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Mummificazione

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Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima pratica di bondage, vedi Mummificazione (BDSM).
Mummia di Merit, avvolta in lino e conservata al Museo Egizio di Torino (S. 8471/01); proviene dalla tomba di Kha e Merit a Deir el-Medina ed è datata alla XVIII dinastia, 1425–1353 a.C.[1]

La mummificazione è la conservazione dopo la morte dei tessuti molli di un cadavere, determinata da una marcata perdita d'acqua; può prodursi spontaneamente in condizioni ambientali favorevoli oppure derivare da interventi intenzionali sul corpo.[2] La disidratazione riduce l'attività degli enzimi cellulari e dei microrganismi e rallenta la decomposizione.[3] Gli interventi intenzionali non si esauriscono nella disidratazione: possono comprendere la rimozione degli organi interni, l'impiego di sostanze conservanti e, in alcune tradizioni funerarie, il rimodellamento del corpo con materiali estranei.[4][5] In ambito forense l'essiccamento della cute può presentarsi in forma sottile e pergamenacea, spesso giallo-arancio, oppure in forma più spessa e coriacea, frequentemente rossobruna o nera.[6]

Processo naturale

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La mummia del Similaun al Museo archeologico dell'Alto Adige.[7] Il corpo si è mummificato naturalmente nel ghiaccio.[8]
Lo stesso argomento in dettaglio: Mummia.

L'aridità, la circolazione dell'aria e il clima incidono sull'essiccamento dei tessuti molli; anche un ambiente chiuso e ventilato può favorirlo, mentre la limitazione dell'attività degli insetti può contribuire alla conservazione.[9] Le parti anatomiche sporgenti, come le dita e i padiglioni auricolari, sono più esposte alla disidratazione; la magrezza può favorire l'essiccamento, ma non in tutti i casi.[9] Sullo stesso corpo l'essiccamento può coesistere con decomposizione umida e scheletrizzazione in regioni anatomiche differenti.[2] Tra gli esempi di conservazione naturale dei tessuti molli figurano la mummia del Similaun, le mummie di palude e le mummie formatesi in epoca moderna in ambienti chiusi.[2] In 102 autopsie di corpi rinvenuti in ambienti interni, nei casi con completa essiccazione della superficie cutanea il tempo trascorso dalla morte variava da 18 a 217 giorni; le sole modificazioni da essiccamento non permettono di determinarlo con precisione.[10]

Processo artificiale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Imbalsamazione.

Durante l'evolversi della storia umana presso varie culture si è fatto ricorso, in modo più o meno ampio, a tecniche di mummificazione. La mummificazione artificiale comprende trattamenti intenzionali destinati a limitare la decomposizione, a conservare il corpo o a modificarne l'aspetto nell'ambito di pratiche funerarie specifiche.[11][12]

Antico Egitto

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Lo stesso argomento in dettaglio: Mummificazione nell'antico Egitto.
Mummia egizia esposta al British Museum

La civiltà più nota per le sue mummie è quella egizia, dove la conservazione dei corpi, favorita in origine dall'aridità del terreno, divenne una tecnica artificiale codificata. Il procedimento fu praticato soprattutto dai gruppi sociali più elevati a partire dall'inizio dell'Antico Regno; nel tempo si diffusero varianti alla portata di defunti di condizione sociale ed economica inferiore. Veniva mummificato chiunque potesse permetterselo; il tipo di trattamento dipendeva in parte dalla ricchezza del singolo, oltre che dal laboratorio di imbalsamazione, dai costi sostenuti e dalle preferenze del defunto.[11] La pratica mirava ad arrestare e controllare la decomposizione della carne, perché la distruzione della salma minacciava la sopravvivenza dell'individuo nell'aldilà.[11]

