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Magasa

Coordinate: 45°47′11.04″N 10°37′44.76″E
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Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima località cretese, vedi Magasa (Creta).
Magasa
comune
Magasa – Stemma
Magasa – Veduta
Magasa – Veduta
Veduta di Magasa da Cima Rest
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Lombardia
Provincia Brescia
Amministrazione
SindacoOmar Venturini (lista civica) dal 25-5-2026
Data di istituzione1º gennaio 1948
Territorio
Coordinate45°47′11.04″N 10°37′44.76″E
Altitudine976 m s.l.m.
Superficie19,11 km²
Abitanti104[1] (31-5-2026)
Densità5,44 ab./km²
FrazioniCadria
Comuni confinantiBondone (TN), Ledro (TN), Tignale, Tremosine sul Garda, Valvestino
Altre informazioni
Cod. postale25080
Prefisso0365
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017098
Cod. catastaleE800
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona F, 3 596 GG[3]
Nome abitantimagasini
Patronosant'Antonio abate
Giorno festivo17 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Magasa
Magasa
Magasa – Mappa
Magasa – Mappa
Posizione del comune di Magasa nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Magasa[4] (Magàsa in dialetto bresciano[5]) è un comune italiano di 104 abitanti[1] della provincia di Brescia in Lombardia. È situato a nord-est del capoluogo, al confine col Trentino. È il comune della provincia di Brescia meno popolato. Vanta anche il primato di comune con l'età media più alta della provincia (58 anni), quinto in Lombardia e 45º nazionalmente.

Geografia fisica

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Il territorio comunale è situato a circa 1.000 m s.l.m. nella Val Vestino, compresa tra il lago di Garda e quello d'Idro. Dista 26 chilometri da Gargnano, 30 da Idro e circa 72 dalla città di Brescia, ed è raggiungibile tramite la strada provinciale 9, che sale da Gargnano, o la 58, proveniente da Idro.

Il comune fa parte, insieme ad altri otto, della Comunità Montana Parco Regionale Alto Garda Bresciano, con sede a Gargnano.

Il territorio comunale è costituito in prevalenza da dolomia principale, su cui poggiano gli strati retici, fortemente fagliati. L'ampio pianoro sopra l'abitato, occupato da prati e cespugli, appartiene a questi ultimi e si distingue nettamente dalle circostanti pareti dolomitiche, aspre e quasi brulle; verso il paese affiorano calcari grigi e neri alternati a calcari dolomitici e a dolomie bianche[6]. Alla formazione del Calcare di Zorzino, di età mesozoica, appartiene il giacimento fossilifero di Cima Rest.

Il giacimento fossile di Cima Rest

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La presenza di fossili nell'area era già stata rilevata nell'ultimo quarto dell'Ottocento dal geologo Karl Richard Lepsius, che fra il 1875 e il 1878, nell'ambito delle ricerche finanziate dall'Impero austriaco tramite il Geologische Reichsanstalt, svolse accurati rilievi stratigrafici sulle Alpi di Ledro e sui monti a sud dell'Ampola, dedicando alcune pagine alla Val Vestino e al monte Caplone. Lepsius segnalava fra l'altro il rinvenimento di grandi quantità di fossili caratteristici degli strati retici, tra cui Avicula contorta, Cyrena rhaetica e Terebratula gregaria[6].

Il giacimento fu riconosciuto nella sua rilevanza scientifica nel 1969, quando ricercatori del Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia ne accertarono l'estensione superficiale in località Alvezza: risalente a circa 220 milioni di anni fa, conserva una fauna di gamberi e pesci notevole per la completezza della morfologia e per l'evidenza dei particolari anatomici[7]. Fra i rinvenimenti spicca un esemplare di Paralepidotus ornatus lungo 600 millimetri, riferibile al Norico, oggi conservato al museo bresciano: si trattava di un pesce dai movimenti lenti, dotato di robuste scaglie ganoidi e di denti adatti a nutrirsi di molluschi[8].

Sono stati inoltre identificati pesci dei generi Pholidophorus e Birgeria, mascelle di Pseudodalatias, gamberi dei generi Antrimpos, Archeopalinurus e Acanthinopus, nonché tilacocefali e resti problematici che potrebbero corrispondere all'ala di un rettile volante del gruppo dei ranforinchi[7]. Ulteriori reperti estratti tra il 1999 e il 2006 dalle rocce di Crune, presso malga Alvezza, sono costituiti da piccoli folidoforidi, in genere non superiori agli 11 centimetri, che negli antichi mari triassici costituivano fonte di nutrimento per i pesci predatori e che in precedenza erano stati rinvenuti soltanto in poche altre località italiane ed europee, come Cene, Ponte Giurino e Seefeld in Tirolo[9].

Il massiccio del monte Tombea-Caplone, che con i suoi 1.976 metri è la vetta più alta del Parco Alto Garda Bresciano, è un territorio ricco di endemismi floreali e fu meta prediletta di botanici italiani e stranieri già dai primi dell'Ottocento. Kaspar Maria von Sternberg fu il primo a salire sul massiccio nel 1804, seguito da Francesco Facchini nel 1842; nel 1853 il botanico Friedrich Leybold vi riconobbe il primo esemplare di una specie allora sconosciuta, raccolta nel 1856 dallo svizzero Pierre Edmond Boissier e pubblicata nel 1859 da Adolf Engler con il nome di saxifraga tombeanensis. Altri ricercatori si avvicendarono in seguito, tra cui John Ball[10], Paul Friedrich August Ascherson, Henry Correvon e Andreas Sprecher von Bernegg.

Sul monte Tombea vegeta anche la nigritella, detta localmente pegnót o penót, «piccolo pugno», per la forma del tubero diviso in due: un fiore dal colore rosso vivo e dal profumo intenso, cui la tradizione popolare attribuiva proprietà magiche.

