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giovedì 30 giugno 2016
mercoledì 29 giugno 2016
martedì 28 giugno 2016
lunedì 27 giugno 2016
domenica 26 giugno 2016
sabato 25 giugno 2016
venerdì 24 giugno 2016
giovedì 23 giugno 2016
Viaggio in Toscana 6 - Maremma
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| Grosseto |
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| Bufale da latte |
Scendere al piano. E in questa parte di Toscana, scendere al piano significa Maremma, terra aspra e difficile che si è negata all'uomo per millenni, respingendolo con le sue difficoltà, il suo terreno paludoso ed impenetrabile, le sue malattie endemiche. E' passato solo poco più di mezzo secolo da quando queste terre erano semideserte e vissute solo da sporadici insediamenti provvisori di uomini febbricitanti per la malaria o terreno di cacce per nobili. Poi l'epopea delle bonifiche con le agiografie sociali del caso ed oggi terra di grande attrattiva proprio per questa sua rustica selvaticità che la rende per noi cittadini poltroni calamita di interessi. Qui puoi sfogare il tuo desiderio di terre dalla poche comodità, come le cerca chi di norma ne ha troppe e vedere paesaggi perduti e animali scordati dalla modernità, abituali di un tempo e oggi tornati di moda. Dunque ecco l'interesse per la visita dell'allevamento di bufale da latte La Maremmana, moderna soluzione per un animale antico sebbene poco usuale nel nostro paese se non in aree ristrettissime. Qui si è cercato di integrare al meglio l'operatività del sistema per rendere conveniente questa attività. Quindi oltre 700 capi di bufale mediterranee, che si alimentano in massima parte con materiale prodotto in azienda e producono latte che viene trasformato in loco nel caseificio Inno al sole.
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| Il caseificio |
I liquami prodotti dall'allevamento, tutti gli scarti di produzione e le colture dedicate alimentano un impianto di biogas che completa il ciclo. Come ovvio viene offerta anche la carne bufalina che sebbene ancora poco apprezzata comincia ad avere i suoi amatori. Naturalmente buona parte della produzione viene esportata, segno che se sai fare le cose bene, il mercato, unico giudice imparziale, ti premia. Chi non conosce questo tipo di allevamento può dedicare un paio d'ore per farsi un'idea e approfittare per gustarsi qualche discreto formaggio. E finalmente si arriva al mare ai margini del parco naturale della Maremma, oasi di selvaggia bellezza che vale il viaggio. Se riuscite ad aggregarvi a qualche visita, potrete approfittare degli interessanti racconti del capo buttero che illustra con simpatia questa antica attività o farvi un giro sui carri rustici trainati dai cavalli. Poi si può arrivare al mare distante sette chilometri lungo una bella pista ciclabile tra gli alberi, perdersi nella pineta nei tanti tinerari a piedi, vedere i selvatici dispersi nella macchia o rimanere incantati a guardare i gruppi di capi Maremmani, essendo qui le poche centinaia di capi rimasti di questa colossale razza da lavoro che riempie i quadri di Fattori. Non rimarrete indifferenti a guardare questi animali monumentali lasciati bradi nel parco, unica razza in grado di resistere a queste condizioni.
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| Buttero al lavoro |
I Macchiaioli ingiustamente messi in secondo piano dalla corrente impressionista tanto più famosa ed apprezzata nel mondo, ne hanno fatto il marchio di questo territorio, che anche con questo riesce ad attrarre visitatori da ogni parte. Dietro incombono i monti dell'Uccellina ricoperti da una macchia impenetrabile agli umani e popolati di cinghiali. I nomi locali degli arbusti, il cavaocchi o lo strappabrache illustrano l'ambiente. Come in tutte le zone umide ben conservate, naturalmente strepitosa l'avifauna, stanziale e di passo. Insomma il piacere della bellezza, che comunque porta soldi e che riesce a mantenere attivo anche quello che economicamente da solo non lo sarebbe. Godetevi la visita, la parte museale con i tanti attrezzi agricoli e una splendida raccorta di modellini di macchine agricole e la selleria dei butteri, cercando di capitare nel momento in cui si ha la possibilità di vederli al lavoro, ma attenzione, nella discussione non fate paragoni nemmeno sfumato con i cowboy americani, perché questo li irrita notevolmente e da queste parti la gente è fumantina e la mosca va subito su per il naso. Poi non vi resterà che assaggiare i prodotti di questa terra, i salumi, i formaggi, il Morellino, l'olio e la carne dura ma saporita.