Il lavoro era affidato a specialisti che operavano in strutture distinte: la purificazione della salma avveniva in una tenda, per un periodo di circa tre giorni, mentre la mummificazione vera e propria si svolgeva in un edificio separato, chiamato «luogo puro» o «casa buona», di cui Anubi era detto «signore dei segreti».[13] Il completamento del processo richiedeva di norma settanta giorni, ripartiti fra quaranta giorni di essiccazione e trenta di preparazione finale.[4][13]

La prima operazione consisteva nella rimozione degli organi interni, la cui prima attestazione confermata risale alla IV dinastia; durante la XVIII dinastia divenne comune anche l'asportazione del cervello, praticata attraverso il foro occipitale e la narice sinistra, rompendo l'osso etmoide, dopo la quale la scatola cranica poteva essere riempita con resina liquida.[4] Erodoto ricorda l'uso di un uncino di ferro per estrarre il cervello dalle narici e l'apertura del fianco per l'estrazione dei visceri.[14] Non tutti gli organi venivano asportati: restavano in sede il cuore, considerato la sede dell'intelligenza, e i reni, di difficile estrazione. Numerosi corpi, inoltre, non furono affatto eviscerati per ragioni di costo o per altri motivi, benché la rimozione fosse considerata parte del procedimento ideale.[15] Al cuore era attribuito un ruolo centrale nel giudizio del defunto, oggetto della psicostasia.

Gli organi rimossi subivano lo stesso processo di disidratazione del corpo e venivano avvolti in bende di lino, assumendo talvolta l'aspetto di una mummia in miniatura, per essere poi conservati in appositi contenitori detti vasi canopi (il termine "canopo" deriva da un'errata identificazione: secondo gli autori classici l'eroe greco Kanopos, nocchiero di Menelao, era venerato ad Abu Qir, l'antica Canopo, sotto forma di un vaso; i primi viaggiatori europei collegarono a quel culto i recipienti antropomorfi rinvenuti presso le mummie). Dal tardo Antico Regno i quattro organi asportati furono associati ai figli di Horo: il fegato a Imseti, i polmoni a Hapi, lo stomaco a Duamutef e gli intestini a Qebehsenuef, a loro volta protetti rispettivamente da Iside, Nefti, Neith e Selqet. Solo dalla metà della XVIII dinastia i quattro figli di Horo divennero riconoscibili dalle teste dei coperchi: umana per Imseti, di babbuino per Hapi, di sciacallo per Duamutef e di falco per Qebehsenuef. Il più antico esemplare noto di suppellettile canopica è la cassa in calcite della regina Hetepheres, degli inizi della IV dinastia, con l'interno diviso in quattro scomparti.[15]

Verso la fine del Nuovo Regno i visceri cominciarono a essere ricollocati nella cavità corporea dopo il trattamento, ma il vaso canopo era ormai un elemento tanto consolidato del corredo che alcuni defunti di alto rango continuarono a riceverne, vuoti oppure con involti simulati all'interno; nella parte finale del Terzo periodo intermedio essi furono sostituiti da modelli pieni privi di cavità, mentre alla fine dello stesso periodo ricomparvero vasi apribili, sia pure vuoti, spesso distribuiti fra due casse di dimensioni ridotte poste ai lati del sarcofago.[15]

Dopo l'eviscerazione il corpo poteva essere disinfettato con vino di palma o con una soluzione di natron, per essere quindi essiccato con natron in polvere all'interno e all'esterno per quaranta giorni. Il natron è una miscela salina naturale costituita da carbonato di sodio e bicarbonato di sodio, con una piccola quantità di cloruro di sodio e tracce di solfato di sodio, capace di sottrarre umidità, di dissolvere parte dei tessuti grassi e di ostacolare l'azione di batteri e funghi.[4][11] Nella sequenza ricostruita per le mummie di più alto rango del Nuovo Regno le cavità toracica e addominale venivano riempite provvisoriamente prima della disidratazione; il riempimento temporaneo era poi sostituito da materiale permanente.[16]

