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venerdì 14 agosto 2009

Sweet and sour.



La terra è fredda e scomoda. La maglietta bagnata. Fa freddo.
Il corpo intirizzito è steso. Fermo. Immobile se non fosse per quei polmoni che il fiatone continua a mandare su e giù.

Respiri come singhiozzi. Brevi, brucianti, intensi. Il dolore della botta si somma alla stanchezza del fisico esausto. Verrebbe voglia di non alzarsi più.

E perché no, poi? E' quasi finita. Un'altra mezzoretta di dolore, sudore e sangue per andare completare l'ennesimo giro di ruota. La sagra del nulla. Nessuno sentirà troppo la mancanza di queste 200 libbre grasse, vecchie, e stanche.

Dall'alto arriva il vociare. Sono i ragazzi, certo... Lo zio sta bestemmiando in faccia al bastardo. Ti permetteresti quasi un piccolo sorriso, ma fa male anche solo storcere la bocca.

Speriamo che lo ammazzi, va... Speriamo che li ammazzi tutti.

Da sopra rumore indistinto. Fa meno freddo, adesso. Si potrebbe quasi dormire. Chiudere gli occhi un secondo solo. Un po' di riposo. Giusto un attimo...

Il momento di incoscienza dura un'ora, o un battito di ciglia. Non ne hai idea. Altri rumori, adesso. Una borsa si poggia a terra vicino alla tua testa. Mani esperte che toccano, esplorano, cercano.
Si preoccupano sempre di più quando non parli. Che dolci... Ti piacerebbe rassicurarli, ma la verità è che non riesci neanche a pensare di parlare. Così respiri solo. Uno-due, uno-due, uno-due.

...

Dio santo come bruciano questi cazzo di polmoni...

La massa di stronzi comincia a fischiare. Sempre un piacere farsi una trasferta, nevvero?
Qualche momento di faticoso pensiero lucido per odiarli tutti, ad uno ad uno. Che cazzo ne potranno mai capire seduti col culo al caldo, sulle tribune? Mentre trincano birra e caffè, fumano, ciarlano, e strillano.

Infatti non capiscono, che domande. Ma sentirli inveire a tempo con le esplosioni del dolore che ti pulsa nella gamba fa male anche altrove. In posti strani, che credevi sicuri e protetti, e ritrovi tuo malgrado pericolosamente esposti...

Freddo. Acqua che cola, lavando sangue e terra. Acqua benedetta. L'unica Acqua Santa rimasta sulla faccia del fottuto pianeta.

“Non è un cazzo, non è un cazzo”
“Non è niente tigre, adesso ti alzi e li fai neri”
“Dai tigre, non mollare”

Il getto dello spray gelato. Acqua anche in faccia adesso. L'ipotesi di dormire tramonta, malinconica e triste. Sputi e tossisci, mentre tenti di boccheggiare qualcosa che suoni come “basta, basta”.

Non ci riesci. Non smettono.

E' arrivata anche la fottuta carriola con la barella, adesso. Il mezzo più ridicolo e sfigato mai concepito da mente umana, tutto per te. Un vero onore. Fatti un bel giro sul carrozzone dei vincitori, dai. Non è forse appropriato?

Ti senti sollevare senza troppi complimenti.
Fanculo, cazzo, starei tentando di morire in pace, se non ve ne siete accorti. Potreste almeno non disturbare?

Stronzi anche i medici. Stronzi tutti. Stronzi ovunque. Ti circondano. E al centro di tutto, imperante, giace sull'erba lo stronzo primordiale. L'apoteosi dello stronzo. Lo Stronzus Maximus. Rest in Peace, fratello...

Rumori di gioco. Dentro hanno già ripreso.
Che strano, non si direbbe che nessuno stia notando la tua assenza...

Ancora acqua. Ancora spray. I polmoni bruciano sempre, ma il respiro sta rallentando. Forse non è ancora arrivato il momento di morire, dopotutto. Guardi i medici intorno a te con gli occhi iniettati di sangue.

Hanno il buon senso di allontanarsi, e ti fanno spazio.

