giovedì 1 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 1: Natale di sangue (1984)

It's the most wonderful time of the year! No, non è Natale, ma l'inizio del mese che ci porterà ad Halloween e, quest'anno, è tornAAAAta come Mariah Carey anche la Halloween Challenge del podcast Nuovi Incubi. Come per il 2025, cercherò di fare un post al giorno tranne nei weekend, dove troverete brevi caroselli a tema sul mio profilo Instagram. Si comincia con "Feste comandate (ma non Halloween!)", quindi con un film ambientato a Natale, cosa che contraddice ciò che ho scritto nelle prime righe! Oggi tocca a Natale di sangue (Silent Night, Deadly Night), diretto nel 1984 dal regista Charles E. Sellier Jr..

Trama

Dopo essere stato verbalmente traumatizzato dal nonno, il piccolo Billy riceve lo shock più grande della sua vita quando testimonia all'omicidio dei genitori per mano di un uomo vestito da Babbo Natale. Inevitabilmente, Billy cresce con una fobia e un odio smisurati verso la gioiosa festività...

Recensione

Se devo essere onesta, mi aspettavo che Natale di sangue fosse una cretinata splatter dalla superficialità imbarazzante e non pensavo che, affiancato all'inevitabile abbondanza di elementi tipici dell'exploitation, ci fosse anche un interessante approfondimento psicologico del killer protagonista. Con spietata lucidità, Natale di sangue mostra allo spettatore non solo gli ovvi danni di un trauma subito in tenera età, ma anche ciò che accade quando questo trauma viene derubricato a semplice capriccio, gestito da persone ottuse che non hanno la preparazione adeguata per seguire lo sviluppo psico-cognitivo di bambini in condizioni delicate. Il piccolo Billy, il giorno della Vigilia, viene molestato verbalmente dal nonno, deciso ad incutergli un sacro terrore verso Babbo Natale; le parole del folle vecchiaccio vengono purtroppo confermate quando proprio un uomo vestito da Babbo Natale uccide i genitori di Billy davanti ai suoi occhi, segnandolo per sempre. La povera creatura, come se la sfiga non fosse abbastanza, viene affidato alle "cure" dell'orfanotrofio gestito da una Madre Superiora al confronto della quale la madre di Georgie, la signora Legan, la signorina Rottelmeier e Miss Minci erano Madre Teresa di Calcutta; nelle mani di una "pia donna" che ragiona solo in virtù di peccati mortali e punizioni corporali, Billy rimane bloccato all'interno del suo trauma, terrorizzato da qualsiasi cosa faccia riferimento al Natale, vittima di un circolo vizioso che lo costringe a vivere la propria paura come un peccato vergognoso che necessita un castigo. Non c'è da stupirsi che, una volta cresciuto e dopo essere stato costretto proprio a vestire i panni di Babbo Natale per lavoro, il povero Billy sbrocchi e decida di diventare il mostro di cui ha sempre avuto paura. In un perverso meccanismo di autodifesa, la vittima si fa carnefice e decide di mettere in pratica tutto quello che gli è stato inculcato fin dalla più tenera età, ergendosi a protettore della morale e dispensatore di mortali punizioni. Potenziali predatori sessuali, ragazze discinte, coppie in fregola, festaioli ubriachi, bulletti di strada e mostri violenti (ma anche chiunque si metta in testa di fermare Billy, poliziotti in primis); nessuno è al sicuro dalla ferrea morale omicida del ragazzo travestito da Babbo Natale, il quale mette sotto terrorizzato scacco un'intera cittadina.

Pur avendo colto questo aspetto "serio", devo dire che mi sono divertita molto guardando Natale di sangue, il quale alla fine è un B-movie horror anni '80 con tutti i pregi e i difetti che una simile definizione comporta. Oltre ad esserci un quantitativo di tette al vento e scene di sesso (o meglio, di palpeggiamenti reiterati di procaci corpi femminili) superiore alla media, cosa che in qualche modo è comunque funzionale alla trama per tutta la questione del senso di colpa di Billy, ci sono anche molti personaggi talmente bastardi da scatenare la risata involontaria. E non parlo tanto della Madre Superiora, priva di qualsiasi oncia di umorismo, anche involontario, ma dell'allucinante nonno delle sequenze iniziali e del collega porco e fancazzista di Billy. Un altro momento in cui ho dovuto mettere il film in pausa perché ho rischiato di strozzarmi dalle risate è il misunderstanding (e chiamiamolo così!) che costa la vita ad un povero prete, seguito da dialoghi surreali quali "Gli avevo urlato di fermarsi, ma non ha obbedito!" "Per forza, è sordo!!".  Genio. Tornando ad argomenti più horror, le mattanze di Billy sono un godurioso profluvio di effettacci splatter che non guardano in faccia a nessuno, con picchi notevoli che coinvolgono una delle icone del genere, Linnea Quigley, e un paio di oggetti "impopri" che superano a destra l'accetta protagonista delle varie locandine. La carriera registica di Charles E. Sellier Jr. è andata a ramengo dopo questo film, per motivi che vi risulteranno evidenti leggendo le "curiosità", ed è un peccato perché, con tutti gli ovvi limiti del genere, mi è parso che avesse un buon occhio per la suspence e le sequenze violente, quindi magari avrebbe potuto dare ancora qualche gioia nell'ambito dei B-Movie. Di sicuro, credo che se avessi visto Natale di sangue durante qualche Notte Horror sarebbe diventato uno dei miei guilty pleasure preferiti. A 45 anni, però, posso solo consigliarvi di dargli una chance, senza giudicarlo troppo frettolosamente, perché potrebbe sorprendervi!   

