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Bedonia

Coordinate: 44°30′N 9°38′E
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Bedonia
comune
Bedonia – Stemma
Bedonia – Bandiera
Bedonia – Veduta
Bedonia – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Emilia-Romagna
Provincia Parma
Amministrazione
SindacoGianpaolo Serpagli (lista civica Bedonia e le sue valli) dal 27-5-2019 (2º mandato dal 9-6-2024)
Territorio
Coordinate44°30′N 9°38′E
Altitudine500 m s.l.m.
Superficie169,56 km²
Abitanti3 117[1] (31-5-2026)
Densità18,38 ab./km²
FrazioniAnzola, Alpe, Borio, Bruschi di Sopra, Bruschi di Sotto, Calice, Campore, Caneso, Carniglia, Casaleto, Casalporino, Casamurata, Case Gelana, Castagna, Castagnola, Castellaro, Cavadasca, Cavignaga, Ceio, Cese di Romezzano, Chiesiola, Cognole, Tornolo, Costa Alta, Costa Belvedere, Costa della Romana, Costa di Borio, Custi, Drusco, Follo, Fontanabonardi, Fontanachiosa, Fontanino, Foppiano, Forana, Fornolo, Illica, Le Coste, Libbia, Liveglia, Marazzano, Masanti di Sopra, Masanti di Sotto, Momarola, Montarsiccio, Montedoro, Montevacà, Monti, Moronera, Nociveglia, Piane di Carniglia, Pilati, Ponteceno, Porcile, Prato, Revoleto, Rio Grande, Rio Merlino, Rio Pansamora, Romezzano, Roncole, Salarolo, San Marco, Scopolo, Segalino, Selvola, Serra, Setterone, Spora, Strepeto, Tasola, Tomba, Travaglini, Volpara
Comuni confinantiBardi, Compiano, Ferriere (PC), Tornolo
Altre informazioni
Cod. postale43041
Prefisso0525
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT034003
Cod. catastaleA731
TargaPR
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona E, 3 000 GG[3]
Nome abitantibedoniesi[4]
Patronosant'Antonino
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bedonia
Bedonia
Bedonia – Mappa
Bedonia – Mappa
Posizione del comune di Bedonia nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Bedonia (Bedònja in dialetto parmigiano[5] e in ligure, Pieve nel dialetto locale) è un comune italiano di 3 117 abitanti[1] della provincia di Parma in Emilia-Romagna. Di particolare interesse è la locale pinacoteca che, unitamente ad un piccolo museo archeologico e di storia naturale, ha sede nel seminario vescovile sul colle San Marco.

Geografia fisica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Bedonia.

Il Comune sorge ai piedi del Monte Pelpi (1485 m s.l.m.) ed è attraversato dal torrente Pelpirana, nell'area di poco precedente alla sua confluenza nel fiume principale. Nel territorio comunale si trova il passo Montevacà che collega la Valle del Ceno alla Val di Taro dove, appunto, si trova Bedonia. La parte di territorio che si estende nella Valceno è costellata da 72 frazioni fra le quali Ponteceno, Anzola, Selvola e Masanti. Molti sono anche i passi montani, quali il Passo del Bocco, il Passo del Tomarlo, il Passo Colla, il Passo Segarino, il Passo della Tabella, il Passo di Centocroci, il Passo delle Pianazze e il Passo della Cappelletta.

Dall'epoca antica al medioevo

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Già abitata dai celti liguri prima della colonizzazione dei romani, in loco sono state ritrovati dei reperti archeologici relativi al neolitico. Il villaggio fu uno degli ultimi nell'area ad essere soggiogato dalla forza delle legioni di Roma in data 167 a.C. quando il proconsole Marco Fulvio Nobiliore riuscì a sottomettere gli abitanti mettendo a ferro e fuoco la vicina foresta del Monte Penna, deportando molti residenti nel territorio del Sannio.

