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martedì 5 dicembre 2017

E poi boh

Il 5 dicembre del 2013 avevo scritto un post che si chiamava "Siamo un po' stanchini" dove si diceva che il 5 dicembre del 2012 avevo scritto un post che si chiamava "Vediamo come va a finire" dove si diceva che il 5 dicembre del 2011 avevo scritto un post che si chiamava "Andare avanti" dove si diceva che il 5 dicembre 2010 avevo scritto un post che si chiamava "Cammina cammina" dove si diceva che il 5 dicembre del 2009 avevo scritto un post che si chiamava "Alzati e cammina" dove si diceva che dovevo riaprire il blog per farci delle cose.

Quindi, andando alla dritta, viene così:
Alzati e cammina.
Cammina cammina.
Andare avanti.
Vediamo come va a finire.
Siamo un po' stanchini.
Conti alla mano, oggi è una specie di ottavo compleanno della resurrezione di Barabba.
Alzare, ci siamo alzàti; camminare, abbiamo camminato; andare avanti, siamo andati avanti; è andata a finire che eravamo davvero un po' stanchini, perché il 5 dicembre del 2014 non abbiamo festeggiato, e non abbiamo festeggiato il 5 dicembre del 2015, e poi neanche il 5 dicembre del 2016.

E poi?
E poi boh.
Forse il post del 5 dicembre del 2017 è un epitaffio.
O forse sono solo degli auguri.

giovedì 5 dicembre 2013

Siamo un po' stanchini

Il 5 dicembre del 2012 avevo scritto un post che si chiamava "Vediamo come va a finire" dove si diceva che il 5 dicembre del 2011 avevo scritto un post che si chiamava "Andare avanti" dove si diceva che il 5 dicembre 2010 avevo scritto un post che si chiamava "Cammina cammina" dove si diceva che il 5 dicembre del 2009 avevo scritto un post che si chiamava "Alzati e cammina" dove si diceva che dovevo riaprire il blog per farci delle cose.

E cose ne abbiamo fatte, ultimamente un po' meno, ma più grosse, come per esempio un matrimonio.

Conti alla mano, oggi è una specie di quarto compleanno della resurrezione di Barabba. Alzare, ci siamo alzàti; camminare, abbiamo camminato; andare avanti, siamo andati avanti; è andata a finire che siamo ancora qui; solo che adesso, oh, è una cosa normale, siamo un po' stanchini.

Intanto, comunque, grazie a voi che ci leggete.
E tanti auguri a noi.

domenica 15 settembre 2013

(Trascrizione più o meno fedele di) Delle cose non prive di conseguenze

[Ieri è capitata una cosa strana: l'elena (osvaldo) e Chettimar si sono sposati. Li ho sposati io. La mattina in maniera ufficiale, il pomeriggio in modo ufficioso. Com'è andata la mattina, nel Palazzo Reale di Milano, l'ho scritto qui. Quello che segue è il discorso del pomeriggio, nell'atmosfera bucolica della Tenuta Limido di Zerbolò, in provincia di Pavia, davanti a un centinaio di persone.]

Buonasera a tutti.
Si sente se parlo così?
Bene.
Anche là in fondo? Si sente?
Speriamo.
L'importante è che sentano i due che ho qui davanti, e anche i loro testimoni, perché le cose che devo dire oggi sono soprattutto per loro, e sono delle cose non prive di conseguenze.
Allora, adesso cominciamo.

Come dovreste sapere, se oggi siete qui, oggi siamo qui perché le due persone che ho davanti hanno deciso di prendere degli impegni l'una verso l'altra, degli impegni che, se sono bravi – ma se li conosco almeno un po' e se voi li conoscete almeno un po' sapete che sono bravi; anche se nella vita non si può mai dire, ma noi oggi diciamo di sì, che sono bravi – queste due persone che ho qui davanti hanno deciso di prendere degli impegni che sono forse tra i più importanti che due persone possano pensare di prendere insieme. La cosa sorprendente è che hanno chiesto a me di fare, come dire, da garante a questi impegni, e quindi di farmi celebrare il loro matrimonio.

Perché proprio a me? Dopo ve lo spiego, se ho capito bene e se avete pazienza. Intanto alcuni di voi si staranno domandando: Chi è questo tizio qua con l'accento emiliano che viene fino in Lombardia per unire in matrimonio un brianzolo e una molisana?

Allora mi presento, anche perché non tutti gli invitati mi conoscono. Io mi chiamo Marco Manicardi, sono un ingegnere, come lo sposo, vengo da Carpi, in provincia di Modena, e conosco le due persone che mi stanno davanti da circa tre anni. Nonostante tutto, posso dire senza temere smentite di essere loro amico d’infanzia, perché in questi circa tre anni che ci conosciamo sono successe tante, tali e grandi cose che quando davanti a una birra o a un Negroni delle volte ci viene da parlare del 2010, ci sembra di parlare di quando eravamo bambini.
Ma andiamo con ordine.

Nel lontanissimo 2010, quando cominciavano a espandersi nuovi mezzi di comunicazione su internet che si chiamano social network, e sui giornali si cominciava a dire che internet e i social network erano i covi dell’odio, io avevo cominciato a scrivere delle cose e a conoscere della gente sulla rete, delle persone con le quali chiacchieravo e discutevo pressoché quotidianamente attraverso uno schermo e una tastiera, senza esserci mai incontrati e senza esserci mai visti se non in qualche foto che sporadicamente veniva pubblicata qua e là. Ed è stato proprio lì, nello svago impalpabile dell’internet, che avevo conosciuto una ragazza molisana che abitava a Milano e che si faceva chiamare l’elena, scritto tutto in lettere minuscole e con l’apostrofo, e con la quale mi piaceva parlare di libri e di scrittura e di quello che ci passava per la testa.
Avevo anche cominciato, nel frattempo, a scrivere su un blog (adesso, per chi non sa cosa sia un blog: non ve lo spiego, lo farà un’altra persona più avanti, se portate pazienza), e col mio blog, che si chiama Barabba, avevo chiesto pubblicamente, a chi avesse avuto voglia, di mandarmi dei racconti sulla Resistenza e sulla Liberazione, da raccogliere e poi pubblicare in un libro elettronico e gratuito che si sarebbe chiamato Schegge di Liberazione, forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare, forse no. Ma è stato proprio quel libro, Schegge di Liberazione, a non essere stato privo di conseguenze, e in fin dei conti la sua pubblicazione è la chiave di tutta la faccenda che si svolge in questo momento tra le due persone che mi stanno davanti.

Anche l’elena mi mandò un suo raccontino, intitolato Resistenza di ceramica e ambientato nella campagna molisana. Parlava di conserva, di una cantina e di una nonna che affronta come può l’arrivo dell’esercito tedesco. Era un racconto molto bello, come un po’ tutto quello che scriveva su internet l’elena, che non avevo ancora mai visto dal vivo, ma l’avevo capito subito che era una di quelle persone su un milione che quando le conosci non puoi fare a meno di chiedergli delle opinioni e dei consigli.
E infatti eravamo diventati amici, io e l'elena, amici nel senso più vero del termine – come dice il dizionario della lingua italiana alla voce amicizia: Reciproco affetto costante e operoso tra persona e persona – anche se non ci eravamo ancora mai incontrati e anzi, addirittura, all’inizio del 2010, secondo me, non sapevo neanche come faceva di cognome, l’elena.

Poi sono successe delle cose, e una di queste è che il 24 aprile del 2010 quel libro elettronico sulla Resistenza e la Liberazione avevamo deciso di leggerlo in pubblico, perché a Carpi c’era un anniversario importante e la città stava organizzando i festeggiamenti per la ricorrenza. Quella sera molte persone dell’internet sono venute un po’ da tutta l’Italia in un locale di Carpi per leggere i racconti che ci avevano mandato, e io ero tutto indaffarato nell’organizzazione, correvo avanti e indietro compilando scalette per le letture, istruendo i musicisti sulle canzoni da suonare, sistemando il palco, eccetera. Per me era la prima volta ed ero molto in ansia.
Cinque minuti prima di cominciare, con il locale già pieno di gente, io sono lì che riguardo la scaletta che non mi convince, manca una bella voce per iniziare, perché l’inizio importante, ma ormai è troppo tardi e sto per dare il via al primo lettore quando... sento picchiettarmi una manina sulla spalla. Mi giro, abbasso un po’ gli occhi, e mi trovo davanti una ragazza che non avevo mai visto e che mi allunga una mano e mi dice: «Ciao, io sono l’elena.»

Avete presente quegli attimi in cui siamo in mezzo a una folla, talmente immersi nel rumore da non saper distinguere i nostri pensieri dalle nostre orecchie e dal casino che c’è intorno, ma proprio in quel momento lì succede una cosa che ci isola completamente, ed è come se fossimo in una stanza vuota e silenziosa, e tutti e cinque i sensi sono focalizzati su un punto, su quella cosa particolare che sta succedendo? Ecco, in quel momento, per me, il tempo si è fermato per un attimo, intorno si è fatto silenzio. Con gli occhi vedevo solo questa ragazza più bassa di me che mi sembrava giovanissima e sorrideva imbarazzata e bella, e con le orecchie sentivo soltanto quattro parole, scandite, musicali, semplicissime: Ciao, io sono l’elena.

«Ciao, elena,» le ho detto. «Siamo un po’ in ritardo, dobbiamo partire subito, ti va di cominciare te?» E senza aspettare la risposta, l’ho spinta sul palco e lei ha cominciato per davvero. Era la prima volta che sentivo la voce dell’elena ammutolire il pubblico e volare così leggera di frase in frase, una sensazione che si fa fatica a spiegarla; e se non l’avete mai sentita, quella voce, penso che dovreste farlo, prima o poi.
Non oggi, oggi sentite la mia, ché l’elena adesso è qui davanti a me ed è occupata a sposarsi, una cosa che sarà non priva di conseguenze, per lei.

Da quel 24 aprile del 2010, insieme a delle altre persone, io e l’elena abbiamo iniziato a girare l’Italia e il mondo (una volta siamo stati anche a Parigi) a leggere dei racconti davanti a un pubblico, a dormire nei sacchi a pelo o sui divani di chi ci ospitava, a bere delle birre e dei Negroni, eccetera. E in una di queste tappe del nostro tour, eravamo ancora nel 2010, anzi, il 10-10-2010, per la precisione, e ce lo sentivamo che era una data particolare e qualcosa sarebbe successo, siamo finiti a leggere le Schegge di Liberazione in un locale di Milano, zona Bovisa, chiamato La Scighera.

