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12 dicembre 2011

Un disco per riflettere su cosa siamo, da dove veniamo e dove andremo: The Singles Collection 2001-2011 dei Gorillaz

Si sciolgono i Gorillaz, viva i Gorillaz! Chi avrebbe mai detto che sarebbero arrivati a compiere il decimo anno di età[1] e saremmo arrivati pure a celebrarne i fasti recensendo un greatest hits dopo tre album ufficiali (ed un quarto lavoro dal titolo di “The Fall” composto interamente su iPad e distribuito gratuitamente in rete che è una delle cose più brutte che mi sia mai capitato di ascoltare)? Nessuno, eppure ci sono arrivati in grande stile ed è andata pure a finire che la gente ormai si ricorda di Damon Albarn per i Gorillaz e non per i Blur. Non so se questo fosse l’esatto risultato che il buon Damon sperava di ottenere mettendo in piedi questo progetto, ma il susseguirsi degli eventi e delle cose ha portato a tutto ciò e non ci si può far proprio nulla (se non tirare in ballo il fatto che i Gorillaz si sono trovati al posto giusto nel momento giusto, ossia quando stava scoppiando il boom del file sharing grazie a Napster ed affini e la gente passava ore ed ore a chattare di musica sui canali mIRC millantando nuove sensazionali scoperte)[2].

Comunque, sulla qualità della musica dei Gorillaz non ci piove. La loro miscela di pop, elettronica in bassa battuta (così si chiamava agli albori degli Anni Zero e così la chiamo io per dovere di cronaca), indolente cazzeggio, intelligenza a tranci, arditi concept di cartoon band immaginarie e produttori hip hop di grido funzionava dannatamente bene dieci anni fa e funziona dannatamente bene anche oggi che è possibile tirare le conclusioni con lucidità perché tanto tempo è trascorso dal loro avvento e la band ormai è soltanto un bel ricordo. Inserisci questo “The Singles Collection 2001-2011” nel lettore, schiacci il tasto play e parte la musica, partono i ricordi: il primissimo singolo “Tomorrow Comes Today” (un bel manifesto programmatico a partire dal titolo), l’involontaria bomba superpop che ha segnato un’epoca “Clint Eastwood”(tanto per dire, Mtv ne stava facendo vedere il video in anteprima nel momento esatto in cui ha interrotto le trasmissioni per l’attentato alle Torri Gemelle del 11/09/01)[3], la conturbante “Rock The House”, la raggiunta maturità di “Feel Good Inc” e “DARE”, “Superfast Jellyfish” dall’ultimo (e troppo sottovalutato) “Plastic Beach” e compagnia bella sono tracce che ascoltate l’una dopo l’altra in fila indiana portano a rendersi conto che la musica dei Gorillaz è davvero invecchiata bene nonostante abbia segnato un’epoca – gli Anni Zero – nella quale superprogetti e/o semplici gruppi del genere nascevano come funghi ma ciò che mancava davvero erano le canzoni che ti ritrovavi a canticchiare anche quando non volevi. E scusami se è poco.

Forse (e dico forse) i Gorillaz sono stati la dimostrazione sul campo del fatto che la Battle of the bands l’hanno vinta alla grande i Blur: è possibile immaginare i fratelli Gallagher intenti a pasticciare con il pc componendo musica di un certo livello come quella dei Gorillaz? Direi di no perché probabilmente non sanno nemmeno come si accende un pc, figuriamoci usarlo per comporre – è molto più probabile vederli pasticciare con pipette per fumare pcp e riscrittura di trite e ritrite canzoni dei Beatles, ma questo è tutto un altro paio di maniche. Comunque, da qualunque parte la si voglia vedere i Gorillaz ci mancheranno molto.

[1] Falso storico: si sono formati nel 1998 come scusa per fumarsi le canne tra amici e loro prima uscita ufficiale è stata nel 2001.

[2] Quest’ultima frase scritta tra parentesi è archeologia informatico-musicale purissima. Non so nemmeno se Napster e mIRC esistano ancora, ma se attualmente esistono sono sicuramente qualcosa di molto diverso da ciò che erano un tempo. Tra dieci anni comunque rideremo anche dei dischi composti lavorando su iPad, don’t worry.

[3] Altro falso storico: il singolo “Clint Eastwood” è uscito a marzo 2011, ben prima del terribile attacco alle Torri Gemelle. Non era mia intenzione scherzare su questa immane tragedia o anche solo lontanamente metterla in discussione, sia chiaro – era solo un espediente narrativo per arrivare a scrivere in una nota che quando penso al 2001 dal punto di vista musicale la prima cosa che mi viene in mente è proprio “Clint Eastwood” dei Gorillaz, così come quando penso al 2001 dal punto di vista socio-politico la prima cosa che mi viene in mente è ovviamente l’attacco alle Torri Gemelle. Direi che non sono proprio uno di quei fieri complottisti alla Giulietto Chiesa e nemmeno un babbeo che ride di queste cose, e non sono nemmeno tanto così sicuro che ormai la gente si ricordi di Damon Albarn per i Gorillaz e non per i Blur.

(IFB)

15 settembre 2011

BACK FROM THE GRAVE Special Edition: il ventennale dell'uscita di Nevermind dei Nirvana

Dunque, dove eravamo rimasti? A Kurt Cobain che si spara e alle miriadi di dischi postumi che sono usciti per celebrare il nome Nirvana. A Courtney Love che ha goduto di un effimero boom sul finire dei 90’s salvo poi trasformarsi in una mummia al botox e a Dave Grohl che si è rilanciato alla grande con i ganzissimi Foo Fighters ed è ancora sulla cresta dell’onda dopo quindici anni. A Krist Novoselic che tenta l’avventura Sweet 75 ma non replica il colpo riuscito a Grohl ed allora prova di buttarsi in politica con i Democratici. Ai tanti gruppi-clone che per un attimo ce l’hanno fatta (uno su tutti? I Bush) senza particolari meriti se non quello di una “somiglianza” ai limiti del plagio con il terzetto di Seattle e alle decine di dischi (e, più in generale, di gruppi musicali) che senza “Nevermind” non sarebbero mai nati o comunque non avrebbero mai goduto della stessa esposizione mediatica. All’impatto che questo disco ha avuto, continua ad avere ed avrà in futuro.

Ecco, visto che tutto è già scritto su “Nevermind” e non ho voglia di copiarlo solo perché è il ventennale della pubblicazione ed esce una super-ristampa megadeluxe, non spreco battute invano dicendo che l’album in questione è la summa perfetta di certo alternative rock (Pixies, Melvins, Flipper, Vaselines, l’eroina) e cristallina sensibilità pop ma proseguo indicendo seduta stante un concorso (anzi due) in cui non si vince nulla ma almeno si pensa: quale sarebbe stato il corso della musica moderna se “Nevermind” non fosse mai uscito? E quale sarebbe stato il corso della musica moderna se Kurt Cobain non si fosse mai ucciso? La prima domanda ha risposte troppo scontate e dunque non la prendiamo neanche in considerazione (anche perché vent’anni di gruppi tipo Guns n’Roses, Poison ed Ugly Kid Joe non riesco a reggerli neanche se provo ad immaginarli), procediamo allora con la seconda. Se Cobain non avesse premuto il grilletto i Nirvana sarebbero diventati una specie di R.E.M. con più dolore dentro, avrebbero fatto un altro paio di album senza mai cadere nel banale poi stop.

