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Francesco Storace

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Francesco Storace
Francesco Storace nel 2006

Presidente del Movimento Nazionale per la Sovranità
Durata mandato19 febbraio 2017 –
31 gennaio 2018
PredecessoreCarica creata
SuccessoreRoberto Menia

Segretario de La Destra
Durata mandato9 novembre 2008 –
17 febbraio 2017
PredecessoreCarica creata
SuccessoreCarica cessata

Presidente della Regione Lazio
Durata mandato15 maggio 2000 –
2 maggio 2005
PredecessorePiero Badaloni
SuccessorePiero Marrazzo

Ministro della salute
Durata mandato23 aprile 2005 –
10 marzo 2006
Capo del governoSilvio Berlusconi
PredecessoreGirolamo Sirchia
SuccessoreLivia Turco

Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai
Durata mandato17 settembre 1996 –
30 maggio 2000
PredecessoreMarco Taradash
SuccessoreMario Landolfi

Senatore della Repubblica Italiana
Durata mandato28 aprile 2006 –
28 aprile 2008
LegislaturaXV
Gruppo
parlamentare
- Alleanza Nazionale (fino al 20/07/2007)
- Misto/La Destra (dal 30/07/2007)
CoalizioneCasa delle Libertà
CircoscrizioneLazio
Incarichi parlamentari
  • I Commissione Affari Costituzionali dal 6 giugno 2006 al 28 aprile 2008
  • Commissione parlamentare di Vigilanza Rai dall'11 settembre 2006 al 28 aprile 2008
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato15 aprile 1994 –
29 maggio 2001
LegislaturaXII, XIII
Gruppo
parlamentare
XII: AN-MSI
XIII: AN
CoalizioneXII: Polo del Buon Governo
XIII: Polo per le Libertà
CircoscrizioneLazio 1
CollegioXII-XIII: Roma-Trionfale
Incarichi parlamentari
XII legislatura:
  • Vicepresidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai (dal 02/06/1994 al 08/05/1996)
  • VII Commissione Istruzione dal 25 maggio 1994 all'8 maggio 1996
  • Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo dal 1º marzo 1995 all'8 maggio 1996
  • Commissione Parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari dal 23 novembre 1995 all'8 maggio 1996
  • Comitato per la comunicazione e l'informazione esterna dal 30 maggio 1996 al 30 maggio 2000
  • VII Commissione Cultura dal 28 luglio 1998 al 30 maggio 2000
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoIndipendente di destra (dal 2021)
In precedenza:
MSI (fino al 1995)
AN (1995-2007)
LD (2007-2017)
MNS (2017-2018)
FdI (2019-2021)
Titolo di studioDiploma di Maturità scientifica
ProfessioneGiornalista; Politico

Francesco Storace (Cassino, 25 gennaio 1959) è un politico, giornalista e conduttore radiofonico italiano.

È stato presidente della Regione Lazio dal 15 maggio 2000 al 2 maggio 2005, Ministro della Salute nel terzo governo Berlusconi, deputato per la XII e la XIII legislature di cui è stato presidente della commissione parlamentare di vigilanza Rai dal 17 settembre 1996 al 29 maggio 2000, e infine senatore nella XV legislatura.

Nato il 25 gennaio 1959 a Cassino, in provincia di Frosinone, da madre cassinate e da padre abruzzese, originario di Sulmona (AQ).[1]

Già da giovane inizia a intraprendere l'attività politica militando nella sezione di piazza Tuscolo del Movimento Sociale Italiano a Roma[senza fonte], impegnandosi nel sociale e avvicinandosi presto al mondo del giornalismo.[2]

Storace eletto alla camera nel 1994

Dal 1986 è iscritto come giornalista professionista all'Ordine dei Giornalisti del Lazio[3]. Svolge la parte più significativa del suo lavoro di giornalista presso il quotidiano Secolo d'Italia, in cui percorre tutti i gradini, fino ad arrivare all'incarico di capo dei servizi parlamentari. Successivamente assume l'incarico di capoufficio stampa del Movimento Sociale Italiano e poi di Alleanza Nazionale.