Qualche giorno prima, su internet, avevo conosciuto un’altra persona, si faceva chiamare Chettimar, ne ignoravo il nome e il cognome. Mi aveva chiesto, con modi molto educati, via mail, il permesso di leggere in pubblico la sera della Scighera e, precisamente, voleva leggere un racconto che avevo scritto io e parlava di mio nonno e delle sue vicissitudini con una divisa da Balilla che si era strappata. Io avevo risposto educatamente, acconsentendo.
La sera del 10-10-10, arrivo alla Scighera che è ancora vuota, ci sono solo due baristi, un tizio seduto a un tavolino che sistema delle scartoffie e poi c’è una stanza molto lunga e buia, con in fondo un palco illuminato, un pianoforte e un ragazzo sulla ventina che lo sta suonando magnificamente. Credo che suonasse Chopin, ma non vorrei ricordarmi male.
Mi sono avvicinato, mi sono presentato allungandogli la mano e lui, afferrandola, mi ha detto: «Molto piacere, Chettimar, ci eravamo sentiti qualche giorno fa, dovrei leggere il pezzo che parla di tuo nonno.»
«Ma tu,» gli ho chiesto, «suoni anche il pianoforte?»
«Sì, diciamo che mi diletto,» ha risposto Chettimar.
«Bene,» ho continuato, «allora facciamo così: stasera, oltre a leggere, potresti accompagnare tutte le letture col pianoforte.»
Chettimar era molto imbarazzato. «Non saprei,» mi ha detto.
Ma alla fine l’ho spuntata io, e lui ha diligentemente riempito l’aria della Scighera per tutta la durata delle letture. Due ore abbondanti.

Ero molto contento, e anche il pubblico lo era. Io, di Chettimar, il 10-10-10, non conoscevo ancora né il nome né il cognome, l’avrei scoperto qualche giorno dopo. Ma intanto lo sentivo suonare, nella sala buia, con la luce del palco che lo illuminava, e veniva da incantarsi. E se non lo avete mai sentito suonare, Chettimar, dovreste sentirlo, prima o poi, soprattutto quando fa Chopin.
Non oggi però, oggi vi tocca ascoltare la mia voce, ché Chettimar adesso è qui davanti a me ed è occupato a sposarsi, una cosa che sarà non priva di conseguenze, per lui.

Tornando a quella sera della Scighera, ricordo che l’elena lesse quattro o cinque racconti accompagnata da Chettimar al pianoforte, e dopo le letture si sono presentati e hanno scambiato qualche parola. Quelle prime parole smangiucchiate, tra una birra e un Negroni in località Bovisa, a Milano, a quanto pare, non sono state prive di conseguenze, per loro.

Ma insomma, così ho conosciuto l’Elena Marinelli e così ho conosciuto Simone Marchetti, e in tre anni di giri e letture su e giù per l’Italia e una volta anche all’estero (siamo stati a Parigi), in tre anni di chiacchiere, bevute, risate, birre, Negroni, sacchi a pelo, divani, bei momenti, brutti momenti, eccetera, ma forse anche già da subito, queste due persone qui che mi stanno davanti sono diventati miei amici, e io sono diventato amico loro. Quando ci pensiamo, delle volte, ci sembra che amici lo siamo da sempre.

Adesso, se mi sono spiegato bene, se avete portato pazienza, e scusate se sono stato un po’ lungo – ma tanto non scappate, volenti o nolenti, che mi han detto di tenervi qui finché i camerieri non han finito di preparare gli aperitivi – adesso dovreste aver capito il motivo per cui noi tre ci troviamo qui a celebrare un matrimonio, e loro due a farsi delle promesse, a prendere degli impegni, degli impegni importanti che non saranno privi di conseguenze, da oggi in poi.

Quindi, per riassumere, è successo che io una volta ho pubblicato un libro dal nome Schegge di Liberazione, dentro a quel libro c’era un racconto di Elena Marinelli, e quel libro l’abbiamo letto in pubblico una volta con l’accompagnamento di Simone Marchetti al pianoforte.
Insomma, mi è capitata una cosa, una volta, in questa vita, una cosa che non capita mica a tutti: mi è capitato di fare qualcosa che ha cambiato la vita a due persone. Non dico che senza di me non si sarebbero potuti conoscere e innamorare, avevano già degli amici in comune, vivevano nella stessa città, frequentavano gli stessi posti dell’internet, ma, insomma, la storia è andata così, è andata che dovevo essere io quello che doveva muovere il primo tassello del domino che ruzzolando per la storia li ha portati qui oggi.
Sono stato fortunato. Ho fatto una cosa che ha cambiato la vita a delle persone. Se ci penso, mi scoppia la testa.

E adesso è anche venuto il momento di sbrigare le formalità del caso, quelle già citate formalità non prive di conseguenze. Ma se pazientate ancora un attimo – che tanto dovete aspettare lo stesso, così mi han detto – ci sono un paio di persone che mi hanno chiesto di poter dire due parole per l’Elena e Simone.
La prima è Francesca, che vi leggerà una cosa che ha scelto apposta per gli sposi…

(Francesca Gentile – testimone della sposa – ha letto La promessa di Nicolò Fabi)
Il giorno in cui sei arrivata si è aperta una porta su un mondo che non conoscevo
hai portato con te una parte di me
che adesso è il mio vanto
mi hai trovato abbracciato a un ricordo
seduto e annoiato davanti a uno specchio
ho sentito di avere il permesso
di chiudere gli occhi e aprire le braccia
ora è possibile spingerci insieme
oltre i confini del tempo
come certe idee come le maree
come le promesse
è possibile andare lontano senza avere paura
come certe idee come le maree
come le promesse che si fanno

Adesso siamo compagni di vita
di vita sognata e di sopravvivenza
la nostra casa è arredata con i tuoi colori
e con le mie parole
i nostri libri mescolati insieme intrecciano
e fondono le nostre storie
ma i segreti nascosti in ogni rapporto
quelli non si raccontano
il nostro amore si sporca le mani
ogni giorno nel fango
più di certe idee più delle maree
più delle certezze
il nostro amore è sospeso nel vuoto
ma con i piedi per terra
più di certe idee più delle maree
più delle certezze che si hanno

Tu sei la luce e la pace
la comprensione della sofferenza
io sono la voce e la direzione
le spalle e la malinconia
così abbiamo unito anche il sangue
per coltivare il nostro giardino
e per quanto saremo capaci di farlo
noi lo custodiremo
se potessimo spingerci insieme oltre
i confini del tempo
come certe idee come le maree
come le promesse
se potessimo andare lontano
senza avere paura
come certe idee come le maree
questa è la promessa che ti faccio
E poi c'è Fabrizio, che ha scritto un sermoncino per l’occasione e adesso ve lo leggerà col suo accento caratteristico del centr’Italia.

(Fabrizio Gabrielli – testimone della sposa – ha poi letto il suo sermoncino)
Buonasera,
ora dovrei leggere un discorso, una ròba preparata, scritta a mente fredda - che poi ma come si fa, ad averci la mente fredda, poi? - già da un pezzo, una ròba che conoscono il cerimoniere, i musici, un sacco di gente, mancan solo quasi gli sposi, in effetti, e voi.
Se c'è qualcosa che mi sembra sia il caso di rispolverare, di riportare in auge, è la pregnanza di una tecnica spesso demonizzata: l'improvvisazione.
Perché vedete: a voi oggi sembra - perché lo è - tutto così meravigliosamente organizzato, incastrato, in una parola perfetto, che vi verrebbe quasi da andarglielo a sussurrare in un orecchio, agli sposi, alla chetichella: psss, guardate che non sarà sempre così! pssss, vedrete: cambierà tutto.
Certo, ci vorrà una buona dose di improvvisazione: ma con un po' di dimestichezza col freestyle e la creatività - doti che ai nostri amici non mancano - ecco, la fertile vallata di serendipitù continuerà a stenderglisi verdeggiante ai piedi.
Non esistono parole, davvero, per spiegare agli sposi quanta gratitudine ho per loro, che mi hanno voluto come testimone. Per sdebitarmi, però, una cosa posso farla: testimoniare. Perché io questo turbiglione qua l'ho già provato, e badate: non cambia davvero niente.
Se solo sarete bravi ad allineare l'improvvisazione alle aspettative.

E adesso leggo la parte preparata, che si intitola "Non è forse amarsi mordersi e appiccare il fuoco?".

Guardateli, guardateci: siam venuti tutto qua per cosa? Per il bianco. Che è l'infinitamente possibile, come diceva Barthes. Una corona di fiamme dietro il capo, come tra i cardi la rosa appare Elena oggi agli occhi di Simone. E come il melo nella boscaglia lui a lei. Bianca è la pagina di quaderno che gli si para innanzi, e che s'apprestano a scrivere, con lettere ricamate, vergate in bella calligrafia.
Quando tra poco avranno attraversato la riva del Giordano, quando avranno lambito l'altra sponda, ci diranno - con gli occhi come colombe lei, con la serenità della vigna che si stende sui clivi lui - che si son scelti perché l'incastro era, è e sarà per sempre perfetto; e perché chiamarsi l'un l'altra ha per loro

la dolcezza del vino
che sulle labbra degli assopiti
dov'è colato
muove parole.

Parole, parole ce ne sono molte per cantare l'amore, ma le più belle secondo me le ha scritte Salomone quando? millemila anni fa?, in un libro che si chiama Verso dei Versi, Canto dei Canti, e la cui essenza è tutta nella semplicità grezza di un verso, che è piede e vetta dell'amore quello maiuscolo, il verso che fa

mi stravolgi la mente
sorella mia e sposa (vale anche fratello mio e sposo)
mi stravolgi la mente

la cui essenza è tutta nella pirotennìa di un attacco

Mi abbeveri di baci la tua bocca
perché il tuo amore inebria più del vino

che come fai, con quest'attacco, a non pensare ai nostri amici, a un cerchio di fiamme e a un alone di sangiovese semitico che abbevera e brucia?