Dopo lo scioglimento Kurt Cobain non si sarebbe rivelato un Chris Cornell qualunque ma avrebbe intrapreso una non scontata carriera solista e sarebbe stato elevato al rango di grande cantautore, mentre i Foo Fighters avrebbero goduto di molta meno visibilità, avrebbero fatto alcuni buoni album senza essere troppo considerati e si sarebbero fermati lì. Krist Novoselic sarebbe diventato una sorta di icona liberal e sarebbe arrivato ad essere vice di Obama al posto di Biden, mentre non ci sarebbe stata nessuna reunion dei Nirvana, nessuna invasione ciclica di gruppi-clone dei Nirvana e nemmeno nessuna reunion ai limiti della necrofilia come quelle di (pesco a caso dal mazzo) Soundgarden, Smashing Pumpkins e Stone Temple Pilots. Probabilmente il mondo sarebbe anche un posto migliore dove vivere, ma quest’ultima affermazione purtroppo non sarei disposto a ripeterla sotto giuramento.

(IFB)

01 agosto 2011

IL NUOVO SINGOLO DEI RHCP HA UN TITOLO CHE NON HA SENSO, E QUESTO POST PURE



Non ci avrei scommesso una lira ma il nuovo singolo dei Red Hot Chili Peppers è bello ai limiti del clamoroso, e se tutto il disco sarà così ci sarà da divertirsi. Non ho nemmeno voglia di trovare il titolo in rete e copiaincollarlo perché è troppo complicato, so solo che il nuovo chitarrista Josh Klinghoffer (che a quanto par di capire sentendo questo singolo è grande fan degli Arcade Fire) forse è riuscito nell'impresa di rivitalizzare gli altri tre che erano ormai decrepiti. Potrebbe essere loro figlio eppure grazie a lui Flea fa finalmente sentire che sa suonare il basso, Chad Smith scopre la cowbell con sette anni di ritardo ed Anthony Kiedis finalmente non rovina tutto con un cantato che non c'entra un cazzo: una bella vittoria che a questo punto rende febbrile l'attesa per l'uscita del disco nuovo a fine agosto, a meno che il nuovo singolo che attualmente gira in rete in realtà non sia un fake. Se così fosse le cose cambierebbero di parecchio e i Red Hot Chili Peppers si confermerebbero dei falliti anche senza Frusciante.

15 luglio 2011

LUCI A SAN SIRO DI QUELLA SERA / CHE C'È DI STRANO SIAMO STATI TUTTI LÀ

Diciamo la verità: ne è valsa assolutamente la pena di andare a lavorare il giorno dopo in condizioni pietose con un paio d'ore di sonno alle spalle (con tutto il rispetto, una cosa del genere la si fa per un concerto irripetibile, non per gli I'm From Barcelona che ormai esistono solo all'Hana Bi e che sono già stati visti), e ne è valsa assolutamente la pena di comprare i biglietti con otto mesi d'anticipo ad un prezzo piuttosto salato. I Take That a Milano hanno regalato uno spettacolo di quelli difficili da dimenticare, con un rientrante Robbie Williams più animale da palcoscenico che mai (qualcuno mi dica il nome del suo pusher, Robbie era veramente troppo carico per essere vero), un cicciabomba Gary Barlow che si conferma grande cantante pop (e – visto nel maxischermo – sulla nuca sfoggia una bella chierica, il che lo rende un po' più umano e decisamente più simpatico), un Mark Owen che si conferma grande cantante pop anche se le canzoni le scrive tutte Gary Barlow, un Jason Orange che ha imparato a cantare e balla ancora benissimo, un Howard Donald che ha imparato a cantare e balla ancora benissimo. Anche se probabilmente nella vita di tutti i giorni si odiano, sul palco sembravano quasi cinque amici che si ritrovano dopo tanto tempo e decidono di cantare i loro grandi successi degli esordi, i successi solisti di Williams, i successi dei Take That riuniti senza Williams, le canzoni di Progress composte dopo il rientro di Williams, un accenno di West End Girls quasi a voler deridere i loro acerrimi rivali East 17 che su questa cover ci costruirono una carriera ed altre cose varie ed assortite (ma sempre di un certo livello). Mancava solo Child di Mark Owen solista e poi c'erano tutte. E poi le scenografie tutte incentrate sul tema dell'evoluzione, con continui rimandi ed allusioni al progresso tecnologico (lo sponsor del tour Samsung ringrazia) con una specie di robot gigante che a fine concerto si alza in piedi e sembra voler uscire con la testa dal terzo anello di San Siro, quasi a voler vedere in anticipo il traffico che si congestionerà nelle vie adiacenti lo stadio facendo rimanere gli spettatori bloccati per un'ora dopo la fine del concerto. E poi il fuoco sul palco, che quando c'erano le fiammate si sentiva la vampata di calore anche a cinquanta metri di distanza. E poi i Pet Shop Boys in carne ed ossa che hanno aperto il concerto ed hanno dimostrato che sono ancora enormi pur avendo superato da un pezzo i cinquanta ed avendo alle spalle trent'anni di carriera. E poi la gente del fan club che attaccava gli striscioni alle balaustre come se fossimo ancora nel 1993 e non ci fosse un domani. E poi le magliette taroccate in vendita fuori dai cancelli - ce n'era una in cui Robbie Williams da lontano era uguale in tutto e per tutto a Brandon di Beverly Hills 90210 e da vicino era in uno stato di fattanza clamorosa, probabilmente fotografato nel periodo in cui diceva di avvistare ufo e cose così. E poi gli spettatori presenti, tutti mediamente molto brutti per un motivo che non riesco a spiegarmi.

Che piaccia o no, i Take That sono un pezzo della nostra storia e sono un fenomeno con cui bisogna fare ancora i conti anche oggi che siamo del 2011. L'ultimo disco Progress sta lì a dimostrarlo: se l'avesse fatto identico un qualsiasi gruppo indie fatto di gente magra e brutta a quest'ora le varie webzine griderebbero al miracolo (e se l'avessero fatto gli Zoot Woman a quest'ora si parlerebbe di grande ritorno degli Zoot Woman), l'hanno fatto i Take That ed allora fa schifo a prescindere oppure va ignorato. Ma che me ne frega a me, tanto i Take That con questo tour hanno guadagnato talmente tanti soldi che è assolutamente inutile che io stia a farmi delle pippe mentali se il loro disco non è considerato a dovere da certi ambienti musicali perché certi ambienti musicali hanno i paraocchi e preferiscono farsi le pippe per i pur ottimi Friendly Fires. Vorrei che il mio estratto conto a fine mese avesse lo stesso saldo di un membro a caso dei Take That (magari non Williams, che forse ha il saldo in rosso perché è spendaccione e non voglio poi trovarmi a dover pagare i suoi debiti).

05 luglio 2011

FUMO TROPPA CIOCCOLATA (cit.)

Spero di averlo solamente sognato, ma qualche tempo fa mi pare di aver sentito in giro un nuovo singolo dance di Giorgia, una inascoltabile porcata kitsch con tanto di synth a zanzara e beat a martello. Ma chi glielo ha prodotto, Bob Rifo a.k.a. Bob Rifo dei Bloody Beetroots? Chi glielo ha fatto fare di fare una figura così, Capitan Findus (quello vecchio delle pubblicità originali, non quello ringiovanito che si vede da qualche anno a questa parte)? Giorgia era meglio quando fumava troppa cioccolata, era meglio quando io asportavo le lettere G ed I da un cartonato pubblicitario del suo disco allora appena uscito e lasciavo che si leggesse solamente la parola “orgia” per favorire le risate di chi passava davanti al negozio di dischi che sbandierava l'uscita del nuovo disco di Giorgia. Era meglio quando esistevano ancora i negozi di dischi e la gente non scaricava senza comprare (si limitava a noleggiare i cd e a copiarli su cassette al cromo) e non comprava senza ascoltare (si limitava a noleggiare i cd e a non copiarli se non piacevano). Secondo me il singolo dance di Giorgia non esiste nemmeno, troppo brutto per essere vero.