Sotto il dominio romano la città prese il nome di Bitunia (da cui il nome moderno) e con tale nome viene citata anche nella Tavola Alimentaria voluta dall'imperatore Traiano e ritrovata a Velleia (inizio del II secolo d.C.). I romani applicarono al territorio boschivo di Bitunia un vincolo forestale che ne preservò la ricchezza boschiva almeno sino all'anno 1000.[6]

Il borgo viene citato nuovamente in un documento dell'VIII secolo quando un gruppo di homines di Bedonia entra in conflitto col vescovo di Piacenza per dei diritti sulle terre coltivabili in zona "Breia" ancora oggi esistente, amministrate da case massericae di cui si possono ritrovare antiche tracce nelle frazioni di Casalporino, Casaleto e Casale d'Illica[6] Durante il primo medioevo, l'area dell'abitato venne fortemente influenzata dalla presenza dei monaci dell'abbazia di Bobbio che realizzarono gli insediamenti di Porcile e Calice e, dopo essere stato feudo dei vescovi di Piacenza che vi istituirono in loco un arciprete a loro rappresentanza, il borgo passò quindi nell'orbita del comune di Piacenza.

Dallo Stato Landi al Ducato di Parma

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Mappa dello Stato Landi a metà del Seicento: Bedonia (indicata con l'antico nome di "Pieve di Bedonia") si trova al centro dello stato

Data la posizione in prossimità di diverse regioni, la città di Bedonia si trovò ben presto ad essere contesa lungamente tra il comune di Piacenza e le nobili famiglie dei Lusardi e dei Landi verso la fine del XII secolo, per poi venire definitivamente assegnata a questi ultimi nella persona di Agostino nel 1551 che inglobò l'abitato nel cosiddetto Stato Landi. La città venne quindi venduta ai Doria genovesi sul finire del Seicento. Tornata in mano alla famiglia Landi sulla fine del XVII secolo, passò quindi ai Farnese, entrando così nell'orbita del Ducato di Parma dal 1682, stato con cui condivise gran parte della propria storia successiva.

Sotto il dominio borbonico, Bedonia conobbe un nuovo periodo di splendore e nel 1793, in riconoscimento della propria antichità e del proprio ruolo storico e sociale nell'area, dovendo lo stato parmense istituire una sede per l'Archivio Notarile locale, si ritenne opportuno di erigerlo a Bedonia, ma l'arrivo dei napoleonici nel 1796 compromise la realizzazione di questo progetto. Nel 1806 la città di Bedonia partecipò ad una locale rivolta contro i francesi che fece sì che essa venisse staccata dal Ducato di Parma ed annessa direttamente all'Impero francese assieme a buona parte della Val di Taro, in quello che divenne noto come Dipartimento degli Appennini.

L'epoca moderna

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L'annessione al Regno di Sardegna avvenne nel 1859 e prese parte attivamente alla prima ed alla seconda guerra mondiale, divenendo in quest'ultima centro di reclutamento della Brigata alpina "Julia".

Nel corso della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1943, Bedonia fu uno dei comuni della provincia di Parma adibiti a località di internamento libero per ebrei stranieri. Vi soggiornarono a domicilio coatto un totale di 28 profughi, provenienti dai Balcani e dalla Dalmazia.[7] Con l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana, sette di loro vennero arrestati a Bedonia a fine novembre 1943 e deportati ad Auschwitz nell'aprile 1944.[8] Il resto del gruppo si dette alla fuga e si disperse. I più riuscirono ad evitare la cattura e la deportazione, ad eccezione di due di loro arrestati in altre località.[9] In memoria dei sette deportati da Bedonia sono state poste delle pietre d'inciampo di fronte alle case dove erano alloggiati durante il soggiorno coatto.[10] Un'ottava pietra d'inciampo ricorda Carlo Bermagaschi, bedonese, deportato come lavoratore coatto a Brüx in Cecoslovacchia, dove muore il 27 marzo 1945.[11]

Con l'avvicinarsi del fronte, nell'estate del 1944, la zona fu teatro dell'operazione Wallenstein, una serie di rastrellamenti di partigiani effettuati da forze nazi-fasciste.[12] Il comune ha ottenuto poi con la Repubblica il riconoscimento della medaglia d'argento al valor militare per gli sforzi bellici sopportati.

Stemma

Lo stemma è stato riconosciuto con DPCM del 3 settembre 1951.[13]

«D'argento, alla colonna d'azzurro, sormontata da una corona all'antica dello stesso, accollata da un tralcio di edera di verde, fogliato di nove, quattro per parte ed una al centro della colonna, verso la base, con legenda ai lati di nero CONCORDIA RES PARVÆ CRESCVNT. Alla bordura composta d'oro e d'azzurro.[14]»
Gonfalone

Il gonfalone è stato concesso con DPR dell'8 settembre 1952.[13]

«Drappo di bianco, ornato di ricami d'argento nella parte inferiore, caricato dello stemma con l'iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune.[15]»

Gli smalti oro e azzurro che contraddistinguono la bordura dello stemma di Bedonia possono, secondo diverse fonti, aver tratto la loro origine sia dallo stemma della famiglia Landi che ne fu feudataria per lungo tempo, sia dal Ducato di Parma nella cui orbita il comune entrò a fine Seicento.

