domenica 31 ottobre 2010

Cronache di Surakhis 33: Lettera al direttore.

Egregio Direttore,
Sono un cittadino rispettoso delle leggi e delle tradizioni. Cerco di comportarmi come è giusto e come ritengo sia bene per il nostro disperato e povero pianeta. Non ho mai cercato facili scorciatoie per me o per i miei figli per farli raggiungere i vertici che si meritano, in quanto figli miei. Mai ho cercato di convincerli a conquistarli con i loro meriti, ma, come è giusto, li ho sempre guidati a sfruttare le nostre parentele e corrompendo in modo corretto e proporzionale i vari giudici. Forse qualcuno pensa che non abbia sofferto quando ho dovuto sopprimere quasi diecimila schiavi delle mie miniere senza neanche recuperare i costi di mantenimento con quel poco che ho ricavato dalle banche degli organi?

Invece, vedo ogni giorno di più, che corruzione, lenocinio, vendita di indulgenze, prevaricazione e tutti quei sacri valori fondamento della nostra società, a cui ci siamo sempre ispirati vengono irrisi e vilipesi, mentre le strade della capitale sono percorse da schiere di sordidi Morigeratores che chiedono addirittura di mettere ai posti di potere persone capaci o, che orrore, quasi non oso dirlo, scelte tra i più meritevoli e non come è giusto tra chi ha i migliori appoggi o possibilità di corrompere. Attaccano il lungocrinito imperatore, che Iddio gli dia lunga vita, come se i suoi 900 anni e il fatto che governi dal suo letto e mantenuto in vita dalle amorevoli macchine, non fossero sintomi della grande vitalità del sistema. Gli addebitano come una colpa la frequentazione dei templi di Venus Fellatrix come se non fosse giusto per l'uomo santificare i pochi momenti di riposo con un paio di Succhiatrici Bavose di Capella IV o con un massaggio ristoratore di qualche Plurizinna Intergalactica. Questa nuova ventata di insopportabile veterobigottismo si indigna se mette a capo di un ministero qualcuna di queste sacerdotesse, come se intanto questa posizione avesse influenze pratiche.

Questa gentaglia, non riconosce più la callipigia come unica dote importante e utile ad una buona carriera, per le proprie figlie. Insopportabili Da Ze Bao tappezzano i muri insinuando ogni giorno che il Suo Giornale Unico e Riconosciuto, non si occupi dei problemi planetari, quando da mesi Lei, Direttore sta pubblicando importanti inchieste sulle posizioni preferite dal nostro Imperatore dai boccoli d'oro, che Iddio lo protegga sempre, o sulla classifica del Campionato di Ronda sul numero dei clandestini Andromediani eliminati nelle Cacce. Noi cittadini seri e rispettosi non ne possiamo più, vogliamo che queste orde diventino carne per predatori di organi, che non accada mai più, come è avvenuto l'altro giorno, che un concorso planetario correttamente truccato venga sospeso. La prego intervenga senza pietà e in alto i peni sempre!
Con stima, Paularius di Surakhis.

P.S. La prego di pubblicare senza indugio questa mia, se non vuole che le invii i miei Sardar con le loro sempre convincenti mazze bubgabungofore.


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venerdì 29 ottobre 2010

Recensione: Rigoni Stern - Amore di confine.

Mario Rigoni Stern, non è uno dei miei autori preferiti. Non che non mi piaccia come scrive o le sue tematiche, ma la sensazione è che alla lunga sia un po' troppo ripetitivo. In questo Amore di confine, libro di racconti brevi del 1986, ripercorre con una serie di piccoli affreschi, tutto il corso della sua vita. A mio parere, dà il meglio quando ripercorre i lontani ricordi di guerra. Non per niente mi sembra che Il sergente nella neve sia la sua opera più intensa e compiuta. Qui invece mi dà l'apparenza di tirare un po' via, tanto per riuscire ad andare fino alla fine.