Cast

Di Linnea Quigley, che interpreta Denise, ho già parlato QUI.

  • Charles E. Sellier Jr. è il regista del film. Americano, ha diretto Banda senza legge. Famoso soprattutto come produttore, era anche sceneggiatore ed è morto nel 2011.
  • Lilyan Chauvin interpreta la madre superiora. Francese, ha partecipato a film come Predator 2, L'uomo che non c'era, Prova a prendermi e serie quali Alfred Hitchcock presenta, Perry Mason, Missione impossibile, Hunter, Fantasilandia, Magnum P.I., Il mio amico Arnold, Beautiful, Baywatch, La signora in giallo, X-Files, Friends, Alias, E.R. Medici in prima linea e CSI - Scena del crimine. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, è morta nel 2008.

Curiosità

Natale di sangue era uscito lo stesso weekend di Nightmare - Dal profondo della notte, e per qualche giorno lo aveva persino superato negli incassi. Questo finché, a causa delle feroci proteste dell'associazione Citizens Against Movie Madness (creata da persone sconvolte dalla campagna pubblicitaria del film, rea di demonizzare la figura di Babbo Natale e terrorizzare i bambini), le vendite di biglietti sono crollate al punto da costringere la casa di produzione a ritirare il film dalla maggior parte dei cinema dopo sole due settimane. Nonostante tutto, Natale di sangue ha generato ben quattro seguiti (Silent Night, Deadly Night 2, Silent Night, Deadly Night 3: Better Watch Out!, Initiation: Silent Night, Deadly Night 4, Silent Night, Deadly Night 5: The Toy Maker) e due remake, Silent Night e  Silent Night, Deadly Night. Io non li ho mai visti, ma se Natale di sangue vi è piaciuto potreste recuperarli e aggiungere Un Natale rosso sangue - Black Christmas! ENJOY!



mercoledì 30 settembre 2026

Carrie 2: La furia (1999)


Sempre in previsione dell'uscita del Carrie di Flanagan, ho riguardato dopo decenni anche Carrie 2: La furia (The Rage: Carrie 2), diretto nel 1999 dalla regista Katt Shea.

Trama

Rachel, liceale dotata di poteri telecinetici, si ritrova coinvolta in uno squallido gioco portato avanti dai membri della squadra di football, che ha causato il suicidio della sua migliore amica...

Recensione

Sono ragionevolmente sicura di avere guardato Carrie 2: La furia il giorno esatto della sua prima TV italiana, ché all'epoca non mi perdevo un horror in televisione neanche a morire. Sono anche abbastanza sicura che non lo avessi apprezzato, reduce da una visione abbastanza recente del film di De Palma, che, comprensibilmente, a 18-19 anni mi portava a considerare merda tutto il resto. Ricordo anche che il mio giudizio era stato inficiato da un paio di cose all'epoca molto importanti, ma che oggi non mi fanno né caldo né freddo. In primis, non capivo come Mena Suvari, assurta al livello di dea dopo la performance in American Beauty, potesse essere stata relegata al ruolo di personaggio usa e getta; seconda cosa, ero una spettatrice abbastanza affezionata di Quell'uragano di papà, e vedere Zachery Ty Bryan, uno dei figli televisivi di Tim Allen, nei panni di deprecabile jock mi aveva abbastanza sconcertata (col senno di poi, visto quanti arresti per violenza domestica ha portato a casa l'attore, il direttore del casting ci aveva visto giusto). In realtà, il vero difetto di Carrie 2: La furia è proprio il modo in cui tenta di ricollegarsi al film tratto dall'opera di Stephen King, con tutta una serie di supercazzole a base di parentele improbabili unite al desiderio di ricalcare pedissequamente la struttura portante della trama originale, tutti aspetti aggiunti una volta che i realizzatori si sono accorti di quanto l'idea iniziale del film fosse simile a quella di King. Preso come horror nato in un universo privo di Carrie, il film è un dignitoso horror di fine millennio con tutti i pregi e i difetti dell'epoca, reso più interessante dal suo precorrere un argomento molto attuale, ovvero il bullismo a sfondo sessuale. Gli eventi di Carrie 2: La furia si scatenano nel momento in cui Lisa, la migliore amica della protagonista, si suicida dopo avere confessato a Rachel la gioia di avere perso finalmente la verginità con un ragazzo apparentemente carinissimo. In realtà, Lisa è finita vittima dello squallido e crudele gioco della squadra di football della scuola, i cui membri si sfidano a portarsi a letto le ragazze (a loro dire, ovvio) più cesse della scuola, segnando poi i rispettivi punti su un quaderno. La morte di Lisa scoperchia una cloaca che rischia di rovinare il futuro di questi poveri pulcini il cui unico pregio è saper maneggiare una palla ovale, e l'aspetto più angosciante del film non è tanto l'ovvia esplosione dei poteri telecinetici di Rachel sul finale, quanto piuttosto la cattiveria impressionante dei ragazzi (e delle queen bee che li spalleggiano ai danni delle loro coetanee), la loro indifferenza davanti alla morte e al dolore, la compiacenza di genitori al cui confronto il padre di Chris era un santo e un signore. 