Seguiva l'unzione con oli sacri, che restituivano una certa flessibilità alla salma disseccata riducendo il rischio di rottura delle estremità; venivano quindi recitate le preghiere e si procedeva all'incensamento e all'avvolgimento in strisce di lino.[4] Amuleti e sostanze di imbalsamazione erano applicati alle bende durante l'avvolgimento.[16] I Testi dei sarcofagi e il Libro dei morti conservano diverse formule per l'attivazione e l'applicazione di amuleti corrispondenti a quelli rinvenuti fra le bende.[17] Fra gli esemplari documentati per via radiografica sulla mummia di Kha figurano uno scarabeo del cuore, un amuleto a forma di nodo di Iside e un amuleto serpentiforme.[18] Con il bendaggio si compiva la trasformazione del defunto da uomo comune in essere divino; le maschere dorate ne completavano l'aspetto, perché l'oro richiamava la carne incorruttibile degli dei.[4]

Alla mummificazione seguivano il trasporto del corpo alla tomba e l'inumazione, secondo una sequenza di atti rituali codificata.[19] La sepoltura di Tutankhamon, sovrano della XVIII dinastia, è documentata in modo eccezionalmente completo: lo svolgimento delle sue bende, eseguito nel 1925, fu accompagnato da schede d'oggetto e disegni che registrano la posizione dei singoli elementi sul corpo, confluiti nel Tutankhamun Spatial Archive del Griffith Institute.[20][21]

La pratica non si esaurì con l'età faraonica: proseguì, in forma semplificata, nel periodo copto e si è mantenuta in alcuni monasteri copti per monaci e vescovi di particolare rilievo.[4]

Mummie animali

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Mummie animali egizie esposte al British Museum, che conserva circa 500 esemplari e ne conduce lo studio con metodi multidisciplinari.[25]
Contenitore per carni mummificate (cosce e costate di bovino), in legno, dalla tomba QV46 nella Valle delle Regine. Tra il 1493 e il 1482 a.C. (Nuovo Regno). Museo Egizio, Torino (S 5087). Destinato a contenere cibo mummificato per il sostentamento del defunto, il contenitore è tondeggiante e a forma di anatra.[26]
Lo stesso argomento in dettaglio: Mummia animale.

Gli Egizi mummificarono anche animali; se ne distinguono almeno quattro tipi: animali da compagnia, animali sacri, offerte votive e offerte alimentari.[27] I procedimenti erano in larga parte analoghi a quelli usati per gli esseri umani, con preparazioni generalmente più semplici per gli uccelli rispetto ai mammiferi.[27]

Gli animali da compagnia venivano sepolti con il proprietario o presso la sua tomba, perché lo accompagnassero nell'aldilà: da ciò si deduce che agli animali fossero attribuiti un ka e forse anche un ba e un akh. Gli animali sacri erano esemplari scelti dai sacerdoti sulla base di segni particolari e considerati incarnazione vivente di una divinità; i tori Api, Mnevis e Buchis o l'ariete di Mendes furono venerati come dei in terra e, alla morte, imbalsamati e sepolti con cerimonie in catacombe labirintiche. Le offerte votive consistevano invece in animali dedicati alla divinità cui erano associati, come gli ibis a Thot o i gatti a Bastet, perché le preghiere del donatore fossero portate al dio; alcuni studiosi contestano tale identificazione e ritengono che si trattasse dell'immagine del dio, sepolta in cimiteri sacri. La pratica si diffuse ampiamente nel Periodo tardo e cessò con l'affermazione del cristianesimo in Egitto; su alcuni esemplari, in particolare sui gatti, sono state riconosciute tracce di uccisione deliberata.[27]

La qualità della preparazione variava secondo la somma che il pellegrino intendeva spendere, oltre che secondo la zona, il laboratorio e il periodo. Alla stessa categoria appartengono le mummie dette false, fagotti avvolti in modo da riprodurre un animale determinato ma contenenti soltanto una parte della creatura oppure nulla.[27] Le offerte alimentari, costituite da porzioni di carne o pollame preparate per il defunto, furono collocate soprattutto nelle tombe d'élite tra la XVIII e la XXI dinastia e servivano a sostenere il ka tanto sul piano fisico quanto su quello metafisico.[28]

Cultura Chinchorro

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Mummia della cultura Chinchorro nel Museo archeologico San Miguel de Azapa, presso Arica; l'istituto custodisce la maggior parte degli oltre 300 esemplari Chinchorro conosciuti.[29]
Lo stesso argomento in dettaglio: Cultura Chinchorro.