Storace rieletto deputato nel 1996

Viene eletto deputato per la prima volta alle elezioni politiche del 1994, nel collegio n. 21 della Circoscrizione Lazio, e viene riconfermato nello stesso collegio e circoscrizione nelle politiche del 1996. Ha fatto parte della Commissione parlamentare Antimafia e della commissione Cultura. Dal 17 settembre 1996 al 29 maggio 2000 (anno in cui fu eletto presidente del Lazio) fu presidente della Commissione bicamerale di vigilanza sulla RAI e sui servizi radiotelevisivi, carica durante la quale venne soprannominato da alcuni giornalisti "Epurator".[4]

Presidente della Regione Lazio

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Da Montecitorio al Palazzo della Regione

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Alle elezioni regionali del 2000 si candida alla presidenza della Regione Lazio, sostenuto dalla coalizione di centro-destra la Casa delle Libertà, venendo eletto, ottenendo il 51,29% di voti contro il 45,97% del suo principale avversario, nonché presidente uscente Piero Badaloni, appoggiato dalla coalizione di centro-sinistra L'Ulivo.

Gli anni della sua presidenza furono caratterizzati da una stretta collaborazione con la Chiesa cattolica romana, promulgando ad esempio, una legge sugli oratori cattolici al fine di esaltarne la funzione educativa e sociale.

L'impegno a lavorare col mondo cattolico fu ribadito da lui stesso nella stesura del nuovo Statuto regionale del Lazio, in cui riconosceva come fulcro della società la famiglia fondata sul matrimonio; emendamento allora fortemente voluto da Olimpia Tarzia, consigliera regionale molto nota all'interno dell'ambiente cattolico romano.

Storace, all'epoca presidente della Regione Lazio, premia Daniele Arrigoni e Benito Stirpe (2004)

Sanità e Sussidi

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Tra gli altri provvedimenti della sua giunta regionale vi fu l'apertura dell'ospedale Sant'Andrea[5] e di altri centri di cura;[6] il riavvio della sperimentazione del metodo Di Bella contro i tumori[7], per quanto il Consiglio superiore di sanità esprimerà un parere negativo[8], introdusse un rimborso dei farmaci per i pazienti meno abbienti;[9] Promuovendo aiuti internazionali a medici e ospedali del terzo mondo, al fine di globalizzare la sanità per offrire livelli di eccellenza nelle zone più povere del pianeta (anche tramite vie telematiche), e per dare una risposta al fenomeno sociale dell'immigrazione[10]. La sua gestione della sanità nel Lazio ricevette gli elogi di Giulio Andreotti e di alcuni esponenti della curia vaticana[11].

Storace stanziò degli sussidi per le famiglie regolarmente sposate in Chiesa o in Comune; questo atto suscitò delle critiche in cui con questo provvedimento volesse penalizzare le coppie di fatto, critiche a cui replicò di essere infondate, affermando che la sua legge serviva a contrastare la povertà e di aver stanziato fondi anche per le ragazze madri, ribadendo comunque di avere come obiettivo principale quello di aiutare i giovani a sposarsi.[12]

Giorno del ricordo

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Nel 2003 fa deliberare l'istituzione del giorno del ricordo, per commemorare le vittime italiane delle foibe jugoslave, e «superare vecchie divisioni e rancori nel ricordo di una delle persecuzioni più feroci compiute contro gli italiani»; insieme ad essa fu inserita la giornata di celebrazione per la proclamazione della Repubblica Romana del 1849, per «radicare nel Risorgimento quel complesso di valori e di principi universali che saranno poi trasfusi in tutte le costituzioni liberali».[13]

Corsa al secondo mandato

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Alle elezioni regionali nel Lazio del 3 e 4 aprile 2005 si candida per un secondo mandato alla presidenza della regione; ottiene il 47,37% dei voti e viene sconfitto dal giornalista Piero Marrazzo, suo principale avversario, sostenuto dalla coalizione di centro-sinistra L'Unione, che ottiene il 50,69%.

Ministro della Sanità

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Poco dopo aver perso le regionali, diventa ministro della salute nel terzo governo Berlusconi. In qualità di ministro aumentò di 100 milioni i fondi per la ricerca sanitaria, guadagnandosi gli apprezzamenti dell'oncologo Umberto Veronesi.[14] Tra gli altri provvedimenti, Storace fece sospendere la sperimentazione della pillola abortiva, chiedendo il rispetto rigoroso delle procedure e delle indicazioni del Consiglio superiore di sanità. La sua ordinanza suscitò reazioni critiche da parte del mondo di centro-sinistra, mentre incontrò giudizi favorevoli presso il mondo cattolico[15].

