
Il congiuntivo ÃĻ un elegante modo verbale che serve a indicare un’azione incerta, ipotizzabile, desiderata, dubbia. Ã per questo, probabilmente, che il suo uso ÃĻ cosÃŽ soggettivo: c’ÃĻ chi rispetta le regole grammaticali e chi no, a volte per vezzo altre per vizio, in maniera sintatticamente trasversale rispetto al livello socio-culturale del soggetto, parlante o scrivente che sia, dalla velina all’intellettuale. Non ÃĻ rimasta nella storia della televisione, e di per sÃĐ neppure della lingua italiana, ma ÃĻ rivelatrice di una tendenza nazional-popolare, quella volta che Manuela Arcuri - qui simbolicamente assurta a grado zero della scrittura - a un festival di Sanremo, per poter dimostrare le sue doti chiromantiche, chiese a Pippo Baudo, tenendogli al mano: «Vuoi che te la leggo?», cosÃŽ come non ÃĻ rimasta nella storia del giornalismo, e di per sÃĐ neppure della lingua italiana, ma ÃĻ ugualmente rivelatrice di una tendenza radical-chic, la volta che Eugenio Scalfari - qui ironicamente assurto a grado massimo della scrittura - su Repubblica, iniziÃē un editoriale con la sentenza: «Credo che Dio ÃĻ un’invenzione della mente».
Di certo il congiuntivo ÃĻ un’invenzione diabolica della lingua, ed ÃĻ indicativo che ci passino sopra celebri penne e anonimi ignoranti. Il comune senso dell’errore. Come ha fatto notare tempo fa Filippo Facci, che non ÃĻ un congiuntivo sbagliato ma un giornalista, Giuliano Ferrara una volta, sul Foglio, in venti righe piazzÃē dentro un «Penso che quella ÃĻ stata ed ÃĻ una guerra giusta», un «Penso che ÃĻ una benedizione» e un «Penso che la guerra americana non ha decretato il terrorismo». Il maestro Ferrara quel giorno, platealmente, decise di abolire il congiuntivo nella lingua scritta. Recentemente un altro intellos, l’assessore alla cultura di una ridente metropoli lombarda, ha concluso la sua prima conferenza stampa con un emozionato «Vorrei che la cultura si dasse questa dimensione anagrafica», abolendolo (almeno nella sua forma corretta) anche nella lingua parlata e dimostrando che, cosÃŽ come il congiuntivo non ÃĻ a esclusivo appannaggio delle subordinate, il suo uso scorretto non lo ÃĻ dei subacculturati. Se Paolo VirzÃŽ - uno che per Ovosodo, nel 1997, scelse come protagonista un ragazzo cresciuto in un quartiere popolare di Livorno dove «basta un congiuntivo di piÃđ e sei bollato come finocchio» - nel recente Tutta la vita davanti ha messo in bocca alla splendida Sabrina Ferilli, burina quarantenne in carriera, la traballante battuta «Sabato inauguro la mia nuova casa... Vorrei che ci sei anche tu», significa che la congiunzione tra persona ignorante ed errore grammaticale ÃĻ solo un luogo comune, e come tale falso.
Come ÃĻ falso il luogo comune che dà ormai per morto il congiuntivo, ammazzato dalla televisione, dai nuovi media, dall’analfabetismo di ritorno, da Aldo Biscardi e dal suo emulo Marco Mazzocchi che si dà molto da fare «Ma credo che non ce la fa», i quali giornalisti, comunque, svettano come docenti di Filologia romanza rispetto a quel tale ministro della Pubblica istruzione che, anni fa, al Tg2 dichiarÃē «Vorrei che ne parliamo» e poi, a un giornale che gliene chiedeva conto, puntualizzÃē: «Non ÃĻ colpa mia se la prima persona plurale dell’indicativo e del congiuntivo presente sono uguali: parliamo». E parliamone, basta che vi decidete.
Luigi Mascheroni
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=384616&LINK=MB_THo postato questo articolo che mi ÃĻ parso interessante, anche se un pÃē lungo. Ogni tanto, da qualche anno a questa parte, si parla di "morte" del Congiuntivo. E' vero che la maggior parte delle persone, acculturate o no, non se ne serve quasi piÃđ nella lingua parlata.
Io perÃē al congiuntivo sono affezionata e la sua assenza nel linguaggio la posso perdonare solo a TotÃē.
Riporto una specie di "poesia" che ho scritto tempo fa quando in TV si parlÃē dell' uso del congiuntivo da parte dei giovani.
CONGIUNTIVI
“La gioventÃđ rifiuta i congiuntivi.”
Qualcuno ha detto: -Sono vecchi-
Dopo averli tanto usati,
anche i verbi se ne vanno,
spazzati via, ormai secchi.
I sostantivi bastano.
Concessi articoli e aggettivi,
qualche preposizione
ad evitar che insorga
un po’ di confusione.
Cambia il modo di fare,
di scrivere, comunicare.
I sentimenti restano
uguali come sempre.
I ragazzi amano, soffrono,
ridono allegramente.
A me ora che resta?
L’uso del congiuntivo,
la frase ben forbita,
il cuore un poco a pezzi,
l’amore per la vita.