Cosa accomuna gatti, zar e bandi

Certezze della vita: nei media italiani non mancano mai traduzioni errate e falsi amici. Tre esempi recenti in notizie tradotte dall’inglese: le parole cat, czar e ban.

Cat ≠ gatto

In Bolivia è stato identificato un nuovo felino a cui è stato assegnato il nome scientifico Leopardus tilcayo. Esempio di notizia in inglese e in italiano:

Titolo in inglese: “New Species of Cat Discovered for FIrst Time in a Century”; titolo in italiano: “Un nuovo gatto dopo oltre un secolo: in Bolivia scoperto il Tilcayo

Chi ha tradotto letteralmente cat con gatto non ha considerato che in inglese, a differenza dell’italiano, cat non è solo il gatto ma è anche il nome usato genericamente per riferirsi anche ad altri mammiferi appartenente alla famiglia dei Felidi, ad es. big cats sono i grandi felini (leone, tigre, pantera…).

albero filogenetico dei Felidi
immagine: Wikimedia

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Coyote “vostro” ACME

Nel materiale promozionale della versione italiana di un film americano recente c’è un punto di troppo:

poster ufficiale del film in cui campeggia la scritta COYOTE vs. ACME
immagine: coyotevsacme.it

È solo un dettaglio, però andrebbe considerato che in italiano vs., con il punto, è l’abbreviazione di vostro e non di versus, che invece si abbrevia vs, senza punto (meno comune v., una sola lettera con il punto). Non va confuso con v.s., che indica la formula vedi sopra.

Si potrebbe obiettare che per il film è stato mantenuto il titolo originale, Coyote vs. ACME, e questo giustifica l’abbreviazione vs. dell’inglese americano*, però nella versione doppiata (vedi immagine) il protagonista ha il nome italiano, Willy il Coyote, e quindi sarebbe stato opportuno un ulteriore adattamento con la rimozione del punto.

In altri contesti italiani l’uso di vs. con il punto è invece quasi sicuramente uno dei sempre più numerosi esempi di Interferenze “grafiche” dell’inglese.

Versus, un anglolatinismo

La parola di origine latina versus, “contro”, “in opposizione a”, usata per evidenziare posizioni di contrasto o di confronto, è entrata nell’uso in italiano alla fine degli anni ‘60 del secolo scorso attraverso l’inglese ed è quindi classificabile come anglolatinismo. Altri esempi di parole latine che abbiamo adottato dall’inglese sono media, monitor, campus, sponsor, audio, video, focus, bonus.

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Non chiamiamola climateflation!

Cartello: INFORMAZIONE AI CLIENTI. A causa delle condizioni climatiche nelle zone di produzione, la disponibilità di alcuni prodotti ortofrutticoli potrebbe essere temporaneamente ridotta. Ci scusiamo per il disagio.

Il cartello visto ieri sugli scaffali semivuoti del reparto ortofrutta di un noto supermercato milanese esemplifica una delle innumerevoli conseguenze di questa interminabile estate 2026: il crollo della produzione di frutta e verdura dovuto a mesi di temperature elevatissime e altri eventi climatici estremi, come grandinate violente. 

Di conseguenza sono aumentati notevolmente i prezzi dei pochi prodotti di stagione disponibili: è un esempio di inflazione alimentare, superiore all’inflazione generale, e nello specifico di inflazione climatica perché il rincaro è direttamente legato dall’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione.

Per descrivere il fenomeno però i media preferiscono ricorrere all’anglicismo climateflation. Esempio:

Climateflation, il cambiamento climatico che fa salire il prezzo: i prodotti più colpiti. La siccità e il caldo estremo riducono i raccolti globali, provocando rincari a catena sui beni primari fino alle tavole dei consumatori

È una scelta poco ragionata che temo dimostri scarse competenze linguistiche.

