Vai al contenuto

Nipponopelta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Come leggere il tassobox
Nipponopelta
Replica dell'olotipo esposto al Museo dei Dinosauri della Prefettura di Fukui
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseReptilia
CladeDinosauria
Clade†Ornithischia
Clade†Thyreophora
Clade†Ankylosauria
Famiglia†Nodosauridae
Genere†Nipponopelta
Oyabu et al., 2026
Nomenclatura binomiale
†Nipponopelta yezoensis
Oyabu et al., 2026

Nipponopelta Oyabu et al., 2026 (il cui nome significa letteralmente "scudo giapponese") è un genere estinto di dinosauro ankylosauro nodosauride vissuto nel Cretaceo superiore (Cenomaniano superiore) in quella che oggi è la Formazione Hikagenosawa del Gruppo Yezo, in Giappone. Il genere comprende un'unica specie, la specie tipo Nipponopelta yezoensis, nota grazie a un cranio parziale e a resti frammentari associati. È il primo anchilosauro ad essere stato descritto dal Giappone. 

Scoperta e denominazione

[modifica | modifica wikitesto]

Il materiale fossile di Nipponopelta fu scoperto da Eijiro Goto il 25 giugno 1995, lungo la riva del fiume Omakizawa nella città di Yūbari, in Hokkaido, Giappone. Il cranio parziale di questo ankylosauro era conservato all'interno di una concrezione calcarea erosa dagli affioramenti della Formazione Hikagenosawa. Goto donò il fossile al Museo Civico di Mikasa, dove fu catalogato in modo permanente come esemplare MCM A522. La preparazione fu effettuata utilizzando acido formico per dissolvere parte della roccia circostante. La preparazione fu interrotta dopo il ritrovamento di denti isolati e disarticolati nelle cavità del cranio, al fine di preservare la stabilità strutturale dell'esemplare. Nel 1996, Hiroshi Hayakawa e Kenneth Carpenter presentarono una descrizione preliminare del nuovo esemplare in un abstract per la riunione annuale della Società Paleontologica Giapponese. Nel 2005, Hayakawa, Makoto Manabe e Carpenter pubblicarono una descrizione più dettagliata dell'esemplare. Notarono che gran parte del fossile rimaneva inglobato nella matrice, oscurando molti dettagli anatomici. Il materiale che potevano osservare includeva la porzione posteriore del cranio (la parte anteriore era mancante), diversi denti disarticolati, l'atlante (prima vertebra cervicale) e due osteodermi (placche corazzate). Basandosi sul modello di fenestrazione del cranio e sulla struttura del condilo occipitale e dei denti, lo hanno identificato come un membro del clade Nodosauridae.[1][2]

Nel 2026, Shumpei Oyabu e colleghi descrissero Nipponopelta yezoensis come un nuovo genere e specie di ankylosauro nodosauride basandosi su questi resti fossili, designando MCM A522 come esemplare olotipo. Utilizzando scansioni TC del fossile, furono in grado di identificare caratteristiche anatomiche precedentemente non riconosciute, tra cui due denti completi, i canali semicircolari sinistri e una piccola parte della mandibola sinistra. Il nome del genere, Nipponopelta, combina la parola giapponese 日本 (Nippon), che significa "Giappone", con la parola greca πέλτη/péltē, che significa "scudo". Il nome della specie, yezoensis, allude a Yezo, il nome tradizionale di Hokkaido, dove è stato scoperto l'unico esemplare conosciuto. La descrizione di questa specie la rende il primo ankylosauro ad essere nominato dal Giappone.[2]

Classificazione

[modifica | modifica wikitesto]
Ricostruzione artistica ipotetica di N. yezoensis

Per testare le affinità e le relazioni di Nipponopelta, Oyabu et al. (2026) lo hanno incluso in una versione aggiornata della matrice filogenetica di Xing et al. (2024)[3], che a sua volta deriva da quella di Raven et al. (2023).[4] Nipponopelta è stato recuperato come un membro derivato di Nodosauridae, più strettamente imparentato con Nodosaurus e Panoplosaurus (Nodosaurinae) che con Polacanthus (Polacanthinae) o Struthiosaurus (Struthiosauridae). I taxa più vicini a Nipponopelta sono stati recuperati in una grande politomia non risolta. Dopo aver rimosso diversi taxa "jolly" instabili per una migliore risoluzione, il loro albero di consenso a maggioranza del 50% ha recuperato Nipponopelta come taxon fratello di Pawpawsaurus, con Borealopelta e un clade Edmontonia longiceps + Denversaurus come rami fratelli successivi. In quanto tale, Nipponopelta risulta più strettamente imparentato con i nodosauridi nordamericani che con i taxa asiatici, il più vicino dei quali, nelle loro analisi, è il cinese Taohelong. Questi risultati sono visualizzati nel cladogramma sottostante,[2] con i nomi dei cladi secondo Madzia et al. (2021):[5]

Ankylosauria
 

Ahshislepelta

 
 

Kunbarrasaurus

 
 
 

Patagopelta

 
 
 