Le comunità della cultura Chinchorro, insediate lungo la costa del deserto di Atacama, praticarono il trattamento intenzionale dei morti nell'area di Camarones a partire da circa 7000 anni prima del presente; la pratica declinò intorno a 3500 anni prima del presente, con differenze regionali.[30] La preparazione dei corpi impiegava argilla, bastoncini e canne, insieme a ossidi di ferro, manganese, silicati, corde e stuoie vegetali.[5] L'estrema aridità dell'Atacama, con precipitazioni annue inferiori a 3 mm nelle aree considerate, ha favorito la conservazione dei resti e dei materiali archeologici.[31]

Asia orientale

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Raffigurazione ottocentesca del sacerdote buddhista Kōchi con la poesia composta in prossimità della morte, in una xilografia conservata al Brooklyn Museum (inv. 1995.182.4).[32]
Lo stesso argomento in dettaglio: Sokushinbutsu.

In Giappone il termine sokushinbutsu indica il conseguimento dello stato di Buddha nel corpo; secondo la descrizione tradizionale il monaco entra in una cavità sotterranea e digiuna fino alla morte.[33] Il caso del monaco Tetsumonkai si discosta da questo schema: morì nel tempio nel 1829, il corpo fu trattato dopo la morte e quindi sepolto.[33] Le descrizioni del trattamento non coincidono: una riferisce l'essiccamento del corpo sospeso mediante carbone e candele, mentre un'altra descrive l'impiego di acqua salata per impedirne la decomposizione.[33]

In Cina sono stati rinvenuti corpi conservati in tombe del Periodo degli Stati Combattenti e della Dinastia Han occidentale e, in una fase successiva, in sepolture della Dinastia Song e della Dinastia Ming.[34] Alcune tombe Song e Ming erano sigillate con miscele di calce, argilla gialla, sabbia e acqua di riso glutinoso; l'isolamento del feretro, la temperatura e l'umidità interne e il riempimento tessile contribuivano alla conservazione.[35] In Corea, mummie della dinastia Joseon sono state rinvenute nelle tombe dette Hoegwakmyo, costruite con una miscela di calce e terreno attorno alla bara.[36] Negli esperimenti su modelli animali è stata osservata l'azione combinata del calore prodotto dall'indurimento della miscela, del riempimento tessile e della riduzione dell'ossigeno; la mummificazione era accidentale e non ricercata dai costruttori delle tombe.[37] Nei casi cinesi e coreani esaminati i corpi non erano stati imbalsamati e gli organi interni non erano stati rimossi.[38]

Isole Canarie

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Mummia guancia nota come mummia di San Andrés, esposta al Museo di natura e archeologia di Santa Cruz de Tenerife.[39]

Tra i Guanci di Tenerife la mummificazione intenzionale comprendeva il lavaggio, la preparazione, il trattamento, l'essiccamento e l'avvolgimento del corpo.[40]

Mummificazione e medicina legale

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Esempio di impronta digitale con indicazione del nucleo e del delta; nei corpi mummificati la cute papillare può richiedere un calco in silicone o la reidratazione prima della registrazione.[41]
Lo stesso argomento in dettaglio: Tanatologia.

