di Giovanni Brusca, cercò di ottenere dei vantaggi per un gruppo di boss detenuti tra i quali Bernardo Brusca, Pippo Calò e Luciano Liggio, offrendo in cambio non i quadri rubati a Modena ma bensì alcuni dipinti rubati a Palermo alla fine degli anni '80.[145][146] Il maresciallo Tempesta si consultò con il colonnello Mori ma poi non fu trovato un accordo.[147]

Antonino Gioè venne arrestato nel marzo 1993. Il 29 luglio 1993 (poche ore dopo gli attentati a Roma e a Milano) fu ritrovato impiccato con i lacci delle scarpe alle sbarre della sua cella.[148][149] Nella sua agenda venne ritrovata l'annotazione «Bellini è un infiltrato»;[150] Gioè lasciò anche una lettera di sei pagine, in cui ribadiva:[151] «supponendo che il signor Bellini fosse un infiltrato, sarà lui stesso a darvi conferma di quanto sto scrivendo».[149]

Negli anni 2020 Bellini è stato indagato dalla procura di Firenze perché Brusca[152] e La Barbera raccontarono che fu Bellini a suggerire ad Antonino Gioè di compiere attentati contro il patrimonio artistico nazionale;[137] in particolare quindi era accusato per la strage di via dei Georgofili del 1993, ma l'accusa venne archiviata nell'aprile del 2025.[153] Il procedimento di archiviazione venne duramente criticato da una parte della stampa[153][154] e dalle associazioni dei familiari delle vittime delle stragi.[155]

Nello stesso periodo è stato indagato anche dalla procura di Caltanissetta per le stragi di Capaci e di via D'Amelio. La procura ha chiesto più volte l'archiviazione della sua posizione ma il giudice ha invitato a continuare ad indagare sui rapporti fra Bellini e Gioè[156] e sulla presenza di Stefano Delle Chiaie a Capaci nei giorni precedenti alla strage.[157]

  1. 1 2 Giuseppe Asta, Ergastolo per Paolo Bellini, "quinto uomo" della strage di Bologna, su Rai News 24, 6 aprile 2022. URL consultato il 21 dicembre 2022.
  2. ↑ Sentenza 2025, pp. 16, 80 e 87 del pdf
  3. 1 2 3 4 5 Sentenza 2022, p. 1303 del pdf
  4. ↑ Morando, p. 53
  5. ↑ Vignali
  6. 1 2 3 4 Dieci anni fa l'arresto della Primula nera, in Gazzetta di Reggio, 2009. URL consultato il 25 dicembre 2025.
  7. ↑ Vignali, pp. 30-31
  8. 1 2 3 Beccaria, p. 21
  9. ↑ Gianluca Rotondi, «Sisti figura chiave nei depistaggi. Dal processo rivelazioni decisive», in Corriere della Sera, 4 agosto 2021. URL consultato il 24 ottobre 2023.
  10. ↑ Morando, pp. 144-148.
  11. ↑ Filmato audio Malgrado Tutto, Bologna 2 agosto, Bellini risponde alle domande del Presidente della Corte, Francesco Caruso, su YouTube, Google LLC, 3 dicembre 2021, a 34 min 46 s. URL consultato il 27 luglio 2025.
  12. ↑ Biondani, p.243
  13. ↑ Sentenza 2022, p. 1283 del pdf
  14. ↑ Beccaria, p. 25
  15. ↑ Paolo Bellini, la 'Primula Nera' dalle mille vite e volti, in il Resto del Carlino, 30 giugno 2023. URL consultato il 27 luglio 2025.
  16. 1 2 Sentenza 2022, p. 1096 del pdf
  17. ↑ Vignali, p. 31
  18. ↑ Sentenza 2024, p. 20 del pdf
  19. ↑ Vignali, p.32
  20. ↑ È morto Panigazzi amico-nemico del killer Bellini, in Gazzetta di Reggio, 12 luglio 2014. URL consultato il 1º agosto 2025.
  21. ↑ Filmato audio Malgrado Tutto, Bologna 2 agosto, Bellini risponde alle domande del Presidente della Corte, Francesco Caruso, su YouTube, Google LLC, 3 dicembre 2021, a 46 min 24 s. URL consultato il 27 luglio 2025.
  22. 1 2 Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi, “La mia vita da infiltrato” - Parla Paolo Bellini: intervista video, l’anticipazione, in Reggio Report, 31 luglio 2022. URL consultato il 27 luglio 2025.
  23. ↑ Jacopo Della Porta, La versione di Bellini «Io, infiltrato nell’Msi per conto di Almirante», in Gazzetta di Reggio, 25 novembre 2021. URL consultato il 27 luglio 2025.
  24. ↑ Sentenza 2022, pp. 1287 e 1288 del pdf
  25. 1 2 Morando, p. 63
  26. ↑ Sentenza 2024, p. 21 del pdf
  27. ↑ Filmato audio Malgrado Tutto, Bologna 2 agosto, Paolo Bellini racconta Alceste Campanile, su YouTube, Google LLC, a 23 min 52 s. URL consultato il 27 luglio 2025.
  28. 1 2 Morando, p. 55
  29. ↑ Biondani, p. 243
  30. ↑ Filmato audio Malgrado Tutto, 2 agosto ‘80. L'incredibile vicenda legata ad Alceste Campanile e al depistaggio del SISMI, su YouTube, Google LLC, a 8 min 40 s. URL consultato il 27 luglio 2025.
  31. ↑ Filmato audio Malgrado Tutto, 2 agosto ‘80. L'incredibile vicenda legata ad Alceste Campanile e al depistaggio del SISMI, su YouTube, Google LLC, a 6 min 50 s. URL consultato il 27 luglio 2025.
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  33. ↑ Filmato audio Malgrado Tutto, 2 agosto ‘80. L'incredibile vicenda legata ad Alceste Campanile e al depistaggio del SISMI, su YouTube, Google LLC, a 3 min 00 s. URL consultato il 27 luglio 2025.
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  151. ↑ Riccardo Chiari, Brusca racconta il ruolo del neofascista Paolo Bellini, in il manifesto, 14 gennaio 1998. URL consultato l'8 febbraio 2026.
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  153. 1 2 Giuseppe Pipitone, L’archiviazione di Bellini per la strage di Firenze: “Legami con destra eversiva? Zero riscontri”. Ma li ha confessati lui, in il Fatto Quotidiano, 2 aprile 2025. URL consultato il 15 aprile 2025.
  154. ↑ Sentenza folle a Firenze, archiviato Paolo Bellini, in ANTIMAFIADuemila, 4 aprile 2025. URL consultato il 1º marzo 2026.
  155. ↑ I familiari delle vittime delle stragi: la procura non ci ha avvertiti dell’archiviazione di Bellini, su Articolo 21, liberi di..., 4 aprile 2025. URL consultato il 1º marzo 2026.
  156. ↑ Il legale di Borsellino diffida i pm. "Fate le indagini sui mandanti", in Articolo 21, liberi di..., 6 gennaio 2026. URL consultato il 1º marzo 2026.
  157. ↑ Filmato audio Paolo Mondani, Mori va alla guerra, Report, 22 giugno 2025, a 5 min 30 s. URL consultato il 1º marzo 2026.

Sentenze giudiziarie

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Voci correlate

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