Da non crederci: ti tiri in piedi tutto da solo. Il tempo sembra essersi fermato. Non vola una mosca, adesso. Guardi il tabellone in alto e lo vedi sparare a led rossi e verdi 2-1, minuto 58:00.
Breaking news: si sta sotto e c'è da inseguire. Fare finta di dimenticarsene non è servito.

Ci teniamo a mantenerLa informata a mezzo segnaletica nove metri per sei che Lei è un povero stronzo, Carissimo. Non si ricorda? Lo diceva Lei stesso pochi secondi fa. :)

“Che fai tigre, rientri?”
“Ne hai ancora? Te la senti?”
“Attento con quella gamba, sanguina ancora. La ferità è aperta”

Guardi loro. Guardi il campo.
Guardi loro. Guardi il campo.

Sei stato steso cinque minuti.
Non hai detto una parola. E non è che ci sia un cazzo da dire, del resto.

Sputi.
Entri.

martedì 25 novembre 2008

Messaggio ai naviganti...



beho, 25/11/2008 23.05.58:
sono stanco

beho, 23.06.03:
fa freddo

beho, 23.06.17:
le pieghe del destino convergono rapidamente

beho, 23.06.25:
ma il futuro è ancora oscuro

beho, 23.06.32:
di certo qualcosa si è mosso

beho, 23.06.40:
ma in che direzione, è presto per dirlo...

venerdì 31 ottobre 2008

Sai negro...



E' oramai un anno e più che ti guardo.

Prima qualche occhiata sbarazzina, poi qualche occhiata più lunga.
E poi, TWIIIIING, l'attenzione fissa e rapita degli innamorati.

Ho seguito ogni tuo nero passo da quando tutta questa stronzata è
cominciata.

Ho sperato nella tua negritudine, ho creduto nella tua negritudine, e
alla fine sono diventato negro anche io.

Mi porto dietro un solo rimpianto. La tua negra campagna non mi ha
permesso di donare cinque negri dollari alla causa. Li ho potuti
donare a radio paradise, ma non a te.

Sai, a chi non si affascina di politica può sfuggire l'importanza
abnorme del dettaglio, perchè credo che se io avessi potuto donare i
miei cinque negri dollari, tu ti saresti rotolato in talmente tanto
denaro da comprare una statua negra della libertà alta qualche metro
più di quella vera, e metterla a fianco della vecchia.

Così, a sfregio.

Perchè loro sono così. Loro i soldi di merda ce li hanno sempre
buttati in faccia. E adesso è una sensazione meravigliosa vederli
mangiare tonnellate della loro stessa merda.
Credo che si sentano un po' impotenti, mentre tu fai i tuoi 30 negri
minuti su tutte le maggiori televisioni nazionali. In mezzo alle world
series di baseball.

Tutto quel poco che ho imparato in questi mesi mi permette di pensare
che quanto sia stato fatto per la campagna sia per buona parte oltre.

Per qualità, tempismo, visione, quantità.
Per l'opportunismo.

Credo sinceramente che nonostante il brutto momento dopo la scelta
della nazista le cose sarebbero girate comunque così. Ma è
affascinante notare come anche in questo caso sia stata solo la
completa concorrenza di eventi a permettere al disastro di prodursi.

E' sempre una perfetta congiuntura di sinergie a decidere il destino.
A formare la catastrofe perfetta. E anche tu e il tuo adorabile culo
negro, a lunga visionari e manovratori, potreste presto ritrovarvi
miserabili pedine di un disegno più grande.
Ma quel giorno è un altro giorno, e prima di lui altri giorni ci
attendono.

Non sarei uomo se non ammettessi che ho paura. E' umano avere paura,
anche adesso. Soprattutto adesso.

Ma non sarei uomo e negro, come sono, se non dicessi qui ed ora con
abbondante anticipo che c'è una maniera di lavarmi di dosso quel
brutto rimpianto. Non la pelle negra, ma il rimpianto si.

E quella maniera, amico negro, si chiama *landslide*.

A uno dei primissimi sondaggi m'offrivano cinque opzioni chiedendomi
cosa mi aspettassi da questo anno di passione. Republican landslide,
Republican Close, Toss-up election, Negro Close, Negro Landslide.