Nei secoli passati la presenza dell'orso bruno in Val Vestino fu pressoché costante, interrottasi solo negli ultimi decenni del Novecento a causa del ridimensionamento della specie in Trentino. Il ritorno del plantigrado nel Trentino e nel Bresciano è legato al progetto europeo «Life Ursus», attuato tra il 1999 e il 2002; secondo la Provincia di Brescia il fenomeno di espansione territoriale riguarda soprattutto giovani maschi in dispersione, mentre le femmine, pur ampliando il proprio areale, restano legate al territorio di nascita trentino[11].

I primi avvistamenti risalgono al settembre 2000, con la femmina Daniza (F43), osservata in Valvestino dopo aver razziato apiari a Magasa, in località Vanécle, e a Cadria; nel 2005 un giovane maschio, JJ2, frequentò la zona dell'Alto Garda tra Magasa, Tignale e Tremosine, e nel 2010 diverse segnalazioni furono attribuite all'erratismo dell'esemplare M6[11]. Ulteriori indici di presenza sono stati registrati negli anni successivi in vari punti della valle, fino all'avvistamento del 5 settembre 2024 in località Crune di Magasa.

Le prime notizie storiche sulla frequentazione della specie risalgono alla metà dell'Ottocento, quando le cronache riferiscono di una colluttazione che il contadino Pietro Bertola di Magasa ebbe con un orso nella Valle del Droanello, da cui il soprannome di «L'orso del Fornel»[12]; la presenza è ricordata anche dal toponimo «Tuf de l'Ürs» nella Valle di Campei. L'ultimo esemplare abbattuto nel Bresciano risale al 1967, sulle montagne di Vestone[11].

Origine del nome

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L'origine del toponimo è incerta. Secondo alcuni deriverebbe dal termine celtico mago, «mercato» o «campo», a indicare un villaggio circondato da campi[13]; secondo altri dall'unione di mag e Gaza, antico nome del monte Tombea[14]; altri ancora lo fanno dipendere da un elemento antroponimico, accostandolo al gentilizio barbarico «Magazzo», nella dizione locale Màgas, col significato di «territorio di Magazzo»[15].

Secondo la linguista Carla Marcato alla base del nome potrebbero esserci il gallico mago con il suffisso collettivo -eto, oppure il tema mageto, «potente», da mag, «grande», e il nome personale derivato da Magetiu e Mogetius[16], e meno verosimilmente magu-mago, «servente, garzone»; la stessa studiosa non esclude una formazione in -atia o -asia dalla radice mac, «nutrire»[17]. Un'ultima ipotesi rimanda al termine gallico maegi[18], che indicherebbe i terrapieni con muretti su cui venivano costruite le baite, oppure a maegh, «villaggio campestre con molti ciottoli» o «terrapieno recintato per le capanne e il bestiame»[19].

Anticamente l'abitato era diviso in tre rioni: Ir, Ar e Casar. Nel 1913 il glottologo Carlo Battisti riportò nella sua ricerca sul dialetto della Val Vestino che gli abitanti del luogo venivano soprannominati Trombù, «tromboni»[20].

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Magasa.
Peso di stadera romana rinvenuto a Magasa nel 1960 circa

Dalle origini al dominio dei Lodron

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Il territorio risulta frequentato già in epoca preistorica: lo attesta il rinvenimento nel 2017, sul monte Denai, di un'ascia in bronzo databile alla prima età del Ferro, riferibile alle popolazioni di stirpe retica o euganea che occupavano il Trentino sud-occidentale. Seguirono la presenza romana — documentata dal peso di stadera rinvenuto in paese attorno al 1960 — e quella longobarda[21]. Il toponimo compare per la prima volta in due documenti del 1356, entrambi relativi a controversie sui diritti di pascolo e di transito con le comunità della valle del Chiese.

Dal XII secolo e per oltre seicento anni Magasa e la frazione di Cadria furono possesso dei conti Lodron, famiglia originaria della valle del Chiese soggetta al principe vescovo di Trento, che negli atti notarili si intitolavano «Signori della Val Vestino»: il primo documento che comprova l'appartenenza della valle alla consorteria risale al 1189. La scarsità di pascoli d'alta quota rese lo sfruttamento delle malghe una fonte costante di attrito con le comunità vicine: la lite con Storo per i confini del monte Tombea fu affidata nel 1405 a un compromesso arbitrale stipulato a Condino, mentre nel 1511, nella canonica di Turano e sotto la mediazione dei conti, si giunse alla più estesa divisione terriera mai avvenuta in valle, che interessò oltre un terzo del territorio e assegnò a Magasa il monte Tombea fino ai prati di Fondo[22].

Situata al confine con la Repubblica di Venezia, nel 1513 Magasa fu saccheggiata da mercenari al servizio della Serenissima al comando di Scipione Ugoni; vi transitarono inoltre i lanzichenecchi di Georg von Frundsberg nel 1526 e le truppe del duca Enrico V di Brunswick-Lüneburg nel 1528. Nel 1589 i conti confermarono gli statuti comunali, o «carte da regola», della comunità, mentre lo statuto di valle fu approvato nel 1693 dal conte Carlo Ferdinando Lodron. La giurisdizione feudale, abolita con l'occupazione napoleonica e formalmente ripristinata dal Congresso di Vienna, cessò definitivamente nel 1826 con la rinuncia dei conti a favore dell'amministrazione austriaca.

La comunità di antico regime

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La povertà delle risorse locali spinse i valvestinesi a una mobilità precoce e continua, documentata negli atti notarili trentini fin dal XIII secolo: emigrarono come muratori e lapicidi verso Riva del Garda, Verona e la Valpolicella, e stagionalmente come carbonai in Val di Fiemme, in Val di Ledro e in Val di Sole. Il Settecento fu un secolo difficile, segnato da carestie, epidemie e da una criminalità diffusa che indusse gli abitanti a fortificare l'abitato con cancelli sorvegliati e feritoie ricavate nelle case; l'episodio più clamoroso fu l'uccisione a scopo di rapina, nella notte fra il 24 e il 25 settembre 1759, del curato don Ascanio Glisenti di Vestone, decapitato dal mugnaio locale, che fu a sua volta processato e giustiziato a Lodrone.

