Si continua con l’edizione 2026 della rassegna pisana di musica sacra Anima Mundi, e stavolta si torna in duomo con una importante composizione che ahimé, non era mai stata sentita né vista prima. Ma si sa, andare a un concerto per sentire qualcosa di “nuovo” può conferire all’evento un valore aggiunto, e in questo caso è stato proprio così.
Il programma della serata è interamente occupato da La creazione composta negli ultimi anni del Settecento da Franz Joseph Haydn. Un oratorio per soli, coro e orchestra come ai vecchi tempi. Ma il tempo, nel frattempo, è passato, dall’epoca di Bach e poi Händel. E si sente…
Arrivano sul palco prima il Coro della Cattedrale di Siena, poi l’Orchestra della Toscana, poi i solisti e il direttore James Conlon. E finalmente si comincia.
Appare stupefacente che stavolta, a differenza di tante altre, si senta tutto benissimo. Dai toni lievissimi con cui parte l’Introduzione, ai rinforzi strumentali che poi arrivano per sostenere l’immagine del Caos; ma anche dopo, con le parti del coro e dei cantanti solisti, o anche gli interventi solistici di alcuni strumentisti dell’orchestra… Insomma si sente tutto proprio bene. Sarà che stavolta ci toccò un posto in una delle primissime file? O forse ha giocato la sua parte anche il controllo dell’intensità dell’orchestra e del coro da parte del Maestro Conlon? Mistero. Sta di fatto che dall’inizio alla fine l’acustica del duomo stavolta è stata pienamente godibile.

Il baritono (ma non solo) Markus Werba nella parte dell’arcangelo Raffaele.
Dopo la godibilissima e lievemente orchestrale Introduzione si comincia con l’intensissima alternanza di parti solistiche e corali. Si parte con l’arcangelo Raffaele che inizia a descrivere in un recitativo la creazione così come narrata nella Genesi. L’interprete di questa figura dovrebbe apparentemente essere un basso, ma il programma di sala indica che Markus Werba in realtà è un baritono. Macché baritono… Lui canta con un’estensione pazzesca, con una precisione e intensità di voce dal basso profondo al quasi tenorile. Davvero pazzesco ed entusiasmante.
Ecco poi il coro, dolcissimo, un canto proprio delicato fino alla fine quando sulla parola luce (Licht), nella celebre espressione e luce fu, scoppia una specie di fulmine corale e orchestrale. Pazzesco. Ecco, a proposito di coro che ha fatto un’ottima impressione, c’è tuttavia da fare una piccola osservazione alla quale siamo abituati. Nelle parti dei tutti con il volume che si alza, verrebbe da dire come al solito, dominano alla grande le voci femminili e si sentono poco quelle maschili. Passons…

Il tenore Daniel Behle nel ruolo dell’arcangelo Uriele.
Ora tocca al tenore Daniel Behle nel ruolo dell’arcangelo Uriele. Anche lui un grande interprete che ha colpito fin da subito per la felice combinazione di potenza ed espressività nella sua voce. Ha condiviso con gli altri cantanti solisti le doti di fiato, precisione nell’emissione nei vari registri ed estrema complementarietà con orchestra, coro e altri solisti.
Davvero un grande, Daniel Behlem nonostante il suo ruolo, rispetto a quello degli altri solisti, sia stato più di narratore, meno degli altri destinato alle arie.
E poi eccola lei, la solista femmina cui però viene chiesto di interpretare il ruolo dell’arcangelo Gabriele, almeno nella prima e seconda parte dell’oratorio. Sì, fa un po’ strano vedere la soprano del Kyrgyzstan Katharina Konradi in quel ruolo. Ma tanto poi si rifarà nella terza parte…

La soprano Katharina Konradi nel ruolo dell’arcangelo Gabriele.
Anche lei ha colpito per le sue abilità canore, nel combinare l’estrema precisione e limpidezza della voce con potenza ed espressività. Davvero di grande bravura.
Sarà forse un caso il fatto che è proprio a lei che il compositore ha assegnato le arie più articolate (verrebbe da dire quasi operistiche) dandole poi la possibilità di esprimere tutte le sue capacità nei numerosissimi abbellimenti negli altrettanto numerosissimi da capo? Chissà…
Ecco, ora che abbiamo avuto la possibilità di scoprirli tutti, l’orchestra, il coro e i cantanti solisti, ci si può godere questo continuo altalenare fra recitativi, arie, cori, parti orchestrali, fino ad arrivare alla fine della prima parte dell’oratorio, in cui ci son proprio tutti insieme. C’è infatti un terzetto in cui i tre arcangeli cantano insieme, in compagnia del coro e dell’orchestra, fino a un finale davvero grandioso.

Tutti e tre cantanti solisti nel terzetto nel finale della prima parte con orchestra e coro.
Si continua nella seconda parte, anche questa godibilissima, con il racconto degli altri giorni della creazione, fra l’altro con la celebre aria dell’arcangelo Gabriele che racconta gioiosamente la comparsa nel creato degli uccelli, rappresentati da vari strumenti dell’orchestra, si tratti dell’aquila oppure dell’allodola, dei colombi, o dell’usignolo.