Che poi, non è forse questo, amarsi?
Mordersi e appiccare il fuoco?
E infine, portate ancora un attimo di pazienza, è arrivato il momento della benedizione. E chi meglio dell’anziano del gruppo cui affidare un compito del genere?
Prego SirSquonk di avvicinarsi e dire quello che deve dire…

(SirSquonk, il grande vecchio, ha benedetto)
Fratelli e sorelle, buonasera.
Non ho ben capito cosa sto facendo qui, ma so di avere tra i cinque e i sette minuti a disposizione per farlo, quindi rassegnatevi e magari siate così gentili da far partire un cronometro e farmi dei segni quando arrivo al sesto minuto. Il fatto è che, su mio incauto suggerimento e per la perfidia dell’officiante, io dovrei raccontarvi una storia: che è il compito degli anziani, come si sa.
L’altro fatto è che non si dovrebbe mai rovinare una buona storia raccontando la verità, ma al tempo stesso bisognerebbe avere abbastanza fantasia da riuscire a inventarsela, la storia buona: e questa è una dote che non posseggo. Quindi sarò costretto a dirvi la verità.

La verità è che io non mi ricordo come ho conosciuto Simone. Né quando. Ne ho una vaga idea, diciamo. Parliamo di dieci anni fa, e perdendo tempo su Internet mi imbattei in un blog, che – per inciso – me ne fece perdere ancora di più, ma questa è un’altra storia. Ora, lo smarrimento dipinto sulla maggior parte dei vostri volti mi fa capire che non sappiate cosa sia un blog; se io fossi un anziano come si deve roteerei le pupille, sospirerei profondamente, mormorerei “o tempora o mores” e poi vi tirerei un pippone agghiacciante (mi perdonino le signore per l’aggettivo poco delicato) a base di “ai miei tempi”. Siccome sono pigro, facciamo che andate a scoprirlo su Wikipedia cos’è un blog (detto tra noi, in breve: un coso che serve a gente tipo il sottoscritto, e lo sposo, e qualcun altro tra i presenti, gente che ha dei problemi).
Quel blog aveva un nome, e fu quello a farmelo notare: si chiamava The Blog Lies Down On Broadway, e quella era una citazione, la citazione di un disco famoso di un gruppo più vecchio di quasi tutti noi. Forse fu questo il motivo della mia sorpresa quando conobbi Simone di persona, e mi resi conto che doveva aver finito la quarta elementare la settimana prima. Ciò nonostante mi dissi che ci doveva essere del buono in quel ragazzo, se ascoltava quella musica, e fu così che, senza rendermene conto, diventai suo amico. Che è un po’ quel che dicono i cocainomani, adesso che ci penso.
Vabeh.
Qualche anno, molte birre e una piadina formaggio e nutella dopo, una sera ci muovemmo alla volta di Roma per andare al concerto di quel gruppo (cosa che ripetemmo in seguito, per andare a una manifestazione del PD: a noi le cose, se non sono fuori moda non ci piacciono mica). Ci andammo in compagnia di un signore che, dall’alto della sua autorevolezza, ci convinse che al Circo Massimo avremmo trovato quattro gatti e non c’era bisogno di affrettarsi; e in effetti i romani erano ancora tutti a casa, ma intanto altre duecentocinquantamila persone avevano pensato bene di prendere i posti migliori. Di quella notte ci rimane il tenero ricordo di quest’uomo che fende la folla come Mosè ritornando a noi con una pannocchia in mano, e il pensiero che quello fu il loro ultimo concerto.

Ecco, fratelli e sorelle, avevo questi due ricordi e cercavo un modo per metterli insieme e dar loro un senso. Ed è stato in quel momento che mi sono ricordato che nel lontano luglio del 2004 io feci un’intervista allo sposo, un’intervista che pubblicai sul mio blog (sì, sì, va bene: c’era un solo motivo al mondo per cui dovessi intervistare Simone? No. Il che mi pare un ottimo motivo, a ben vedere). E mi sono ricordato di una domanda, e di una risposta, che vado a leggervi:

SMS - E infine, le viene concessa la facoltà di esprimere un desiderio da inoltrare a Babbo Natale. C'è tempo, è vero, ma è meglio portarsi avanti col lavoro.
PCI - Il suo acume mi stupisce, o intervistatore. Mi verrebbe quasi da dire che è nel ramo marketing.
"Stimato Commendator Natale,
In quanto rappresentante legale dell'Ordine dei Single Patetici, ti chiederei di portarmi, magari anticipatamente, una persona che mi sopporti, che sappia capire il caos esponenziale della mia mente e che, nei ritagli di tempo, dimostri della stima e - perché no? - dell'affetto nei miei confronti.


Ora, se in questo preciso momento non vi siete sciolti in un mare di lacrime siete il fratello cattivo di Charles Bronson e la vostra durezza di cuore non dovrebbe essere giustificata dal sapere che la risposta continuava dicendo “Ma, se non ce l'hai, va benissimo anche un milione di euro in banconote di piccolo taglio e un'autobotte di gelato alla menta."

Il fatto è che adesso le cose si tenevano insieme: il nome di quel blog, questa risposta, quel concerto. Perché vedete, quel gruppo, che si chiamava Genesis, scrisse una canzone. Che io e Simone e milioni di altri abbiamo ascoltato milioni di volte. Si chiama The Cinema Show, parla di un ragazzo e di una ragazza, e a noi oggi piace pensare che parli di Simone, e di Elena. Ci sono sei righe in quella canzone, che sono una delle più belle dichiarazioni d’amore che noi abbiamo avuto la fortuna di sentire. E che adesso, se vi va, leggiamo a loro, e per loro.
(SirSquonk – in inglese – e grushenka – in italiano – hanno letto una canzone dei Genesis)
Take a little trip back with Father Tiresias,
Listen to the old one speak of all he has lived through.
Fai un piccolo viaggio indietro nel tempo con Padre Tiresia
Ascolta il vecchio raccontare tutto ciò che ha vissuto


I have crossed between the poles, for me there’s no mystery.
Ho attraversato la terra da un polo all’altro, per me non ci sono misteri.

Once a man, like the sea I raged,
Once a woman, like the earth I gave.
But there is in fact more earth than sea.
Quando ero un uomo, mi infuriavo come fa il mare
Quando ero una donna, donavo come fa la terra
Ma, alla fine, c’è più terra che mare.
Ecco fatto. Siamo quasi arrivati. Ora, come impone la legge, procederemo con le promesse e gli impegni, cioè dando lettura dei diritti che gli sposi acquisiscono e dei doveri che si assumono unendosi in matrimonio, cose importantissime e non prive di conseguenze come, per esempio, l’assistenza carceraria, l’assistenza ospedaliera e la pensione di reversibilità.

Quindi LEGGO AGLI SPOSI LE PRINCIPALI DISPOSIZIONI DEL CODICE CIVILE CHE RIGUARDANO I DIRITTI E I DOVERI DEI CONIUGI FRA LORO.

Articolo 143 – Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Articolo 144 – I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita famigliare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.
A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato.

Articolo 147 – Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

Dichiara il signor Simone Marchetti di voler prendere in moglie la qui presente signora Elena Marinelli?

(Ha risposto di sì.)

Dichiara la signora Elena Marinelli di voler prendere in marito il qui presente signor Simone Marchetti?

(Anche lei ha risposto di sì.)

Io, Marco Manicardi, delegato dal Sindaco alle funzioni di Ufficiale dello Stato Civile, pronuncio in nome della legge che:
il Signor Simone Marchetti
e
la Signora Elena Marinelli
qui presenti
sono uniti in matrimonio.

Lo sposo può baciare la sposa (questo non c’era scritto ma ci tenevo da matti a dirlo).

Grazie a tutti.
Abbiamo finito.
Andate in pace.

martedì 3 settembre 2013

Spudorate indicazioni di voto

Si vede che abbiam fatto bene a lamentarci, gli anni scorsi, del meccanismo di votazione dei Macchianera Italian Awards, perché quest'anno per rendere una scheda valida basta votare 10 categorie su 32 (l'anno scorso erano 40 su 40, per dire).
Bene, visto che addirittura della gente che pensavo risiedesse sulla sponda opposta del digital-divide mi ha chiesto per chi dovrebbe votare, e ribadendo che nella categoria Miglior Sito Letterario voi dovete tutti votare Barabba altrimenti peste vi colga, ho pensato come gli anni passati di scrivere un post di servizio con i miei consigli (personalissimi) su dove, come e perché riempire le caselline di voto (almeno dieci su trendadue, si può fare).
Se avete delle altre idee sensate o delle obiezioni ragionevoli, mettetele pure nei commenti.
Intanto, la parola d'ordine di quest'anno è: controcultura. E io farei così:
  • 1. Miglior Sito: Diecimila.me, ché della lista sono forse gli unici paladini dell'indipendenza. Finché dura.
  • 2. Miglior Personaggio: Zoro, che quest'anno ha vinto tutto portando l'internet in tv senza mandare in vacca nessuno dei due (l'internet e la tv). (Cosa che, per esempio, non è riuscita a Lia Celi nonostante Guido Catalano.)
  • 4. Miglior Articolo: Ma pensarci domenica? per due semplici motivi: primo, dove c'è Leonardo, vota Leonardo; secondo, vorrei che lo rileggeste, e se doveste sentirvi un pochino in colpa, dopo averlo letto, o anche durante, dovreste, per favore, battervi forte una mano sulla fronte e produrre uno "s-ciàf!" udibile dai vostri colleghi o familiari o animali domestici. Grazie.
  • 7. Miglior sito di Satira: Diecimila.me, cioè un voto controculturale against Spinoza (without rancore).
  • 8. Miglior Battuta: Basta fannulloni. Ambasciator porti anche pene. (Casalegglo), perché è universale. Oppure: Se continua così, questo papa finirà per far sembrare un pezzo di merda pure Gesù Cristo. (Azael), perché, indicativamente, dove c'è Azael dovreste votare Azael.
  • 9. Miglior Disegnatore-Vignettista: Zerocalcare, così vediamo se riprende a disegnare davvero, come millanta, dal 22 settembre.
  • 12. Miglior sito Cinematografico: I 400 calci, per svariati miliardi di motivi tra i quali la partigianeria e la Ragione, o anche soltanto per lo Speciale Bruce Lee.
  • 13. Miglior sito Musicale: Bastonate, perché la musica è finita e loro, sovente, ve ne elencano, argomentandoli, i motivi. E poi c'è che spaccano.