L'isolamento e l'asprezza dei luoghi alimentarono inoltre una ricca tradizione di credenze popolari, che faceva della Val Vestino una dimora di streghe e di orchi ritenuti responsabili di grandinate e malefici, e di cui restano traccia numerosi toponimi del territorio comunale[23]. Nel febbraio del 1799 Magasa e Cadria furono presidiate da una compagnia di 120 bersaglieri tirolesi a difesa dei confini meridionali del Principato vescovile di Trento, minacciati dall'invasione napoleonica.

L'Ottocento austriaco

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Le prime descrizioni sistematiche del paese si devono all'inchiesta etnografica condotta fra il 1835 e il 1855 da don Francesco Lunelli e alla Corografia del geografo Attilio Zuccagni-Orlandini del 1840: entrambe registrano in Magasa il centro più popoloso della valle, con 485 abitanti su 1.430 complessivi, e un'economia fondata sul fieno, sulla pastorizia e sulla produzione di carbone, i cui prodotti — burro, formaggio, bestiame e miele — erano smerciati sulla Riviera di Salò[24]. L'alluvione dell'agosto 1850 distrusse i ponti sul torrente Toscolano e interruppe a lungo la comunicazione con il Garda, dando luogo a un contenzioso fra i comuni di Magasa e Turano sulla ripartizione delle spese di ricostruzione.

Nel luglio 1866 si accamparono in paese i garibaldini del 2º Reggimento Volontari Italiani del tenente colonnello Pietro Spinazzi, nel corso della terza guerra d'indipendenza[25]; al termine del conflitto Magasa restò all'Impero austro-ungarico, costituendone un lembo meridionale isolato. Il confine di Stato, presidiato dal 1874 dal casello doganale della Patoàla e dalle sezioni di Bocca di Paolone e Comione, fu per decenni teatro di un intenso contrabbando di tabacco, zucchero e alcol, che lo storico Claudio Fossati attribuiva alle ingiuste tariffe doganali e alla povertà degli abitanti, mentre i trattati commerciali del 1878 e del 1887 concedevano agevolazioni daziarie ai prodotti pastorali della valle.

Tra il 1870 e il 1925 il paese conobbe una forte emigrazione, con circa duecento partenze dirette in prevalenza verso gli Stati Uniti d'America e in misura minore verso Argentina e Uruguay: il primo magasino documentato è Gabriele Giovanni Mazza, sbarcato a New York il 28 aprile 1882[26]. Restò invece lettera morta il progetto, discusso agli inizi del Novecento, di una strada carrozzabile verso Storo che collegasse la valle al resto della provincia di Trento senza attraversare il territorio italiano.

Le due guerre e la ricostituzione del comune

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Percorsa e studiata a fini informativi da Cesare Battisti nel 1908 e dall'ufficiale Tullio Marchetti nel 1911, la Val Vestino fu individuata dallo Stato maggiore italiano come un saliente da eliminare in caso di conflitto. Magasa fu occupata senza combattimenti dai bersaglieri del 7º Reggimento il 24 maggio 1915, primo giorno della prima guerra mondiale, e il massiccio del Tombea-Caplone fu fortificato con strade, trincee, caverne e postazioni di artiglieria, a costituire la seconda linea di difesa della pianura Padana. Nel luglio 1917 vi transitò il re Vittorio Emanuele III in ispezione alle linee. Aggregata al Regno d'Italia al termine del conflitto, la valle divenne ufficialmente italiana con il trattato di Saint-Germain del 1919.

Durante il regime fascista il comune autonomo fu soppresso nel 1928 e aggregato a Valvestino, che nel 1934 passò dalla provincia di Trento, cui Magasa era fino ad allora appartenuta, alla provincia di Brescia. Gli archivi del Casellario Politico Provinciale di Trento conservano i nomi di alcuni oppositori locali del regime, fra cui il contadino Santo Zeni, schedato nel 1929 per avere imbrattato i manifesti elettorali fascisti. Il 14 marzo 1945 i cieli sopra il comune furono teatro dello scontro aereo in cui fu abbattuto il caccia del maggiore Adriano Visconti, i cui rottami caddero fra Valvestino e Tignale.

Nel secondo dopoguerra Magasa riconquistò l'autonomia comunale, sancita nel 1947 e operativa dal 1º gennaio 1948. Il 6 agosto 1964 la parrocchia passò infine dall'arcidiocesi di Trento alla diocesi di Brescia, in seguito alla bolla apostolica che ridefinì i confini diocesani dell'area.

Stemma di Magasa

Il Comune di Magasa si è dotato attorno al 1990 di uno stemma non ufficiale, ossia non approvato dall'Ufficio Onorificenze e Araldica del Dipartimento del Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio dei ministri. Vi sono rappresentati un edificio caratteristico del luogo, il fienile con copertura in paglia di frumento di Cima Rest, e la testa di un cervo.[senza fonte]

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Incoronazione della Vergine con san Giovanni Battista, sant'Antonio abate e san Lorenzo di Francesco Savanni, 1763, chiesa di Sant'Antonio Abate

Chiesa di Sant'Antonio Abate

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La chiesa di Sant'Antonio Abate fu edificata su un edificio preesistente attorno al XVI secolo; il santo patrono vi si festeggia il 17 gennaio. L'altare maggiore ospita una pregevole pala dedicata all'Incoronazione della Vergine con san Giovanni Battista, sant'Antonio abate e san Lorenzo, opera del pittore bresciano Francesco Savanni, che la eseguì nel 1763 per incarico dell'abate magasino don Giovanni Maria Zeni. Un'altra pala raffigura la Madonna del Rosario e fu dipinta dal pittore veronese Bartolomeo Zeni di Bardolino, mentre il dipinto della Madonna delle Grazie fu donato alla comunità dal conte Carlo Ferdinando Lodron, che nel 1714 lo fece eseguire a Roma.