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| Capi di maremmana |
SURVIVAL KIT
La Maremmana - Strada principale del Poggiale 72 - Principina Terra. Grosseto. Calcolate un paio d'ore perla visita all'allevamento, al caseificio in un casale dell'800 e all'impianto di biogas e assaggio ed eventualmente acquisti di prodotti. Visite guidate per almeno 10 persone, se non sbaglio con 5 euro, alla fine ve ne andate a casa anche con una mozzarella appena prodotta.
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| La selleria |
Tenuta di Alberese - Via dell'artigliere 4. A 15 km da Grosseto. Vale la visita anche perché ci dovete passare attraverso per visitare il parco. Ci si può dormire, acquistare prodotti locali nel negozio e visitare sempre in gruppo l'allevamento in compagnia del capo buttero. Poi itinerari a piedi, in carrozza e in bici, spiaggia e tante zanzare. Da non perdere.
Hotel Granduca - Via Senese 170 - Grosseto. Albergo nuovo e ben dotato, doppia sui 90€ con colazione. Fuori dal centro ma davanti all'ospedale se servisse. Grosseto è un punto interessante per poter fare poi giri nei dintorni. Diversamente e a prezzi più contenuti converrà scegliere uno dei tanti agriturismi dei dintorni.
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mercoledì 22 giugno 2016
Viaggio in Toscana 5 - Nomadelfia
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| Campagna toscana |
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| L'ingresso a Nomadelfia |
Ho parlato all'inizio di questo mio piccolo excursus nella bassa Toscana, del concetto di città ideale e di utopie. Il genere umano si è nutrito di questo per tutta la sua storia intellettuale, con alterni risultati che vanno, quando non sono rimasti a livello di discussioni a tavolino, dai fallimenti clamorosi a realizzazioni che anche a distanza di tempio presentano aspetti pieni di interesse e che inducono alla riflessione. Dunque non poteva mancare, per condire di colori diversi il nostro viaggio, una breve visita a Nomadelfia che, a mio parer rientra appieno in questa casistica. Di certo un paio di orette trascorse ad ascoltare il racconto e la presentazione di questo luogo e del suo senso da parte di un simpatico e coinvolgente "abitante" della comunità incaricato appunto dei rapporti con l'esterno, sono poche per avere un contatto completo e maturare una opinione sicura, tuttavia rimane una delle soluzioni accettabili per farsi un'idea della cosa. Questa comunità, che raccoglie oggi circa trecento persone unite in gruppi famigliari, nasce nel dopoguerra dall'idea di Don Zeno Saltini, un prete d'assalto, spesso in forte contrasto con le gerarchie, di costituire una comunità che potesse raccogliere e crescere nel calore di una vera e propria famiglia, i tanti orfani di guerra, attraverso l'aiuto delle cosiddette mamme surrogate o di altre famiglie che si mettevano a disposizione, lavorando insieme secondo i principi di un Vangelo quasi delle origini.
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| Grosseto - La piazza |
Tutto questo attraverso grandi difficoltà, economiche e politiche di vario genere di cui non sto a raccontarvi, ha condotto alla costituzione di questo gruppo che mira all'autosufficienza in tutti i modi, mescolando una sorta di povertà francescana che fa leva soprattutto su una progressiva diminuzione dei bisogni e della necessità delle cose. Quel poco del mondo moderno assolutamente indispensabile, viene spesso da materiali scartati dal mondo ricco e sprecone e messo in comune per ottimizzare le risorse. Insomma da un lato un concetto piuttosto maoista, del lavoro gratuito in cui ognuno viene compensato secondo i propri bisogni, dall'altro una visione cattolica, con al centro la famiglia, intesa come gruppo che si prende cura di tutti quelli che a loro vengono affidati con spirito di amore genitoriale e produttivo per il tessuto sociale. Ti vengono in mente tante cose, le comuni cinesi, il kibbutz israeliano, le varie comunità settario-religiose, naturalmente con tutte le loro differenze e peculiarità. Insomma una società che si richiama ai primi nuclei cristiani, che vive senza denaro e senza proprietà privata, in cui tutti lavorano secondo le proprie capacità per un bene comune superiore. Rimane il fatto che questa realtà continua a funzionare da decenni anche se rimane al'interno di una sorta di staticità che le impedisce di crescere.