Alle politiche del 2006 si candida per la coalizione della Casa delle Libertà e viene eletto senatore nella circoscrizione Lazio.

Abbandono di AN

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Nel luglio 2007, a causa dei contrasti con il leader del partito Gianfranco Fini, lascia AN. Infatti da parte sua venne fatta la dichiarazione secondo la quale, se Fini non avesse convocato il congresso nazionale di AN, lui si sarebbe tenuto pronto a fondare un nuovo soggetto politico: la scadenza di questo ultimatum venne fissata per il giugno del 2007. Il 30 maggio 2007 Storace annuncia le proprie dimissioni dall'Assemblea nazionale di AN. Il 3 luglio, dato che il richiesto congresso nazionale non è stato convocato, Storace, con una lettera indirizzata a Daniele Marin, presidente del circolo di AN della Balduina, lascia definitivamente Alleanza Nazionale[16] presentando un nuovo partito, La Destra. Il partito nasce per opporsi alle posizioni moderate di Gianfranco Fini.[17] Aderiscono al movimento, tra gli altri, l'allora segretario della Camera Teodoro Buontempo e Daniela Santanchè. Dopo aver fondato il nuovo soggetto politico, si iscrive al Gruppo misto al Senato della Repubblica nella componente La Destra assieme ai senatori Stefano Losurdo e Stefano Morselli, provenienti entrambi dal Gruppo di Alleanza Nazionale.

Elezioni politiche del 2008

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Alle politiche del 2008 in seguito allo scioglimento anticipato delle Camere, si presenta con la lista elettorale La Destra - Fiamma Tricolore, di orientamento conservatore in accordo con il Movimento Sociale Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli, accordo che fu raggiunto il 15 febbraio, con a capo della lista Daniela Santanchè, indicata come capolista. Lo schieramento di Storace non ottiene alcun seggio in Parlamento, poiché non riesce a superare gli sbarramenti del 4% alla Camera e dell'8% al Senato per le liste che corrono da sole. Alle successive elezioni comunali di Roma si candida a sindaco di Roma per la Destra-Fiamma Tricolore di Alessandra Mussolini ottenendo il 3,3% decidendo di non sostenere il candidato di tutto il centrodestra, Gianni Alemanno.

Nel giugno 2008 Storace viene nominato presidente della commissione speciale per Roma Capitale.

Ritorno nel Centro-destra

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Nel marzo 2010 sostiene la candidatura di Renata Polverini con il centrodestra alla Presidenza della Regione Lazio. La Destra in quella occasione riesce a raccogliere quasi 100.000 voti riuscendo ad eleggere 2 consiglieri risultando fondamentale per l'elezione della Polverini, avvenuta per pochi voti. Storace diventa capogruppo de la Destra al Consiglio regionale del Lazio mentre il presidente del partito Teodoro Buontempo diventa Assessore regionale alla Casa nella Giunta Polverini.

Terza candidatura alla presidenza regionale

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Il 10 ottobre 2012 assume la direzione del quotidiano online Il Giornale d'Italia. Il 29 dicembre dello stesso anno ufficializza di aver deciso di candidarsi per la terza volta alla presidenza della regione Lazio per le elezioni del 2013 con la formazione politica La Destra.[18] Il 31 dicembre 2012 Silvio Berlusconi annuncia il sostegno del Pdl a Storace. Il 2 gennaio 2013 annuncia il possibile appoggio a Gianni Alemanno nella corsa al Campidoglio.[19] Il 14 gennaio Silvio Berlusconi annuncia che Storace sarà il candidato di tutto il centrodestra[19] alle elezioni regionali del Lazio, che perderà con il 29,32% contro il candidato di centrosinistra Nicola Zingaretti (40,65%). Diviene quindi consigliere regionale e capogruppo del suo partito[20]. Dopo la riunione del Comitato Centrale della Destra del 29 marzo 2014 Storace decide di consentire il doppio tesseramento degli iscritti a La Destra anche a Forza Italia[21].