La vendetta di Rachel diventa dunque doppiamente doverosa, in quanto i comportamenti criminali di Mark e dei suoi allegri compagni sono reiterati e privi di rispetto per chi ha già perso la vita per colpa loro. E' una vendetta anche più controllata e razionale rispetto a quella di Carrie, perché la festa di Mark è un ritrovo di persone consapevoli, appartenenti alla cerchia interna dei ragazzi "cool", i quali hanno volutamente circuito l'outsider svergognandola con un mezzo assai simile a quello dei video intimi condivisi nelle chat private a mo' di sex revenge. La differenza tra Carrie e Rachel è che la prima, intrisa di fobie religiose inculcatele dalla madre, ha sempre tenuto un piede fuori dalla "normalità" e il suo invito al ballo risulta un espediente forzato, una potenziale fonte di stress anche prima dell'intervento di Chris; la strage al ballo della scuola sembra più frutto di un raptus causato dalla rottura di un animo già diviso in partenza. Rachel è invece la tipica ragazza alternativa dell'epoca, connotata per essere una gnocca siderale benché tutti la considerino strana ed inchiavabile (Emily Bergl ha la stessa aura che avevano all'epoca Thora Birch, Fairuza Balk e Katharine Isabelle, quindi potete immaginare!). L'avere una madre pazza e dei poteri misteriosi non le ha impedito di avere una vita sociale e di essere in grado di avere un ragazzo, volendo, anche senza attirare l'attenzione del popolare Jesse, quindi la sua è proprio la vendetta razionale di chi si è rotta le scatole di avere a che fare con persone schifose il cui unico scopo è mostrarsi migliori calpestando gli altri. Sul finale, la rivincita di Rachel ha degli echi che rimandano alle protagoniste di Giovani Streghe, con un tatuaggio che si anima fino a ricoprirle tutto il corpo di rovi, una tamarrata fuori scala ma comunque coerente con l'idea di figaggine gotica dell'epoca, e fa della protagonista una sorta di antieroina, un novello Corvo al femminile, là dove Carrie sembrava davvero un demone sterminatore uscito dritto dall'inferno. Carrie 2: La furia è anche più esplicito e meno raffinato del film di De Palma, il che gli consente di far salire i toni della mattanza aggiungendo gente impalata, evirata, decapitata, accecata e quant'altro di sanguinolento possa venirvi in mente, con sommo scorno della povera Sue Snell, la quale forse avrebbe fatto meglio a farsi i fatti suoi, invece di tornare nel sequel. Credevo avrei concluso la visione riconfermando l'ignominia che gli avevo attribuito per quasi 30 anni, invece Carrie 2: La furia è molto meno peggio di quanto ricordassi. Recuperatelo, se potete!

Cast

Di Amy Irving (Sue Snell), Mena Suvari (Lisa), Eli Craig (Chuck) ed Eddie Kaye Thomas (Arnie) ho parlato ai rispettivi link.

  • Katt Shea è la regista del film. Americana, ha diretto altri film come La mia peggiore amica. Anche sceneggiatrice e attrice, ha 66 anni. 
  • Emily Bergl interpreta Rachel Lang. Inglese, ha partecipato a film come Blue Jasmine e serie quali E.R. Medici in prima linea, Taken, Una mamma per amica, CSI: Miami, Medium, Grey's Anatomy e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 49 anni. 

Curiosità

Zachery Ty Bryan, che interpreta Eric, era uno dei figli di Tim Allen nel telefilm Quell'uragano di papà mentre Charlotte Ayanna, che interpreta Tracy, era la Liz Purr di Amiche cattive. Sissy Spacek ha preferito non partecipare al film ma ha dato alla regista (che ha sostituito dopo poche settimane di riprese Robert Mandel, che ha abbandonato il progetto per divergenze creative) il permesso di utilizzare alcune delle scene di Carrie, lo sguardo di Satana in cui era protagonista, per i flashback. Ovviamente, prima di guardare Carrie 2: La furia recuperate Carrie, lo sguardo di Satana e magari anche Giovani streghe e Ginger Snaps. ENJOY!


martedì 29 settembre 2026

Resident Evil (2026)


Martedì scorso sono andata al cinema a vedere Resident Evil, diretto e co-sceneggiato dal regista Zach Cregger e tratto dal videogame omonimo.

Trama

Bryan, che lavora come corriere per trasportare organi ai vari ospedali, viene incaricato di portare un delicatissimo contenitore a quello di Raccoon City. Sorpreso dalla neve, Bryan investe una donna ed è solo l'inizio di una notte da incubo...

Recensione

Ma non c'erano gli zombi? Questa è la prima domanda che mi sono posta guardando Resident Evil, memore (si fa per dire) dei film di Anderson e di un paio di tentativi andati a vuoto di giocare al videogame omonimo, solo per rinunciarci per sopraggiunto attacco di panico dopo 5 minuti scarsi. Ciò dimostra quanto fossi impreparata al "trattamento Cregger" di uno dei franchise multimediali horror più amati di sempre, cosa che, probabilmente, mi ha permesso di godere di Resident Evil divertendomi come una matta. Il piglio scelto dal regista, infatti, è incredibilmente ironico, fin dalla scelta del protagonista. Bryan non è un soldato, un agente della sicurezza, un membro della Umbrella Corporation e nemmeno un poliziotto: è un povero stronzo, come potrebbe essere chiunque di noi, costretto ad accettare un lavoro infimo per poter sbarcare il lunario, al quale va MOLTO storta l'ennesima brutta serata passata a consegnare organi in giro per gli ospedali. Allettato da un compenso particolarmente elevato, Bryan prende un'automobile inadatta alle strade di montagna e si dirige verso l'ospedale di Racoon City; lì, la cosa più normale che gli succede è sbandare di tanto in tanto sulla via sempre più innevata, finché non investe una donna che gli spalanca le porte di un inferno sempre più pericoloso. Proprio come il personaggio di un videogioco, Bryan deve, innanzitutto, capire dov'è finito, cosa c'è di sbagliato a Raccoon City e come sopravvivere, trovando strumenti di fuga, di difesa e di offesa che gli consentano di raggiungere l'obiettivo finale. Il bello di Resident Evil, però, è che Bryan non è caratterizzato come il personaggio di un videogioco, quanto piuttosto come il giocatore che si immedesima, ha paura, si incazza come una bestia, si innervosisce talmente tanto da compiere delle solenni minchiate, bestemmia tra i denti ed aguzza l'ingegno imparando dalle esperienze pregresse. Come ho scritto poco sopra, Bryan è uno di noi e, in quanto tale, le sue avventure sono tragicomiche e ben poco epiche, anche perché sul suo cammino incontra dei concentrati di dabbenaggine da primato, che gli rendono le cose ancora più difficili.