Animantarx

 
 
 

Cedarpelta

 
 

Nodosauro di Paw Paw

 
 
 
 
Struthiosauridae
 

Europelta

 
 
 
 

Hungarosaurus

 
 

Struthiosaurus languedocensis

 
 
 
 

Stegopelta

 
 
 

Struthiosaurus austriacus

 
 
 

Struthiosaurus transylvanicus

 
 

Tianchisaurus

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ankylosauridae

 
Nodosauridae
Polacanthinae
 
 

Minmi

 
 
 

Dongyangopelta

 
 

Antarctopelta

 
 
 
 
 

Mymoorapelta

 
 
 

Polacanthus

 
 
 
 

Sarcolestes

 
 

Gargoyleosaurus

 
 
 
 

Gastonia burgei

 
 

Gastonia lorriemcwhinneyae

 
 
 
 
 
 
Nodosaurinae
 

Vectipelta

 
 
 

Texasetes

 
 
 
 

Sauropelta

 
 

Tatankacephalus

 
 
 
 

Niobrarasaurus

 
 
 
 

Anoplosaurus

 
 
 

Silvisaurus

 
 

Taohelong

 
 
 
 
 

Nodosaurus

 
 
 
 

Dracopelta

 
 

Edmontonia rugosidens

 
 
 
 

Panoplosaurus

 
 
 
 

Denversaurus

 
 

Edmontonia longiceps

 
 
 
 

Borealopelta

 
 
 

Nipponopelta

 
 

Pawpawsaurus

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Paleoecologia

[modifica | modifica wikitesto]

Nipponopelta è noto dalla parte superiore della Formazione Hikagenosawa, che risale al tardo Cenomaniano del Cretaceo superiore. Questa formazione rappresenta un ambiente deposizionale marino. Nella loro descrizione di questo taxon, Oyabu e colleghi hanno suggerito che Nipponopelta e i suoi parenti più stretti prediligessero ambienti quasi marini come quelli costieri ed estuariali. Tuttavia, hanno riconosciuto che la frequente presenza di resti di nodosauridi in depositi marini potrebbe essere parzialmente spiegata dal trasporto post-mortem delle carcasse. Ciononostante, vari punti di prova, tra cui impronte fossili,[6][7] indicano che molti nodosauridi occupavano prevalentemente habitat di pianura, fluviali e costieri, che potrebbero aver giocato un ruolo importante nella loro dispersione tra i continenti.[2]

  1. ↑ (EN) Hiroshi Hayakawa, Makoto Manabe e Kenneth Carpenter, Nodosaurid ankylosaur from the Cenomanian of Japan (PDF), in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 25, n. 1, Marzo 2005, pp. 240–245, DOI:10.1671/0272-4634(2005)025[0240:NAFTCO]2.0.CO;2.
  2. 1 2 3 4 (EN) Shumpei Oyabu, Yoshitsugu Kobayashi, Darla K. Zelenitsky, Anthony R. Fiorillo e Manabu Kano, A new nodosaurid ankylosaur (Dinosauria: Ornithischia) from the Upper Cretaceous Hikagenosawa Formation in Japan reveals dispersal pattern of Asian nodosaurid ankylosaurs, in Cretaceous Research, in press, 21 Agosto 2026, DOI:10.1016/j.cretres.2026.106477.
  3. ↑ (EN) Xing Lida, Niu Kecheng, Mallon Jordan e Miyashita Tetsuto, A new armored dinosaur with double cheek horns from the early Late Cretaceous of southeastern China, in Vertebrate Anatomy Morphology Palaeontology, vol. 11, 17 Febbraio 2024, DOI:10.18435/vamp29396.
  4. ↑ (EN) Raven Thomas J., Barrett Paul M., Joyce Chris B. e Maidment Susannah C. R., The phylogenetic relationships and evolutionary history of the armoured dinosaurs (Ornithischia: Thyreophora), in Journal of Systematic Palaeontology, vol. 21, n. 1, 18 Maggio 2023, DOI:10.1080/14772019.2023.2205433.
  5. ↑ Madzia Daniel, Arbour Victoria M., Boyd Clint A., Farke Andrew A., Cruzado-Caballero Penélope e Evans David C., The phylogenetic nomenclature of ornithischian dinosaurs, in PeerJ, vol. 9, 9 Dicembre 2021, DOI:10.7717/peerj.12362.
  6. ↑ McCrea Richard T., Lockley Martin G. e Meyer Christian A., Global distribution of purported ankylosaur track occurrences, in Carpenter Kenneth (a cura di), The Armored Dinosaurs, Bloomington, Indiana University Press, 2001, pp. 413–454.
  7. ↑ (EN) Riguetti Facundo, Citton Paolo, Apesteguía Saebastián, Zacarías Gerardo Gabriel e Pereda-Suberbiola Xabier, New ankylosaurian trackways (cf. Tetrapodosaurus) from an uppermost Cretaceous level of the El Molino Formation of Bolivia, in Cretaceous Research, vol. 124, 2021, DOI:10.1016/j.cretres.2021.104810.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]