La cantoria dell'altare maggiore, in legno intagliato, dorato e dipinto, è opera di intagliatore valsabbino della seconda metà del XVIII secolo ed è attribuita ai Boscaì da Panteghini[27]; sopra di essa si trova un affresco del 1926 del pittore trentino Metodio Ottolini di Aldeno. L'organo, a diciassette registri e 640 canne, di cui 36 lignee, fu acquistato dalla chiesa di San Martino di Gargnano tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento; lo strumento attuale è attribuito alla bottega Bonatti di Desenzano, che riutilizzò un nucleo di canne Antegnati, e fu riformato nella seconda metà dell'Ottocento da Gaetano Marchesini di Barghe.[senza fonte]

La chiesa di San Lorenzo a Cadria, il cui patrono si festeggia il 10 agosto, fu restaurata nel 1547; secondo alcuni la sua edificazione risalirebbe all'età longobarda.[senza fonte]

La pianeta di Magasa

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La pianeta proveniente dalla chiesa parrocchiale, oggi conservata nel Museo Diocesano di Brescia, è di autore ignoto e di manifattura francese della metà del XVIII secolo, in gros de Tour lisérè broccato, di 97 × 90 cm; delle insegne correlate è rimasta soltanto la stola. Si distingue fra le altre del museo per la vena fantastica dell'ornato, che si sviluppa in verticale con andamento sinuoso: grossi fiori a ombrello di colore alternato, rosa e viola, si ripetono in orizzontale, mentre dagli stessi steli nascono foglioline e fiorellini che rendono più dinamica la composizione. La presenza del point rentré, i colori accesi, la sottigliezza degli steli e il fondo chiaro suggeriscono una datazione di metà Settecento.[senza fonte]

Non esiste documentazione che ne accerti la provenienza: si ipotizza che sia stata acquistata dalla popolazione o donata alla parrocchia nel 1805 da monsignor Pietro Angelo Stefani (1725-1810), sacerdote e letterato nativo di Magasa, professore di filosofia, teologia e retorica, direttore del seminario lodroniano e del ginnasio di Salò e dal 1802 vicario generale della diocesi di Brescia.[senza fonte]

La chiesetta alpina di Cima Rest

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Consacrata alla Madonna della Neve, patrona della Val Vestino, fu inaugurata il 7 agosto 1982 e vi si celebra la festa la prima domenica di agosto.

Le santelle del Capetèl e di via Rest

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Lungo le stradine di campagna e le mulattiere di montagna è frequente imbattersi in croci, tabernacoli, capitelli, lapidi in ricordo di eventi tragici e piccoli dipinti votivi realizzati per grazie ricevute, presso i quali il viandante sostava in preghiera. I due capitelli del Capetèl, poco fuori l'abitato lungo l'antica mulattiera che collega Magasa a Turano, e di via Rest furono edificati per volontà di pii benefattori: il primo presumibilmente tra il 1400 e il 1600 e oggi di proprietà della famiglia Pace, il secondo di data incerta, ipotizzata posteriore al 1500 con l'erezione della curazia, e di proprietà comunale. Entrambi presentano volta ad arco, strutture verticali in muratura portante e copertura a due falde simmetriche con manto in coppi.[senza fonte]

La santella del Capetèl è dedicata all'Assunta e fu ridipinta nel 1977, dopo un restauro conservativo, essendo da decenni in stato di abbandono. Nella nicchia, in posizione centrale, è raffigurata l'Assunta, affiancata dall'immagine incerta di san Giacomo Maggiore o san Cristoforo — mancano gli attributi dei santi, salvo un bastone — e da quella di san Rocco, entrambi protettori dalla peste nera; la voltina è affrescata con una colomba che simboleggia lo Spirito Santo. La santella di via Rest è dedicata alla Vergine, affiancata da sant'Antonio abate, patrono di Magasa, e presumibilmente da san Vigilio, patrono dell'arcidiocesi di Trento.[senza fonte]

Queste edicole si trovavano lungo il percorso delle rogazioni, documentate già negli statuti comunali del 1589, che anticamente consistevano in una processione dell'intera popolazione fino a Cadria e nel Novecento furono ridotte a un anello attorno all'abitato. Con questo rito la popolazione invocava la protezione divina contro grandine, siccità, calamità naturali, guerra e malattie contagiose.[senza fonte]

Il polittico di via Garibaldi

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Il polittico di via Garibaldi consiste in un affresco di cinque icone impresso sulla facciata d'ingresso di casa Venturini, presumibilmente commissionato dalla famiglia tra il 1600 e il 1700 e di autore ignoto. Al centro, in una nicchia rettangolare, è dipinta la Madonna col Bambino, attorniata in alto a destra da san Giovanni Battista, patrono della Val Vestino, in basso da sant'Antonio abate, in alto a sinistra da san Bernardino da Siena e in basso da san Vigilio.[senza fonte]

Architetture civili

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Fienili di Cima Rest

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Caratteristica principale di Magasa sono i fienili in pietra con tetto a struttura lignea, aguzzo e con falde molto acclivi, ricoperto con fasci sovrapposti di steli di frumento coltivato in altura, poiché la paglia del grano di pianura marcisce. Queste architetture rurali sono ancora visibili sugli altipiani di Cima Rest e di Denai: al primo piano servivano da ricovero degli animali e per la lavorazione e conservazione del formaggio, al secondo da deposito del foraggio. Secondo l'archeologo Gian Pietro Brogiolo il metodo costruttivo risalirebbe alla dominazione romana, mentre per l'architetto tedesco Alwin Seifert sarebbe stato introdotto dai Goti o dai Longobardi. Fatta eccezione per alcune vaghe somiglianze riscontrate negli anni sessanta nel nord Italia e in Ungheria, non si ha notizia di costruzioni analoghe nelle Alpi[28].