Zach Cregger segue Bryan passo passo alternando riprese appena sopra la spalla del protagonista, inquietanti panoramiche "esterne" ed inquadrature tipiche dei videogiochi, come quelle che riprendono il punto di vista "totale" del giocatore, oppure le soggettive in cui il personaggio cerca oggetti, ricarica armi e spara. E' un mix vincente e reso assai dinamico dal montaggio, uno stile che abbonda di long take e richiama tantissimo le scene più concitate di Barbarian e, soprattutto, Weapons; in pratica è come se Cregger avesse preso il folle inseguimento finale di Gladys e la corsa forsennata del preside e li avesse uniti in un'unica sequenza lunga un'ora e mezza. Non c'è mai un momento di noia in Resident Evil, nemmeno nelle scene più "tranquille" (anzi, l'attesa è persino peggiore dell'orrore vero e proprio), e la scelta di non riproporre gli ennesimi zombi, inserendo Bryan all'interno di un incubo mutante uscito dritto da La cosa di Carpenter l'ho trovata vincente. Il bestiario, di fatto, è variegato e disgustoso, tanto che spesso mi sono ritrovata vittima di risate isteriche per tutto lo schifo che viene letteralmente gettato addosso al protagonista, perseguitato da mostri sempre più disumani e vischiosi. La cosa migliore di Resident Evil, però, è Austin Abrams. Si dice spesso che un attore porti sulle spalle il peso di un intero film, anche quando è circondato da altri colleghi eclissati dal suo carisma, ma questa volta il significato di questa frase fatta è letterale. Abrams si ritrova per buona parte del film da solo, ad interagire con creature inumane ma anche con oggetti ed ambienti, e sono i tempi comici perfetti, le sue espressioni sconvolte più che terrorizzate, la sua fisicità, il suo essere connotato come il Paperino di Resident Evil (perseguitato dai lucchetti, peraltro!) a conquistare il cuore degli spettatori, i quali non possono fare a meno di tifare per lui ed immedesimarsi in ogni suo gesto e parola. L'ho già scritto ovunque e mi ripeto anche qui: datemi uno di questi film al mese, fate di Austin Abrams il protagonista assoluto di ogni horror da qui all'eternità, e io sarò felice!!     

Cast

Del regista e co-sceneggiatore Zach Cregger, che nella versione originale presta la voce all'interfono, ho già parlato QUI. Austin Abrams (Bryan), Paul Walter Hauser (Paul) e Sara Paxton (la voce originale di Michelle), li trovate invece ai rispettivi link.

Curiosità

Kali Reis, che interpreta Maxine, era la protagonista di True Detective: Night Country. Se questo Resident Evil vi fosse piaciuto, oltre a recuperare i film della precedente saga (Resident Evil, Resident Evil: Apocalypse, Resident Evil: Extinction, Resident Evil: Afterlife, Resident Evil: Retribution e Resident Evil: The Final Chapter) e il reboot Resident Evil: Welcome to Raccoon City, potete aggiungere Splatters - Gli schizzacervelli, La cosa,  Slither, La casa & La casa 2, Overlord e Weapons. ENJOY! 

venerdì 25 settembre 2026

2026 Horror Challenge: A mezzanotte possiederò la tua anima (1964)


La challenge della settimana prevedeva di guardare un film che mi avesse attirata dalla locandina, seguendo la tipica "video store rule". Ho scelto così A mezzanotte possiederò la tua anima (À Meia-Noite Levarei Sua Alma), diretto e co-sceneggiato nel 1964 dal regista José Mojica Marins.

Trama

Il becchino Zé do Caixão ritiene che l'unica ragione dell'esistenza umana sia perpetuare la stirpe. Per questo, dopo avere ucciso la moglie sterile, cerca una donna che possa dargli un figlio...