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| Il Duomo di GRosseto |
Di certo, questo senso di autarchia volta a coprire alla meglio i fabbisogni interni si adagia su metodologie che piacerebbero di certo molto ai fautori della decrescita felice. Un piccolo allevamento, una azienda agricola molto basica, orti comuni per le necessità interne, laboratori di meccanica e falegnameria, insomma quello che serve per andare avanti alla meglio. Se avanza qualcosa lo si vende ai visitatori, ma senza troppo affanno. Gli amatori del bionaturale lo apprezzeranno anche se l'indirizzo è dato più dalla necessità di risparmio che da reale calcolo teosofico. Insomma un mondo che, al di là delle motivazioni con cui è nato, il vivere intensamente il Vangelo e la protezione degli indifesi, potrebbe anche rispondere a molte pulsioni nuove che si stanno imponendo nel nostro mondo. Certo appaga e convince molto la convinzione del vivere e lavorare con dedizione e generosità, possiamo dire decisamente monastica, per una società migliore e che abbia come fine la protezione di chi è più debole e bisognoso di cura. A mio parere le cose meno convincenti sono in primo luogo il messaggio che potrebbe passare indicando questa come una soluzione per la società in generale.
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| Grosseto - Le mura |
Mi sembra infatti che questo tipo di comunità sopravviva anche perché è immersa in un tessuto sociale esterno da cui arrivano aiuti in varia forma anche solo magari sfruttandone i materiali di risulta o per le donazioni dei quasi 10.000 visitatori annui e che comunque sia adatta solo a chi abbia davvero un sincero e convinto pensiero di dedizione al prossimo, una accettazione di regole così assoluta che fa sì che solo pochi alla fine rimangano a proseguire l'opera, in quanto per farne parte devi giustamente rispettarne davvero a fondo finalità e stile di vita. E' interessante la necessità di avere comunque un fronte comune unico verso l'esterno. L'assemblea , si riunisce e decide per chi votare e tutti si devono uniformare alla decisione, lasciando da parte la naturale tendenza all'individualismo umano, cosa molto difficile da accettare ad esempio per me. Insomma un progetto comunque molto interessante da conoscere anche solo superficialmente. Magari se volete saperne di più date un'occhiata al sito. Un interesse diverso in cui si può anche pernottare a pochi chilometri da Grosseto, città tra le meno conosciute della Toscana, già così ricca di meraviglie, in cui tuttavia varrebbe la pena di trascorrere un pomeriggio passeggiando nel centro storico ammirando il bel Duomo o facendo il giro delle mura così ben conservate.
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| Grosseto - le mura |
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martedì 21 giugno 2016
domenica 19 giugno 2016
Viaggio in Toscana 4 - Vino e archistar
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| Un vigneto a Cinigiano |
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| La palazzina uffici di ColleMassari |
Che la Toscana sia terra da vino quasi sopra ogni altra (anche se come piemontese avrei da dire su questo, ma non voglio insistere perché ero ospite) è fatto noto, ma la cosa più interessante è che quaggiù ci hanno sempre saputo fare nel valorizzare il prodotto attraverso quello che oggi chiamiamo marketing ed immagine. Dunque attraversiamo le terre di Montalcino che ormai sono diventate un brand così famoso nel mondo che neppure le più stupide truffarelle dei cretini che quando gira il soldo cercano sempre di essere più furbi di tutti, sono bastate per intaccarne la sostanza e ormai si va per prenotazioni per cinque anni avanti a prezzi d'affezione. Questo naturalmente si tira dietro tutto il resto, mettici un prodotto di base, il Sangiovese che di per sé è garanzia di una buona partenza, un enologo di vaglia che sappia il fatto suo, aggiungi poi una terra di una bellezza unica ed è facile costruirci sopra delle nuove avventure commerciali di una certa portata. Ecco dunque che nomi importanti che hanno quattrini a palate hanno pensato che fosse giusto ed interessante investire somme di un certo rilievo da queste parti, per creare aziende nuove, di acconce dimensioni con l'intento di produrre vini di alta gamma che potessero sfruttare quanto già è noto del territorio. Diciamo che così si parte già da una buona rendita di posizione.
