Gruppo TIM
| TIM | |
|---|---|
| Stato | |
| Forma societaria | Società ad azionariato diffuso |
| Borse valori | |
| ISIN | IT0003497168 e IT0003497176 |
| Fondazione | 27 luglio 1994 a Torino |
| Fondata da | |
| Sede principale |
|
| Gruppo | Poste Italiane |
| Controllate | Noovle (100%) Olivetti (100%) Telsy (100%) Sparkle (100%) TIM Brasil (100%) TIM San Marino (100%) |
| Persone chiave | |
| Settore | Telecomunicazioni |
| Prodotti | Telefonia fissa, telefonia pubblica, telefonia mobile, Internet, IPTV, VoIP |
| Fatturato | 13,7 miliardi di € (2025) |
| Utile netto | 519 milioni di € (2025) |
| Dipendenti | 17.000 (2025) |
| Slogan | «Una connessione allunga la vita[1]» |
| Sito web | www.tim.it www.gruppotim.it |
Il Gruppo TIM, operante come TIM S.p.A. o Telecom Italia S.p.A., è un'azienda italiana di telecomunicazioni; è il settimo gruppo economico italiano per fatturato e tra i primi cinquecento mondiali.[2] La società è quotata nell'indice FTSE MIB della Borsa Italiana.
Offre servizi di telefonia fissa, pubblica, mobile, VoIP e Internet; fornisce servizi e prodotti per la comunicazione, l’intrattenimento, la digitalizzazione e la transizione digitale: offre prodotti per aziende e Pubblica amministrazione tramite TIM Enterprise (con le controllate Noovle, Olivetti e Telsy),[3] gestisce infrastrutture di rete mobile 4G e 5G e la rete fissa in fibra ottica a livello internazionale attraverso Sparkle; tramite Fondazione TIM e Instituto TIM sostiene progetti ad interesse sociale.[4][5][6][7] L'azienda è detentrice dell'omonimo marchio TIM per la vendita di servizi di telefonia fissa e mobile in Italia; è presente anche in Brasile con TIM Brasil, leader nella copertura 4G e 5G,[8] e nella Repubblica di San Marino con TIM San Marino.[9][10]
Membro dell'Istituto europeo per le norme di telecomunicazione (ETSI), è fornitore di servizi nel Sistema pubblico di connettività (SPC), avendo acquisito nel 2020[11] il relativo ramo di azienda di BT Italia, aggiudicataria della gara Consip nel 2016.
Il gruppo opera in Italia e in Brasile fornendo tecnologie e servizi digitali a supporto della transizione digitale di entrambi i Paesi.[12] Sviluppa inoltre servizi e prodotti in un’ottica di crescita sostenibile e innovazione nel settore pubblico e privato, integrando principi di sostenibilità, strategia climatica ed economia circolare.[13]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Le origini
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Il governo Mussolini, con il regio decreto-legge 8 febbraio 1923, n. 399, riorganizzò il sistema telefonico, dividendo il territorio italiano a partire dal 1925 in cinque zone gestite da cinque operatori differenti: in Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta (STIPEL), nelle Tre Venezie (TELVE), in Liguria, Italia centrale tirrenica e Sardegna (TETI), in Emilia-Romagna e Italia centrale adriatica (TIMO) e nell'Italia meridionale e Sicilia (SET).
Nel 1964 le cinque società si unirono sotto il nome di SIP[14].
Nello stesso anno la Società Finanziaria Telefonica (STET), facente parte del gruppo IRI per il settore delle telecomunicazioni, giunse a controllare: Telespazio[15], azienda attiva nell'ambito delle comunicazioni spaziali, Radiostampa, azienda responsabile dei servizi telegrafici e radiotelegrafici, e Italcable, azienda impegnata nelle telecomunicazioni intercontinentali[16]. Nel 1964 STET creò inoltre il proprio centro di ricerca sperimentale del gruppo, ossia il Centro studi e laboratori telecomunicazioni (CSELT) di Torino, e, nel 1976, il campus della Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli all'Aquila per le proprie attività di formazione[17].
Superata la crisi economica degli anni '70, che colpì anche SIP, gli anni '80 videro il piano di ristrutturazione della società con l'introduzione del nuovo marchio aziendale, una maggiore varietà di servizi e prodotti, nonché innovazioni sul piano tecnologico, come i nuovi sistemi informativi. Nel 1985, con il progetto San Salvador, cominciò il processo di digitalizzazione della rete telefonica su tutto il territorio italiano, a cui si aggiunse l'introduzione delle fibre ottiche, dopo avere realizzato in via sperimentale, nel 1977, la prima linea urbana a livello mondiale con progettazione e tecnologia CSELT[18].