Mulino ad acqua del Somalàf e la calderöla

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Il mulino ad acqua di Magasa

Il mulino si trova presso il corso del torrente Magasino, in località Somalàf, sotto l'abitato. Oggi trasformato in abitazione rustica, in passato macinava il frumento coltivato nella campagna circostante; disponeva di una macina per il granoturco e di una per il frumento, con una capacità produttiva compresa tra i 2 e i 6 quintali di farina nelle ventiquattr'ore. L'attività ebbe inizio attorno al 1200 e diede origine al toponimo di Molì, che sostituì progressivamente quello di Somalàf; l'ultimo mugnaio fu Angelo Mazza Scarpèt, che verso il 1970 vendette l'edificio a un acquirente della Riviera gardesana. La mappa del catasto austriaco d'inizio Ottocento rileva anche un mulino a Cadria, distrutto dall'alluvione del torrente Setta nel primo decennio del secolo.[senza fonte]

Poche centinaia di metri più in là si trova una marmitta dei giganti, detta localmente calderöla, formata dallo scorrimento erosivo del torrente Magasino; a causa dell'erosione del terreno circostante non è più possibile avvicinarvisi.

La calchèra di Calsine

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Un semicerchio di sassi biancastri, in parte crollati, incassato nel terreno e aperto su un lato, è quanto resta della calchèra costruita in località Calsine dalla famiglia VenturiniTemplate:Quando, lungo la mulattiera che sale dall'abitato. Per edificarla furono usati soprattutto blocchi di roccia calcarea, resistenti alle alte temperature — attorno ai 900 gradi — raggiunte durante la cottura dei sassi. Ogni ciclo di produzione richiedeva molte tonnellate di calcare escavato nelle vicinanze, altrettante fascine di legna e acqua captata dal ruscello di Tortole: la legna era posta in fondo, in corrispondenza del foro di alimentazione, i sassi calcarei accumulati per tutta l'altezza e il tutto ricoperto da uno strato di argilla con fori di sfiato. La cottura durava circa una settimana ed era controllata giorno e notte; conclusa, si attendevano alcuni giorni per il raffreddamento, quindi la calce viva veniva estratta con guanti spessi o con il badile e, mescolata all'acqua, trasformata in calce spenta, impiegata come legante in edilizia e come imbiancante disinfettante di case e stalle.[senza fonte]

Osservatorio astronomico

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L'osservatorio è situato in località Corva, a Cima Rest, a circa 1.300 metri di quota. Fu edificato verso l'anno 2000 su iniziativa dell'Associazione Astrofili di Salò e del Comune di Magasa, che mise a disposizione i primi fondi e il terreno.

Monumento ai caduti

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Situato in via Garibaldi, poco sopra piazza Valle, fu edificato nel 1947 per decisione dell'assemblea degli alpini ed è costituito da un sacello con due lapidi marmoree recanti i nomi dei caduti di Magasa e Cadria della prima guerra mondiale, combattuta nelle file dell'esercito austro-ungarico, e della seconda guerra mondiale. Fu restaurato e reinaugurato nel 1966 con la consulenza stilistica di Italo Maroni, architetto di Gabriele D'Annunzio; in quegli anni il frontale recava la scritta «Ai caduti» e il tetto era sormontato da una copia bronzea della Vittoria alata di Brescia. La facciata è formata da due archi congiunti che simboleggiano l'incontro nella steppa, durante la ritirata della campagna di Russia del gennaio 1943, dei battaglioni alpini «Vestone» e «Valchiese» della Divisione alpina «Tridentina», che contribuirono allo sfondamento delle linee sovietiche nella battaglia di Nikolaevka. Vi combatterono i magasini Federico Venturini e Narciso Zeni, quest'ultimo proposto per la medaglia d'argento al valor militare.[senza fonte]

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[29]

Magasa
Il campanile di Magasa, del XVIII secolo

Museo etnografico della Valvestino

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Lo stesso argomento in dettaglio: Museo etnografico della Valvestino.

Il museo della civiltà contadina, di proprietà del Comune di Magasa, è allestito nell'antico fienile di Americo Stefani, contadino nativo del paese vissuto nel XX secolo. Conserva un'esposizione di attrezzi agricoli adoperati fino a pochi decenni fa nei campi e nei prati di Magasa e Cadria: slitte per il trasporto del fieno, falci fienaie, strumenti caseari e per la lavorazione del legno.

Biblioteca comunale «Dottor Giuliano Venturini»

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La biblioteca comunale è dedicata alla memoria di Giuliano Venturini, medico, patriota, scrittore e sindaco di Magasa vissuto nel corso dell'Ottocento.

Gruppo alpini

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Il gruppo ANA di Magasa-Valvestino fu costituito il 21 novembre 1937 dal sottufficiale della Divisione alpina «Julia» Ermenegildo Venturini, caduto nella ritirata di Russia nel gennaio del 1943. Sciolto durante la guerra, fu ricostituito nel 1950; nel 1951 fu benedetto il secondo gagliardetto e nel 1966 si inaugurò in piazza Valle il monumento ai caduti. L'opera più significativa, oltre alla sede in località Pià, resta la chiesetta alpina di Cima Rest, inaugurata il 1º agosto 1982 e dedicata «A chi sofferse per la Libertà», costruita in granito con il contributo volontario degli alpini di Magasa e di Valvestino.[senza fonte]

Nell'agosto del 1993, durante la festa degli alpini, fu conferito a Cima Rest il premio nazionale «Fedeltà alla Montagna» all'artigliere da montagna Silvio Tedeschi di Droane; il riconoscimento è la più importante manifestazione associativa dell'ANA dopo l'adunata nazionale e viene assegnato a ex alpini che vivono e lavorano in montagna.[senza fonte]

Manifestazioni

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Festa del Formaggio

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Istituita dal Comune nel 1979 per promuovere la produzione e la vendita del formaggio d'alpeggio, il rinomato Tombea, si tiene la seconda domenica di settembre, in concomitanza con la fine della stagione dell'alpeggio, sull'altipiano di Cima Rest.

Si tiene la prima domenica di agosto: a Cima Rest per la messa presso la chiesetta alpina, a Magasa presso la sede in località Pià per il convivio fra iscritti e ospiti.

Festa patronale di San Lorenzo

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Si tiene a Cadria il 10 agosto, con la messa, la distribuzione — secondo l'antico Legato Pio — di un quarto di vino e un pane a tutti i presenti e il pranzo in piazza.