Recensione

Ho già avuto modo più volte di scriverlo ma, anche se spesso è difficile guardare un film a tema tutte le settimane, adoro essermi imbarcata in questa Challenge, perché mi spinge ad uscire dalla comfort zone e ad imparare cose nuove. Per esempio, non avevo mai sentito nominare Zé do Caixão, invece in Brasile è un boogeyman più popolare di Freddy Krueger. Nato, appunto, con questo A mezzanotte possiederò la tua anima, il personaggio di Zé do Caixão (in pratica, Giò il cassamortaro) è stato riproposto dal suo creatore ed interprete, José Mojica Marins, moltissime volte nel corso degli anni, distinguendosi come una creatura del tutto amorale, spinta solo dal desiderio egoistico di perpetrare la propria stirpe, senza badare ad amici, nemici o mogli. L'aspetto paradossale di Zé è che, nonostante le azioni terrificanti che compie, non si tratta di un adoratore del demonio né di un mostro (a parte le inquietanti venuzze nere che gli compaiono nelle cornee prima di compiere un delitto, come se l'uomo ipnotizzasse le sue vittime); Zé è un "semplice" essere umano mosso da passioni innominabili, temuto dall'intero paese in cui vive, che non crede assolutamente nel paranormale o negli spiriti e sfida ogni credenza religiosa (in particolare quelle cattoliche) in quanto convinto che Dio non esista. Muovendosi con l'arroganza di chi non teme nulla e nessuno, Zé uccide con cattiveria senza distinzione di sesso, concupisce e violenta le donne, minaccia e picchia a sangue gli uomini, tutto con un solo obiettivo in mente, ovvero quello di procreare. Ovviamente, ad attendere Zé come punizione per i suoi innumerevoli peccati e per la sua miscredenza ci sarà un risvolto sovrannaturale della vicenda , il che rende A mezzanotte possiederò la tua anima uno spregiudicato mix di exploitation e horror gotico, a mio avviso molto avanti per i tempi in cui è stato girato, considerato il clima politico del Brasile dell'epoca.

A mezzanotte possiederò la tua anima è stato fotografato in un bellissimo e nitido bianco e nero che, se vogliamo, rende ancora più feroce la violenza degli omicidi di Zé e molto più inquietante il finale. Gli effetti speciali e il trucco riempiono lo schermo di occhi strappati, cadaveri, morti insanguinati e chi più ne ha più ne metta; nonostante questo, A mezzanotte possiederò la tua anima non manca di una certa ironia, che strizza l'occhio allo spettatore fin dall'inizio. Due dei personaggi, lo stesso Zé e la chiromante che avrà un ruolo fondamentale nel prosieguo del film, introducono l'opera parlando direttamente al pubblico, il primo spiegando la sua "filosofia" di vita, la seconda consigliando a chi fosse poco coraggioso di uscire dalla sala prima dell'inizio del film. In realtà, forse ho trovato A mezzanotte possiederò la tua anima più weird e pieno di umorismo nero di quanto sia in realtà. Il mio problema è che, essendo ligure, guardare il film in lingua originale è come guardare una commedia di Govi, con l'aggravante che ogni maledetta volta mi viene in mente Crozza nei panni di Josè Altafini; insomma, la mia mente è talmente condizionata da non ritenere il portoghese una lingua adatta agli horror, ed è un limite, me ne rendo conto. Ciò detto, José Mojica Marins nei panni di Zé è qualcosa di incredibile, perché riesce ad essere contemporaneamente piacione (per quanto non toccherei un uomo simile nemmeno con un dito), inquietante, terrificante e patetico nella sua natura fondamentalmente vanesia, che spesso supera persino quella di psicopatico senza scrupoli. Capisco molto bene come sia riuscito ad imprimersi a fuoco nella memoria del popolo brasiliano e a diventare un'icona dell'horror, e sono decisamente contenta di avere fatto la sua conoscenza, nonostante sia un individuo ben poco piacevole. Probabilmente, in futuro recupererò altri film aventi Zé per protagonista, anche perché mi piacerebbe sapere quali idee di sceneggiatura hanno tirato fuori per farlo tornare, visto che lo scioccante finale è molto definitivo!

Cast

José Mojica Marins è il regista e co-sceneggiatore del film e interpreta Zé do Caixão. Brasiliano, ha diretto altri film come Questa notte mi incarnerò nel tuo cadavere e Embodiment of Evil. Anche sceneggiatore e produttore, è morto a 64 anni. 

Curiosità

Il personaggio di Zé do Caixão è tornato, nel tempo, in molti altri film. Della trilogia "ufficiale" iniziata con A mezzanotte possiederò la tua anima fanno parte Questa notte mi incarnerò nel tuo cadavere e Embodiment of Evil. Altre opere sono The Strange World of Coffin Joe, Awakening of the Beast, The Bloody Exorcism of Coffin Joe, The Strange Hostel of Naked Pleasures (che ha per protagonista un personaggio molto simile) e Hallucinations of a Deranged Mind, tutti diretti da José Mojica Marins. Non vi resta che mettervi alla ricerca! ENJOY!

martedì 22 settembre 2026

Carrie (2002)



Il 7 ottobre uscirà il Carrie di Mike Flanagan, serie che ovviamente riuscirò a cominciare e concludere probabilmente a Natale del 2029. Nonostante il sicuro ritardo con cui la guarderò, ho comunque deciso di prepararmi non solo rileggendo il romanzo per la trentesima volta, ma anche di rivedere gli altri adattamenti cinematografico/televisivi, parlando sul blog di quelli che ancora non avevo trattato. Cominciamo oggi col film TV Carrie, diretto nel 2002 dal regista David Carson e tratto dal romanzo omonimo di Stephen King.

Trama

Carrie, plagiata dall'ossessiva madre ipercattolica, è lo zimbello della scuola. A seguito dell'ennesimo episodio di bullismo ai suoi danni, la ragazza si accorge di possedere dei poteri telecinetici...