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| La cantina di invecchiamento |
Per metterci sopra il carico da 11 qualcuno ha pensato, con intelligenza aggiungo io, che visto che l'investimento era importante, tanto valeva aggiungere ancora qualcosa e far progettare la nuova cantina da un architetto famoso, in modo da poter aggiungere un ulteriore punto di interesse e di bellezza all'operazione tutta. Ormai questa pare la tendenza dei grandi nomi di tutto il mondo. Capita dunque di poter visitare da queste parti aziende vitivinicole create ex novo da non molti anni, i cui edifici sono stati disegnati da nomi noti. Noi abbiamo avuto l'opportunità di visitarne due. La prima è la cantina Colle Massari a Cinigiano progettata dal famoso Edoardo Milesi scelto probabilmente proprio perché è uno dei più importanti esponenti della bioarchitettura sostenibile in Italia. Questo naturalmente è in linea con gli indirizzi che sembrano essere l'asse portante della produzione aziendale e del suo marketing, puntare su un'alta qualità in un territorio vocato, ma con un indirizzo totalmente biologico, dalla tecnica colturale del vigneto, alla vinificazione e quindi anche tenendo conto di un progetto tecnologico di cantina che tenga conto di questo fatto. Ora sapete bene come la penso su questi atgomenti, purtuttavia, se uno fa un investimento (e qui di soldi ce ne sono stati messi molti) lo fa seguendo quello che secondo lui gli può portare a casa il risultato migliore e siccome oggi questa è la direzione in cui tira il vento, lì si è scelto di veleggiare.
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| La cantina Rocca di Frassinello |
Cosa quanto mai calzante visto che una parte del grano arriva proprio da quel Bertarelli che da operazioni come quella di Alinghi e questa del vino, penso voglia ricavare oltre che al piacere di un passatempo di lusso, anche un risultato economico. Questo naturalmente sarà tutto da vedere spulciando i libri contabili, nel nostro caso invece dobbiamo apprezzare, l'idea architettonica della cantina che affonda le sue sale di lavoro nel ventre della collina con a fronte un paesaggio straordinario, a contatto con la roccia del sottosuolo che compare a vista tra le file ordinate di barriques e delle botti di rovere. Diciamo un 600.000 bottiglie, prodotte assieme ad altri due poderi di cui uno nella zona di Montalcino, per conquistare il mondo con prodotti d'affezione. In fondo l'Italia ha anche molto bisogno di queste cose. Certo assaggiare vini nella grande sala progettata all'uopo con vista sulle colline circostanti, tra bruschette, salami e prosciutti di qualità, assaggiando alcuni dei loro vini (certo non il Brunello riserva da 180 €) è un bel piacere, ve lo garantisco.
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| La barricaia |
Discorso parallelo per la Cantina Rocca di Frassinello a Gavorrano progettata da Renzo Piano nel cuore della zona del Morellino di Scansano, altro vino di punta della Toscana. Bisogna dire che questa costruzione appaga davvero la vista e, pur essendo modernissima e perfettamente coerente con lo stile dell'archistar, appare assai armonizzata con l'ambiente circostante, in gran parte nascosta alla vista e assolutamente funzionale al suo scopo primario, quella di produrre un vino di altissima qualità. Certo il colpo d'occhio più forte ce l'hai quando superate le porte esterne della porzione "tecnica" arrivi nel perfetto ambiente della barricaia, che scende attraverso una serie di gradoni, come in un antico teatro nel ventre della collina. Qui la luce naturale può penetrare solo attraverso una piccola apertura dall'alto ed allora il raggio di luce che scende in basso ad illuminare le piccole botti guidato da una serie di specchi, trasforma l'ambiente nella sacralità di una chiesa. Fateci un salto se venite da queste parti, sono due visite interessanti, tanto per capire in che direzione sta andando la vinicoltura italiana e mi raccomando, assaggiate, assaggiate, assaggiate.
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| Paesaggio |
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