  • 14. Miglior sito Letterario: Barabba.

  • 19. Miglior sito Tecnico-Divulgativo: Il Disinformatico, che linkiamo sempre con soddisfazione e il ditino puntato verso l'interlocutore scimmiotto o complottista.
  • 20. Miglior sito Politico-d'Opinione: Leonardo, ché dove c'è Leonardo, mi pare d'averlo già detto, dovete votare Leonardo.
  • 22. Miglior sito di Viaggi e Turismo: No Borders Magazine che sono nostri amici.
  • 28. Miss Internet: La paolina, perché dal vivo è addirittura meglio che in avatar.
  • 29. Mister Internet: Azael, ché dove c'è Azael, eccetera. E poi secondo me è un bell'uomo.
  • 31. Miglior Fake: Casalegglo, così sono addirittura 15 categorie e possiamo dire d'aver strafatto con orgoglio.
Ecco.
Allora voi adesso votate, votate bene, votate Barabba.
Si vota qui.

venerdì 23 agosto 2013

Miglior sito letterario?

Incomprensibilmente, visto il calo di almeno due terzi nella quantità e forse anche nella qualità dei post su Barabba, anche quest'anno, e per il terzo anno di fila, siete diventati matti e avete candidato questo bizzarro blogghetto ai Macchianera Italia Awards 2013, nella categoria Miglior sito letterario (insieme a gente del calibro di Paolo Nori, minima et moralia e al nostro amico Stefano Amato de L'Apprendista libraio al quale auguriamo tutto il bene del mondo).



Potete esprimere il vostro voto per Barabba a questo indirizzo fino al 19 settembre. Nel rendere grazie a tutti quelli che hanno candidato il blog, vi chiediamo di nuovo un piccolo sforzo: o popolo, fai come un paio di migliaia d'anni fa, VOTA BARABBA.

mercoledì 5 dicembre 2012

Vediamo come va a finire

Il 5 dicembre del 2011 avevo scritto un post che si chiamava "Andare avanti" dove si diceva che il 5 dicembre 2010 avevo scritto un post che si chiamava "Cammina cammina" dove si diceva che il 5 dicembre del 2009 avevo scritto un post che si chiamava "Alzati e cammina" dove si diceva che dovevo riaprire il blog per farci delle cose.

Ecco, poi di cose ne abbiam fatte davvero tante: dei libri elettrici, dei reading, dei discorsi, delle bevute. E oggi è una specie di terzo compleanno della resurrezione di Barabba.

Alzare, ci siamo alzàti; camminare, abbiamo camminato; andare avanti, siamo andati avanti; e adesso, mah, vediamo come va a finire.

Intanto, grazie a voi.
E tanti auguri a noi.

lunedì 10 settembre 2012

Spudorate indicazioni di voto

Il meccanismo di votazione dei Macchianera Italian Awards è sempre stato una roba da matti. Quest'anno, poi, che c'eran 40 categorie obbligatorie, era anche una roba impossibile, pensare di votarle tutte. Per fortuna, i signori organizzatori delle Blogfest hanno deciso, la scorsa settimana, di togliere la regola che imponeva al votante di segnare la preferenza in tutte le categorie, riducendo la soglia minima del cinquanta percento.
Bene, adesso, visto che ieri sera addirittura una ragazza del Coro delle Mondine di Novi di Modena mi ha detto che lei voterebbe anche, ma non sa per chi altri esprimere la preferenza nei posti in cui non c'è Barabba (che, vi ricordo, sono le categorie: "Miglior sito letterario" e "Miglior articolo o post dell'anno", non sbagliatevi), ho pensato che fosse il caso di scrivere un post di servizio con i miei consigli (personalissimi) su dove, come e perché riempire le caselline di voto (almeno venti su quaranta, è un lavoraccio).
Se poi avete delle altre idee sensate o delle obiezioni ragionevoli, mettetele pure nei commenti.
Intanto, io farei così:
  • 1. Miglior sito 2012: Leonardo. Che è pure un barabbista e, comunque, non ci son santi. Anzi, valà, ci sono anche quelli.
  • 2. Miglior Tweeter italiano: @azael. In linea di massima, la regola da seguire è questa: dove c'è Azael, votate Azael.
  • 6. Sito rivelazione dell'anno: non che si tratti davvero di una rivelazione, nel 2012, ma se lo è stata per voi o per qualcuno, in generale, allora è indubbiamente la miglior rivelazione dell'anno. Sto parlando del sommo poeta torinese, Guido Catalano.
  • 8. Tweeter più utile: @INGVterremoti, ça va sans dire, nostro malgrado, anche se spero di disintossicarmi, prima o poi.


  • 11. Migliore Community - Sito collettivo: mah, direi Altervista, ché mi ha ospitato, aiutato e intervistato.
  • 12. Miglior Tweet dell'anno: Alessandro Clemente (@serena_gandhi): "Bere birra analcolica è come avere una selvaggia notte di sesso con l'accappatoio di Charlize Theron". Tra le altre cose, il signor Clemente è davvero un bell'uomo, e poi s'è sposato una gran signora.
  • 14. Miglior sito di satira: cosa c'entrano le Poesie da Decubito con la satira? Niente. Ma voi, in linea di massima, dove c'è Azael, votate Azael.
  • 15. Miglior battuta su Twitter: Azael (@azael): "Berlusconi dava a Ruby 47.000€ a settimana. Non 45.000 e non 50.000, ma 47.000€. Questo vuol dire essere depravati." Tutte le volte che la rileggo mi piscio addosso. E poi dovreste ormai saperlo che in linea di massima, dove c'è Azael, votate Azael.
  • 16. Miglior sito Tecnico - Divulgativo: come ho detto l'anno scorso, io voterei Keplero, di Amedeo Balbi, ché parlar di fisica, astrofisica, cosmologia e cosmogonia così chiaramente a noi profani e ignorantoni è mestiere di pochi, tipo Stephen Hawking, per dire.
  • 18. Miglior sito Cinematografico: io, la mattina, dopo il cappuccino, ché senza non sono identificabile come essere umano, ma dopo il cappuccino sì, allora la prima cosa che faccio è andare a leggere I 400 calci. Quest'anno, poi, han fatto pure le magliette per raccogliere due lire da dare ai terremotati. Se non li votate, son calci rotanti in faccia.
  • 20. Miss Twitter 2012: @lapaolina. Perché sì, dai.
  • 21. Mister Twitter 2012: @azael. Ormai siete esperti e in linea di massima, dove c'è Azael, votate Azael.
  • 24. Miglior sito Musicale: ora non ricordo chi una volta disse «Fino al 1986 ci sono stati, ogni anno, due premi Nobel per la letteratura. Uno era quello assegnato dall'Accademia Svedese e consegnato all'"autore dell'opera letteraria più considerevole d'ispirazione idealista". L'altro era quello che non veniva consegnato a Borges.» Ecco, Polaroid è decisamente il Borges dei Blog Awards musicali.

  • 25. Miglior sito Letterario: Barabba.

  • 27. Miglior sito Politico - d'Opinione: anche dove c'è Leonardo, in linea di massima, votate Leonardo.
  • 28. Tweeter più simpatico: in linea di massima, dove c'è Azael, votate Azael. Potete però fare un'eccezione, stavolta, @purtroppo.
  • 29. Miglior Disegnatore - Vignettista: giunti sono il momento, lo spazio e l'èra d'incoronare il discendente e successore di Makkox. Zerocalcare.
  • 30. Miglior sito di Viaggi e Turismo: NoBordersMagazine, ch'è davvero bello e interessante e fatto bene. E poi sono stati così sconsiderati, all'inizio dell'anno, da lasciare spazio anche al prode carlo dulinizo e al sottoscritto.
  • 31. Tweeter più poetico: dove c'è Azael, in linea di massima, votate Azael. O @catalanoguido, in questo caso, se volete.
  • 37. Miglior sito andato a puttane: Bravuomo, ché ci tiene davvero.
  • 38. Miglior Podcast - Trasmissione online: dice la mia amica e scudiera Osvaldo che Feeder è il meglio del meglio, e io della mia amica e scudiera Osvaldo, di solito, mi fido.
Che fatica. Spero di averne indicate abbastanza.
Allora votate, votate bene, votate il Many, votate Barabba. Si vota qui.

martedì 4 settembre 2012

Miglior sito letterario? Miglior articolo o post dell'anno?

E insomma, anche quest'anno siete ammattiti e ci avete candidati ai Macchianera Italian Awards 2012 – quella cosa che fino all'anno scorso si chiamava Macchianera Blog Awards e che viene spesso definita come la notte degli Oscar della blogsfera italiana – nella categoria "Miglior sito letterario" (l'ho già detto che siete ammattiti?) e con il post Generi di prima necessità nella categoria "Miglior articolo o post dell'anno" (diobono, mi fate tremar le gambe).


Potete esprimere il vostro voto per Barabba e per il post del Many (cioè io) a questo indirizzo fino a mercoledì 26 settembre. E nel rendere grazie a tutti quelli che hanno candidato il nostro garrulo blogghetto, vi chiediamo ancora uno sforzo: o popolo, fai come un paio di migliaia d'anni fa, VOTA BARABBA.

lunedì 5 dicembre 2011

Andare avanti

Il 5 dicembre del 2010 ho scritto un post che si chiamava "Cammina cammina" dove si diceva che il 5 dicembre del 2009 avevo scritto un altro post che si chiamava "Alzati e cammina" dove si diceva che dovevo riaprire il blog per farci delle cose.

Quindi, niente, oggi è una specie di secondo compleanno della resurrezione di Barabba. Alzare, ci siamo alzàti; camminare, abbiamo camminato; andare avanti, per adesso, se ci riusciamo, andiamo.