Recensione

Correva l'anno 2002 e, nonostante King avesse già disconosciuto Carrie 2: La furia (di cui parlerò nei prossimi giorni), la NBC aveva pensato fosse comunque un'ottima idea produrre un remake televisivo di Carrie, con un'ambientazione contemporanea. Nella mente di Bryan Fuller, che più avanti sarebbe assurto agli onori televisivi come showrunner di Hannibal, la versione di De Palma era una favoletta che approfondiva poco i personaggi, quindi lo sceneggiatore aveva deciso di scrivere un adattamento che approfondisse le caratterizzazioni di Carrie e della altre studentesse, e che ci andasse un po' più cauto sulla questione "vendetta", in quanto la strage di Columbine era avvenuta giusto un paio di anni prima. Il risultato è questo elefantiaco Carrie, della durata di più di due ore, il quale segue quasi pedissequamente, almeno nella prima parte, il romanzo di King, riprendendone lo stile di racconto "postumo", con tanto di interrogatori dei poliziotti ai sopravvissuti, e portando sullo schermo persino l'episodio in cui una Carrie bambina fa piovere pietre sulla casa e su tutto il vicinato.  L'approfondimento psicologico tanto sbandierato da Fuller lascia il tempo che trova, in quanto, salvo la protagonista, tutti coloro che la circondano sono macchiette più o meno bidimensionali. Per quanto riguarda Carrie, invece, il personaggio è meno passivo e più tosto rispetto a quello portato in scena da De Palma, tuttavia manca dello spirito di spietata vendetta che rendeva l'originale così spaventoso, in quanto le manifestazioni più violente del potere della ragazza (e ciò vale soprattutto per la strage al ballo) si accompagnano ad uno stato di trance che la rende inconsapevole e, una volta tornata cosciente, dimentica delle sue azioni. Questa scelta, come ho scritto sopra, deriva dalla volontà di rendere Carrie un personaggio con cui gli spettatori potessero empatizzare, sgravandola da quella sete di vendetta che, dopo Columbine, era comprensibilmente tabù all'interno di un'opera pensata per un pubblico televisivo. Il secondo motivo di questo cambiamento lo trovate nelle "Curiosità", e porta il finale della storia a prendere una strada diversa da quella del romanzo, nonostante vengano conservati un paio di "omaggi"al film di De Palma.

Per quanto riguarda la realizzazione, Carrie è un prodotto televisivo nel senso più stretto e squallido del termine, non è certo figlio di quello stile cinematografico che, proprio in quegli anni, caratterizzava le serie TV più famose. Purtroppo, per rimanere in tema Stephen King, il film TV ricorda roba terrificante come I langolieri, non solo per via della regia piatta ma soprattutto dal punto di vista degli effetti speciali. A cominciare dalle pietre presenti nel flashback iniziali, più simili a dei piccoli asteroidi digitali, per continuare con gli oggetti fatti levitare da Carrie e concludere con la ciliegina sulla torta, l'angoscioso (non angosciante) incendio della palestra con conseguente crollo dell'edificio, Carrie è un trionfo di effettacci indegni persino di filmino realizzato in casa. A salvare più o meno la baracca è l'interpretazione di Angela Bettis, che compensa anche quella per nulla incisiva della Clarkson (Emilie de Ravin, invece, è un'ottima Chris e lo stesso vale per Kandyse McClure nei panni di Sue). La Bettis aveva deciso di partecipare al film esclusivamente con l'idea che ne sarebbe stata tratta una serie TV in grado di darle un compenso più o meno stabile, e in seguito ha disconosciuto questo Carrie, ma la sua bellezza particolare e i suoi lineamenti duri danno vita ad un personaggio meno "malleabile" rispetto alla Carrie di Sissy Spacek. I dialoghi con le altre studentesse al ballo sono molto divertenti, e le ferme prese di posizione nei confronti della madre sono inquietanti quanto basta; l'unico aspetto dell'interpretazione della Bettis a risultare buffo è il modo in cui storce gli occhi prima di ogni attacco, scelta che per quanto mi riguarda priva un po' il personaggio di pathos, ma ovviamente si tratta di gusto personale. Diciamo che il mastodontico, oggettivo difetto di Carrie è che si limita a raccontare una storia già letta e vista due volte senza aggiornarla né renderla più accattivante o apporre sostanziali cambiamenti, salvo per un paio di scelte che, però, la trasformano in qualcosa che, se si fosse concretizzato, sarebbe diventato un'altra opera di King, con un focus più governativo-supereroistico. Ci sarebbero voluti altri 4 anni perché Fuller realizzasse questa sua ambizione, ma questa è un'altra storia e non deve costringervi a subire due ore di piattume televisivo, nemmeno per amor di completezza.  

Cast

Di Angela Bettis (Carietta 'Carrie' White), Patricia Clarkson (Margaret White), Katharine Isabelle (Tina Blake), David Keith (Detective John Mulchaey), ho già parlato ai rispettivi link.

  • David Carson è il regista del film. Inglese, ha diretto episodi di serie come Le avventure di Sherlock Holmes, Star Trek: The Next Generation, Beverly Hills 90210, Star Trek: Deep Space Nine, Nash Bridges, Più forte ragazzi, Smallville e film quali Generazioni. E' anche produttore.
  • Emilie de Ravin interpreta Chris Hargensen. Australiana, la ricordo per film come Le colline hanno gli occhi e per serie quali Roswell, CSI: Miami, Lost e C'era una volta. Ha 45 anni. 