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Free flow, pseudoanglicismo poco accorto

Alcuni esempi di notizie del 17 agosto 2026 sul nuovo sistema di riscossione automatica dei pedaggi autostradali, caratterizzato da un nome che suscita varie perplessità:

Titoli: “Pedaggio autostrade, arriva il free flow ai caselli: come funziona e dove si paga”; “Autostrade, addio a sbarre e caselli, arriva il Free Flow”; “Autostrade, con il Free Flow niente sbarre”; “Addio ai caselli in autostrada, come funziona il “free flow”, il pedaggio si paga senza fermarsi”.

Si nota subito l’incertezza sulla grafia del nome: Free Flow, nome proprio, o free flow, nome comune? È un primo dettaglio che fa capire che il nome e la sua origine non sono del tutto chiari e trasparenti, un nuovo esempio di pseudoanglicismo ottenuto da una decurtazione impropria di un’espressione inglese.

In inglese: free-flow tolling

In inglese i sistemi di riscossione automatica del pedaggio (toll) di questo tipo sono descritti in vari modi, tra cui Open Road Tolling (ORT), all-electronic tolling, cashless tolling, barrier-free tolling e free-flow tolling.

Nota grammaticale: in ciascuno di questi sintagmi il determinato o testa, ossia l’elemento più importante del composto, è tolling, il sistema di riscossione di pedaggio, che viene identificato e caratterizzato da un determinante, l’elemento che sta a sinistra di tolling. Negli esempi, alcuni tolling sono determinati dalla modalità di pagamento (all-electronic, cashless), altri invece dagli effetti sulla circolazione autostradale (open road, barrier-free, free-flow).

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Lessico dell’iper-estate 2026

foto di girasole con ape e bombo
(immagine estiva beneaugurante, lessico invece poco rassicurante)

Anche nel 2026 stiamo vivendo un’iper-estate, una stagione caratterizzata da temperature elevate estreme e anomale per un lungo periodo. Ormai abbiamo perso il conto delle ondate di calore (e relativi nomi acchiappaclic) e ci illudiamo quando i media iperbolicamente annunciano un crollo termico, finora un cliché invernale, per poi scoprire che le temperature diminuiranno solo di pochi gradi e le massime rimarranno ben al di sopra di 30º.  

Iper-estate è una parola frequente nei media nel 2023 ma poi abbandonata (sorte di molti plastismi!), a differenza di altre espressioni di circolazione altrettanto recente, come cupola di calore, un “coperchio” atmosferico che intrappola a lungo il caldo e non lo fa dissipare, calco dell’inglese heat dome, e come isola di calore urbana, il fenomeno per cui le grandi città sono caratterizzate da un microclima con temperature più alte che nelle zone con superficie vegetativa.

La locuzione isola di calore urbana è un calco dell’inglese urban heat island, su cui è modellato il neologismo data heat island, l’isola di calore causata dagli enormi data center richiesti dall’IA: possono fare aumentare la temperatura dell’area circostante anche di alcuni gradi.

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Eclissi: “sigizia”, syzygy e altre curiosità lessicali

post della cosmologa Katie Mack che allinea emoji di luna, terra e sole in tre diverse combinazioni per mostrare la differenza tra “lunar eclipse”, “solar eclipse” e “apocalypse” (Sole tra Terra e Luna)

Un termine astronomico che appare nelle notizie sull’eclissi solare del 12 agosto (totale in alcune aree di Spagna e Islanda) è sizigia. Identifica la fase di congiunzione e di opposizione della Luna con la Terra e il Sole, che corrisponde alle due fasi lunari del novilunio e del plenilunio e che in condizioni particolari produce eclissi lunari o solari.

Esempi di sizigie, cioè di allineamenti Sole-Luna-Terra (Wikipedia)
Immagine: Ben-Zin, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il termine sizigia meno comunemente viene usato anche per l’allineamento di altri corpi celesti in uno stesso sistema gravitazionale.

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(a) ramengo

Insegne di cibo d’asporto cantonese e giapponese viste in un centro commerciale lombardo:

insegne DIM SUM GO e RAMEN GO, entrambe con descrizione “genuine Asian cuisine”

La mia attenzione è stata attirata da RAMEN GO perché non riesco a capire se il gioco di parole sia voluto oppure inconsapevole.