Elezioni comunali del 2016

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Dopo le dimissioni forzate di Ignazio Marino come sindaco di Roma e il relativo scioglimento del consiglio comunale, il 31 gennaio 2016 annuncia la volontà di candidarsi alle primarie del centro-destra per concorrere alle elezioni comunali di quell'anno appoggiato da vari esponenti della destra capitolina; la decisione è rafforzata dal fatto che la coalizione di centro-destra (Forza Italia-Lega-Fratelli d'Italia) ha deciso di sostenere Guido Bertolaso, avverso a Storace, senza passare per le primarie richieste invece dal leader de La Destra.[22] Il 28 aprile Bertolaso ritira la propria candidatura per Forza Italia e questa converge sul civico Alfio Marchini, appoggiato già dagli altri partiti di centro; lo stesso fa Storace il 2 maggio presentando a sostegno dell'imprenditore la Lista Storace (composta da La Destra e Azione Nazionale vicina a Gianni Alemanno) di cui è capolista.[23][24] Il 5 giugno Marchini ottiene il 10,97% piazzandosi quarto, mentre la Lista Storace ottiene circa 7.000 voti pari allo 0,6% senza ottenere eletti;[25] Storace, primo della lista, raccoglie in totale 816 preferenze.[26]

Movimento Nazionale per la Sovranità

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ll 17 febbraio 2017 scioglie La Destra e fonda, assieme all'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e ad altri esponenti ex AN, il Movimento Nazionale per la Sovranità: partito politico di destra di cui viene eletto dai 1.500 delegati, presidente con Alemanno segretario[27]. Resta in vita il comitato di gestione de La Destra composto da Adriano Coletta come presidente e Marco Di Andrea e Sergio Marchi come componenti per chiudere gli ultimi bilanci.

Il MNS in Lombardia e nel Lazio si schiera a sostegno dei candidati della coalizione di centro-destra Attilio Fontana e Stefano Parisi. Proprio nel Lazio però Storace da mesi vuole appoggiare il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, scontrandosi con Alemanno, arrivando a dimettersi da presidente del movimento che egli stesso aveva contribuito a fondare, abbandonandolo poi definitivamente. Il 31 gennaio 2018, nella sua lettera di dimissioni da presidente del movimento, pone un quesito: "ha senso mantenere in vita un piccolo movimento che rischia di finire schiacciato tra Fratelli d'Italia e CasaPound o è meglio entrare direttamente, senza pretese, nella Lega di Salvini?"

Attività recenti

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Per le elezioni politiche del 2018 Storace propone pubblicamente due voti, per Camera e Senato a Fratelli d'Italia e Lega. Il 4 luglio 2018 Storace annuncia la chiusura de Il Giornale d'Italia. Il 28 luglio dello stesso anno, nonostante lo scioglimento de La Destra, si riunisce il comitato di gestione per notificare a Storace una delega precisa: nome e simbolo potranno essere disponibili esclusivamente per un cammino comune con Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni.[28] Il 21 novembre Storace stipula quindi un accordo federativo con la Meloni in vista delle elezioni europee 2019 e con l'obiettivo di dare vita a un movimento conservatore alternativo alla Lega.

Sempre nel 2019 viene chiamato alla direzione del Secolo d'Italia mentre nel luglio del 2020 diventa vicedirettore de Il Tempo, carica che ricopre fino al maggio del 2022 quando passa a Libero come inviato.[29]

Il 19 marzo 2021 dichiarava il proprio supporto alla Lega nell'appoggio al governo Draghi, criticando duramente la scelta di FdI di collocarsi all'opposizione.[30]

Dal 25 settembre 2023 conduce su Rai Radio 1 Il rosso e il nero contrapponendosi alla sua spalla Vladimir Luxuria.[31] Nel 2024-2025 i due si confrontano come opinionisti a Lo stato delle cose, programma condotto da Massimo Giletti su Rai 3.

Nel 2024 annuncia che, per le elezioni europee, voterà la Lega per Salvini Premier e il generale Roberto Vannacci, che in seguito ha criticato e da cui ha preso le distanze dopo la fuoruscita del Generale dalla Lega.[32] A differenza di quest'ultimo, Storace in politica estera condivide la linea del governo Meloni in appoggio dell'Ucraina nel conflitto con la Russia.[33]

  • Storace fece anche istituire una commissione di esperti per effettuare nuove valutazioni sulla cura Di Bella, al fine di inserire la somatostatina (il farmaco previsto dalla suddetta cura) a carico del Servizio Sanitario Nazionale. La decisione suscitò le polemiche della deputata Rosy Bindi, ex-ministro della Salute che nel 1998 aveva decretato il fallimento della cura a seguito di alcune sperimentazioni.[34]
  • Altre polemiche aveva suscitato nel 2000 la decisione di accogliere la richiesta del suo consiglio regionale di verificare con un'apposita commissione l'attendibilità delle ricostruzioni