Menzione onorevole di benemerenza per il terremoto calabro-siculo (1908) - nastrino per uniforme ordinaria
«Al Comune di Bedonia»
— Regio Decreto 5 giugno 1910 [16]

Il Comune di Bedonia è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della medaglia d'argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[17][18]:

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria
«La popolazione del comune di Bedonia, tramite i suoi figli migliori, iniziava la lotta per la libertà contro il nemico invasore fin dal 9 settembre 1943. Il martirio della sua gente, inflitto da cinque tragici rastrellamenti, con il sacrificio di vite umane, la distruzione di innumerevoli case e di beni, non la vide mai doma, ma sempre a fianco delle gloriose formazioni partigiane. In venti lunghi mesi di dura e cruenta lotta contro la barbarie trasse nuovo stimolo e vigore per il raggiungimento della libertà e per la rinascita della Patria. Bedonia, 9 settembre 1943 - 25 aprile 1945»
— Roma, 9 maggio 1994[19]

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Antico santuario di San Marco

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Lo stesso argomento in dettaglio: Antico santuario di San Marco.
Antico santuario di San Marco

Edificato nel 1685 per volere del tenente Marco Lezoli nei pressi della cappellina del Pozzo eretta nel 1600, l'oratorio barocco di San Marco fu modificato nel 1720 con l'aggiunta sul lato nord della cappella di San Giuseppe e della sagrestia; elevato successivamente a santuario mariano, fu inglobato nel 1846 all'interno del seminario vescovile; rivelatosi insufficiente a ospitare tutti i pellegrini devoti alla cinquecentesca statua della Madonna della Consolazione ivi collocata nel 1731, fu sostituito nel 1955 dal nuovo santuario della Madonna di San Marco. Preceduto da un porticato sviluppato su due ordini, il luogo di culto si sviluppa su un'unica navata decorata sulla volta e sulle pareti da affreschi, stucchi neoclassici e grandi tele seicentesche e novecentesche.[20]

Santuario della Madonna di San Marco

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Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario della Madonna di San Marco.
Santuario della Madonna di San Marco

Costruito a partire dal 1939 inglobando nella cripta la seicentesca cappellina del Pozzo su progetto degli architetti Gino Robuschi e Luigi Sassi, il santuario neobizantino, sorto per sostituire l'ormai inadeguato antico santuario di San Marco, fu completato nel 1955 e arricchito con i porticati attorno al sagrato tra il 1960 e il 1970; elevato nel 1978 a basilica minore per volere del papa Giovanni Paolo I, fu ristrutturato e decorato nella cripta nel 2006 su disegno dell'ingegner Paolo Scarpa. Preceduto da una monumentale facciata rivestita in pietra, è coronato da un'imponente cupola su tamburo alta 50 m; sviluppato su una pianta centrale a croce greca e ornato internamente con pilastri in marmo rosa, mosaici, vetrate e dipinti, ospita nella zona absidale una venerata statua in legno dipinto della Madonna della Consolazione, risalente al 1531; la moderna cripta su tre navate è affiancata da sei cappelle, tra cui l'antica cappellina del Pozzo, situata nel punto in cui prima della costruzione della basilica, sorgevano due cappellette, una di fronte all'altra una delle quali conteneva un pozzo, nell'altra invece venivano celebrate le messe. Queste furono rimosse per fare spazio per la basilica e per ricordarle ora è presente una cappella nella basilica ove è conservato, dietro alla vasca di raccolta dell'acqua sorgiva considerata miracolosa, l'altare barocco marmoreo del 1716.[20][21][22]

Seminario vescovile

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Lo stesso argomento in dettaglio: Seminario vescovile (Bedonia).
Seminario vescovile