Nell’italiano settentrionale infatti andare / mandare a ramengo ha un significato preciso: vuol dire “in rovina, in malora” e mi pare malaugurante per un’attività commerciale e poco allettante per delle pietanze.

Ho scoperto però che RAMEN GO è un nome usato anche altrove per locali che servono ramen e altre preparazioni giapponesi. Presumo quindi che sia una scelta intenzionale che gioca con una parola italiana che risulta familiare ma di cui non tutti conoscono il significato preciso.

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Trump, Meloni e “ordine restrittivo”

Alla vigilia del vertice NATO ad Ankara (7-8 luglio 2026), nuova puntata nel diverbio Trump-Meloni e nuova traduzione letterale inadeguata in molti media italiani:

Foto di post di Trump con scritta RESTRAINING ORDER NEEDED; titoli italiani: Trump pubblica foto di Meloni con la scritta “Serve un’ordinanza restrittiva”; “"Trump posta meme con Meloni, “necessaria ordinanza restrittiva”; L’ultimo schiaffo di Trump: “Per Meloni serve un ordine restrittivo”

Il riferimento è a un post che Trump ha pubblicato il 5 luglio 2026 sul suo social Truth: una foto di Meloni che lo guarda estasiata, sovrastata dalle parole RESTRAINING ORDER NEEDED, che in buona parte del media sono state tradotte con ordine / ordinanza restrittiva.

Nel linguaggio giuridico americano restraining order identifica una misura cautelare emessa da un giudice che impone limiti alla libertà personale di un soggetto per tutelare un’altra persona, in particolare da comportamenti come aggressioni, molestie, stalking: solitamente si impedisce al soggetto di avvicinarsi entro una specifica distanza. Anche in ambito giuridico italiano si ricorre all’espressione ordinanza restrittiva, modellata sull’inglese, ma non è una traduzione appropriata in questo contesto.

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250 anni 🇺🇸 non è il “semiquincentenario”

Negli Stati Uniti il 4 luglio è Independence Day, festa nazionale. In questo 2026 si celebrano i 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza, un anniversario solenne a cui sono associati alcuni nomi altisonanti.

Nomi inglesi per 250o anniversario

Per indicare il duecentocinquantesimo anniversario si può ricorrere ad alcune parole inusuali che hanno come base la parola che indica il centenario, centennial (o centenary, che però in questa circostanza è meno comune), in combinazione con elementi formativi di origine latina:

  • semiquincentennial  /ˌsemiˌkwɪnˌsɛnˈtɛniəl/  è un nome formato anteponendo semi-, “metà”, a quincentennial, il cinquecentenario (quin– e centennial); alternativa non comune semiquincentenary.
    In questa ricorrenza semiquincentennial è la parola prevalente e ufficiale, usata nel nome della United States Semiquincentennial Commission istituita nel 2016 dall’allora presidente Obama per coordinare le iniziative istituzionali in vista dell’anniversario del 2026;
  • sestercentennial /ˌsɛstərˌsɛnˈtɛniəl/ è un nome formato con l’elemento sester-, “due e mezzo”, anteposto a centennial; alternativa sestercentenary;
  • bisesquicentennial /baɪˌsɛskwəˌsɛnˈtɛniəl/ combina invece bi-, “due”, con l’elemento sesqui-, “e metà in più”, e centennial; alternativa bisesquicentenary. Per un confronto: sesquicentennial è il centocinquantenario.

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Dieci anni di Brexit, parola prolifica

Sono passati anni dal 23 giugno 2016, giorno del referendum che ha deciso l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, da allora nota come Brexit e avvenuta ufficialmente il 31 gennaio 2020, Brexit Day.

Molti media italiani hanno descritto le conseguenze del referendum con riferimenti alla parola Bregret, come in questo esempio:

Titolo: Brexit, a dieci anni dal referendum a vincere tra i britannici è il sentimento di “Bregret”. Sottotitolo: Il neologismo racconta la sensazione di rimorso, “regret” in inglese, espressa dalla maggioranza dei cittadini per l’esito del voto del 23 giugno 2016. Lo dicono i sondaggi.