06 maggio 2011

LA PRIMAVERA È LA STAGIONE DELLE ASCELLE PEZZATE E DELLE DROGA A BUON MERCATO



Viviamo strani giorni: clochard rumeni che tutti i giorni mentre cammini ti si avvicinano chiedendoti venti euro per pagare il biglietto del pullman per tornare a casa, tossici con le croste che cercano di scroccarti una telefonata e se non gliela fai fare si lagnano chiedendosi come mai nessuno glielo permette, goliardi che sono improvvisamente sbucati fuori dopo anni di oblio in cui tutti li credevano ormai scomparsi definitivamente, ragazzi che puzzano di sudore e ti allungano volantini in cui dall'alto del loro padre avvocato o commercialista accusano la CGIL di essere troppo morbida ed invocano la rivoluzione et altre cose così. Che schifo.
Deve essere la primavera, come cantava Marina Rei in una memorabile hit di tanti anni fa. Marina Rei, che tutti dicevano essere scomparsa dalle scene dopo il successo per disintossicarsi in comunità. Non è assolutamente vero, ho verificato in rete e son solo leggende metropolitane messe in giro da gente che magari si è insospettita vedendole occhiaie ed aspetto bizzarro. Purtroppo succede. Non bisogna mai giudicare una persona dall'aspetto esteriore, nemmeno se è un clochard che ti chiede tutti i giorni venti euro per spenderli in vodka di infima qualità, un tossico con le croste che vorrebbe rubarti il cellulare e per questo ti chiede di telefonare, un goliardo che si diverte incurante della gente che lo cataloga come sfigato o un ragazzo che puzza di sudore e rivoluzione ma in un futuro prossimo finirà per diventare un reazionario come il padre avvocato o commercialista. Che schifo davvero, ma comunque vada rispetto per Marina Rei e per il video di Primavera che in quattordici anni non sono ancora riuscito a capire che senso abbia ma è una delle cose più anni novanta di sempre.

01 maggio 2011

1,2,3 PINOCHET! (le repliche di Non è la RAI salveranno il mondo, lo so)


Tutta questa assurda menata della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II e del suo grande coraggio nel combattere la piaga del comunismo mi ha fatto venire in mente che l'unica persona veramente coraggiosa è quel mio amico che tempo fa si è licenziato dal lavoro per poter seguire le repliche pomeridiane di Non è la RAI su Mediaset Extra. Ora ha aperto partita iva e finge di lavorare di fronte al pc, ma in realtà si fa le seghe davanti al televisore come faceva quindici anni fa mentre guardava in diretta (o era in differita? Non l'ho mai capito) quel mitico programma di Gianni Boncompagni (peraltro il mio amico non era l'unico ad ammazzarsi di seghe guardando Non è la RAI, visto che almeno il 75% degli adolescenti maschi lo guardava e spesso e volentieri durante il programma si registravano scosse telluriche di modesta entità dovute appunto alle seghe degli adolescenti italiani. Io non lo guardavo, ma solo perché già allora avevo un blog con cui farmi seghe mentali. Succede).
Non me ne frega nulla della religione cattolica che vuole imporci cosa dire e cosa fare (e me ne frega di meno delle religioni in generale, ma questo è un altro discorso), non me ne frega nulla di Giovanardi che si scandalizza per le pubblicità dell'Ikea e dice che l'unica famiglia è quella eterosessuale fondata sul matrimonio, non me ne frega nulla di Giovanardi che non si scandalizza per la famiglia berlusconiana fondata sul bunga bunga, non me ne frega nulla della Chiesa Cattolica che chiuderà entrambi gli occhi di fronte al bunga bunga berlusconiano in cambio di una legge sul testamento biologico da stato confessionale. Non me ne frega nulla di Wojtyla Beato perché non ho mai stretto la mano a Pinochet mentre lui l'ha fatto, eccome se l'ha fatto. Punto e basta.
E poi perfino lo stesso Gianni Boncompagni in un'intervista apparsa qualche tempo fa su Vanity Fair ha parlato del bunga bunga berlusconiano più o meno come di una vergogna nazionale, e se lo dice lui che se ne intende visto che a sessant'anni aveva fidanzate sedicenni cosa si può voler di più dalla vita? Ripeto, il più coraggioso è stato il mio amico che si è licenziato per seguire le repliche di Non è la RAI, altroché Wojtyla.



19 aprile 2011

Una disco rotondo: JOVANOTTI - ORA

Checché ne dicano gli snob e le malelingue non si può non volere un sacco di bene a Lorenzo Cherubini detto Jovanotti. Come Max Pezzali rappresenta infatti il prototipo dell'eterno giovane, quello che nonostante l'inesorabile scorrere degli anni resta sempre e comunque un ragazzo e parla ai ragazzi come lui (anche se a differenza di Pezzali lui parla ai ragazzi che hanno maggiori pretese intellettuali e cercano di uscire dal tran tran della vita di provincia, ma tant'è), riuscendo sempre a farsi capire alla grande. È quasi una versione italiana di Fonzie di Happy Days, con la sola differenza che Fonzie rappresentava l'anima rebel without a cause del telefilm mentre Jovanotti spesso e volentieri ha ecceduto in buonismo e/o veltronismo. Ma a uno che negli anni novanta ha scritto autentici inni generazionali come “Non m'annoio”, “Sono un ragazzo fortunato”, “Penso positivo”, “L'ombelico del mondo”, “Serenata Rap”, “Estate 1992” si può perdonare questo ed altro. Quando fa così Lorenzo è sempre in buona fede, big respect a prescindere per la sua importantissima figura.

E oggi, nel 2011, a quasi un quarto di secolo dagli esordi, Jovanotti se ne esce fuori con un disco che risponde al titolo di “Ora”. Per la cronaca: “Ora” è un grande disco, che osa parecchio e dimostra come si può aver ancora voglia di rischiare anche quando sei sulle scene da tanto tempo ed in teoria potresti campare di rendita. Tutti parlano di “Ora” come il disco dance di Jovanotti, ma questo non è un disco dance: è il disco di uno che in passato ha ascoltato tanta dance e continua ancora oggi ad ascoltarla, e a questo giro ha scelto di utilizzare i codici della dance per arrivare oltre, per arrivare ad una forma canzone che riesce ad essere nello stesso tempo sperimentale ed orecchiabile, alta e bassa, logica ed illogica, formale ed informale. Un disco doppio come quelli che uscivano un tempo, con venticinque tracce tutte di alta qualità e dove c'è classe da vendere ma soprattutto non c'è mai una caduta di tono e quando c'è un'incertezza sembra messa lì per rivelare all'ascoltatore le proprie debolezze. L'uomo è fatto così: pensa ancora di poter cambiare il mondo, ed è sincero – quasi fanciullesco – quando lo pensa, ed agisce di conseguenza, regalando al suo pubblico (ma anche al pubblico in generale, visto che con un disco del genere potrebbe acquisire nuovi, insospettabili fan ed addirittura convincere i detrattori) un'opera da ascoltare dall'inizio alla fine e che una volta ascoltata ti lascia degli interrogativi ma nello stesso tempo ti fornisce la chiavi giuste per trovare le risposte.