Tante grazie a voi.
E tanti auguri a noi.

lunedì 3 ottobre 2011

Son fatto così (14)

Son fatto che io non lo so, come son fatto, ma secondo me non so gestire bene l’imbarazzo, mi pare, soprattutto quando incontro per la prima volta della gente che stimo moltissimo, tipo, per fare un esempio, metti che mi capiti di conoscere un astrofisico che seguo quotidianamente sull’internet e di cui leggo i libri con avidità adolescenziale, metti che lo incontro a un raduno della blogsfera, una sera di fine settembre, nell’informalità più totale, metti anche che non ci siamo mai visti in vita nostra e a un certo punto mi sento chiamare per nome, o per nickname, allora mi giro e lui è lì che mi vuol salutare, metti poi che abbia una bambina piccola e bellissima in braccio, ecco, io, niente, gli stringo la mano e comincio a dire delle cose tipo “questa – indicando la bimba – è proprio un esperimento ben riuscito”, oppure “come si chiama? Viola? Possiamo chiamarla ultravioletta!”, e non lo so, come son fatto, ma secondo me non so gestire bene l’imbarazzo. Mi pare. Son fatto così.

domenica 2 ottobre 2011

(Trascrizione più o meno fedele di) Nove minuti a voce alta + un minuto di silenzio

[Quello che segue è il mio speech - e se mi abituo a chiamarlo così, datemi una sberla sulla fronte - al WriteCamp 2011, alla fine della Blogfest di Riva del Garda. Vi dico subito che la parte seria e importante è la seconda.]

Buongiorno.
Si sente se parlo così?

Prima di cominciare vorrei ringraziare l'organizzazione del WriteCamp – fin qui mi è sembrato interessantissimo e mi scuso anticipatamente se il mio intervento risulterà noioso; perché poi ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi – ringrazio tutti e in particolar modo vorrei ringraziare Mafe e gallizio, che ci tenevano così tanto che partecipassi anche quest'anno da convincermi a venir qui, su questo pulpito, a dire delle cose di cui tra l'altro, premetto, so poco o niente.

Intanto mi presento a quelli che non mi conoscono e che non c'erano l'anno scorso. Mi chiamo Marco Manicardi, faccio l'ingegnere e vivo a Carpi, in provincia di Modena. In rete mi conoscono come “il Many”, e nel 2010, dopo il gran successo di un ebook collettivo gratuito che s'intitolava Schegge di Liberazione, ho fondato una casa editrice inesistente dal nome Barabba Edizioni, forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare.

Barabba Edizioni è una casa editrice inesistente nel senso che non vende niente, non spende niente e non guadagna niente, anche se pubblica lo stesso dei libri. Libri elettronici, principalmente, ma ne abbiamo pubblicato anche uno di carta; e libri collettivi, soprattutto: uno era Schegge di Liberazione, appunto, l’anno scorso, e trattava della Resistenza, uno si chiama Cronache di una sorte annunciata e parla della sfiga, poi abbiamo pubblicato un altro Schegge di Liberazione, quest'anno, anzi due, e un libro sulle Cicatrici che ultimamente ha avuto anche un discreto successo multimediatico, se mi passate il termine.

Nel frattempo, son quasi due anni che insieme agli altri barabbisti, che son quelli che scrivono con me su un blog chiamato Barabba –che ieri sera è stato nominato per il premo di miglior blog letterario e blog rivelazione ai Macchianera Blog Awards, forse c'eravate anche voi – insieme agli altri barabbisti, dicevo, son quasi due anni che giriamo l'Italia e un po' d'Europa a leggere questi ebook dal vivo a voce alta. Ed è successo tutto un po' per caso.

Ecco, l'anno scorso, al WriteCamp, avevo parlato di come avevamo fatto i primi due libri collettivi di Barabba, poi è nata Barabba Edizioni e al Salone del Libro di Torino del maggio scorso mi han chiamato a raccontare la storia di un anno e mezzo di Barabba Edizioni. Solo che, stavolta, gallizio mi ha detto che non dovevo venire qua a fare la figura dello stordito, e che – usando parole sue – dovevo smarcarmi dal "che ci faccio qui?", ché ormai son grande, e comunque me lo son giocato come rivelazione del WriteCamp 2010. Quindi, secondo lui, a gallizio sarebbe piaciuto sentirmi dire – son sempre parole sue – di come cambia la scrittura essendo connessi; autori, editori, uditori e storie; la voce e il fenomeno; la parola performativa.

Così, ho intitolato il mio intervento “Nove minuti a voce alta + un minuto di silenzio”, e per i primi nove minuti, che poi ne saran già passati due o tre, parlerò appunto della nostra esperienza di lettori e di letture dal vivo dei libri collettivi pubblicati da Barabba Edizioni. Nel minuto di silenzio, invece, farò e faremo, spero, un minuto di silenzio per una questione che vi spiego dopo i primi nove minuti, se siete rimasti qua ad ascoltare. Però è importante.

***

Comincio i nove minuti a voce alta, che ormai ne saran rimasti cinque o sei, con una citazione di Paolo Nori – adesso, lo so che a citare Paolo Nori in un raduno di blogger è come postare dei gattini su FriendFeed, ma portate pazienza. Paolo Nori, in un'intervista, quando gli han chiesto cosa ne pensasse dei libri elettronici e dell'eventuale scomparsa della carta, ha risposto che, per fare un parallelismo, quando sono arrivati la rete e gli mp3, i musicisti hanno ripreso a fare più concerti. E lui spera che, con il libro digitale, riprenda forza la letteratura dal vivo. Perché i segnali ci sono.

Bene, io ci tengo a dire, prima di tutto, che della lettura ad alta voce non so praticamente niente, a parte che una volta mi han detto di fare una piccola pausa quando c'è una parola che credo di non saper pronunciare bene, e comunque ci sono anche dei corsi e della gente che insegna ad altra gente a leggere dal vivo ad alta voce, quindi, insomma, non avendo mai neanche visto da lontano uno di questi corsi, e dato che non mi piace parlare delle cose che non conosco, penso che non dirò quasi niente sulla lettura ad alta voce.

Dirò invece della lettura a voce alta. Perché c'è una bella differenza tra leggere ad alta voce, in pubblico, e leggere a voce alta, sempre in pubblico. Leggere ad alta voce implica predisposizione, premeditazione, impostazione, studio: bisogna esser bravi. Leggere a voce alta è più semplice, forse più intimo, e consiste nell'azionare tutto d'un colpo l'interruttore che accende le corde vocali del nostro leggere mentale, tirare su la manopola del volume e portare le parole del libro alla luce in modo spontaneo: bisogna essere sé stessi. Ognuno col suo accento, coi suoi errori, coi suoi impappinamenti. A leggere a voce alta, spesso, o almeno, a me succede sempre, e penso che quando non succederà più forse smetterò di leggere o mi metterò a studiare per farlo ad alta voce seriamente, ma insomma, a leggere a voce alta, spesso, tremano le gambe, e le mani, e i fogli che tieni tra le mani con sopra la roba che devi leggere.

Ecco, questo facciamo noi barabbisti: leggiamo a voce alta in giro per l'Italia e per l'Europa, dove ci chiamano a leggere i libri collettivi che pubblichiamo con Barabba Edizioni. E sembra che al pubblico piaccia moltissimo, tanto che noi, a parte la prima volta, il 25 aprile 2010 quando abbiamo organizzato una lettura per il nostro primo libro di Schegge di Liberazione, a Carpi, non abbiamo più organizzato una letture pubbliche, ma son due anni che giriamo tutti i fine settimana e dormiamo sui divani altrui, perché la voce si è sparsa e la gente ci chiama a leggere nei posti. Loro si fanno carico dell’organizzazione, noi portiamo le letture e i lettori. E spesso, i lettori, li peschiamo sul posto.

Per come abbiamo fatto le cose noi di Barabba, cioè fare degli ebook collettivi con i racconti che la gente dell'internet ci mandava dopo che avevamo diramato un appello in rete con l'argomento che volevamo trattare, spesso autori, editori, uditori e storie, nel luogo fisico del reading, si son trovati a coincidere.

Qualche giorno prima di una lettura, di solito chiediamo su internet, più o meno: chi vuol venire a leggere, per esempio, a Roma? o a Fabriano, o a Venezia, a Milano, a Migliarina, a Forte Marghera, a Carpi, a Bologna, a Perugia, a Torino, a Forlì, insomma, avete capito. (Una volta siamo anche andati a Parigi, per dire.) Poi chi vuol venire a leggere ci risponde o si fa trovare sul posto un’ora prima del reading, così facciamo la scaletta. E come viene, viene. Ci piace così.

Inizialmente, erano gli stessi autori a leggere le proprie storie a voce alta, per poi rimettersi tra il pubblico ad ascoltare le storie degli altri. Qualcuno di quelli bravi e allenati veniva anche a leggere ad alta voce, ma il più delle volte, essendo per la maggior parte dilettanti, le gambe tremavano abbastanza, e anche le mani, e i fogli tra le mani con la roba che dovevano leggere.

Poi, pian piano, la cerchia si è allargata, e ora viene anche chi ha scaricato i nostri ebook, ha trovato magari dei racconti che gli piacciono e ci chiede di poterli leggere a voce alta. E noi lo mettiamo in scaletta. E in questo modo, le storie, ogni volta, prendono una strada diversa, una voce diversa, un accento diverso, degli errori diversi, degli impappinamenti diversi. Ma come dice sempre una nostra amica, che poi è la fidanzata del mio socio tecnovillano fondatore di Barabba, non è importante se t'impappini, quando leggi a voce alta, l'importante è che leggi.

Così siamo andati avanti. E adesso dobbiamo andare a Limidi di Soliera a leggere insieme al Coro delle Mondine di Novi di Modena, poi Fidenza, a Milano, e forse anche a Dublino, che per noi è tipo Vladivostok, e ci vibra un po' l'orlo delle mutande, come si dice. Ma penso che finché ci tremeranno ancora le gambe, e le mani, e i fogli tenuti in mano con sopra la roba che dobbiamo leggere, saremo ancora in giro per l'Italia e un po' d'Europa, se continuano a chiamarci. Anzi, se veniamo vicino a casa vostra e volete salire sul palco, siamo molto contenti.

Ecco, adesso, non lo so se gallizio sia soddisfatto, e anche voi, ma tutto quello che c'era da dire sulla questione, su autori, editori, uditori e storie; la voce e il fenomeno; la parola performativa, per quel che ne so io, che è molto poco, l'ho detto. Forse abbiamo sforato i nove minuti, ma ce ne servono ancora due, l'ultimo dei quali è un minuto di silenzio.