Edificato in continuità col seicentesco santuario di San Marco tra il 1841 e il 1846 su iniziativa di don Stefano Raffi e don Giovanni Agazzi, il seminario vescovile, progettato in stile neoclassico dall'ingegner Pietro Tagliasacchi, fu ampliato con l'ala est-ovest tra il 1847 e il 1865; chiuso nel 1981, fu in seguito riconvertito in sede museale, ostello e centro congressuale. Sviluppato su una superficie di quasi 6000 m² distribuita su quattro livelli, il grande palazzo ospita il polo museale del seminario vescovile, con dieci musei e due biblioteche; sul retro si estende il grande parco ricco di diverse essenze arboree.[23]

Chiesa di Sant'Antonino Martire

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Antonino Martire (Bedonia).
Chiesa di Sant'Antonino Martire

Edificata originariamente tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, la chiesa divenne nel XIII secolo la pieve più importante dell'alta Val Taro e della Val Ceno; completamente ricostruita in stile barocco tra il 1628 e il 1630, fu ampliata negli anni seguenti con l'aggiunta di quattro cappelle laterali e del nuovo campanile, sopraelevato intorno alla metà del secolo successivo; arricchita del rivestimento in lastre di travertino sulla facciata tra il 1963 e il 1964, fu restaurata nel 1974 e soprattutto tra il 2003 e il 2006. Riccamente decorata con stucchi settecenteschi e affreschi ottocenteschi e novecenteschi nella navata, nel presbiterio absidato e nelle otto cappelle laterali, la chiesa ospita numerose opere di pregio, tra cui vari dipinti, l'altare maggiore marmoreo del 1787, l'organo del 1759, argenti seicenteschi e arredi settecenteschi.[24][25][26]

Oratorio di San Rocco

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Lo stesso argomento in dettaglio: Oratorio di San Rocco (Bedonia).
Oratorio di San Rocco

Edificato originariamente nel 1630, il piccolo oratorio fu restaurato nel 1805 e completamente ricostruito in stile neoclassico nel 1836. Al suo interno, la navata è decorata con affreschi a trompe-l'œil.[27]

Chiesa di Sant'Apollinare

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Apollinare (Bedonia).
Chiesa di Sant'Apollinare

Edificata originariamente forse già dai Bizantini, la chiesa di Calice fu assegnata verso la metà del IX secolo ai monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio e nel 1014 alla diocesi di Bobbio; elevata in seguito al rango di pieve, perse il titolo nel 1583 a vantaggio della chiesa di Santa Maria Assunta di Drusco, ma nel 1722 divenne sede di parrocchia autonoma con diritto di patronato da parte dei duchi di Parma; completamente ricostruita in epoca ignota in stile barocco, tra il 1940 e il 1942 fu decorata internamente con affreschi dall'artista Romeo Musa. La chiesa conserva varie opere di pregio, tra cui un cippo funerario romano del II secolo, due pilastrini cinquecenteschi in marmo bianco scolpito, un'ancona seicentesca barocca e un dipinto raffigurante la Madonna di Caravaggio, realizzato nel 1845 da Giovanni Riccò.[28]

Chiesa di Santa Maria Assunta

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria Assunta (Bedonia).
Chiesa di Santa Maria Assunta

Menzionata per la prima volta nel 1369 quale cappella dipendente dalla vicina pieve di Calice, la chiesa di Drusco assunse il titolo plebano nel 1583; completamente ricostruita in stile barocco in epoca ignota, nel 1730 fu solennemente consacrata dal vescovo di Bobbio Carlo Cornaccioli; ristrutturata e decorata tra il 1925 e il 1954, fu restaurata negli affreschi nel 2003. Al suo interno, riccamente ornato, sono conservate varie opere di pregio, tra cui il monumentale altare maggiore barocco seicentesco in legno dorato e intagliato, il fonte battesimale romanico, il pulpito ottocentesco e alcuni antichi oggetti sacri.[28][29]

Chiesa di San Giovanni Battista

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giovanni Battista (Bedonia).
Chiesa di San Giovanni Battista

Menzionata per la prima volta nel 1369 quale cappella dipendente dalla vicina pieve di Calice, la chiesa di Chiesiola fu elevata a parrocchia autonoma nella seconda metà del XVI secolo; completamente ricostruita in forme barocche nel 1714, fu restaurata nel 1914; al suo interno, riccamente decorato con affreschi, sono conservate alcune opere di pregio, tra cui l'altare maggiore marmoreo settecentesco, due ancone barocche in stucco e arredi risalenti agli inizi del XVIII secolo.[30]