È un grande cantautore Jovanotti? Sì (sentire “Le tasche piene di sassi” per credere). È capace di scrivere grandi testi? Sì (sentire “Megamix” per credere, quasi i Chemical Brothers con alla voce un cantautore italiano). Sa cosa sono l'amore ed il dolore? Sì (sentire il supersingolo “Tutto l'amore che ho” per credere). È un visionario? Sì (sentire “Dabadabadance” per credere). Ha un animo rock? Sì (Sentire “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang” per credere). Sa andare oltre lo sprezzo del ridicolo? Sì (sentire “La bella vita” con Amadou & Mariam e “Battiti di ali di farfalla” con Michael Franti). Sa scrivere cose che sembrano uscite fuori da un Fred Buscaglione in botta post-MDMA? Sì (sentire “Quando sarò vecchio” per credere). Sa scrivere tristi ballate piano ed effetti speciali? Sì (sentire “L'elemento umano” per credere, traccia dove fa capolino addirittura un redivivo Luca Carboni – big respect anche per lui, e big respect pure per l'eterno regàz Cesare Cremonini che fa capolino nella spiazzante “I pesci grossi”) e via discorrendo. Si potrebbe andare avanti all'infinito ma è meglio fermarci qui, che proseguendo si rischierebbe di sminuire il reale valore di un'opera come “Ora”, un disco che se non uscisse su major e/o se non fosse opera di Lorenzo Cherubini detto Jovanotti a quest'ora i frequentatori di siti e forum specializzati nella cosiddetta musica indie si starebbero strappando i capelli o, ancor peggio, starebbero gridando all'ennesimo miracolo.

Andate ad ascoltarvi l'ennesimo gruppo di figuranti con le frangette e le maglie a righe che cercano disperatamente di suonare come i Jesus & Mary Chain o i Joy Division (o, a scelta, il nuovo bolsissimo disco di Conor Oberst a.k.a. Bright Eyes), voi che potete.

(Indie For Bunnies)

12 aprile 2011

HO CHIAMATO UN TAXI GIALLO COL MIO FISCHIO COLLAUDATO / COME IN FORMULA UNO MI SENTIVO GASATO



Ho avuto un grosso trauma: ho scoperto che l'attore che interpretava Carlton Banks nel telefilm Willy il principe di Bel Air quando era bambino ha recitato in una pubblicità della Pepsi con Michael jackson. Interpretava una sorta di Michael Jackson versione baby (a quei tempi Michael Jacskon era ancora nero, e dunque per fare una cosa del genere i tizi della Pepsi hanno usato un bambino nero – tutto torna) e ballava uguale, quando vedendo il filmato me ne sono reso conto ho riso davvero tantissimo perché Carlton Banks era un vero sfigato e dopo aver visto che da bambino invece era agile e bello è diventato ai miei occhi ancora più sfigato. Incredibile.

Ho voglia di rivedere quel telefilm ed anche Bayside School (che figata pensare che Screech è finito a fare i film porno perché non aveva più un soldo), così come ho voglia di rivedere Beavis & Butthead e Celebrity Deathmatch che andavano in onda su Mtv ed erano una delle mie passioni. Favoloso bruciarsi i neuroni guardandoli l'uno dopo l'altro tipo al giovedì sera, eravam un più giovani ed era bello abbruttirsi così. Ora devo accontentarmi de Il boss delle torte su Real Time (che è un programma assurdo perché i cuochi preparano dolci incredibili e probabilmente immangiabili utilizzando parti già pronte assemblate ad hoc – quasi dei dolci prefabbricati, ma provaci tu a preparare un rinoceronte di marzapane e a metterlo in una foresta di cioccolato e marzapane), ma a quei tempi era un po' tutto più bello perché c'era molta più ignoranza (non che Il boss delle torte non sia un programma ignorante, ma Celebrity Deathmatch e Beavis & Butthead erano l'apoteosi dell'ignoranza e della semplificazione per chi non è in grado di arrivarci).

Meno male che tra un po' arriva a salvarci il programma di Amanda Lear sui grandi misteri del mondo del rock, non sto più nella pelle dalla voglia di vederlo e sono sicuro che sarà qualcosa di memorabile come lo fu Cocktail d'amore con Massimo Coppola ed Enrico Silvestrin di dieci anni fa (già dieci anni, cazzo. O forse sono meno, francamente non lo so perché ormai ho perso la cognizione dello spazio e del tempo). Amanda Lear ne sa parecchio perché tra le altre cose ha frequentato la Factory di Andy Warhol ed è stata la donna di David Bowie (che si truccava più di lei) e poi l'argomento è di quelli che ti tengono inchiodato alla poltrona ed il giorno dopo non vai nemmeno al lavoro dato che sicuramente non hai chiuso occhio tutta notte perché hai pensato – chessò – alla puntata dedicata ad Elvis Presley e a Michael Jackson (interessante il parallelo tra questi due grandi consumatori di psicofarmaci ed antidolorifici), o a quella dedicata a Brian Jones che annega in piscina o magari a quella dedicata a Luigi Tenco che si spara perché eliminato al Festival di Sanremo e non sei riuscito a chiudere occhio. E poi – sembra incredibile ma è vero, e non è un particolare da sottovalutare – Amanda Lear ha 71 anni ma ne dimostra almeno 25 di meno e sta insieme ad uno che ha 25 anni (l'ho letto su Libero, dunque è sicuramente vero). Più o meno come Carlton Banks che da bambino dimostrava già 25 anni e nel telefilm Willy il principe di Bel Air ne dimostrava addirittura 71 (vorrei vederlo oggi, secondo me ne dimostra 130 o va avanti a Demerol come Michael Jackson – o magari si fa truccare da quelli delle pompe funebri come fa Silvio Berlusconi per sembrare più giovane, ma questo è un altro discorso che non sto qui ad approfondire perché non voglio arrivare a dire che il Premier si fa fare iniezioni di formaldeide per sembrare più tonico di quello che è).

Ad occhio e croce ho già un idea per un nuovo reality show sulla vita di Carlton Banks dall'illuminante titolo di “The Fabulous Life di quello sfigato di Carlton Banks”, ed adesso che finalmente ho un lavoro vero e sono uno degli autori di alcuni noti programmi che vanno in onda su Real Time posso anche pensare di realizzarlo. È troppo bello rendere reali i propri sogni.

22 febbraio 2011

CHIEDI CHI ERANO I BEATLES

Ho visto un video del nuovo gruppo post-Oasis di Noel Gallagher (o era Liam Gallagher? Sì forse era Liam. No anzi, era Noel ma non ne sono sicuro. Comunque era uno dei due. Uno qualsiasi, tanto è uguale - visto che non sono mai stato in grado di distinguere i due fratelli ciglioni degli Oasis. Non me ne è mai fregato un cazzo, li ho stimati solo quando un mio amico in vacanza al mare in tabaccheria ha rubato un libro che parlava di loro) e mi son reso conto che è un perdente. La solita canzone, la solita sbobba pseudo-beatlesiana con il solito video simile a tanti altri degli Oasis, come se il mondo si fosse fermato al '95 (o al '65, visto che quelle canzoni erano già state scritte dai Beatles). Che senso ha andare ancora avanti?

Quindici anni a scrivere la stessa canzone, poi Gallagher ha sciolto gli Oasis, ha messo su un gruppo nuovo ma ha continuato ancora a scrivere la stessa canzone, come se sapesse fare solo quello: ha rotto i coglioni, ha perso definitivamente la battle of the bands perché i Blur non hanno mai fatto un disco uguale all'altro, hanno scritto almeno cinque pop songs definitive ed hanno pure provato a sperimentare (riuscendoci peraltro alla grande). I Blur erano un gruppo vero, gli Oasis due cazzoni molto sopravvalutati (Wonderwall e Live Forever restano però due capolavori, ammettiamolo).

Ma poi vuoi mettere Damon Albarn con fratello ciglione cantante degli Oasis? Vuoi mettere Graham Coxon con l'altro fratello ciglione chitarrista che crede di essere il miglior chitarrista del mondo? Vuoi mettere Alex James (ed il suo milione di euro sniffato) e David Rowntree con gli altri figuranti che nel corso degli anni hanno suonato con/per gli Oasis? Non c'è paragone, dai. I Blur hanno vinto con un margine molto ampio, tipo 15 a 2.