Ciccai dove dovevo ciccare, perchè già allora intuivo il significato
del negro pallino che compariva quando ciccavi.

Molto tempo dopo aver ciccato, e siamo ad oggi, è meraviglioso sentire
l'odore nell'aria. Perchè l'aria odora di negro, ed è una brezza che
anche Mike troverebbe insolitamente piacevole.

E se dovessi ciccare oggi, per quello che so, per quel poco che
capisco, io ciccherei ancora così. Questo dice l'aria, e questo si
deve onestamente e obiettivamente affermare.

Ha un certo fascino anche pensare alla relatività del tutto. Chissà,
forse a posteriori gli storici diranno che averti è stata la scelta
più negra del storia. O piuttosto no, ma comunque che importanza ha?

Forse arriva un momento, nella vita, nel quale vedi il negro che c'è
dentro di te, ed è proprio dentro a quel lato oscuro che ti ritrovi.

Dentro al tenace attaccarsi alla vita, sopravvivendo alla schiavitù e
alle ingiustizie della storia.
Dentro alla ribellione e al sacrosanto strillo di che pretende
uguaglianza. Dentro l'onore ferito, dentro la debolezza, dentro
all'ingiusto dominio delle fighe crudeli, delle mamme crudeli, dei
bianchi crudeli, o del mondo crudele.

E' dentro l'umiliazione, la caduta, il dolore e il fango che l'uomo
ritrova il vero se stesso. E quando lo ritrova, lo capisce, lo
accetta, e lo trasforma in forza, il suo sguardo si stringe e si fa
d'acciaio. E diventa quello sguardo che rende possibile tutto. Anche
l'illogico. Anche l'impossibile.

Ti guardo con quello sguardo negro, e vedo negro con uno sguardo
negro, amico mio.
Vedo negro, credo negro, e credo negro L-A-N-D-S-L-I-D-E.

Negro iddio (senza offesa alcuna) se non ci credo.

Negro L-A-N-D-S-L-I-D-E.

martedì 14 ottobre 2008

Lo scopo è di far cassa,




Aulla: all'asta statua di Bettino Craxi
Sarà venduto il monumento dedicato al leader socialista scomparso nel 2000
il sindaco del paese, Roberto Simoncini (Udc): «lo scopo e' di far cassa»

A New Season


Si riparte.

mercoledì 16 luglio 2008

Sciopero.


Andiamo, compagni.

mercoledì 9 luglio 2008

Il segnale, Signori.


Lo abbiamo aspettato a lungo.
Soffrendo, annaspando, sputando. Aggrappandoci ai nervi e all'esperienza quando il fisico oramai non c'era più.

E adesso è lì. Come lo avevamo sognato nei momenti più bui.
Chiaro, limpido, cristallino. E a questo punto sta a noi, non possiamo nasconderci.

Sta alla nostra sensibilità di professionisti e al nostro orgoglio di non lasciare sfumare l'occasione più ghiotta che è capitata sui nostri piedi da più di un anno. Capitalizzare la brezza, trasformarla in tempesta, e volare verso qualcosa di grande e bello.

Per mesi e mesi non abbiamo conosciuto nè pausa nè pietà. Non esiste remore, nel deserto, e il più delle volte non esistono nemmeno parole. Non si dice nulla perchè non c'è nulla da dire, c'è solo da remare lentamente, arcigni, a denti stretti. Per scuotersi dalla molle e umida apatia di una barca in secca, per ricordarsi che anche nei singoli colpi di remo e nella sofferenza c'è spazio per il fascino, per lo spettacolo e per le soddisfazioni.

Di là non hanno mollato un millimetro. Fino ad oggi tutto quello che ci siamo presi è figlio dello sforzo e del guadagno, nulla è caduto dal cielo. E lo sforzo ha prodotto sopravvivenza e non gloria.

Trasformare la sopravvivenza nell'epica delle leggende è tutta questione di sfruttare quei dieci centimetri davanti alla faccia. Quelli che il caso, la provvidenza, o una giustizia più alta ti aprono davanti durante un pigro mercoledì pomeriggio.

Ancora vivi e vegeti, mezzecosce. :)