Curiosità

Il finale del film TV è legato all'idea con cui è nata questa versione di Carrie, ovvero fungere da prologo per una serie televisiva che, vista la pessima accoglienza del suo precursore, non ha mai visto la luce. Se volete arrivare preparati all'appuntamento con Flanagan, oltre a leggere il romanzo di Stephen King, recuperate le due versioni cinematografiche di Carrie, quella di De Palma e quella di Kimberly Peirce, e magari aggiungete Carrie 2: La furia, di cui parlerò domani. ENJOY!


venerdì 18 settembre 2026

2026 Horror Challenge: Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele (2024)


Siccome questa settimana ho parlato di Pinocchio: Unstrung, e visto che la challenge settimanale lasciava libera scelta, oggi vi beccate due righe su Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele (Winnie-the-Pooh: Blood and Honey 2), diretto e co-sceneggiato dal regista Rhys Frake-Waterfield.

TRAMA

Dopo gli omicidi del Bosco dei 100 acri, Christopher Robin ha tentato di rifarsi una vita come infermiere, ma tutti pensano sia un assassino. Almeno finché Pooh e i suoi mostruosi compagni non decidono di uscire dal bosco...

RECENSIONE

Torna, con un titolo italiano che farebbe la felicità di Antonio Albanese, l'orsetto non ricchione preferito dal webbe. Una volta avevamo gli Sharknado, oggi il Twisted Childhood Universe, e non so dirvi se si stava meglio prima oppure no. Quel che è certo è che i realizzatori di Sharknado sapevano di avere per le mani una puttanata col botto e hanno sempre giocato la carta, più o meno efficace, dell'ironia, mentre Rhys Frake-Waterfield crede di essere Wes Craven e si approccia alle opere da lui prodotte con la stessa baldanza e ancor più serietà, nonostante sia privo di qualsiasi capacità artistica. Qui, addirittura, si scomoda il metacinema: per giustificare le orrende maschere di gomma utilizzate in Winnie the Pooh: Sangue e Miele nonché il cambio dell'interprete di Christopher Robin, l'azione viene spostata avanti nel tempo, abbastanza perché la strage perpetrata da Pooh e soci sia già diventata leggenda e materia di riduzioni cinematografiche. Pertanto, gli schermi televisivi dei protagonisti proiettano Winnie the Pooh: Sangue e Miele in svariate occasioni, e più volte viene nominato il film in questione, con sommo scorno di Christopher Robin, ormai considerato il matto del paese, o il serial killer quando gli dice proprio male. Ovviamente, come noi sappiamo, Winnie the Pooh e soci esistono davvero anche se, plot twist shyamalano da me indovinato al minuto 41, la loro storia non è proprio quella che avevamo conosciuto nel primo film. Ad affiancare Pooh e Pimpi nelle loro sanguinose scorribande, questa volta troviamo il beniamino Tigro e un altro bestio al quale, per dare un volto disneyano, sono dovuta andare su Wikipedia, ovvero il gufo Uffa. E l'onomatopea in questione è proprio quella che è uscita più volte dalle mie labbra nel corso della visione. Winnie the Pooh: Sangue e Miele era una vaccata splatter al sapor di silicone, ma correva come un treno da un'efferatezza all'altra, qui invece Rhys Frake-Waterfield cerca di "nobilitare" la faccenda con noiosissimi intermezzi psicoanalitici e onirici, tentando persino di dare un background a Christopher Robin e famiglia, e i mostriciattoli del boschetto della sua fantasia si scatenano ben poco. Oppure, forse, lo fanno ma io non sono riuscita a vederli.

I realizzatori avranno, infatti, anche avuto il budget pompato, ma dev'essere andato tutto a discapito del direttore della fotografia, che invece di smarmellare ha pensato bene di giocare di sottrazione in ogni scena notturna (e ce ne sono parecchie). Il risultato, innanzitutto, è che Tigro e Pooh sono indistinguibili l'uno dall'altro a meno che non ci siano campi medi che li mostrino vestiti oppure che non si senta la voce di Tigro (che a me è sembrata intercambiabile a quella di Uffa, per inciso, una parodia del Freddy Krueger ciarliero), e poi non si capisce un belino nel corso della maggior parte delle mattanze, salvo qualche dettaglio particolarmente cruento in alcune scene. Se non altro, il make-up migliorato delle creature fa sì che Pooh non sembri più un rattuso idiota con una maschera di gomma in faccia, mentre Uffa fa molto Anjelica Huston in Chi ha paura delle streghe?, ma sono gli unici due aspetti positivi in un film sciatto a livello di sceneggiatura e, soprattutto, di attori. Con tutto l'amore che provo per l'accento inglese più stretto, non puoi pretendere di ingaggiare solo persone che biascicano con delle patate in bocca, stelline siliconate o cristiani inespressivi, conficcando peraltro l'ultimo chiodo nella bara della carriera di Simon Callow, uno che ha partecipato ad Amadeus, per Dio! Di più, il finale del film è apertissimo e persino minaccioso: illustrazioni ben più belle di tutto ciò che è stato mostrato fino a quel momento introducono Peter Pan's Neverland Nightmare (già uscito da anni anche in Italia. Probabilmente non ci avete fatto caso ma la psichiatra di Christopher si chiama Mary Darling), Bambi: The Reckoning e Pinocchio: Unstrung. Quest'ultimo l'ho apprezzato, come sapete, di Bambi mi se ne dice bene, ma ho il serio timore che Peter Pan mi farà male, male, male da morire. Ma chissà quando riuscirò a finire la saga! 

CAST

Del regista e co-sceneggiatore Rhys Frake-Waterfield ho già parlato QUI mentre Simon Callow, che interpreta Cavendish, lo trovate QUA.