Tra l'altro, mentre giravo in rete per trovare recensioni dei Blur da copiare ne ho trovata una favolosa di The Great Escape che in sostanza diceva che i Blur sono l'equivalente inglese degli 883. Ho riso tantissimo perché ho pensato ai suoni da pianobar dei primi dischi degli 883 e alla cura per il suono che invece hanno sempre avuto i Blur, e poi ho pensato a quanto rispetto le figure di Max Pezzali e Damon Albarn e a quanto poco rispetto le figure di Noel e Liam Gallagher ed ho riso ancora di più, soprattutto perché i fratelli Gallagher (o uno qualsiasi dei due, tanto anche se non si parlano più è uguale) sono ancora convinti di essere delle rockstar quando invece sono superati dalla storia come quegli ultimi giapponesi che non sapevano ancora che la guerra era finita e si illudevano di poterla vincere. Lasciamoli altri quindici anni nella loro illusione, regaleranno grosse soddisfazioni a chi nella musica cerca il ridicolo ed il cattivo gusto. Non vedo proprio l'ora di sentire/vedere qualcosa del nuovo progetto del chitarrista ciglione, sento che ci sarà da soffocare a furia di ridere.

15 novembre 2010

IL MONDO DELLA MUSICA POP È UN MONDO MALATO

Ci sono arrivato mentre guardavo la miliardesima replica degli Mtv Europe Music Awards 2011 (ormai Mtv vive di repliche di quell'evento, ed io le guardo perché avrei tanto voluto vincere il concorso organizzato da Kiko Make Up per andarci): non esistono più le meteore musicali di una volta. E l'attimo esatto in cui l'ho capito è stato quando ho visto Miley Cyrus (tra l'altro, una delle cose più catto-repubblicane che esistano – basti pensare al fatto che lei in realta si chiama Destiny Hope Cyrus) ballare scosciata con fare che voleva a tutti costi essere provocante, tentando invano di fare il verso a Lady Gaga e/o a Rihanna. Uno dei momenti televisivi più bassi dell'anno, davvero.

Miley Cyrus è partita dalla Disney ed è finita a fare la troietta ad Mtv, ma a breve tutti si scorderanno di lei e lei tornerà nel Tennessee a mungere le mucche e/o a guardare gli schiavi neri che lavorano nei campi di cotone. Ed è pure una falsa bella, nel senso che ha il viso che sembra di plastica e agli occhi ha sicuramente le lenti a contatto azzurre. Il suo unico pregio forse è quello di chiamarsi come Cyrus - il mammasantissima delle bande giovanili dell'immortale capolavoro I Guerrieri della notte – ma francamente è un po' troppo poco per apprezzarla (o almeno tenerla più in considerazione dei Tokio Hotel e del pagliaccio che si ritrovano come cantante, ma questo è un altro discorso che non sto qui ad approfondire).

Cazzi suoi comunque. Se devo pensare ad una meteora musicale di un certo rilievo io mi tengo sempre ben stretto Ké e la sua Strange World, che è tipo una delle canzoni più belle degli ultimi quindici anni. Ké con Strange World ha fatto il botto, la sentivi ovunque, tutti a strapparsi i capelli e a commuoversi, lui aveva una voce tale che tutti credevano che fosse una donna poi è sparito nel nulla ed il risultato è che nessuno sa più che fine abbia fatto (musicalmente parlando si intende, della sua vita privata me ne frega ben poco) ma ancora oggi quella canzone resta lì, a testimonianza di come una volta si poteva ancora fare musica per le masse che fosse anche musica di qualità nonché dotata di un certo spessore artistico. E poi Ké quando è apparso agli Mtv Europe Awards 1996 non si è messo di certo a ballare come una gallinella del Tennessee (uso un linguaggio prettamente catto-repubblicano perché è così che a Miley Cyrus piace), ma ha cercato di mantenere un certo contegno ed una certa dignità, il che non è cosa da sottovalutare. A dire il vero non ricordo se Ké abbia davvero preso parte agli Mtv Europe Awards 1996, ma sono sicuro che comunque non si è comportato come una gallinella del Tennessee come la Cyrus e non si è nemmeno conciato come un new romantic fuori tempo massimo come il cantante dei Tokio Hotel. Facciamo dunque finta che quell'anno Ké sia stato premiato come best new artist e non se ne parli più.

25 ottobre 2010

IL CICCIOBOMBO DEI TAKE THAT OLTRE AD ESSERE ANCOR PIÙ CICCIOBOMBO STA INIZIANDO PURE A PERDERE I CAPELLI



Ci sono arrivato un paio di sere fa, dopo una cena da cui sono uscito talmente ebbro di cibo vegan da arrivare ad odiare il fatto di essere un mangiatore abituale di carne suina, bovina ovina ed avicola: i Take That sono la più grande pop band che sia mai esistita.

E per la precisione me ne sono reso definitivamente conto vedendo il video di The Flood, il loro nuovo singolo a cui seguirà un album nuovo con una copertina esilarante: sono vestiti in un modo che renderebbe ridicolo qualsiasi altro essere umano, eppure loro (oppure i loro ghost-writers. ma non fa niente – facciamo finta che i pezzi se li scrivano interamente da soli) riescono a sfornare una ballata technopop che si infila di diritto nella top ten delle loro canzoni più belle di sempre. Il ritorno di Robbie Williams ha riportato le lancette dell'orologio a quindici/sedici anni fa ed ha giovato enormemente al suono della band, ed a questo punto prestare attenzione al momento in cui verranno comunicate le date del loro prossimo tour ed andarli a vedere in una delle date italiane diventa un dovere morale. Al limite se non passano dall'Italia vado a vederli a Londra, che con Ryanair si viaggia di merda ma si spende poco (così si bilancia il prezzo del biglietto del concerto, che sarà sicuro sessanta euro come minimo). L'importante è vedere i Take That, sarebbe il coronamento di un sogno. Sul serio.

03 maggio 2010

IL MIO CORPO CHE CAMBIA, NELLA FORMA E NEL COLORE


L'altro giorno sono andato a prendere il caffè al bar. Nulla di strano, però sullo schermo televisivo di fianco al bancone scorrevano le immagini di una pubblicità della Converse con protagonisti i Crookers.
Cioè, i Crookers che fanno una pubblicità ad un paio di scarpe (tra l'altro parecchio brutte, ma io ho appena comprato un paio di Adidas Galaxy – di quelle che andavano per la maggiore nel 2000/2001 circa - e dunque non faccio testo in termini di gusto nello scegliere i capi d'abbigliamento) e vanno in televisione (tipo su Mtv, Italia 1 et altre emittenti tv pretenziosamente giovaniliste) come se fossero delle star a livello mainstream. Roba da pazzi, impensabile anche solo fino ad un anno fa, ed infatti non ho nemmeno fatto in tempo a rendermi conto della enorme portata socio-culturale della cosa che improvvisamente è apparsa sullo schermo la pubblicità del reunion tour dei Litfiba.
Ho finito il caffè e sono corso fuori senza pagare (prendendomi oltretutto il lusso di rubare un pacchetto di caramelle Alpenliebe senza zucchero al gusto di menta e cioccolato, tanto per non farmi mancare nulla), col povero barista che avrebbe tanto voluto inseguirmi ma non ce la faceva perché era come ipnotizzato da Piero Pelù e Ghigo Renzulli gonfi, bolsi (anzi, Boldi) ed invecchiati male che cercavano disperatamente di convincere i nostalgici (ed incidentalmente anche i più giovani) che il tempo si è fermato a dieci/dodici anni fa, quando i Litfiba riempivano gli stadi di mezza italia con canzoni tutte uguali, pose tutte uguali, leggende metropolitane tutte uguali, capelli unti&sporchi di Pelù sempre uguali. Il tour viene spacciato per un evento imperdibile, in realtà è una delle cose più tristi degli ultimi dieci/dodici anni, cioè da quando Pierò Pelù ha abbandonato i Litfiba perché voleva fare cose sue, cose diverse (salvo continuare a cantare canzoni assolutamente identiche a quelle degli ultimi Litfiba) e Renzulli è andato avanti sostituendo Pelù con Cabo (ossia Lord Viper, il vocalist della storica techno-discoteca Insomnia di Pisa riciclatosi clone di Pelù), ottenendo risultati veramente imbarazzanti. Sperò che qualcuno provveda a staccare la spina ai macchinari che li tengono in vita artificialmente, così finalmente tutti quanti si convinceranno che i Crookers sono la cosa più rock uscita in Italia negli ultimi cinque anni ed agiranno di conseguenza, entrando nei bar e consumando caffé a sbafo alla faccia dei baristi che son rimasti fermi ai Litfiba.