Certo è sempre lieve e delicato, anche quando racconta di cose dure e difficili, però, forse come è logico in tutte le raccolte, alcuni pezzi mi sembrano meno riusciti. Più convincente in In una valle felice o in Marte, meno in La rivolta per i tori o Guerra all'incendio. Un pò Bibbia obbligata per i nuovi profeti del "naturale" come stile di vita, un' esegesi del come si stava bene una volta e così via cantando, in una serie che oggi ha la via spianata per la corrente sempre più impetuosa dei natural-teo-bio-akilometrizero. Per carità, ce ne fossero comunque di questi libri. Lo consiglio comunque a chi ama leggere qualcosa prima di dormire. I 44 racconti sono ideali, data la brevità, per disporsi in un buono stato d'animo che consenta un riposo non turbato dagli inevitabili e ormai quotidiani Scazzi e Bunga Bunga.

giovedì 28 ottobre 2010

Wáng Bā Dàn


I cinesi son persone come tutte le altre nel mondo e di certo fanno le stesse cose avendo le stesse pulsioni, ma la loro cultura, da secoli è intrisa di una incredibile pruderie, che nei modi e soprattutto nel linguaggio respinge in maniera decisa ogni forma di supposta volgarità che, come in molti altri campi, offenda il generale senso di equilibrio e di armonia. Così è inutile cercare sui vocabolari, per mettersi in pari con la lingua, espressioni volgari o anche semplici parolacce per trovare un contraltare alle nostre maniere ormai comunemente sboccate. Niente four letters words, forse neanche esistono e il mio amico Ping, nei primi anni che frequentava il nostro paese era assolutamente inorridito dal fatto che le nostre più gentili signorine avessero sempre in bocca quella parola di 5 lettere che fornisce ormai un nostro comune intercalare.


Ma allora come si fa, possibile che un popolo sia così dotato di autocontrollo da negarsi anche una semplice imprecazione o non riesca a descrivere una situazione scurrile che poi pratica come tutti, comunque assai volentieri? Ecco che spunta l'intelligenza e quindi all'espressione volgare viene sostituito un giro di parole edulcorato che lo descriva. Ecco dunque nel Sogno della camera rossa (vedi qui) che l'azione clou del sesso, viene detta il gioco della pioggia e delle nuvole e così via. Tuttavia è un po' come rincorrersi tra doping e antidoping, ogni espressione ingentilita, diventa subito, dato il suo significato, volgare e impronunciabile da chi si considera educato e il famoso libro che la conteneva è visto come licenzioso e inadatto alle signorine. Dopo tanti anni il mio amico Ping si è completamente italianizzato però e ogni tanto qualcosa gli scappa, se pur a malincuore, così quando all'indirizzo di un auto che gli aveva tagliato malamente la strada se ne uscì con uno stentoreo Wáng Bā Dàn! se pure inudibile all'esterno dell'auto, capì di averla fatta grossa e si dimostrò reticente alla mia richiesta di spiegazioni.


Vi assicuro niente prurigine, soltanto un sano desiderio di approfondimento glottologico. I tre ideogrammi sono assolutamente semplici e di facile lettura. Il primo Wáng 王, lo abbiamo già esaminato qui, significa Re o insegna reale, il secondo Bā 八, è il semplice numero 8, il terzo Dàn 蛋, significa Uovo, Ovoidale. Dunque? Intanto i primi due assieme significano L'animale che ha 8 insegne reali (piastre) e cioè la tartaruga, ben riconoscibile dal suo carapace che contiene 8 scudetti. Allora Uovo di tartaruga, trasformato in volgarissimo e impronunciabile insulto. Beh, se me lo consentite, ma si tratta di studio, significa semplicemente "stronzo", ma come mi ammonì subito Ping con il dito puntato con severità: "Però tu non dire mai!".



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mercoledì 27 ottobre 2010