Nella medicina legale la forte variabilità dell'essiccamento rende problematica la stima del tempo trascorso dalla morte.[2] La cute papillare mummificata può risultare troppo secca e rigida per la normale registrazione delle impronte digitali; la scelta del metodo dipende dal suo stato di conservazione.[42] Tra le procedure meno distruttive vi è il calco in silicone della superficie papillare essiccata; se non produce dettagli leggibili, si può ricorrere alla reidratazione e all'ammorbidimento.[41] Un metodo tradizionale prevede l'immersione separata delle dita in una soluzione di idrossido di sodio o di idrossido di potassio all'1–3% per circa 24–48 ore, con controlli frequenti perché il trattamento può danneggiare o distruggere i tessuti.[43]

  1. Mummia di Merit, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 28 luglio 2026.
  2. 1 2 3 4 Ceciliason et al., 2023, pp. 1077–1078
  3. Ceciliason et al., 2023, p. 1077
  4. 1 2 3 4 5 6 7 Ikram, 2010, p. 2
  5. 1 2 Arriaza, 2026, pp. 120, 131
  6. Ceciliason et al., 2023, pp. 1079–1081
  7. (EN) Who was Ötzi?, su iceman.it, South Tyrol Museum of Archaeology. URL consultato il 28 luglio 2026.
  8. (EN) The body, su iceman.it, South Tyrol Museum of Archaeology. URL consultato il 28 luglio 2026.
  9. 1 2 Ceciliason et al., 2023, p. 1078
  10. Ceciliason et al., 2023, pp. 1077, 1081
  11. 1 2 3 4 Ikram, 2010, p. 1
  12. Arriaza, 2026, pp. 117, 120
  13. 1 2 Hays, 2010, p. 5
  14. Erodoto, II, 86
  15. 1 2 3 Dodson
  16. 1 2 Bianucci et al., 2015, sez. "Introduction"
  17. Hays, 2010, pp. 5–6
  18. Bianucci et al., 2015, sez. "Results"
  19. Hays, 2010, p. 1
  20. (EN) 256: King's mummy, su tutankhamun.griffith.ox.ac.uk, Tutankhamun Spatial Archive, Griffith Institute. URL consultato il 28 luglio 2026.
  21. (EN) 100 years since Tutankhamun unwrapped, su alumni.ox.ac.uk, University of Oxford Alumni. URL consultato il 28 luglio 2026.
  22. Mummia di Kha, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 28 luglio 2026.
  23. Corpo di adulto mummificato naturalmente, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 28 luglio 2026.
  24. Corpo mummificato di Ahmose, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 28 luglio 2026.
  25. (EN) Divine creatures: animal mummies in ancient Egypt, su britishmuseum.org, British Museum. URL consultato il 28 luglio 2026.
  26. Contenitore per carni mummificate (cosce e costate di bovino), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 15 settembre 2025.
  27. 1 2 3 4 Ikram, 2010, p. 3
  28. Ikram, 2010, p. 4
  29. (ES) Viviendo con las momias más antiguas del mundo, su uta.cl, Universidad de Tarapacá, 26 ottobre 2021. URL consultato il 28 luglio 2026.
  30. Arriaza, 2026, p. 120
  31. Arriaza, 2026, p. 119
  32. (EN) Priest Kochi with His Death Poem, su brooklynmuseum.org, Brooklyn Museum. URL consultato il 28 luglio 2026.
  33. 1 2 3 Yamasawa, 2020, pp. 1–2
  34. 1 2 Shin et al., 2018, p. 2
  35. Shin et al., 2018, pp. 7, 10
  36. Shin et al., 2018, pp. 2, 6
  37. Shin et al., 2018, p. 6
  38. Shin et al., 2018, p. 10
  39. (ES) Los Guanches, su museosdetenerife.org, Museos de Tenerife. URL consultato il 28 luglio 2026.
  40. (ES) Tras el cristal: "Cráneo momificado", su museosdetenerife.org, Museos de Tenerife, 18 ottobre 2013. URL consultato il 28 luglio 2026.
  41. 1 2 Cutro, 2010, p. 4-13
  42. Cutro, 2010, pp. 4-10, 4-13
  43. Cutro, 2010, p. 4-14

Voci correlate

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Altri progetti

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