21 aprile 2010

LA MIA VITA VIOLENTA #2: TWENTY PERCENT OF MY HATE



Ci pensavo l'altra sera mentre io e il mio Booster sfrecciavamo in tangenziale con lo stereo a manetta (ho recentemente montato l'impianto radio nello scooter, ho un subwoofer nel sottosella che mi fa vibrare anche le budella – fa pure rima, sembra una roba uscita dalla penna di Tormento dei Sottotono) ed una six pack di Red Bull in corpo da smaltire: almeno un buon venti per cento dei personaggi citati nella immarcescibile La pentola della Paolino Paperino Band sono morti. Il tempo passa, questi anni stan correndo via come macchine impazzite e non ci possiamo far nulla se non riderci sopra, noi che abbiamo il Booster elaborato come andava di moda quindici anni fa mentre gli altri oggi viaggiano con le minicar. Sto diventando grande, lo sai che non mi va.

Ma copiaincolliamo a caso il testo (tanto per raggiungere le tanto agognate 3500 battute, così Vittorio Feltri la smette di rompere le palle e mi paga il pezzo), scomponiamolo/decomponiamolo e facciamo una breve riflessione riguardo ad ogni singolo nome citato dalla immortale Paolino Paperino Band (senza ombra di dubbio la più grande punk band italiana di sempre, con buona pace di chi pensa che i CCCP siano stati la più grande punk band italiana di sempre e Giovanni Lindo Ferretti il loro profeta):

  • Craxi (morto),

  • Ferrara (non si vede più da un tot, per me è malato o si vergogna della figura fatta dalla sua lista pro-life alle ultime elezioni politiche. O magari si vergogna dell'appoggio che Giovanni Lindo Ferretti diede a questa ridicola lista. O magari tutte e tre le cose insieme, in un combinato disposto che lo tiene segregato in casa),

  • Funari (morto, pace all'anima sua. Vivo nelle imitazioni di Corrado Guzzanti che si trovano su YouTube),

  • Giucas Casella (vivo),

  • Sgarbi (vivo),

  • Pippo Baudo (vivo lui e vivo il suo parrucchino, quindi vale doppio),

  • Maurizia Paradiso (viva),

  • Celentano (vivo),

  • Otelma (vivo ma forse al gabbio, o magari è morto ed io non lo so),

  • Gigi Marzullo (vivo, l'ho visto l'altra notte tra un sexy show di Lea Di Leo su Canale Italia ed una replica del Megasalvi Show su Italia 1 e devo dire che la sua pettinatura è qualcosa per cui vale la pena vivere),

  • Frassica (vivo, anche se non è più il genio che era un tempo),

  • Red Ronnie (vivo, anche se è troppo agganciato a quella storia dei video per Letizia Moratti e si sta lentamente trasformando in una salma),

  • Carrà (viva, vista di recente in un'intervista su RaiStoria nella quale comentava divertita l'assalto ai limiti della violenza sessuale che le fece vent'anni fa Benigni a Fantastico – un'altra persona per una cosa del genere sarebbe stata arrestata sui due piedi, Benigni se l'è cavata ed in seguito è riuscito perfino a vincere un Oscar, com'è bizzarro il mondo. E com'è bizzarra la Carrà che non l'ha denunciato),

  • Biscardi (vivo),

  • Tomba (vivo, anche se pare strano che lo sia ancora dopo la figura di merda fatta con Alex l'ariete – altri dopo una cosa del genere si sarebbero sparati, lui ha avuto classe e ci ha riso sopra. Un grande),

  • Boncompagni (vivo e geniale come al solito),

  • Bonaccorti (viva),

  • Wanna Marchi (spero a marcire in galera, ma ancora viva),

  • Gigi Sabani (morto, onore al camerata Sabani. No scherzo, Sabani era un compagno),

  • i Ricchi e Poveri (vivi, in Russia vanno ancora alla grande),

  • Gino (non si sa chi sia, forse il testo che ho trovato in rete non è il vero testo della canzone ma un volgare e dozzinale fake, o forse la Paolino è stata talmente lungimirante che si riferiva a Gino l'ex di Noemi Letizia con ben vent'anni d'anticipo sui noti fatti di Napoli),

  • Lubrano (mi pare che sia morto, ma non ho voglia di verificare cercando in rete),

  • Martinazzoli (forse è ancora vivo, ma non ho voglia di cercare in rete),

  • Berlusconi (è morto nel 1989 dopo la vittoria del Milan sulla Steaua Bucarest in finale di Coppa dei Campioni, quello che attualmente guida l'Italia è un suo clone o una salma),

  • Pavarotti (morto),

  • Mike Bongiorno (morto, ma forse in qualche pubblicità con Fiorello si vede ancora),

  • Sofia Loren (viva),

  • Cicciolina (viva),

  • Bossi (vivo dopo un ictus e vent'anni di cazzate astronomiche sparate spacciandole per un lucido pensiero politico - ed oltretutto la gente lo vota ancora, cosa volere di più dalla vita?),

  • Marta Flavi (viva),

  • Pupo (vivo e reduce dai fasti sanremesi),

  • De Mita (vivo, ha ottant'anni e spadroneggia ancora nella scena politica della regione Campania – e poi ti chiedi perché l'Italia è messa così male),

  • Toto Cutugno (vivo),

  • Cuccarini (viva anche se qualche tempo fa andava in giro a raccontare che recitava nuda in uno spettacolo teatrale e non era vero),

  • Gerry Scotti (vivo),

  • Emilio Fede (vivo, dopo aver guardato l'edizione serale del suo Tg4 ti senti come se avessi ingoiato tre SuperSimpson del '96 e ti fossero saliti tutti insieme contemporaneamente),

  • Sandra Milo (viva lei e vivo suo figlio Ciro),

  • Minoli (vivo),

  • Frizzi (vivo),

  • Mosca (morto di recente, onore al più grande cabarettista della televisione italiana di tutti i tempi),

  • Johnny Dorelli (vivo),

  • Umberto Smaila (vivo),

  • Minghi (vivo, si è pure tagliato il codino che aveva all'epoca della citazione nella canzone della Paolino),

  • Fiorello (idem come sopra),

  • Cesare Ragazzi (idem come sopra anche se in realtà non ha mai avuto il codino perché porta il parrucchino),

  • Intini (vivo, è stato pure sottosegretario nell'ultimo governo Prodi),

  • Zanicchi (viva ed europarlamentare),

  • Parietti (viva e disperatamente impegnata a dimostrare al mondo intero di essere intelligente),

  • Costanzo (vivo),

  • Columbro (vivo),

  • Castagna (morto forse ad un rave),

  • Laurito (viva),

  • Barbato (morto),

  • Maurizio Seymandi (vivo),

  • il Gabibbo (vivo)

  • e il Papa (si riferivano a Wojtyla che ora è morto, ma anche Ratzinger ultimamente non se la passa tanto bene).