Distribuzione del sale

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10 agosto 2004: il cardinale Crescenzio Sepe celebra la messa nella chiesa di San Lorenzo

La distribuzione di un chilogrammo di sale a ogni abitante maggiorenne residente di Magasa e Cadria avviene nel mese di febbraio e trae origine dal Legato Dispensa Sale, fondato in un anno imprecisato da benefattori magasini che, in punto di morte, misero a disposizione della collettività i propri averi — beni immobili da affittare o somme da investire — per finanziare l'acquisto del sale, bene allora prezioso e di difficile reperimento. In compenso, dopo la scomparsa del benefattore, gli abitanti dovevano onorarne la memoria con la recita di preghiere e la celebrazione di messe.[senza fonte]

L'apparato dei Tridui nella chiesa di Magasa

I Tridui sono una festa religiosa consistente in tre giorni del mese di gennaio dedicati alla commemorazione dei defunti della comunità. Secondo lo storico bresciano Paolo Guerrini le origini di questa tradizione nella provincia di Brescia risalgono al 1727, quando i frati francescani osservanti del convento di San Giuseppe di Brescia celebrarono tre giorni a suffragio delle vittime della guerra di successione spagnola, numerose nelle battaglie di Chiari (1701) e di Calcinato (1706)[30]. A Magasa furono introdotti in un anno imprecisato collocabile tra il 1744 e il 1755 dal sacerdote magasino don Giovanni Bertola (1722-1794), per circa vent'anni parroco di Capriano del Colle, e dal professor Pietro Angelo Stefani[31]. Oggi i Tridui, con l'apparato di candele detto «Macchina», si celebrano nel Bresciano solamente a Vesio di Tremosine, Borno, Castenedolo, Gussago, Lonato, Mura, Ome, Tavernole sul Mella, Rodengo-Saiano e Borgo Poncarale.

Canto della Stella

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Il canto della Stella è un'antica tradizione tipica non solo di Magasa ma di molte zone dell'Italia settentrionale e dell'arco alpino. La sera del 5 gennaio, dopo la messa, un coro di una ventina di paesani, preceduto dai figuranti dei tre re magi e dal portatore della stella — un manufatto di legno rivestito di carta — si avvia dalla piazzetta antistante la chiesa e, attraversando quasi tutte le stradine del centro storico, canta le tradizionali canzoni natalizie del luogo. Secondo alcuni la tradizione risalirebbe alla metà del Cinquecento, nel pieno della Controriforma.[senza fonte]

L'economia magasina si basa principalmente sul settore agricolo.

Nel 2021 risultavano presenti sul territorio comunale 3 aziende agricole e 4 addetti nel settore; le attività operano soprattutto nell'allevamento del bestiame.

Il fagiolo della Val Vestino

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Il fagiolo della Val Vestino è una varietà locale, rara, della specie Phaseolus coccineus, caratterizzata da fiori di colore rosso scarlatto. La specie è originaria dell'America Latina, nell'area di Perù e Colombia, con area di diversificazione genetica in quella messicano-guatemalteca, dove gli indigeni la coltivavano nei campi di mais, che fungevano da tutore alle liane. I baccelli furono importati in Europa dagli spagnoli nel XV secolo e la coltivazione si diffuse rapidamente, dapprima in Francia, poi nelle isole britanniche e infine nei paesi dell'Europa centrale.

La varietà fu introdotta in valle probabilmente nel XVII secolo da commercianti provenienti dalla pianura lombarda, dove era coltivata nei campi irrigui già dal Cinquecento; non vi sono tuttavia testimonianze documentarie della sua coltura in epoca anteriore all'Ottocento, e neppure i documenti relativi all'occupazione francese della valle del 1796, che elencano i prodotti agricoli sequestrati alla popolazione, ne fanno menzione[32]. Il particolare microclima e l'isolamento geografico hanno permesso di selezionare naturalmente una varietà peculiare, mai ibridata con altri tipi di fagiolo.

Il seme viene piantato in aprile, dopo la festa di San Marco, appena sotto il livello del terreno — in modo, come dicevano gli anziani, che senta «il suono delle campane dell'Ave Maria» — con il supporto di tutori di legno alti circa due metri, potendo la pianta raggiungere i quattro metri. La raccolta avviene tra settembre e ottobre, con l'essiccazione dei baccelli. La caratteristica principale della varietà è la colorazione molto accesa dei semi, che varia dal rosa al nero, dal bianco-grigio al viola. La produzione è oggi limitata all'uso domestico e la coltivazione sta scomparendo con il declino dell'agricoltura di montagna.[senza fonte]

La pratica delle carbonaie

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Sulle montagne del comune sono presenti numerose e antiche aie carbonili, testimonianza di un mestiere scomparso da decenni. La carbonaia, pojat in dialetto locale, era una tecnica molto usata in passato in gran parte del territorio alpino per trasformare la legna — preferibilmente di faggio, ma anche di abete, carpino, larice, frassino, castagno, cerro e pino — in carbone vegetale. I valvestinesi erano considerati carbonai esperti, carbonèr, come risulta anche dagli scritti di Cesare Battisti[33]: esercitarono il mestiere non solo in Italia, ma anche nei territori dell'Impero austro-ungarico, in special modo in Bosnia, e negli Stati Uniti di fine Ottocento a Syracuse-Solvay[26].