***

Quello che sto per fare, che stiamo per fare, se anche voi vorrete osservare con me questo minuto di silenzio, è una specie di lamento funebre. Ciò che vogliamo piangere in questa sede, che ci sembra la più consona, è la scomparsa di una guida e una fonte di ispirazione. Forse, e ora parlo per Barabba e Barabba Edizioni, non avremmo mai messo insieme nemmeno uno dei libri collettivi che abbiamo pubblicato, senza che lui ci indicasse la via. Tra di voi ci sarà sicuramente qualcuno che l'ha conosciuto, che ha collaborato con lui, uno, due, tre o tutti gli otto anni in cui è stato sempre presente e puntuale nelle nostre vite. Almeno voi, vogliate gentilmente ricordarlo oggi. Gli altri, se non sanno di cosa sto parlando, mi dispiace, dovranno googlarlo stasera, se vogliono, perché se non si ha mai avuto a che fare con lui, non si può capire l'importanza che ha avuto nella nostra vita digitale, e anche reale, oserei dire.

È un piccolo gesto, lo so, ma so che, anche se non è qui tra noi, oggi, il suo ideatore e nostro mentore – non preoccupatevi, è a Boston per lavoro, ma sta bene – anche se il suo e nostro padre spirituale oggi non può accompagnarci in questo lamento funebre, penso che sia giusto e doveroso lasciare un saluto commosso, un addio col fazzoletto in mano. Perché quest’anno, per la prima volta dopo otto anni, non sarà un Natale come gli altri.

Un minuto di silenzio, vi prego, per la scomparsa del Post sotto l'Albero.

[un minuto di silenzio]

Grazie a tutti.
Ho finito.

__________
Poi, stamattina eravamo sulla carta della Domenica del Sole24Ore – pensa te – e da qualche ora siamo sul Corriere.it, non una, ma due volte. Ieri sera, invece, siamo arrivati terzi nella categoria Miglior Blog Letterario ai Macchianera Blog Awards. Non abbiamo vinto niente, ma siamo contenti per il trionfo di Bonino. Comunque, grazie a tutti quelli che ci hanno votati.

lunedì 26 settembre 2011

Nove minuti a voce alta + un minuto di silenzio

È il titolo (provvisorio) di un intervento che (forse) faremo domenica 2 ottobre durante il WriteCamp, per la blogfest di Riva del Garda, un po' come abbiamo fatto l'anno scorso. Per usare le parole di gallizio, uno degli organizzatori della riunione, l'intervento dovrebbe (e dico dovrebbe perché magari poi cambiamo idea) parlare di "come cambiano le storie e la scrittura essendo connessi; autori, editori, uditori e storie; la voce e il fenomeno; la parola performativa" più un'altra piccola cosa che non possiamo anticipare.

(A proposito: hai votato Barabba come miglior "sito o blog rivelazione dell'anno" e/o "miglior sito o blog letterario" per i Macchianera Blog Awards 2011? No? Dai, c'è tempo fino alla mezzanotte del 28 settembre. Vota Barabba.)

mercoledì 21 settembre 2011

Gli ultimi scampoli di una vergognosa campagna elettorale

Niente, solo per ricordarvi che avete ancora una settimana di tempo, fino al 28 settembre, per votare Barabba come "sito o blog rivelazione dell'anno" e "miglior sito o blog letterario" ai Macchianera Blog Awards 2011. Si vota in questa pagina. (Bisogna esprimere una preferenza in ogni categoria, se non sapete cosa scegliere, vi diamo qualche suggerimento spudorato.)

Dai, popolo, l'hai già fatto una volta, tantissimo tempo fa, fallo ancora: vota Barabba.

martedì 13 settembre 2011

Neverending tour

Bisogna che mettiamo in fila gli appuntamenti di settembre, ché ci abbiamo le agende che scottano.

Domenica 18 settembre
A Modena, alla festa del PD, noi barabbisti emiliani facciamo le Schegge di Liberazione con il Coro delle Mondine di Novi di Modena e le gambe che un po' tremano. Dalle 19 allo spazio Cabò. L'altra volta è andata molto bene, speriamo anche stavolta.
Quasi contemporaneamente, il nostro musicarello fricchettone simonerossi presenta la sua ultima opera, croccantissima, al festival di musica violenta, amore e autoproduzione Paesaggi Sonori, dalle 18 circa a Cardano al Campo, in provincia di Varese. Dopo di lui, tra l'altro, sempre lì, ci sarà il primo reading di Per Genova, dieci anni dopo, l'ebook di cui vi parlava il buon dulinizo e che è uscito ieri. (Se poi siete a Cardano al Campo già da venerdì, c'è il concerto dei Gazebo Penguins, il cui chitarraio, lo sapete, è anche un barabbista.)

Domenica 25 settembre
Trovate il sottoscritto e il dulinizo a leggere delle cose - ancora, sinceramente, non sappiamo cosa - durante l'inaugurazione della nuova sede dell'Associazione Cacomela, a Pieve di Trebbio. Il logo l'ha disegnato l'altro giorno la nostra amica Sara Gavioli.

Venerdì 30, sabato 1 e domenica 2 ottobre
Il buon dulinizo, con lo spazio Meme e il Mattatoio Culture Club, durante il Festival del Racconto di Carpi, si è inventato un pranzo letterario coi fiocchi dal nome Book L(a)unch. Se siete in zona e avete fame, sapete dove andare.
Intanto, qualcuno di noi sarà pure alla Blogfest di Riva del Garda, per vedere se abbiamo vinto qualcosa, ma soprattutto per bere come si deve.

A ottobre facciamo delle altre cose, ma ve ne parliamo in seguito. Poi bisogna che ci prendiamo delle ferie, ché cominciamo a invecchiare e a tenere famiglia.

giovedì 8 settembre 2011

Spudorate indicazioni di voto

Visto che il meccanismo di votazione dei Macchianera Blog Awards impone al votante di segnare la preferenza in tutte le categorie (è una roba da matti) e che anche mia mamma mi ha mandato una mail per sapere chi votare nei posti in cui non c'è Barabba, ho pensato che fosse il caso di scrivere un post di servizio con i miei consigli (miei personalissimi) su dove, come e perché riempire le caselline di voto. Se avete delle altre idee sensate o delle obiezioni ragionevoli, mettetele pure nei commenti. Sicché, io farei così:
  • Personalità in rete dell'anno: eviterei politici e politicanti, quindi voterei Makkox, ché quest'anno ha superato sé stesso e tutti gli altri con le vignette sul Post, i librini autoprodotti, il canemucco, la copertina di Schegge di Liberazione, eccetera, e si merita tutto il bene del mondo, oltre che dei soldi, ogni tanto.
  • Sito o blog rivelazione dell'anno: Barabba.
  • Migliore community o sito collettivo: molti non li conosco, alcuni non mi piacciono granché, quindi spenderei un voto per Spinoza, perché anche se hanno vinto tutto e tutti negli anni passati, rimangono pur sempre i migliori guaglioni con cui berrei una birra dietro l'altra.
  • Miglior sito o blog d'opinione: Leonardo, che è pure un barabbista.
  • Miglior blog o testata giornalistica: il Post, perché, pur con tutti i suoi difetti, è davvero il miglior blog o testata giornalistica delle lista.
  • Miglior sito o blog tecnico-divulgativo: (mi scuserà il sempiterno Andrea Beggi, che comunque ha sempre vinto) io voterei Keplero, di Amedeo Balbi, perché parlare di fisica, astrofisica, cosmologia e cosmogonia così chiaramente a noi profani e ignorantoni è mestiere di pochi, tipo Stephen Hawking, per dire.
  • Miglior sito o blog televisivo: (non lo so, non guardo la televisione).
  • Miglior sito o blog culinario: (non lo so, non so cucinare).
  • Sito o blog con la miglior grafica: questa è una categoria che non ho mai capito, penso che voterò completamente a caso e, se anche voi farete lo stesso, per un calcolo approssimativo delle probabilità, dovrebbero arrivare tutti a pari merito.
  • Miglior sito cinematografico: qui voterei i 400 calci, che spaccano sempre tantissimo, ma hanno vinto l'anno scorso, quindi proviamo ancora a far vincere il buon kekkoz, che però, ahilui, è in nomination con due blog: Friday Prejudice e Memorie di un giovane cinefilo. Voto Friday Prejudice, forse quello che seguo di più.
  • Miglior sito o blog erotico: Lindalov, perché sì.
  • Miglior sito o blog musicale: è difficile, ci sono un sacco di amici in nomination e tutti scrivono bene e soprattutto sanno quello che scrivono: polaroid, inkiostro, Stereogram e Tabacaria, almeno. Allora, con un colpo di coda, si dà il voto all'artigianato settoriale ma di altissima qualità di Tabacaria: metallo, monaci e le avventure di casa potts.
  • Miglior sito o blog letterario: Barabba.
  • Miglior disegnatore o vignettista: anche qui è dura, voterei Makkox, che ci ha pure fatto la copertina di Schegge di Liberazione. Voi, però, potete votare anche Joshua Damian Held, che è un genione. Per votare Gipi, invece, dovremmo rivederlo disegnare, soprattutto online, ma ci ha la testa da un'altra parte, ultimamente.
  • Miglior sito o blog politico: Io ricordo Genova, perché hanno fatto un lavoro tosto. E poi è il 2011, se non ora, quando?
  • Miglior post o articolo dell'anno: Leonardo, per i motivi di cui sopra, e Il Lodo Ligabue, in particolare, ché noi carpigiani, Ligabue, lo amiamodiamo da sempre.
  • Miglior podcast / trasmissione radio online: (non lo so, di solito ascolto quella borsa di radio3 e poco altro).
  • Miglior social network / servizio per i blog: FriendFeed, senza il quale non esisterebbero gran parte delle cose elettriche di Barabba Edizioni, e forse nemmeno noi.
  • Miglior tweeter italiano: Lucah, per Sucate, oppure Tigella, ch'è brava un bel po'. Eviterei politici, politicanti, giornalisti e gente di spettacolo. Peccato solo che non ci sia Riotta.
  • Miglior sito o blog personale: Azael, per questo e tanto altro. Oppure Sempre un po' a disagio, che forse doveva essere nominato nelle rivelazioni o nei migliori blog dell'anno. Epperò ad Azael vogliamo un bene che non si spiega.
  • Miglior web agency / digital PR online: (cos'è?).
  • Cattivo più temibile della rete: UomoMordeCane, secondo me (poi mi sono stancato di scrivere, figuriamoci voi di leggere).
  • Miglior sito o blog andato a puttane: Le Malvestite, a malincuore.
  • Miglior sito o blog a sfondo sociale: Io Ricordo Genova, vedi sopra.
  • Miglior sito o blog fotografico: io di foto non ci capisco niente, giuro, ma voterei Pro-Fumo, che tempo addietro scattò la foto che Mario Vargas Llosa scelse per il Nobel.
  • Miglior sito o blog di satira: Spinoza, e ci dispiace per gli altri.
  • Miglior sito o blog turistico: NoBordersMagazine, e oltre il voto, vi consiglierei di seguirlo quotidianamente.
Fine. È una faticaccia.
Ma Votate. Votate bene. Votate Barabba.

venerdì 2 settembre 2011

Blog rivelazione dell'anno? Miglior blog letterario?

