Durante il Pleistocene, le isole del Mediterraneo ospitavano numerose specie di elefanti, generalmente ascritte al sottogenere Palaeoloxodon, derivate dalla specie continentale Elephas antiquus. Fa eccezione il mammut nano sardo (Mammuthus lamarmorae) che era l'unico elefante endemico del Mediterraneo appartenente alla famiglia dei mammut, anche se ricerche sul DNA[senzafonte] hanno messo in luce una possibile appartenenza a questo gruppo anche per l'Elephas creticus; tali ricerche sono state smentite però nel 2007.
Durante i periodi di abbassamento del livello del mare, corrispondenti alle glaciazioni, le isole potevano agevolmente venire colonizzate nuovamente da elefanti provenienti dal continente, dando vita a sempre nuove specie (o sottospecie) anche sulla medesima isola. I vari elefanti nani differivano tassonomicamente anche da isola a isola, come ad esempio nell'arcipelago delle Cicladi.
Oltre al tentativo di ascrivere Elephas creticus al genere Mammuthus (come già fatto nel 1907 da Bate), è stato proposto di considerare le tre specie come sottospecie di Palaeoloxodon antiquus, ma studi recenti hanno evidenziato l'infondatezza di tale proposta.
Resti fossili di elefanti nani sono stati scoperti sulle isole di Delo, Nasso, Citno, Serifo e Milo. L'elefante di Delo era simile ad un piccolo Palaeoloxodon antiquus, mentre l'elefante di Nasso aveva taglia comparabile a Palaeoloxodon melitensis. Le specie ritrovate sulle rimanenti isole non sono ancora state descritte scientificamente.
Confronto tra l'altezza di un umano e di un palaeoloxodon tiliensis
A Rodi sono stati rinvenuti resti di un elefante nano molto simile a Palaeoloxodon mnaidriensis. Due giacimenti di resti di elefante nano sono stati scoperti sull'isola di Tilos: sono molto simili come taglia a Palaeoloxodon mnaidriensis e Palaeoloxodon falconeri, ma entrambi i gruppi presentano dimorfismo sessuale.
Il Palaeoloxodon tiliensis (elefante di Tilos) fu probabilmente l'ultimo elefante nano del mediterraneo ad estinguersi, alla fine del Neolitico o anche poco dopo; recenti datazioni fanno propendere per il 2.000 a.C. circa.
Teschio di Elephas Falconeri con il caratteristico foro nasale al centro, facilmente scambiabile per un'orbita oculare
Omero, nell'Odissea, racconta dell'esistenza dei Ciclopi, un popolo mostruoso caratterizzato dalla presenza di un unico occhio sul viso. Sebbene nel poema non vi siano indicazioni che permettano di identificarne il luogo di origine, con l'avanzare dei secoli si fece strada nel mondo greco l'idea che la loro sede fosse la Sicilia: ciò è testimoniato dallo storico Tucidide[1], che nell'elencare in ordine cronologico i primi popoli ad abitare l'isola scrive così:
«Si dice che la gente più antica che abbia abitato una parte del paese siano stati i Ciclopi e i Lestrigoni, dei quali io non so indicare né la razza né donde vi arrivarono o per quale destinazione ripartirono: sia sufficiente il racconto che ne è stato fatto dai poeti e il parere che ognuno in qualche modo può esprimere su di loro.»
La scelta della Sicilia a discapito di altri territori è stata motivata dagli studiosi come conseguenza del ritrovamento di fossili di elefanti nani, vissuti proprio nell'isola al tempo del Paleolitico[2]. La particolarità dei loro crani è la presenza di un grande foro nasale al centro, facilmente interpretabile per una cavità oculare: è dunque possibile che gli abitanti dell'epoca, ignorando l'esistenza di elefanti nani, abbiano interpretato alcuni dei loro resti come segni inconfondibili dell'esistenza dei Ciclopi.[3]
Confronto tra l'altezza di un umano e di un mammuthus exilis
Il mammut columbiano, alla fine del Pleistocene, era presente nel suo areale in varie popolazioni sparpagliate: una di queste, attorno ai 40.000 anni fa, raggiunse a nuoto l'isola di Santa Rosae (le attuali Northern Channel Islands).
Sull'isola, la necessità di sopravvivere costrinse i mammut a diminuire la propria taglia col tempo, dando vita ad una nuova specie, il Mammuthus exilis.
Durante l'ultima era glaciale, i mammut lanosi raggiunsero l'isola di Wrangel, allora unita alla Siberia dai ghiacciai.
12.000 anni fa, l'isola tornò tale, spingendo i mammut a ridurre le proprie dimensioni per sopravvivere con risorse più limitate, dando vita al mammut nano.
Tuttavia, molti studiosi sono d'accordo[senzafonte] nel non considerare questi animali come specie a sé stante, ma piuttosto come sottospecie (o addirittura razza geografica) del mammut lanoso.
Confronto tra l'altezza di un umano e di un stegodon florensis
«La fonte storica più antica della credenza secondo cui in Sicilia abitasse una razza di giganti è Tucidide, che vi colloca i Lestrigoni e i Ciclopi sulla scorta del racconto omerico.»
«La straordinaria leggenda dei ciclopi nasce da un equivoco di tipo paleontologico. I grandi teschi monoculari infatti non sono altro che i resti di animali vissuti migliaia di anni fa: gli elefanti nani.»
«Fino al Rinascimento ed oltre, il racconto omerico dell'avventura di Ulisse con Polifemo, e il ritrovamento, in Sicilia e a Malta, di misteriosi teschi dotati di un ampio foro nel centro della fronte, avevano alimentato la credenza che nel passato fossero davvero vissuti dei giganti spaventosi. La verità su questi suggestivi ritrovamenti fu svelata da alcuni studiosi: i presunti resti dei ciclopi altro non erano che i crani di elefanti nani. Gli elefanti nani vissero in Sicilia durante il Pleistocene, il quale terminò 11 mila anni fa. Estinti gli elefanti nani molte ossa sono state rinvenute nelle caverne siciliane.»