Una flautista (non si è riuscita a identificarla fra le tre dell’orchestra) nella sua parte solista.
In questa parte, forse più che nella prima, si apprezzano le interazioni degli strumenti solisti con il canto degli arcangeli, ed è una vera goduria. A parte i citati uccelli, c’è un assolo di flauto particolarmente coinvolgente prima e durante l’Andante del recitativo dell’arcangelo Raffaele sulla creazione dei mammiferi, degli insetti e dei vermi. E poi, nell’aria cui fa seguito, sempre con Raffaele, entra per esempio in gioco anche il trombone. Di nuovo una goduria nel sentire questa ottima coesione fra canto e musica.
Si va avanti con questa succosa alternanza fra le parti vocali e musicali e arriva, nell’ultimo brano della seconda parte, anche il primo duetto soprano-tenore, cui poi si aggiunge il baritono-basso per un altro terzetto. Funzionano tutti bene in qualsiasi combinazione si trovino a cantare! In particolare, quando cantano tutti e tre insieme invece di alternarsi, il risultato è strepitoso, così come è fantastico il calmo scivolare verso la fine. Una fine che un po’ stupisce perché avendo letto nel testo due Alleluia! ci si aspettava qualcosa insomma di un po’ clamoroso e invece in quella parola ripetuta non c’è proprio nessuna enfatizzazione. Anzi, il contrario.

Ecco gli arcangeli che diventano Adamo ed Eva.
Tutt’altra atmosfera nella terza parte dell’oratorio. La creazione di fatto è finita e ora abbiamo in scena (per così dire) Adamo ed Eva. Fa un po’ strano, dopo il recitativo di Uriele (è l’unico interprete che rimane nel ruolo precedente), un recitativo fra l’altro introdotto anche qui da uno splendido assolo di flauto, vedere quelli che prima erano arcangeli diventare i primi umani che celebrano la loro unione e la condividono con il resto del creato. Nel recitativo che fa seguito a questo duetto con interventi del coro, si passa al dialogo diretto fra Eva e Adamo, in uno scambio che a tratti pare proprio un duetto d’amore che fa un po’ strano nel contesto di un oratorio sacro… Ma funziona tutto proprio bene, e proprio alla fine del duetto entrambi i solisti si lanciano in gorgheggi ed acrobazie vocali che, nel caso ce ne fosse stato bisogno, evidenziano ancora le loro doti vocali.
Dopo un breve recitativo di Uriele ci si avvia al coro finale, cui partecipano anche i solisti. Ai quali si aggiunge una quarta cantante, che non è dato sapere chi sia. E per un breve tratto il Maestro James Conlon si volta anche lui verso il pubblico continuando a dirigere (e a cantare il testo, cosa che ha fatto dall’inizio alla fine).
Un particolare che si è potuto osservare essendo proprio a pochi meri dal palco: durante il terzetto prima del coro finale, in un momento in cui Eva non cantava, le è svolazzata addosso dall’alto della cattedrale una piuma bianca che è andata a posarsi sullo spartito che teneva aperto davanti a sé. Era forse uno degli uccelli che erano stati creati all’inizio della seconda parte? Katharina Konradi ha sorriso ed ha conservato la piuma fra le pagine dello spartito.

Il Maestro James Conlon si gode gli applausi del pubblico entusiasta.
Vabbè, il tutto finisce veramente in modo grandioso e il pubblico è proprio entusiasta. Ed è un entusiasmo molto comprensibile. Non solo per la musica, particolarmente gradita a chi non la conosceva, ma anche per l’altissima qualità di tutti ma proprio tutti gli interpreti, musicali e vocali, solisti e d’insieme. Davvero applausi più che meritati.
Gli applausi sono stati davvero insistenti, anche se si sa che dopo lunghi oratori come questo non c’è da aspettarsi un bis. Ma i ripetuti ritorni sul palco hanno permesso al direttore di elogiare mettendoli in evidenza non solo tutti i professori d’orchestra e i cantanti solisti, ma anche il clavicembalista Andrea Perugi (fra l’altro, con grande stupore e piacere si è sentito bene anche il suo strumento, cosa tutt’altro che ovvia) e il direttore del coro Lorenzo Donati che ha indirizzato gli infiniti applausi proprio verso il coro senese. Una serata davvero strepitosa che pare abbia proprio entusiasmato tutto il pubblico. Abène…

Quando alla bellezza della musica e dell’interpretazione si aggiunge la bellezza del contesto…
Per la cronaca 1: si diceva del dialogo fra Eva e Adamo nella terza parte dell’oratorio. Ora, è vero che si tratta di un testo di qualche secolo fa, ma fa un po’ effetto leggere al giorno d’oggi queste parole pronunciate da Eva che si rivolge al suo “amato” (nella traduzione a cura di Daniele Spini che ha curato anche il programma di sala): Il tuo volere mi è legge / Così ha stabilito il Signore / e ubbidirti mi arreca / gioia, felicità e gloria.
Per la cronaca 2: A quanto pare il testo dell’oratorio deriva dal Paradiso perduto di John Milton, il cui testo fu rielaborato e tradotto in tedesco da Gottfried van Swieten.
Ma chi ha studiato scienze forestali a Firenze sa anche che il Paradisino di Vallombrosa prende proprio il nome dal poema di Milton che proprio all’eremo di Vallombrosa soggiornò alla fine degli anni trenta del ‘600.










