La carbonaia manteneva una forma conica, con un camino centrale e cunicoli di sfogo laterali per regolare il tiraggio dell'aria; il procedimento sfruttava una combustione imperfetta del legno, in condizioni di scarsa ossigenazione, per tredici o quattordici giorni. Le piazzole, dette localmente ajal, jal o gial, erano disseminate nei boschi a distanze abbastanza regolari e collegate da fitte reti di sentieri; dovevano trovarsi lontano da correnti d'aria e su terreno sabbioso e permeabile, e per la pendenza dei versanti erano spesso sostenute da muri a secco, accanto ai quali il carbonaio costruiva una capanna di legno per sé e per la famiglia. A cottura ultimata la scarbonizzazione richiedeva uno o due giorni: si raffreddava il carbone con palate di terra, si spegnevano con l'acqua le braci rimaste accese e si procedeva all'estrazione. La qualità dipendeva dalla perizia del carbonaio e dal legname impiegato: il carbone di ottima qualità doveva «cantare bene», cioè produrre un buon suono. Insaccato una volta raffreddato, era trasportato dai mulattieri verso la Riviera del Garda. La pratica cadde in disuso poco dopo la seconda guerra mondiale, soppiantata dall'energia elettrica e dai derivati del petrolio.[senza fonte]

La pratica venatoria

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Le prime notizie sulla caccia in valle risalgono al 1840, quando Attilio Zuccagni-Orlandini annotava che gli abitanti della Val Vestino, come quelli della Val di Ledro, traevano dalla caccia agli uccelli «e lucro e passatempo», spingendosi a venderli fino a Brescia[24]. La montagna di Camiolo fu a lungo tra i luoghi di caccia preferiti dei conti Bettoni, famiglia nobile originaria di Gargnano: le cronache di famiglia riferiscono che il senatore Ludovico Bettoni Cazzago prediligeva la caccia vagante a beccacce, lepri e galli cedroni in Val Vestino e sulle montagne di Tremosine. Un articolo anonimo apparso nel 1896 su una rivista venatoria lamentava invece la scarsità della selvaggina stazionaria e il crescente bracconaggio nei territori di Tignale, Tremosine, Cadria, Val Vestino e Bagolino[34]. Nel 1940 fu disposto fino a nuovo ordine il divieto assoluto di caccia e di uccellagione nel territorio costituente la riserva di caccia di Valvestinoil provvedimento è attribuito dalle fonti al prefetto di Trento, ma dal 1934 il territorio apparteneva alla provincia di Brescia[attribuzione da verificare][35].

Amministrazione

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1948 1960 Giuseppe Zeni lista civica Sindaco
1960 1964 Angelo Gamba lista civica Sindaco
1964 1965 Andrea De Rossi Commissario prefettizio
1965 1972 Fioravante Gottardi lista civica Sindaco
1972 1975 Dino Venturini lista civica Sindaco
1975 1980 Antonio Zeni lista civica Sindaco
1980 1991 Evaristo Venturini lista civica Sindaco
1991 1999 Giorgio Venturini lista civica Sindaco [36]
1999 2000 Zaira Romano Commissario prefettizio
2000 2010 Ermenegildo Venturini lista civica Sindaco
2010 2026 Federico Venturini lista civica Sindaco
2026 in carica Omar Venturini lista civica Sindaco

Proposta di riaggregazione al Trentino-Alto Adige

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Eventuale posizione del comune di Magasa nella provincia autonoma di Trento

Insieme a numerosi altri comuni in situazioni analoghe, Magasa ha chiesto di essere nuovamente annessa alla provincia di Trento[37]. Nel 2005 il comune ha aderito all'Associazione dei comuni confinanti e dal 2007 Valvestino e Magasa, con l'appoggio di comitati spontanei di cittadini, si sono attivati per l'indizione di un referendum[38].

Il 21 e 22 settembre 2008 si è tenuto contemporaneamente nei due comuni il referendum consultivo sul passaggio alla regione Trentino-Alto Adige e alla provincia autonoma di Trento: il risultato è stato positivo, nonostante l'elevato quorum richiesto, pari alla maggioranza degli aventi diritto al voto.

Il 7 ottobre 2009 il senatore Claudio Molinari, del Partito Democratico, ha presentato un disegno di legge per il ritorno dei comuni di Valvestino e Magasa nella regione Trentino-Alto Adige. Il 18 maggio 2010 il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige ha approvato quasi all'unanimità una mozione per l'aggregazione alla regione dei comuni di Magasa, Valvestino e Pedemonte[39], e il 14 aprile 2015 il Consiglio regionale della Lombardia ha espresso parere favorevole al passaggio dei due comuni[40].

L'unico collegamento stradale diretto con il Trentino è una mulattiera sterrata che collega le località di Denai, Tombea, Pràa e Bait con Bondone, percorribile solo a piedi o con automezzi autorizzati; è in progetto un traforo stradale che unirebbe la valle con quella del Chiese[senza fonte]. Senza la costruzione di questo collegamento il passaggio del comune al Trentino è considerato non attuabile.

Il 10 dicembre 2025 è stato presentato al Senato della Repubblica un disegno di legge concernente il distacco dei comuni di Valvestino e Magasa dalla regione Lombardia e la loro aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige ai sensi dell'articolo 132 della Costituzione, di iniziativa del senatore Meinhard Durnwalder della Südtiroler Volkspartei[41].