A quante battute siamo? Più di 6300 (spazi compresi). Mi fermo qui perché mi sono rotto, ho rotto e soprattutto non ci sono parole per descrivere quanto sia stata grande ed importante la Paolino Paperino Band. La Paolino parlava di noi (in un certo senso come gli 883, solo che gli 883 parlavano più degli altri che di me. La Paolino parlava proprio di me e di molti altri) ed è culto totale ancora oggi. Devo solo riuscire a mettere le mani su una copia originale di Pislas, costa un occhio della testa perché chi ce l'ha se la tiene ben stretta ma prima o poi ci riuscirò, anche a costo di rubarla. Son stanco di ascoltare la solita cassettina ormai smagnetizzata per i troppi ascolti oppure il solito cd con gli mp3 scaricati dal loro sito.

11 aprile 2010

THE GIRL WHO SOLD HER CUNT



No, quella mezzasega di Robert Pattinson che interpreta Kurt Cobain in un film sui Nirvana proprio no.

È l'ennesima, inutile provocazione di quella sanguisuga di Courtney Love, che vuole fare incazzare me e tutti quelli che all'epoca nei Nirvana ed in Kurt Cobain ci avevano creduto sul serio. Robert Pattinson è buono solo per i film sui vampiri di cartapesta, Courtney Love è una buzzicona buona solo per interpretare la parte del morto vivente nei film sui vampiri di cartapesta. Kurt Cobain morto per noi peccatori non si tocca. Passo e chiudo.


13 febbraio 2010

ROCKET LA RUSSA, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare CL

Da quando scrivo per Il Giornale in tasca ho molta più money. Mi pagano molto bene e non posso che essere estremamente felice per questa mia speciale condizione fisica e mentale, però intanto per ragioni di correttezza politica non posso più andare a fare shopping al Lidl ma devo per forza recarmi nel più vicino ipermercato Esselunga, che dista più di un centinaio di chilometri da casa mia e dunque non è di certo quello che può essere definito un posto comodo dove andare nel tempo libero.

Oltretutto all'Esselunga non si trova nulla perché questa catena di grande distribuzione vende solo i generi di prima necessità (soprattutto per i dipendenti che non possono alzarsi per pisciare durante l'orario di lavoro), e ciò non può che infastidirmi parecchio. Tanto per dire, l'altro giorno ho provato un paio di skinny jeans Cheap Monday ma mi stavano troppo larghi e non c'erano altre taglie disponibili, ho cercato la console Hercules MK2 ma ne avevano solo una volgarissima imitazione made in Taiwan (una di quelle da 50 euro che Carlo Pastore è solito dare alle fiamme durante i suoi torridi dj set in giro per l'Italia) ma soprattutto ho cercato di acquistare i biglietti per i concerti dei Pixies e di Daniel Johnston a Ferrara Sotto Le Stelle 2010 e i tipi dell'Esselunga mi hanno risposto picche. “Cobain è morto nel '94, noi qui a Milano siamo già avanti e non abbiamo biglietti per concerti-revival. Valli a cercare a Bologna i tuoi biglietti del cazzo” ha sentenziato il malcapitato commesso a cui mi sono rivolto, un ragazzo che somigliava in maniera piuttosto inquietante a Geronimo La Russa, indossava una maglietta dei Prodigy ed aveva tutta l'aria di uno che non espletava le proprie funzioni corporali fondamentali da almeno dodici ore (infatti era piegato in due da lancinanti dolori alla vescica urinaria e parlava a stento, una scena veramente raccapricciante). Io ho cercato di dimostrargli tutta la solidarietà possibile ma poi non ce l'ho più fatta a fingere e me ne sono andato a casa indignato, perché questi due concerti-anteprima sono due eventi unici nel loro genere e non possono essere liquidati con frasi lapidarie come quelle pronunciate dal malcapitato commesso-schiavo.

Durante il viaggio di ritorno (6 ore grazie a Trenitalia e al prodigioso ritrovato della tecnica Freccia Rossa) ho pensato molto ed ho concluso che i Pixies e Daniel Johnston a Milano non ci vanno a suonare manco per il cazzo perché il Comune di Milano è troppo impegnato a pagare a peso d'oro Red Ronnie per girare video della Moratti da mettere come propaganda per gonzi su YouTube e di conseguenza ogni spesa per festival musicali che non siano patrocinati da Comunione e Liberazione non viene vista di buon occhio perché considerata superflua. È triste a dirsi ma è la dura realtà e non ci si può fare nulla (se non votare contro questo sistema, ma questo è un altro discorso che Geronimo La Russa non può capire perché lui, Milano Young e l'Esselunga sono il sistema).

Ma in definitiva, chi se ne frega della situazione lombarda e dei festival non patrocinati dal Comune di Milano? Ci son cose più gravi e più tristi nella vita, tipo pensare che i tre membri fondatori dei Ramones sono tutti morti mentre i Pooh stanno tutti bene e suonano ancora nonostante l'abbandono del batterista. Magari i Pooh d'ora in avanti proseguiranno la loro ormai cinquantennale carriera con Marky Ramone alla batteria e tutti rideranno tantissimo, o più probabilmente io me ne andrò a sentire Daniel Johnston e i Pixies a Ferrara alla faccia del figlio dei Pooh autodefinitosi “un punk in seno a Comunione e Liberazione”.

Francesco Facchinetti, le tue trasmissioni tv fanno schifo perché sei scarso. Se fossi figlio di un operaio avresti già concluso anzitempo la carriera, ma siccome sei figlio dei Pooh lavori in televisione e hai visto un bel mondo.

07 febbraio 2010

LA MIA VITA VIOLENTA #1: DAMMI LO SPECIAL E TI PORTO IN VACANZA

Pronti, via: dopo una lunga attesa inizia finalmente la mia collaborazione con Il Giornale, glorioso quotidiano fondato da Silvio Berlusconi e diretto in maniera impeccabile da Vittorio Feltri. Grazie all'intervento decisivo di mio padre – per la cronaca: ex militante di Potere Operaio passato dall'altra parte della barricata come il suo compagno di scorribande giovanili Vittorio Feltri – mi è stata assegnata una rubrica dall'eloquente titolo di “La mia vita violenta”, un piccolo ma significativo spazio nel quale ogni settimana cercherò di raccontare un anno a caso degli anni novanta e lo farò con l'ausilio di un paio di dischi significativi usciti in quel periodo (leggo e rileggo la frase che ho appena scritto, non riesco a capirne il senso ma mi piace così e non voglio assolutamente modificarla). Si parte con il 1996, si finirà quando si finirà – sempre se si finirà. Mi pagano bene e sono felice, i soldi di (Paolo) Berlusconi non puzzano.

Nel 1996 l'Italia era in piena dittatura cattocomunista e la gente era incazzata abbestia per le troppe tasse, ma non è di politica che bisogna discutere ora. Si deve discutere di musica, si deve discutere di giovani e di come grazie alla musica i giovani potevano ribellarsi al sistema nell'anno d'oro 1996.
No, non erano gli 883 la via per sfuggire al giogo dello stato di polizia fiscale messo in piedi da Romano Prodi. Troppo mainstream la musica proposta dal gruppo italiano, troppo paludato e borderline Max Pezzali – che tra l'altro per anni si è finto un fascistone salvo poi svelare la sua vera natura veltroniana nel corso della campagna elettorale 2008 – per riuscire a sferrare l'attacco decisivo al sistema. E poi se ascoltavi gli 883 (ma lo stesso vale per gli Articolo 31, Gianluca Grignani e tutta la musica dance che imperava all'epoca nelle radio
di regime e nei migliori autoscontri d'Italia) non eri considerato un reietto, e di conseguenza non eri credibile nelle vesti di alfiere del disagio e della ribellione giovanili perché fondamentalmente chi viene accettato dal punto di vista sociale non ha nulla di cui lamentarsi.