Nel 1985 STET vendette alcune azioni SIP, passando dall'82% al 54% della quota azionaria, pur continuando a detenerne il controllo.
Nel 1993 iniziò l'avvento della rete intelligente, la quale offriva per la prima volta un'ampia gamma di servizi in tutta Italia, ad esempio il nuovo numero verde, esistente da qualche anno sulla rete telefonica generale (RTG) e sulla rete fonia-dati (RFD)[19].
Il riassetto e la fusione STET-SIP
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La nascita di Telecom Italia è strettamente legata al processo di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, avviato negli Stati Uniti d'America all'inizio degli anni Ottanta e avvertito anche in Europa, dove fu fortemente connesso alla privatizzazione degli operatori nazionali[20].
Telecom Italia
[modifica | modifica wikitesto]Telecom Italia nacque formalmente il 27 luglio 1994 a Torino, in Palazzo Vallesa della Martiniana con l'atto di fusione deliberato dalle assemblee del 19 maggio dello stesso anno di SIP con Iritel, Telespazio, Italcable e SIRM, società del gruppo STET già operative nel settore delle telecomunicazioni. Ciò faceva seguito al "piano di riassetto del settore delle telecomunicazioni" presentato al Ministero del tesoro dall'IRI il 30 giugno 1993, nel quadro delle disposizioni contenute nella legge n.58 del 29 gennaio 1992[21].
Telecom Italia Mobile
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1995, con una scissione parziale dalla casa madre, nacque Telecom Italia Mobile (TIM), il cui capitale era controllato per il 63,01% da STET. Per massimizzare l'incasso dalla prevista privatizzazione viene deciso, nel 1997, di portare avanti il piano cosiddetto di SuperSip, ovvero la concentrazione di tutte le attività operative nella società da mettere in vendita. La Finanziaria STET e Telecom Italia vennero quindi fuse: la nuova società prese il nome di Telecom Italia.
Verso la fine del 1996, durante la direzione di Vito Gamberale ed Ernesto Pascale, TIM fu il primo operatore mondiale a lanciare un piano tariffario basato su una carta prepagata su rete GSM, che generò in poco tempo una rapida crescita della telefonia mobile[22]. In merito allo sviluppo della rete in fibra ottica, venne inaugurato il progetto Socrate[23], poi abbandonato a causa dei costi elevati[24][25].
Privatizzazione Pagine Gialle
[modifica | modifica wikitesto]Contestualmente, Seat Pagine Gialle venne scissa da Telecom Italia e nel 1996 venne portata a termine la privatizzazione a favore di Ottobi, cordata formata da De Agostini (maggior azionista), Telecom (20%), COMIT e Investitori Associati.
1997: la privatizzazione
[modifica | modifica wikitesto]Sotto la presidenza di Guido Rossi e in seguito all'uscita di Ernesto Pascale, il 20 ottobre 1997 venne attuata dal governo Prodi la privatizzazione della società: dalla vendita del 35,26% del capitale si ricavarono circa 26 000 miliardi di lire. La privatizzazione, che comportò la quasi totale uscita del Ministero del tesoro dall'azionariato Telecom, venne realizzata con la modalità del cosiddetto "nocciolo duro": si vendette cercando di creare un gruppo di azionisti che fossero in grado di farsi carico della gestione della società. In operazioni simili in altri stati, in particolare la Francia, il "nocciolo duro" venne invece mantenuto nella proprietà statale, anche se in appunto quota di minoranza, a titolo di garanzia e controllo della futura gestione.[26] Il governo non prese in considerazione il piano proposto dalle associazioni di far aderire al capitale di Telecom gli oltre 100 000 dipendenti.[27]
A conclusione dell'OPV (offerta pubblica di vendita), le azioni vennero collocate a 10 902 lire; il 27 ottobre 1997 Telecom Italia, privatizzata, fu collocata alla Borsa di Milano.[28][29] A causa della scarsa risposta degli investitori privati italiani, il "nocciolo duro" non si rivelò in realtà tale: il gruppo, con capofila la famiglia Agnelli, riuniva solamente il 6,62% delle azioni e si rivelò molto fragile.[30] Nel novembre 1998 Franco Bernabè venne scelto come amministratore delegato di Telecom Italia.
1999-2001: l'offerta pubblica di acquisto da parte di Olivetti
[modifica | modifica wikitesto]Dal mese di febbraio 1999, Olivetti – già nel settore delle telecomunicazioni con Omnitel e