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. L'accento è sulla seconda vocale.
  5. AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996, p. 369.
  6. 1 2 Lepsius1878, p. 254.
  7. 1 2 Schiavone.
  8. DAversa1973, pp. 76-90; TintoriOlivetti1988.
  9. Museo etnografico e naturalistico Val Sanagra, scheda Parapholidophorus sp.
  10. (EN) John Ball, The Alpine guide, 1866, p. 485.. Ball sostò a Magasa poco prima del 1866, proveniente da Storo e dalla Valle Lorina e diretto a Gargnano.
  11. 1 2 3 ProvinciaBrescia2014.
  12. [Cronaca], in L'Eco dei tribunali, 1858..
  13. Fino a circa il 1970 l'abitato di Magasa era effettivamente circondato da campi coltivati principalmente a frumento, granoturco e patate. Secondo Arnaldo Gnaga, Vocabolario topografico-toponomastico della provincia di Brescia (1939), derivano dal termine mago anche due località chiamate Magon, una in Trentino e un podere a nord-est di Lumezzane Pieve.
  14. L'etimologia è sostenuta da Bartolomeo Venturini in La leggenda del monte Tombea, conservata presso l'Archivio dell'Accademia degli Agiati di Rovereto, che ipotizza quindi un'origine come villaggio dei Cenomani.
  15. Renzo Ambrogio, Nomi d'Italia. Origine e significati dei nomi geografici e di tutti i comuni, 2006..
  16. Mogetius era anche il nome di un dio gallico noto da due iscrizioni, una in Francia e l'altra in Austria; sembra trattarsi di una divinità marziale, come dimostra il suo legame con il romano Marte.
  17. Carla Marcato, Dizionario di toponomastica, Torino, 1990..
  18. Da questo termine deriverebbero i toponimi di Magonza, Nimega, Magenta, Maslianico, Magadino, Masnago e Musadino.
  19. Mario Grammatica, Piemonte: genti e linguaggi antichi, Gorla Maggiore, 1974..
  20. (DE) Carlo Battisti, Die Mundart von Valvestino. Ein Reisebericht, Vienna, A. Hölder, 1913..
  21. VitoZeni1993.
  22. Zeni2007, pp. 45-59.
  23. VitoZeni1996.
  24. 1 2 ZuccagniOrlandini1840, pp. 176-177, 223-224.
  25. Zeni2006.
  26. 1 2 Zeni2005.
  27. Cargnoni1997.
  28. Dove i tetti sono di paglia, in Corriere della Sera, 28 settembre 1994..
  29. Dati tratti da:
  30. Guerrini1919.
  31. VitoZeni1987.
  32. VitoZeni1984.
  33. Battisti1913.
  34. [Corrispondenza da Rasone di Gargnano], in Caccia e tiri, Milano, 2 gennaio 1896..
  35. Bollettino Ufficiale del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste.
  36. Primo sindaco a elezione diretta.
  37. A sostegno della richiesta si considerano la prima bozza dello Statuto provinciale del Trentino, del 1945, nella quale nei confini della costituenda «regione Tridentina» sarebbero stati ricompresi anche i comuni di Valvestino e di Magasa. I due comuni sono inoltre sottoposti alla giurisdizione trentina per il catasto e per i procedimenti giudiziari.
  38. Via libera al referendum, in Corriere della Sera, 14 giugno 2008.; Bruno Festa, Passaggio al Trentino? Via libera al referendum, in Bresciaoggi, 14 giugno 2008.; Magda Biglia, Provincia di Brescia addio: due comuni al referendum per tornare sotto Trento, in Il Resto del Carlino, 14 giugno 2008..
  39. Cristian Zurlo, Comuni veneti in Trentino, il confronto in Regione, in La voce del NordEst, 19 maggio 2010..
  40. Valvestino e Magasa verso il Trentino, in GardaPost, 15 aprile 2015..
  41. Disegno di legge concernente il distacco dei comuni di Valvestino e Magasa dalla regione Lombardia e loro aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige/Südtirol ai sensi dell'art. 132 della Costituzione, su senato.it. URL consultato il 1º agosto 2026..
  • (DE) Richard Lepsius, Das westliche Süd-Tirol geologisch dargestellt, Berlino, 1878.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, Parte III, vol. 7, Firenze, 1840.
  • Paolo Guerrini, Le origini dei Sacri Tridui, in Brixia Sacra, X, 1919.
  • Achille D'Aversa, Forme biologiche non sicuramente identificabili e strutture inorganiche secondarie non comuni ai Prati di Rest nell'Alta Valvestino, in Natura Bresciana, vol. 10, Brescia, Museo Civico di Scienze Naturali, 1973, pp. 76-90.
  • Vito Zeni, Napoleone in Italia. La Valle di Vestino dal 1796 al 1815, in Passato Presente, n. 6, Storo, 1984.
  • Vito Zeni, Le confraternite della Valle di Vestino e il Sacro Triduo di Magasa, Magasa, Pro Manuscripto, 1987.
  • Andrea Tintori e L. Olivetti, Paralepidotus ornatus nel Norico della Val Vestino (Magasa, Brescia), in Natura Bresciana, Brescia, Museo Civico di Scienze Naturali, 1988.
  • Vito Zeni, La valle di Vestino. Appunti di storia locale, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 1993.
  • Vito Zeni, Miti e leggende di Magasa e della Valle di Vestino, Brescia, Biblioteca Comunale di Magasa e Valvestino, Fondazione Civiltà Bresciana, 1996.
  • Marialisa Cargnoni, Boscaì. I Pialorsi di Levrange e l'arte dell'intaglio nella Valle Sabbia, 1997.
  • Bruno Festa, Boschi, fienili e malghe. Magasa tra il XVI e il XX secolo, Brescia, Grafo, 1998.
  • Grazia Maccarinelli, Voci di Valvestino. Le donne raccontano..., Arco, Biblioteche Comunali di Magasa e Valvestino, 2003.
  • Nicola Gallinaro e Elio Della Ferrera, Terra tra due laghi, Sondrio, Consorzio Forestale della Valvestino, 2004.
  • Gianpaolo Zeni, "En Merica!" L'emigrazione della gente di Magasa e Val Vestino in America, Bagnolo Mella, Comune e Biblioteca di Magasa, 2005.
  • Gianpaolo Zeni, La guerra delle Sette Settimane. La campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Bagnolo Mella, Comune e Biblioteca di Magasa, 2006.
  • Gianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron. La storia di sei secoli di intensi rapporti tra le comunità di Magasa e Val Vestino e la nobile famiglia trentina dei conti di Lodrone, Bagnolo Mella, Comune e Biblioteca di Magasa, 2007.
  • Provincia di Brescia, La presenza dell'orso bruno in provincia di Brescia e breve cenno a lupo e lince, 2014.
  • Fulvio Schiavone, I fossili e i rettili volanti della Valvestino (PDF), su magasa-api.municipiumapp.it.
  • Cesare Battisti, I carbonari di Val Vestino, in Il Popolo, Trento, aprile 1913., poi in Scritti politici e sociali, Firenze, La Nuova Italia, 1966, p. 397.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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  • Sito ufficiale, su comune.magasa.bs.it. Modifica su Wikidata
  • Magasa, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia. Modifica su Wikidata
  • Sito turistico su Magasa, su altogardabresciano.org. URL consultato il 20 luglio 2023 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2013).