La musica per uscire dal cerchio e crearsi un proprio spazio vitale era altra e traeva linfa vitale dalla tradizione e nello stesso tempo dal rinnovamento. Esiste qualcuno che ha mai sentito suonare in radio o in tv un brano qualsiasi di Undisputed Attitude degli Slayer? E qualcuno che ha preso lo scooter, si è recato al più vicino autoscontro o nella peggiore discoteca minorenne di provincia ed ha sentito suonare Pansoul dei Motorbass? Eppure questi due dischi usciti nel 1996 sono diventati due classici proprio perché all'epoca non ne è stata riconosciuta l'importanza sociale e perché, partendo da cose fatte da altri in passato, sono riusciti a creare qualcosa di nuovo e pericoloso – talmente pericoloso che se ascoltavi gli Slayer o i Motorbass eri considerato un disadattato o un freak.

Undisputed Attitude è il disco in cui gli Slayer han provato a fare qualcosa di nuovo per i loro standard (del tipo: prendere superclassici dell'hardcore e risuonarli in versione anabolizzata e metal), Undisputed Attitude è il disco che è riuscito a schifare in un colpo solo sia i fondamentalisti metal (i quali non accettavano la svolta della thrash band californiana e che non hanno nemmeno gradito gli inediti/fondi di magazzino piazzati qua e là nel disco come meri specchietti per le allodole) che i fondamentalisti hardcore (i quali hanno percepito come una autentica profanazione l'intelligente operazione di revisionismo storico attuata dagli Slayer con questo disco). In un epoca in cui hc band come Earth Crisis ed Integrity suonavano identico agli Slayer ma si vergognavano ad ammetterlo, la band californiana ha deciso di andare alla radice del problema ed ha dato alle stampe un disco stupendo, troppo spesso sottovalutato da coloro che non han saputo capire che un'opera così era lo strumento ideale per fomentare la ribellione giovanile. I gggiovani italiani pensavano che fosse meglio Babylon Zoo perché aveva le chitarre incazzate e fingeva di essere venuto dallo spazio, pensa un po' te che paese di merda era l'Italia nel 1996 (e lo è ancora oggi, solo che ora almeno non ci sono più i comunisti a rompere i coglioni a chi lavora e produce).

Pansoul dei Motorbass, invece, è un'opera che a distanza di quasi quattordici anni suona ancora come un autentico mistero. Non si capisce ancora come abbiano fatto a spingersi a tanto Etienne De Crecy ed il futuro Cassius Philippe Zdar (i due geniali componenti del collettivo dance francese), eppure un disco del genere contiene germi ed intuizioni che, opportunamente sviluppati, hanno negli anni fatto la fortuna dei Daft Punk (per la cronaca: Pansoul è uscito diverso tempo prima di Homework). I Motorbass hanno fatto la cosa apparentemente più semplice del mondo: han preso vecchi campioni disco-funk, li hanno filtrati e resi materia nuova e pulsante, accostandoli poi a trame ritmiche che paiono tagliate con un coltello a serramanico (meglio se sporco di sangue). Ora lo fan tutti, ma nel 1996 non era così tanto ovvio farlo (ed oltretutto i Motorbass l'hanno fatto ottenendo risultati sonori clamorosi). Questa è roba grezza e feroce che in pochi all'epoca si sono filati, questa è roba che ancora oggi fa la differenza e che ora come allora spaventa coloro che erano soliti andarsene in giro con i finestrini dell'auto abbassati ed Alexia a palla nello stereo. E forse spaventa anche chi Alexia suo malgrado era costretto a subirla ed avrebbe voluto fuggire, ora come allora.

04 gennaio 2010

IN 1976 I WANTED TO SNIFF SOME GLUE, BUT NOW I WANNA SNIFF SOME SPICE

Pochi cazzi: il momento del video di Wannabe in cui le Spice Girls irrompono nella hall di un albergo di lusso creando il panico tra i presenti è le cosa più punk degli ultimi vent'anni.

08 agosto 2009

90: LA PAURA

J Ax è morto, J Ax è risorto ed ha osato presentarsi al grande pubblico con un brano del calibro di Deca Dance. Praticamente, un bignami su tutto ciò che sono stati gli anni novanta a livello mainstream in Italia scritto da un tizio che gli anni novanta li ha vissuti alla grande. Gli anni novanta fondamentalmente sono stati pace, amore & frutta fresca e molti anni dopo J Ax ha agito di conseguenza, sfornando un capolavoro che resterà negli annali e definirà un nuovo standard: quello della marchetta fatta per solo compiacere i nostalgici. È il singolo nuovo o è un pezzo di due mesi fa? Non importa, perché spacca sul serio e solo questo è l'importante.

J Ax non ci crede più, forse non ci ha mai creduto o più probabilmente ha smesso di crederci dopo Così Com'è. Ha quarant'anni portati male ma prova ancora a fare il giovane, comportandosi come un venticinquenne di quindici anni fa e risultando quindi assolutamente fuori tempo massimo. Si è giocato tutti i neuroni e vive di rendita, cita addirittura Pezzali (altro personaggio fuori tempo massimo, uno che si comporta addirittura come un venticinquenne di vent'anni fa) e tante altre cose che facevano divertire i giovani di un tempo. È un truzzo, è della periferia di Milano ma se fosse un giovane d'oggi non sarebbe come Costantino. Dopo questa zampata tornerà a suonare la solita sbobba tanto per sbarcare il lunario, ma vuoi mettere la soddisfazione di usare per la trecentounesima volta l'idea di un video con un'astronave che atterra per errore sul Pianeta Terra lasciando esposta ad ogni genere di pericolo un'ignara creatura extraterrestre (per l'occasione interpretata dallo stesso J Ax)?

03 aprile 2009

PIÙ AUMENTA IL DISAGIO PIÙ AUMENTANO I FANS


"Incredibile è talmente brutta che non riesco a smettere di ascoltarla..
Sei un grande cazzo, il re del trash, Grazie Mauro!!"

No, non si può liquidare con un commento del genere un genio come Mauro Repetto. Non merita di essere preso in giro. Repetto è uno che se solo glielo avessero consentito avrebbe potuto trasformarsi nel Julian Cope italiano, però la sua casa discografica ha preferito il ben più rassicurante MadMax Pezzali e non se ne è fatto nulla, condannandolo ad essere ricordato come quello che ballava e basta, e che quando ha avuto la sua occasione ha fallito miseramente. Cinquant'anni di Democrazia Cristiana hanno come minimo insegnato ad aver paura di uno come Repetto, direi, e l'Italia è fondamentalmente un paese di merda anche per piccole cose come questa.
Uno che ha avuto il coraggio di andare in diretta tv con indosso una incredibile maglietta della salute ed un paio di jeans dal cavallo altissimo, che ha mimato con gran classe il playback ed ha pure fatto il saluto militare a fine esibizione non può e non deve essere preso per i fondelli dal primo che passa e lascia un commento ad un filmato su YouTube. Ed allora rendiamogli giustizia, prima che
Angelino Alfano Jolie chiuda la baracca andiamo su YouTube a cercare filmati che lo immortalano nei suoi momenti migliori, quando ballava negli 883 o ancor meglio quando se ne era già andato ed iniziava la sua breve ma entusiasmante carriera solista. E guardiamo tutti insieme la sua leggendaria esibizione a Un disco per l'estate '95, il secondo miglior filmato presente su YouTube dopo il rarissimo filmato di Grignani strafatto che canta Falco a metà al Festivalbar 95. Roba pericolosa, roba che può fare male perché ti rovina i neuroni manco ti mangiassi un paio di cilindretti verdi annata 2001 ogni weekend. Roba che ormai è storia, e che andrebbe insegnata ai ragazzi delle superiori invece di invitarli a partecipare a convegni su Julius Evola come succede ora.