Ne prendo spunto per ricordare alcuni dettagli lessicali legati alla Brexit, non sempre riportati correttamente altrove. Nell’articolo citato, ad esempio, c’è un’imprecisione: Bregret non è più un neologismo perché ha almeno 10 anni. Inizialmente la parola coesisteva con Regrexit, poi abbandonata, come descritto in Da Brexit a regrexit, è wrexit. E poi nexit? (giugno 2016). 

Entrambe sono parole macedonia formate da regret (rammarico, rimpianto) e Brexit, a sua volta una parola macedonia nata qualche anno prima (British + exit). I media italiani però continuano a descrivere erroneamente questo meccanismo di formazione di parole come crasi, come già evidenziato dieci anni fa in Brexit, Bremain e la crasi dei media italiani.

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Trump su Meloni: “mi ha fatto pena”?

In margine alla polemica sulle parole di Donald Trump su Giorgia Meloni dopo il G7, noterella linguistica sulla frase che in italiano è stata riportata come “Mi ha implorato di fare una foto con lei! Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!”

Per ora né l’audio né la trascrizione in inglese sono disponibili, però il giornalista autore dell’intervista ha affermato che Trump avrebbe detto I felt sorry for her, e ne prendo spunto per alcune osservazioni lessicali. 

In inglese feel sorry for someone è un’espressione il cui significato può cambiare in base al contesto e soprattutto al tono con cui viene pronunciata:

  1. [senso positivo] può comunicare tristezza, dispiacere o commiserazione per sfortune, disgrazie o difficoltà altrui; è un uso simile a be sorry for someone 
  2. [senso negativo] può esprimere sussiegoso compatimento

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Nave russa spara a yacht (ma è falso amico)

Ieri nella Manica una nave della marina russa ha aperto il fuoco contro un’imbarcazione britannica. Notizia in inglese:

Foto di nave militare russa e titolo in inglese: “Russian frigate fires warning shots at British yacht in Channel” Testo: “A Russian warship fired warning shots within a few hundred metres of a British pleasure yacht sailing across the Channel on Tuesday morning amid a period of heightened tensions between London and Moscow”

Già dal titolo ho immaginato che nella notizia in italiano non sarebbe stato riconosciuto un falso amico, e infatti ho trovato subito la conferma. Alcuni esempi:

Titoli da media italiani: “Una fregata russa spara colpi di avvertimento contro uno yacht nel Canale della Manica” (Corriere della Sera, ANSA, Sky TG24); “Incidente nella Manica, spari dalla nave russa su yacht. Mosca, ‘Solo un avviso’” (Fatto Quotidiano); “Manica, fregata russa apre il fuoco su uno yacht”

La maggior parte dei lettori italiani penserà che i colpi di avvertimento siano stati sparati contro un’imbarcazione lussuosa di grandi dimensioni, sinonimo di panfilo, tipicamente usata per crociere dai proprietari estremamente ricchi. È infatti il significato prevalente dell’anglicismo yacht nell’uso comune italiano, che però non corrisponde a quello inglese.

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Musk né trilionario né triliardario ma bilionario!

Notizia dagli Stati Uniti del 12 giugno 2026:

Elon Musk becomes the world’s first trillionaire

Nella stessa notizia data dai media italiani è ricorrente una traduzione letterale in cui appare un gigantesco falso amico:

 Titoli italiani: 1 Elon Musk primo trilionario del pianeta con la mega ipo della storia: 2 Le azioni SPCX spingono Elon Musk verso lo status di primo trilionario: 3 SpaceX, Musk unico trilionario del pianeta; 4 Paperone futurista, Musk è il primo trilionario; 5 Elon Musk diventa il primo trilionario: visioni, promesse e il mondo lo segue

Come già evidenziato, la differenza tra trillion in inglese (da cui trillionaire) e trilione in italiano è enorme:

  • trillion:  1.000.000.000.000
  • trilione: 1.000.000.000.000.000.000

I falsi amici trillion ≠ trilione sono dovuti ai due diversi sistemi di denominazione numerica usati in lingue e paesi diversi.