CURIOSITÀ

Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele è il seguito di Winnie the Pooh: Sangue e Miele, se vi piace il genere recuperatelo, altrimenti evitate, ma recuperate senza indugio Pinocchio: Unstrung! ENJOY!



martedì 15 settembre 2026

Pinocchio: Unstrung (2026)


Non lo volevo nemmeno vedere, poi Lucia e Silvia ne hanno parlato con affetto, quindi ho recuperato Pinocchio: Unstrung, diretto e sceneggiato dal regista Rhys Frake-Waterfield.

Trama

Per risollevare il morale del nipote James, dopo la morte dei genitori e del migliore amico, Geppetto decide di fargli conoscere Pinocchio, un ragazzino di legno creato da lui. Tutto andrebbe per il meglio, non fosse che il desiderio di Pinocchio è diventare umano a sua volta...

Recensione

Non avevo voglia di guardare Pinocchio: Unstrung perché la mia fiducia nei confronti di Rhys Frake-Waterfield era pari a zero. Dopo l'inguardabile Winnie the Pooh: Sangue e miele e il suo seguito/reboot leggermente migliorato, Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele (di cui non ho ancora parlato sul blog) il cosiddetto Twisted Childhood Universe mi aveva abboffata oltremisura. Il problema principale riscontrato durante la visione dei film dedicati all'orsetto rattuso era la totale mancanza di ironia a fronte di make-up ed effetti speciali al limite del decente e degli attori canini, mentre l'unico pregio del progetto TCU era una sfacciata esibizione di gore e violenza. Per fortuna, Rhys Frake-Waterfield deve avere udito i miei improperi, perché Pinocchio: Unstrung di serio ha poco o nulla. Certo, c'è la necessaria quota da pagare per il progetto "universo condiviso" che dovrebbe prima o poi condurre a Poohniverse: Monsters Assemble, con tutta una mitologia non meglio chiarita legata alla nascita di Pinocchio e dell'inquietante Wood Mother che, se non ho capito male, dovrebbe coinvolgere anche il creatore degli ibridi visti in Winnie the Pooh, ma sono dettagli che non rovinano il divertimento. In buona sostanza, Pinocchio: Unstrung è un rozzo coming of age in cui il burattino titolare, dopo aver cercato di diventare umano nel modo peggiore (per gli altri), impara a capire la differenza tra bene e male e ad accettare la propria unicità (forse). All'interno del percorso di crescita, come succede in quasi tutte le versioni di Pinocchio, il burattino incapperà in pochi buoni amici e troppi consiglieri fraudolenti, con un paio di aggravanti: gli amici, in Pinocchio: Unstrung, sono delle minchie di mare, e i consiglieri fraudolenti degli psicopatici da primato, come se già non bastasse quel minimo sindacale di devianza mentale di cui il burattino è dotato già in partenza. A farne le spese è chiunque si azzardi a fare del male, anche poco, al piccolo James, come accadeva nel reboot de La bambola assassina... solo che a Chucky piacerebbe essere matto in culo come il Pinocchio di Rhys Frake-Waterfield!

La più recente incarnazione di Pinocchio non ha, infatti, la minima remora morale e vuole solo divertirsi come un bambino, mettendo a frutto quelle poche "lezioni" di anatomia impartitegli dall'amichetto James per raccogliere quanto serve per diventare "vero". Mai mi sarei aspettata, all'interno di un film diretto da Rhys Frake-Waterfield, di trovare la sequenza più TW del 2026, una roba atroce che ha rischiato di farmi svenire in poltrona mentre con le mani cercavo di capire se la mia faccia aveva ancora tutto al suo posto. Obiettivamente, per quanto mi riguarda, la sequenza nello studio dentistico non ha rivali, e tutto il resto è la sagra dello humour nero e della cattiveria fuori scala, uniti ad effetti speciali deliziosi, interamente o quasi affidati ad artigiani che hanno evitato la CGI come la peste, e si vede. Questo è uno dei motivi per cui Pinocchio: Unstrung va visto, perché è ben raro al giorno d'oggi questo amore per gli effettacci splatter di una volta, e tale dedizione va ricompensata. Cascate male, invece, se decidete di salire sul treno di Pinocchio: Unstrung per godervi l'interpretazione di Robert Englund, perché il grillo è ben poco parlante. Detto ciò, a parte gli amici in carne e ossa di James (la versione discount di Dudley Dursley, apprezzabile solo per la cattiveria con cui viene trattato, e l'unica studentessa delle superiori che sembra una vecchia di 30 anni), gli attori che partecipano a Pinocchio: Unstrung sono molto meglio degli scappati di casa che infestavano i primi due film del Poohniverse, per non parlare poi della presenza di Richard Brake. Se Pinocchio è "unstrung", il suo Geppetto è "unhinged", e anche se mi fa riderissimo l'idea di un riccastro inglese che di nome fa Geppetto (se quello fosse il cognome sarebbe ancora peggio, ché James Geppetto non si può sentire), l'attore non si risparmia e, da un certo punto in poi, dà vita ad uno dei suoi tipici personaggi allucinanti e disgustosi che tutti i fan dell'horror hanno imparato ad amare. Non avrei mai pensato di scriverlo sul mio blog ma guardate Pinocchio: Unstrung perché ne vale proprio la pena. Io, intanto, proverò a dare una chance agli altri film del Poohniverse che mi mancano!

Cast

Del regista e sceneggiatore Rhys Frake-Waterfield ho già parlato QUI.