Con gioia incontenibile annunciamo la candidatura di Barabba ai Macchianera Blog Awards 2011 – quella cosa che viene spesso definita come la notte degli Oscar della blogsfera italiana e che si svolge ogni anno durante la Blogfest di Riva del Garda – nelle due categorie "sito o blog rivelazione dell'anno" (pensa te) e "miglior sito o blog letterario" (robe da matti, ce la giochiamo con gente del calibro di Finzioni, Paolo Nori, Poesie da decubito, E io che mi pensavo).


Potete esprimere il vostro voto per Barabba a questo indirizzo da oggi fino al 28 di settembre. E nel ringraziare e glorificare tutti quelli che hanno candidato il nostro simpatico blogghetto, vi chiediamo ancora uno sforzo: o popolo, fai come un paio di migliaia d'anni fa, VOTA BARABBA.

venerdì 5 agosto 2011

Una vergognosa campagna elettorale

Ecco, io non sono mica bravo a fare queste cose, le campagne elettorali, ma, visto che l'ultimo anno e mezzo è stato abbastanza fitto di barabbate anche di una certa entità, faccio di popolarità populismo e vi invito a candidare Barabba ai Macchianera Blog Awards, quelli che si svolgono durante la Blogfest di Riva del Garda, dove l'anno scorso siamo stati applauditi mentre facevamo i cretini. Le categorie in cui poter candidare Barabba, boh, non lo so, fate voi, mi vengono in mente: "sito rivelazione dell'anno" (sarà poi vero?), "miglior blog collettivo" (qualunque cosa significhi), "miglior blog letterario" (ma non esageriamo, dai). E infine, visto che è piaciuto molto, se volete candidare Ci vuole del coraggio come "miglior post dell'anno", beh, io son contento, e anche Corrado.

Avete tempo fino al 31 di agosto. Intanto noi andiamo al mare e diradiamo le pubblicazioni.

Buone ferie.

lunedì 16 maggio 2011

(Trascrizione più o meno fedele di) Barabba Edizioni: una casa editrice tanto carina, senza soffitto e senza cucina

[quello che segue è il testo del nostro intervento di ieri alla Room To The Future, dentro al Salone del Libro; può darsi che dal vivo abbiamo cambiato qualche parola, non mi ricordo]

Buongiorno.
Si sente se parlo così?

Prima di cominciare vorremmo ringraziare Bookrepublic – gli appuntamenti dei giorni scorsi erano interessantissimi e ci scusiamo anticipatamente se questo nostro intervento imbolsirà tutta la questione, ma è la prima volta che partecipiamo al Salone del Libro, anche da spettatori; e poi io ho questa cosa che non riesco a parlare a braccio e mi sono scritto tutto, spero che non vi disturbi – ringraziamo tutti e in particolar modo vorremmo ringraziare Matteo Brambilla, che ci teneva così tanto che dicessimo qualcosa sui libri elettronici da convincerci e portarci qui, su questo pulpito, a dire delle cose.

Anche se sul programma c’è scritto “Schegge di liberazione”, con la elle piccola – dopo ve lo spieghiamo, Schegge di Liberazione, con la elle grande, anche se forse ne avete già sentito parlare – in realtà il nostro intervento si intitola “Barabba Edizioni: una casa editrice tanto carina, senza soffitto e senza cucina” e parlerà di Barabba Edizioni, una casa editrice che non vende niente, non spende niente, non guadagna niente e, insomma, non esiste, anche se pubblica dei libri. Parleremo anche di questi libri, che sono essenzialmente degli ebook gratuiti, dei libri digitali, ma ce n’è uno anche di carta. Portate pazienza.

***

Quella che stiamo per raccontarvi è una storia che inizia nel 2006, quando il mio socio e il sottoscritto – all’epoca eravamo solo amici e non ancora soci – pensiamo Dai, facciamo una rivista letteraria, una rivista di carta, da mettere nelle edicole almeno della zona di Carpi – siamo di Carpi, noi. Avevamo trovato anche un nome: Barabba, perché il mio socio era stato folgorato da Pär Lagerkvist, e Barabba ci sembrava proprio un bel nome. Così ci siamo trovati, noi due insieme a qualche altro carpigiano, abbiamo aperto un blog, l’abbiamo chiamato, appunto, Barabba e abbiamo fatto una riunione per capire cosa scriverci dentro e come costruire la rivista. Visto che eravamo persone serie, abbiamo anche tenuto un verbale che adesso carlo dulinizo, il mio socio, vi leggerà.

(carlo dulinizo legge il verbale della riunione barabbista del 2006)

E poi cos’è successo? È successo che abbiamo scoperto di non essere delle persone così serie, e dopo aver fatto un po’ di campagna promozionale sul blog, dopo che avevamo rifiutato anche un invito di Ugo Cornia per entrare in una rivista letteraria che forse si sarebbe intitolata l’Accalappiacani e aver così scoperto di essere anche poco furbi, niente, Barabba, la rivista, non ha mai visto la luce, come si dice.

Così abbiamo smesso anche di scrivere sul blog, e siamo tornati ognuno alle proprie occupazioni: io l’internet, carlo dulinizo, il mio socio, a laurearsi in lettere e nuotare in piscina.

***

All'inizio del 2010, anzi per la precisione alla fine del 2009, mi è venuto da riesumare il blog. Ormai non lo seguiva più nessuno, ma visto che mi ero da poco iscritto a FriendFeed e che su FriendFeed era pieno di gente con dei blog che si commentava a vicenda, mi sembrava una bella idea, riaprire Barabba.

Verso la metà di febbraio del 2010 mi sono incontrato col mio socio e gli ho chiesto Be’, ma se facessimo un ebook sulla Resistenza, visto che quest’anno a Carpi – siamo di Carpi, ve l’ho già detto – c’è l’anniversario di Materiali Resistenti? Lui, il mio socio, che è un tipo un po’ tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell’internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, proviamo a fare ebook collettivo, in pdf, proviamo a coinvolgere le blogsfera. Lui mi ha detto Va bene. Io gli ho detto Allora siam d’accordo. Lui mi ha detto Sì. Così abbiamo cominciato.

Su FriendFeed ho chiesto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Resistenza? Il giorno dopo avevo già un centinaio di nuovi iscritti e di commenti e delle mail che dicevano più o meno la stessa cosa: sì, che bella idea, io ci sto.

Da lì siamo partiti a reclutare scrittori, disegnatori, fotografi e poeti su tutti i social network disponibili (facebook, twitter, tumblr, il blog, eccetera, anche se quello che ha funzionato di più, in termini di partecipazione, è stato FriendFeed). Ci eravamo inventati un tormentone: “Barabba dice 26×1” (una specie di calco del segnale in codice che ha fatto partire la Resistenza, a suo tempo, negli anni ’40, e diceva: “Aldo dice 26×1”) e il 15 di aprile, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una sessantina di contributi tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni, foto e perfino un monologo teatrale di venti pagine.

Poi l’abbiamo impaginato e l’abbiamo chiamato Schegge di Liberazione, forse ne avete sentito parlare. L’abbiamo pubblicato gratuitamente su internet, in pdf, e presentato in pubblico il 24 aprile 2010, in un locale di Carpi, con delle letture e dei blogger che erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa stava succedendo. Dentro ci sono anche dei racconti bellissimi, come quello che adesso vi legge Ilke Bab, l’ha scritto lei, si chiama Resistenza.

(Ilke Bab legge Resistenza di Ilke Bab)

È andata così bene che ci han chiamati a leggerlo a Bologna, a Milano, a Venezia, Perugia, Roma, Fabriano e anche in una radio. Insomma, un ebook e un tour di presentazione, proprio come per i libri veri.

***

È andata così bene che verso la metà di maggio, sempre nel 2010, mi incontro col mio socio e gli dico: Be', ma se facessimo un ebook sulla Sfortuna, visto che quest'anno a Carpi – adesso sembra che a Carpi succeda un po' tutto – c'è il decennale del Festival di Filosofia e il tema è la Fortuna. Lui, il mio socio, che è sempre un tipo un po' tecnovillano, mi ha detto Ok, pensaci tu per le questioni dell'internet, io organizzo la serata di presentazione. Va bene, gli ho risposto, allora siam d'accordo. Lui mi ha detto: sì.

E abbiamo ricominciato. Su FriendFeed, di nuovo, ho chiesto Cosa ne dite se facciamo un ebook collettivo sulla Sforuna eccetera eccetera? Il giorno dopo avevo già una valanga di commenti e delle mail che dicevano più o meno tutti la stessa cosa: sì, che bella idea, io ci sto.

E ancora, su facebook, su twitter, su tumblr, a voce, eccetera, abbiamo reclutato scrittori, fotografi e disegnatori. Ci eravamo inventati un altro tormentone: “Accettate la sfiga” (che era il primo gioco di parole che ci è saltato in mente, ma alla gente piaceva). E il 9 di settembre, la deadline per la consegna, avevamo già raccolto una settantina di contributi, tra racconti, saggi, ragionamenti, poesie, disegni e foto; e alcuni degli autori avevano già partecipato a Schegge di Liberazione, altri erano nuovi.