Trillion in inglese: scala corta

in inglese si usa la cosiddetta scala corta in cui ogni termine a partire da million ha elemento suffissale –on ed è multiplo di mille del precedente:

Schema con la scala corta di Stati Uniti e Regno Unito: million, billion, trillion, quadrillion, quintillion e sextillion

In inglese trillion è 1012 ossia mille miliardi (o un milione di milioni), in cifre 1.000.000.000.000. Chi possiede un patrimonio superiore a questa cifra è un trillionaire.

Trilione in italiano: scala lunga

in italiano, in tedesco e in altre lingue europee diverse dall’inglese si usa invece la cosiddetta scala lunga in cui ogni termine che ha elemento suffissale –one è multiplo di un milione del precedente, mentre gli altri multipli di mille sono segnalati dall’elemento suffissale –ardo:

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Obiettivi vs target

Titolo agenzia ANSA: Usa: “Iniziati attacchi contro target in Iran”. Teheran: “Bersaglieremo ogni nave che transiterà per Hormuz, già colpite due”. Sottotitolo: Trump nella Situation Room. “Tutti i target attaccati sono nei pressi dello Stretto di Hormuz”. Lo riporta il Wall Street Journal citando fonti del Pentagono.

(testo inglese: The U.S. launched new strikes against multiple targets in Iran)

Le conoscenze del lessico italiano di chi ha prodotto* la notizia sono palesemente inadeguate: lo scopo di un’operazione militare e il luogo, l’elemento o la posizione da conquistare o distruggere con azioni militari sono infatti obiettivi in italiano e non target come invece in inglese.

L’italiano ha adottato l’anglicismo target nella prima metà del secolo scorso, ma con altre accezioni, molto specifiche e irrilevanti in un contesto militare:

  • in ambito commerciale, target indica la fascia dei potenziali acquirenti di un prodotto o di un servizio o coloro a cui è rivolto un messaggio pubblicitario, da cui il senso esteso di insieme di destinatari (ad es. target di un film);
  • in ambito economico, target identifica un obiettivo prefissato da raggiungere. 

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Perché NON diciamo guardavia e idroplanaggio

Notizia: Pozzolo finisce con il suv fuoristrada, era ubriaco alla guida. Lui accusa la pioggia: «Ho fatto aquaplaning». Il deputato di Futuro Nazionale ha perso il controllo della sua auto, terminando la corsa nella vegetazione oltre il guardrail

Questa notizia mi ha fatto tornare in mente una richiesta ricevuta tempo fa:

[…] fare sul suo blog un articolo dedicato alla diffusione di almeno due traducenti italiani, che sono totalmente caduti in disuso come "guardavia" e "idroplanaggio", poiché la maggior parte degli italofoni utilizzano solamente ancora oggi gli anglicismi equivalenti e canonici "guardrail" e "aquaplaning", che a me non piacciono molto. L’obiettivo è soltanto di far conoscere a tutti gli italofoni le parole "guardavia" e "idroplanaggio", in modo anche di diffonderli maggiormente nell’uso comune.

Avevo risposto con alcune osservazioni su guardrail e aquaplaning che ora condivido anche qui. Mi auguro possano essere uno spunto di discussione per chi ha preferenze personali sull’uso di particolari parole, ma anche per chi pensa si debba contrastare qualsiasi anglicismo, senza distinzioni, e si debbano sempre preferire alternative italiane.

Aspetti diacronici

Nel caso specifico di guardrail e aquaplaning va notato innanzitutto che i due anglicismi sono in uso da decenni:

Temo sia poco realistico ritenere di poter introdurre varianti a parole di uso consolidato da tempo e ormai insostituibili perché hanno un valore monosemico e identificano in modo univoco un concetto specifico in un ambito d’uso ristretto, come appunto guardrail (infrastrutture stradali) e aquaplaning (automobilismo).

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