Poi abbiamo impaginato (due volumi, questa volta, in pdf) e chiamato Cronache di una sorte annunciata (che era il secondo gioco di parole che ci è saltato in mente), forse ne avete sentito parlare, è uscito venerdì 17 settembre 2010. L'abbiamo pubblicato gratis su internet e presentato in pubblico quella sera lì, in un locale, con delle letture e dei blogger che ancora erano venuti da mezza Italia per leggere in pubblico i propri pezzi o quelli altrui, o anche solo per vedere cosa succedeva. Dentro ci sono delle cose che secondo noi vale la pena leggere, come il pezzo di Simone Rossi che si chiama Art, Attack! e adesso ve lo legge osvaldo, cioè l’elena.

(osvaldo legge Art, Attack! di Simone Rossi)

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È andato molto bene anche Cronache di una sorte annunciata. Con migliaia di download. E intanto eravamo ancora in giro a leggere Schegge di Liberazione. E insomma, ci siam detti Va bene, siamo contenti così, portiamo ancora in giro Schegge per un po’, dove ci chiamano, poi magari torniamo alle nostre normali occupazioni, io l’ingegnere oberato, dulinizo il letterato disoccupato e il nuotatore.

Solo che, insomma, quando inizi a fere una cosa, poi ti rimane il tarlo lì che ti gira nel cervello, vuoi provare a spingerti più in là, percorrere strade nuove, e intanto che il mondo gira, il tempo passa, il 2010 sta per finire e il tarlo è ancora lì che tarla, succede che esplodono gli ebook reader: Kindle, iPad, telefoni che leggono i libri, cose così. E mentre convertiamo e pubblichiamo Schegge e Cronache anche in formato epub e mobi, si avvicina anche il compleanno del mio socio tecnovillano.

Quasi quasi, mi son detto, quasi quasi prendo i suoi post di Barabba sulla sua esperienza in piscina – a trent’anni, il dulinizo s’è iscritto in piscina, ha imparato a nuotare e ha scoperto un mondo; settimanalmente ne parlava nel suo modo un po' iperletterario su Barabba – prendo i suoi post, mi son detto, e ci faccio un ebook.

E l’ho fatto, l’ho impaginato e l’ho chiamato “Pensieri in apnea” e in fondo ci ho scritto “Barabba Edizioni”, era la prima volta che lo scrivevamo da qualche parte.

Pensieri in apnea è stato pubblicato online, gratuitamente, in pdf e in epub, il 20 dicembre del 2010, giorno del trentunesimo giro intorno al Sole di carlo dulinizo. Si tratta forse di un caso unico nella Storia dell’editoria: il primo libro pubblicato all’insaputa dell’autore, il primo regalo di compleanno fatto al mondo, invece che al festeggiato. Adesso Carlo ve ne legge un passo.

(carlo dulinizo legge Luoghi Comuni da Pensieri in apnea di carlo dulinizo)

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E Schegge di Liberazione? Schegge di Liberazione, intanto, continuava a girare. Ci chiamavano a leggerlo in giro, c’era sempre più gente che veniva per leggere o per ascoltare o per vedere cosa stava succedendo. Allora, già che ci siamo, abbiamo pensato, facciamo questo Barabba Edizioni, rifacciamo Schegge di Liberazione anche nel 2011, magari collaborando con l’ANPI di Carpi.

Come l’anno scorso, al grido, lanciato su tutti i social network, di “Barabba dice 26×1” (l’abbiamo riusato perché funzionava benissimo) sono arrivati oltre novanta contributi. Solo che stavolta, così, per provare, volevamo fare un libro di carta, e novanta contributi, per ragioni fisiche ed economiche (ché noi, come molti di voi, siam di quella schiera che tira un po’ a campare), non ci stavano tutti. Così ne abbiamo selezionati una manciata, e questa manciata, l’abbiamo impaginata, stampata e rilegata con un po’ di colla e filo. Dietro ci abbiamo scritto “Barabba Edizioni” e “Creative Commons”, non c’è ISBN, costa solo sei euro, ma noi ce ne teniamo 3,40 (che è il costo della stampa per ogni copia) e il rimanente lo diamo all’ANPI.

Il 25 aprile del 2011 dovevamo presentarlo all’Ex Campo di Concentramento di Fossoli, solo che poi è successa una tragedia, in piazza a Carpi, e allora, ufficialmente, è andata a finire che l’abbiamo presentato ieri sera alla Società Operaia di Mutuo Soccorso d’ambo i sessi Edmondo De Amicis, qui a Torino, ed è stato un tripudio di pacche sulle spalle, abbracci e partigiani.

Intanto l’abbiamo anche pubblicato gratuitamente su internet, in pdf, epub e mobi. E dentro ci sono ventinove racconti che secondo noi sono bellissimi, come la poesia di Azael che si intitola “Virginia che non si muove” e che vi legge Ilke Bab.

(Ilke Bab legge Virginia che non si muove di Azael)

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Non sono necessariamente i migliori, i contributi che abbiamo messo dentro a Schegge di Liberazione 2011, ma sono quelli che forse più si adattavano al formato, ma non è detto, non siamo mica degli editori veri. Gli altri sessanta e passa li abbiamo raccolti in un altro ebook che abbiamo pubblicato il 9 maggio scorso, sempre gratuitamente, in pdf e in epub, su internet. Sono 268 pagine di storie resistenti, si chiama Schegge di Liberazione Outtakes, e dentro ci sono dei racconti come quello di Ludovica Anselmo che adesso vi legge osvaldo, cioè l’elena.

(osvaldo legge Storia di Anna e Anselmo di Ludovica Anselmo)

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E poi basta, adesso siamo qui a dire delle cose al Salone Internazionale del Libro, da editori, seppur inesistenti.

In futuro, non lo sappiamo. Forse faremo un altro ebook, “Cicatrici”, perché un giorno, per caso, sul blog ci siamo messi a scrivere dei post che raccontavano delle cicatrici che avevamo addosso, quelle vere, quelle delle cadute in bici, per intenderci, e si vede che i blogger si erano abituati a mandarci le cose, perché stavolta non abbiamo dovuto nemmeno inventarci un tormentone: i racconti ci arrivano spontaneamente. Sarà un bell’ebook, secondo noi, e lo leggeremo anche dal vivo, può darsi, una volta o due. Chissà.

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Ecco, questa è la storia di Barabba Edizioni, questo è quello che abbiamo fatto, nel nostro piccolo, che improvvisamente è diventato grande senza che lo volessimo. E tutto grazie all’internet, alle nuove tecnologie digitali e al pensiero che forse la gente è pronta per capire che la parola è importante, mentre lo è meno il materiale sul quale quella parola è impressa, e questa, a noi, sembra un po’ una rivoluzione. Siamo contenti, di farne parte, anche se siamo solo degli artigiani un po’ punk, anche se facciamo le cose gratis per darle via gratis, anche se ufficialmente non esistiamo.

E mentre questa rivoluzione, piano piano, cerca di farsi spazio nella società, noi continuiamo a girare l’Italia con Schegge di Liberazione, con dei reading musicati che ormai sono diventati un po’ il nostro cavallo di battaglia. Ci hanno chiamati alla Salumeria del Rock ad Arceto di Scandiano, alla festa dell’ANPI di Migliarina, a Radio Kairos… e perfino in Francia, dove la neonata sede dell’ANPI vuol farci leggere le Schegge a Parigi, davanti al console. Se ci pensiamo, come si dice, ci trema l’orlo delle mutande.

Se ne avete voglia, potete venirci a vedere quando leggiamo in pubblico e, se ve la sentite, potete venire a leggere anche voi, potete dircelo all'ultimo minuto, tanto noi siamo lì.
Oppure potete venirci a trovare nella sede di Barabba Edizioni, una casa editrice che non esiste, ma che è tanto carina, senza soffitto e senza cucina. Ci trovate se cercate su google. Oppure a Carpi, in via dei matti, al numero zero.

Grazie a tutti.
Abbiamo finito.

mercoledì 27 aprile 2011

Barabba Edizioni è una casa editrice tanto carina, senza soffitto e senza cucina

È il titolo di un intervento che faremo domenica 15 maggio al Salone del Libro di Torino, verso le due del pomeriggio presso lo stand di Bookrepublic. Parleremo e leggeremo di Schegge di Liberazione, quello vecchio e quelli nuovi, di Cronache di una sorte annunciata, di Pensieri in apnea, del prossimo Cicatrici e delle cose in cantiere. Il discorso, penso, anche se dobbiamo ancora scriverlo, inizierà con:
Buongiorno.
Si sente se parlo così?
Se poi vi annoiate, di fianco c'è lo stand della Nintendo.

giovedì 30 dicembre 2010

Dieci momenti barabbisti del duemiladieci secondo il Many

(siparietto emo)

* La prima volta che ho letto di mio nonno in pubblico, che poi era la prima volta in assoluto che leggevo in pubblico, a Bologna, in mezzo a un campo vicino alla tangenziale, c'era il festival delle culture antifasciste e facevamo Schegge di Liberazione per la seconda volta, avevo un foglietto in mano e mi tremavano le gambe.
* Il WriteCamp alla BlogFest, una specie di Cabaret Voltaire dell'editoria digitale, l'elogio leonardesco e il link di Mantellini. Son cose.
* Conoscere l'elena, al Mattatoio, alla prima di Schegge di Liberazione, e dopo trenta secondi buttarla sul palco a leggere. E l'ukulele di Simone Rossi e il contrabbasso di Bicio, cose che mai più senza.
* Conoscere Ilke Bab un po' per caso. Una di quelle conoscenze che ti aprono la testa in due.
* Quella volta che a Simone Rossi gli han chiesto “Anche tu sei un barabbista?” e lui ha fatto sì con la testa, con quel suo sorrisone giapponese che fa sciogliere le pietre.
* La felicità del dulinizo nello scoprire che, all'insaputa dell'autore, gli avevamo confezionato un ebook.
* I nasi rossi durante le Cronache di una sorte annunciata, Calamelli che ci fotografa, Leonardo che infiamma le folle.
* La benedizione di Sir Squonk.
* Scoprire che se conosci un blogger quello non è che ti allunga la mano e la stringe piano, no, quello ti guarda e ti abbraccia. Tra blogger ci si tocca un casino.
* La Grecia dei benty.

(e Cerreto, il Pigneto e le Mura e il roghenroa e la macchina di Mod, l'abominevole Perugia, la Venezia ser(en)issima, Radio Kairos e il colonnello Buonasera, il Meme con la neve, Milano con la nebbia, ma avevamo detto dieci e sto barando)

(chiuso siparietto emo)